Così parlò Bellavista è un inno alla napoleitaneità in tutte le sue sfaccettature, difetti compresi.
De Crescenzo cerca di spiegare Napoli a chi è napoletano e anche a chi non lo è.
Cos'è Napoli? Quali sono le sue qualità? In questi tre anni mi sono innamorata del suo essere Napoli, nel senso di "Napoli è la città più Napoli che conosco" come dice Bellavista: genuina, diretta, caotica e chi più ne ha più ne metta. Napoli è complicata, ma generosa di bellezza e personalità. È una città che chiede e dà.
Solo chi vive Napoli può giudicarla e capirla, ma De Crescenzo prova a dare delle chiavi di lettura. E forse l'estratto che mi ha riappacificato di più è questo:
...quando un cristiano sente il desiderio di prendere un caffè, non è perché vuole bere un caffè, ma perché ha avvertito il bisogno di entrare di nuovo in contatto con l'umanità, e quindi deve interrompere il lavoro che stava facendo, invitare uno o più colleghi ad andare a prendersi il caffè insieme, camminare al sole fino al bar preferito, vincere una piccola gara con annessa colluttazione per chi offre i suddetti caffè, fare un complimento alla cassiera, due chiacchiere sportive con il barista ed il tutto senza dare nessuna istruzione sul tipo di caffè preferito, dal momento che un vero barista deve già conoscere il gusto del suo cliente...
perché questa è la faccia che Napoli mi ha regalato in questi tre splendidi anni di visite e permanenze.
Il libro è strutturato a capitoli alternati, prima il professor Bellavista illustra le sue teorie, poi nel capitolo successivo un estratto di estro napoletano ci porta in medias res.
Dopo la delusione di Cazzimma qualcuno mi ha suggerito di leggere De Crescenzo, un po' con ironia. Che dire? Aveva ragione.