What do you think?


La casa dimenticata
Sua madre vuole che Farah vada via da Teheran. Per lei questo è l’unico modo per costruire un futuro. Farah, invece, immagina un Iran diverso, libero, e vuole restare. Non scappare all’estero come ha fatto suo nonno. Non le è chiaro il motivo per il quale sia partito: sua madre non ne vuole parlare. Lo scopre soltanto quando la nonna le dice dove trovare una chiave misteriosa. La chiave di una casa dimenticata, piena di polvere: quella in cui abitava il marito. Lì, un baule custodisce un tesoro: un vecchio diario, libri, riviste e documenti che raccontano le azioni di un gruppo di donne e di uomini che credeva nella libertà di pensiero. Quella che in Iran oggi manca. Farah decide di essere coraggiosa. Non solo inizia a scavare nel passato disobbedendo alla madre, ma apre la porta della casa a due donne e ai loro bambini. Donne con storie differenti, ma accomunate dallo stesso desiderio di libertà. Donne che vogliono qualcosa di diverso, che non hanno paura della parola resistenza. Farah sente finalmente di avere uno scopo. Eppure, c’è un segreto più pericoloso della violenza della polizia e delle esplosioni che fanno sgretolare l’intonaco del soffitto. Un segreto che riguarda il nonno e sua madre. La sfida, per Farah, è accettare che le rivoluzioni più difficili da scatenare sono quelle che cambiano noi stessi. Pegah Moshir Pour ha riscosso un grande successo di critica e pubblico con La notte sopra Teheran, più volte ristampato. Da anni attivista per i diritti umani, è spesso ospite di giornali e tv e si è fatta portavoce di chi si batte per un futuro diverso in Iran e in altri paesi. In questa nuova storia, ci racconta di una ragazza di oggi che vuole scoprire le sue radici. E ci mostra che la vera ricchezza di un paese sono le persone che lottano per il futuro.
176 pages, ebook
Published May 12, 2026
Ratings & Reviews
Friends & Following
Create a free account to discover what your friends think of this book!
Community Reviews
Displaying 1 - 4 of 4 reviews
July 14, 2026
«E quando una porta si apre, anche se l'ha aperta qualcuno dall'alto, tu impari che esiste un'uscita»
Uno di quei romanzi che sa scuoterti con la sua forza quieta e dignitosa. Siamo a Teheran e Farah desidera conoscere le proprie radici, facendo luce sui segreti della propria famiglia che le pesano addosso in modo informe. Tutto parte dal ritrovamento di una chiave arrugginita e un indirizzo, che la condurrà nella casa dimenticata, dove i misteri e il passato sono rimasti chiusi in un baule a prendere polvere
_
Questa casa, per una serie di eventi, diventerà il rifugio di alcune donne in fuga. Così incontriamo Saba, scappata dal marito violento, che anela di ristingere a sé il proprio figlio, e Gulbano e la figlia Anahita, da una storia altrettanto travagliata. Tre donne che cercano di capire come afferrare la libertà con le loro mani tremanti ma risolute
_
La prosa è pulita, tagliente, intima. C'è una nota vulnerabile e intransigente mentre diventiamo consapevoli delle sfumature di questa storia, delle sue penombre e silenzi
_
La penna dell'autrice ci fa avvertire tutto il dramma reale e vivido della guerra, tra Iran e israele. Quella fatta di droni e attacchi nel cuore della notte, città sospese dalla paura e da un'orrore che si consuma e si rinnova. Il dilemma delle persone: cercare di scappare o restare? Tentare di trovare un luogo in cui non ci sono bombardamenti o rimanere con i propri affetti?
_
Un libro che è un viaggio emotivo e brutale. Al centro i personaggi femminili che possiedono un'umanità disarmante: tentano di costruire un fragile ponte oltre la rabbia, le bugie, la violenza. Scoprono di avere una Voce che vogliono usare
_
E la bellissima scoperta che la ribellione di essere sé stessi è l'atto più sovversivo e potente che possa esserci. Esercitano questo diritto e imparano alle altre come ritrovarlo
_
Tutto attecchisce nel lettore per la sua reale drammaticità e atti di resilienza gentili. Il libro si chiude con una precarietà che riflette l'ordine attuale e invitando ad essere umani, a non distogliere lo sguardo
Uno di quei romanzi che sa scuoterti con la sua forza quieta e dignitosa. Siamo a Teheran e Farah desidera conoscere le proprie radici, facendo luce sui segreti della propria famiglia che le pesano addosso in modo informe. Tutto parte dal ritrovamento di una chiave arrugginita e un indirizzo, che la condurrà nella casa dimenticata, dove i misteri e il passato sono rimasti chiusi in un baule a prendere polvere
_
Questa casa, per una serie di eventi, diventerà il rifugio di alcune donne in fuga. Così incontriamo Saba, scappata dal marito violento, che anela di ristingere a sé il proprio figlio, e Gulbano e la figlia Anahita, da una storia altrettanto travagliata. Tre donne che cercano di capire come afferrare la libertà con le loro mani tremanti ma risolute
_
La prosa è pulita, tagliente, intima. C'è una nota vulnerabile e intransigente mentre diventiamo consapevoli delle sfumature di questa storia, delle sue penombre e silenzi
_
La penna dell'autrice ci fa avvertire tutto il dramma reale e vivido della guerra, tra Iran e israele. Quella fatta di droni e attacchi nel cuore della notte, città sospese dalla paura e da un'orrore che si consuma e si rinnova. Il dilemma delle persone: cercare di scappare o restare? Tentare di trovare un luogo in cui non ci sono bombardamenti o rimanere con i propri affetti?
_
Un libro che è un viaggio emotivo e brutale. Al centro i personaggi femminili che possiedono un'umanità disarmante: tentano di costruire un fragile ponte oltre la rabbia, le bugie, la violenza. Scoprono di avere una Voce che vogliono usare
_
E la bellissima scoperta che la ribellione di essere sé stessi è l'atto più sovversivo e potente che possa esserci. Esercitano questo diritto e imparano alle altre come ritrovarlo
_
Tutto attecchisce nel lettore per la sua reale drammaticità e atti di resilienza gentili. Il libro si chiude con una precarietà che riflette l'ordine attuale e invitando ad essere umani, a non distogliere lo sguardo
May 17, 2026
“È da quando sono nata che sento mia madre ripetere: «Pensa a come eravamo, un tempo… E guarda cosa siamo diventati».”
La casa dimenticata di Pegah Moshir Pour è un romanzo potente che intreccia memoria personale e Storia collettiva dell’Iran.
Attraverso la protagonista Farah, l’autrice ricostruisce un affresco di generazioni segnate dalla rivoluzione, dalla guerra e dall’esilio, dando voce a chi è stato dimenticato.
“Il tempo qui non è mai trascorso, si è fermato, ristagna. Il passato è una palude, e io ci sto affogando dentro. Prendo coraggio.”
È un libro avvincente come un romanzo e profondo come un documento storico, che esplora temi come identità, resistenza femminile, amore e perdita.
La “casa dimenticata” diventa metafora di un passato cancellato ma ancora vivo nei ricordi e nelle ferite.
“Non posso immaginare lo straniamento, la nostalgia che può aver provato… O forse sì, un po’ posso capirlo, ora che sono qui. Un sentimento fin troppo dolce, ma se si esagera indigesto, come una bevanda allo zafferano. Come le caramelle nascoste in salotto. Quello che non posso capire, però, è il motivo per cui se n’è andato dall’Iran. Perché un uomo che sulla sua lapide ha fatto incidere una poesia in farsi dedicata alle farfalle e alla speranza ha abbandonato la moglie e la figlia, che della farfalla porta il nome?”
Un libro che unisce avventura narrativa e riflessione politica.
“Ripenso all’odore della cantina della casa dimenticata, alle macchie di inchiostro sulla rivista «Oro Nero», alle ore che il nonno ha passato a rileggere articoli, al coraggio di Omid, alla resistenza fredda di mia madre che ha preferito tenersi stretti i suoi segreti per permettermi di essere in salvo e felice, a Nanà che mi ha insegnato a suon di caramelle a vivere senza smancerie, con onestà. È come se il mio passato mi avesse guidata fino a qui.
Io voglio restare. Perché questo paese non è solo un posto: è l’unica cosa che abbiamo. E una casa non la si abbandona quando brucia. E se dobbiamo camminare verso la libertà, io non voglio arrivarci da sola.
Voglio arrivarci con voi, mano nella mano, sorelle mie.”
La casa dimenticata di Pegah Moshir Pour è un romanzo potente che intreccia memoria personale e Storia collettiva dell’Iran.
Attraverso la protagonista Farah, l’autrice ricostruisce un affresco di generazioni segnate dalla rivoluzione, dalla guerra e dall’esilio, dando voce a chi è stato dimenticato.
“Il tempo qui non è mai trascorso, si è fermato, ristagna. Il passato è una palude, e io ci sto affogando dentro. Prendo coraggio.”
È un libro avvincente come un romanzo e profondo come un documento storico, che esplora temi come identità, resistenza femminile, amore e perdita.
La “casa dimenticata” diventa metafora di un passato cancellato ma ancora vivo nei ricordi e nelle ferite.
“Non posso immaginare lo straniamento, la nostalgia che può aver provato… O forse sì, un po’ posso capirlo, ora che sono qui. Un sentimento fin troppo dolce, ma se si esagera indigesto, come una bevanda allo zafferano. Come le caramelle nascoste in salotto. Quello che non posso capire, però, è il motivo per cui se n’è andato dall’Iran. Perché un uomo che sulla sua lapide ha fatto incidere una poesia in farsi dedicata alle farfalle e alla speranza ha abbandonato la moglie e la figlia, che della farfalla porta il nome?”
Un libro che unisce avventura narrativa e riflessione politica.
“Ripenso all’odore della cantina della casa dimenticata, alle macchie di inchiostro sulla rivista «Oro Nero», alle ore che il nonno ha passato a rileggere articoli, al coraggio di Omid, alla resistenza fredda di mia madre che ha preferito tenersi stretti i suoi segreti per permettermi di essere in salvo e felice, a Nanà che mi ha insegnato a suon di caramelle a vivere senza smancerie, con onestà. È come se il mio passato mi avesse guidata fino a qui.
Io voglio restare. Perché questo paese non è solo un posto: è l’unica cosa che abbiamo. E una casa non la si abbandona quando brucia. E se dobbiamo camminare verso la libertà, io non voglio arrivarci da sola.
Voglio arrivarci con voi, mano nella mano, sorelle mie.”
August 26, 2026
Un bel libro ambientato nel corso della guerra dei 12 giorni in iran del giugno 2025. Una storia un po' forzata con una descrizione un po' troppo soft del regime, ma arriva comunque l'idea della condizione degli iraniani. Consigliato.
August 2, 2026
Interessante e vivace la storia, straordinaria la scrittrice, testimone di terza cultura della storia tragica dell'Iran
Displaying 1 - 4 of 4 reviews



