Salento, anni Novanta. Alberto, un funzionario pubblico, è in viaggio con il figlio Nicola per convincere gli abitanti delle campagne a cedere i loro terreni e permettere la realizzazione di un dissalatore. Arrivati a Torre Languorina, però, l’accoglienza è tutt’altro che cordiale: il paese è dominato dal boss Pà Nasi e dal rivale Stacchiuccio, e i residenti vedono in quell’esproprio l’ennesima beffa da parte dello stato. Alberto e Nicola proseguono in un clima di omertà, finché in un drammatico incidente Alberto viene rapito dagli scagnozzi di Pa’ Nasi. Per salvare il padre, Nicola stringe un’insolita alleanza con Piera, la figlia del boss, decisa a fuggire per sempre. Mentre il giorno volge al termine e la guerra tra clan si consuma, una tempesta si rovescia sulle terre aride, richiamando la leggenda di San Nepomuceno, punito da Dio per aver preteso la fine della siccità in una terra arsa da una sete antica e inesorabile come una maledizione.
Una piacevolissima sorpresa da un autore che non ho mai sentito nominare prima (ma non sarà l'ultima) dove la Puglia (come nel Io non ho paura di Ammaniti) diventa terra fragile e fertile di un neo-noir quasi Western con un beffardo epilogo che sa di un omaggio a Sciascia.