Bianca ha diciassette anni e un passato da cui vuole fuggire. Dopo una relazione violenta lascia Bergamo e si trasferisce in Sicilia, sperando di ricominciare. Tra il mare e il vento di Scirocco prova a costruire una nuova vita. E promette a se stessa di non lasciarsi più ferire. Poi incontra Dmitrij. Il suo allenatore di kick boxing. Lui non crede nell’amore. Lei ha imparato a temerlo. Ma tra sguardi che bruciano e parole che colpiscono duro, l’attrazione diventa impossibile da ignorare.
Un hate-to-love intenso tra cicatrici e seconde possibilità.
Intanto ringrazio l'autrice per avermi omaggiato della copia. Ora la recensione....
NO. E’ la parola che mi è rimasta in testa appena ho chiuso il libro, dopo l’ultima frase. Perché AMMARI, mio caro popolo complottatore, non è semplicemente la storia di due ragazzi che hanno attraversato il dolore e la complessità delle relazioni. E’ una denuncia lucida, coraggiosa e necessaria contro uomini che non sanno accettare un “NO”.
Leggendo ero arrabbiata. E quando un libro riesce a farmi provare una rabbia così autentica, significa che l’autrice non solo sta raccontando una storia: sta colpendo nel segno. Sta mettendo a nudo dinamiche reali, scomode, ancora troppo presenti nel 2026, e lo fa con una sensibilità che non so spiegare, ma senza mai cadere nella superficialità o nella spettacolarizzazione del dolore.
Daniele non accetta il “no” di Bianca. E in questo rifiuto si concentra una realtà inquietante: la difficoltà, ancora oggi, di riconoscere l’altro come individuo autonomo, con desideri, limiti e confini da non superar e RISPETTARE. Poter dire di no mette in luce i nostri bisogni, e fa capire all'altro che siamo persone diverse con proprie esigenze da rispettare. Eppure, quante volte un "no" viene ignorato con una semplicità disarmante? E quante volte quella leggerezza si trasforma in distruzione? Quante volte quel “no” è visto come un affronto? Quante volte un no viene soffocato da una viole*za becera di chi non accetta di non possedere l'altro?
La realtà ci risponde da sola, ogni giorno, con storie che si somigliano tutte e che hanno sempre lo stesso punto di rottura: un confine non rispettato. Vite spezzate perché qualcuno ha creduto di avere diritto su un corpo, su una scelta, su una libertà che non gli apparteneva.
E io sono convinta che tutto questo sia espressione di una cultura che ancora fatica ad accettare che una donna non sia un oggetto. E' il risultato di un sistema che educa le donne a temere, a difendersi e a giustificare ogni loro azione. E' il risultato, soprattutto, di un sistema che ancora non ha insegnato agli uomini ad ASCOLTARE, ACCETTARE e RISPETTARE.
E fa ancora più male sapere che, troppo spesso, il peso viene spostato sulla vittima: “Cosa indossava?”, “Perché era lì?”, “Era stata abbastanza chiara?”, come se la responsabilità di vivere dovesse ricadere su chi subisce e non su chi commette la viole*za.
Dire di no dovrebbe essere un diritto inviolabile di ogni persona. Invece, è diventata una condanna a mor*e. Dovrebbe essere un atto di autodeterminazione e non un rischio da calcolare. Sta diventando, invece, l'ultima parola prima di mori*e.
E io sogno un mondo in cui Bianca possa dire liberamente quel “no” e che quel “no” non debba essere più interpretato come un invito a insistere, a forzare e punire. Perché quel “no” non sia mai più seguito da insulti, ricatti e aggressioni. Perché Bianca non debba più temere di pronunciarlo e Daniele debba sentirsi autorizzato a ignorarlo.
Ma la domanda sorge spontanea. Quando finirà tutto questo?
Finirà quando la smetterete di chiedere come fosse vestita la ragazza. Quando la smetterete di dire "eh ma non doveva bere". Quando la smetterete di dire "Eh ma lui l'amava...." perché l’amore non è possesso ma rispetto e libertà. Quando la smetterete di considerare la rabbia di tutte noi come un'esagerazione.
Ma quel giorno non è oggi e non sarà nemmeno domani. Ma un giorno sarà.
E allora Bianca sarà libera. Libera di essere la portata principale e non il contorno. Libera di poter passeggiare liberamente la sera, senza dover stare a telefono con qualcuno e con lo spray al peperoncino in mano. Libera di poter dire di no. Libera di potermi mettere un vestito. Libera da tutto. Libera di stare con Dima, senza mai sentirsi in difetto per quello che ha subito.
E la Ludo riesce a raccontare tutto questo con una delicatezza che disarma. Ti porta dentro la mente di Bianca senza mai forzare, lasciandoti sentire il peso delle sue paure, delle sue resistenze, delle sue fragilità. Ma soprattutto ti costringe a guardare il mondo per quello che è: un posto in cui, troppo spesso, la manipolazione viene normalizzata e la dignità dell’altro e per l’altro
Bianca però non è solo dolore. È luce. Una luce che non chiede permesso, che esiste anche quando viene ignorata, anche quando fa paura. E non tutti riescono a sostenerla quella luce: alcuni la fraintendono, altri la respingono, altri ancora non la vedono proprio.
E poi c’è il tempo. Quel modo diverso e personale con cui ciascuno affronta ciò che lo attraversa. Passo dopo passo, alla propria velocità. Perché certe esperienze possono portare a chiudersi, a isolarsi, persino a respingere chi ci vuole bene. Ma, in qualche modo, bisogna attraversarle. Bisogna parlarne. Perché vivere davvero significa anche non lasciare fuori le cose belle per paura di quelle dolorose. Spesso diciamo che il mondo fa un po’ schifo. E per certi versi è vero. Ma sotto alcuni aspetti, è ancora qualcosa di meraviglioso e ci sono ancora tante, milioni di cose fa fare e scoprire. Milioni di cose che vogliamo provare e milioni di emozioni che vogliamo ancora scoprire. Sarò banale a dirlo..ma la vita è una e sono certa che debba essere vissuta a pieno, soprattutto per quelle persone, per tutte quelle donne che non hanno potuto farlo.
La frase della mamma di Bianca “Se tu hai il coraggio di vivere, lui perde” racchiude tutto. È potente perché ribalta il senso della paura: non è il silenzio a proteggere, ma la vita. Non è il ritrarsi, ma il continuare a esistere pienamente. In un contesto di violen*a di genere, queste parole diventano una forma di resistenza: vivere, scegliere, amare, nonostante tutto, significa sottrarre potere a chi vorrebbe ridurti al silenzio.
E allora la conclusione è inevitabile: il cambiamento non arriverà quando smetteremo di indignarci, ma quando smetteremo di cercare giustificazioni. Quando non sarà più normale chiedere “come era vestita”, o dire “ha esagerato”, o trasformare la violenza in una storia con due versioni equivalenti.
Quel giorno non è oggi. Forse non sarà nemmeno domani. Ma deve arrivare. E quando arriverà, Bianca non sarà più un nome che resiste nel dolore, ma il simbolo di una libertà finalmente non negoziabile. Perché la libertà non dovrebbe mai chiedere il permesso di esistere. Bianca continuerà a lottare. Perché Biance e tutte noi non staremo mai in silenzio. Il silenzio è complice. E noi complici non lo saremo mai.
L'amore non dovrebbe essere sofferenza. L'amore non dovrebbe essere dolore. L'amore dovrebbe far sorridere. Dovrebbe far provare le farfalle nello stomaco e illuminare il viso. Dovrebbe essere travolgente, un ciclone caldo ed avvolgente come una coperta, non dovrebbe dilaniare il cuore. Non dovrebbe costringere a scappare, lasciare la propria vita, i propri affetti, le proprie abitudini, per tornare a respirare..non dovrebbe modificare ma accogliere i pregi ma soprattutto i difetti. Dovrebbe essere crescita. Ed invece, in alcuni casi, diviene violenza, possesso, malattia. In “Ammari – Vento di Scirocco” c’è tutto questo, e molto di più.
Bianca scappa dal suo passato, scappa dalla sua città, Bergamo, e con i genitori raggiunge Marsala, allontanandosi kilometri e kilometri dalla propria vita, dai propri familiari, dalla migliore amica Silvia, ma soprattutto da Daniele, quel ragazzo di cui era innamorata e che si è poi rivelato essere un pazzo violento, uno stalker, un manipolatore. Bianca è a pezzi, piange perché ogni più piccola situazione, anche di vita comune, la riporta indietro nel tempo, alla violenza subita, a Daniele. Non riesce a godersi la vita come tutte le ragazze della sua età, ogni contatto la riporta al passato. Per fortuna però un gruppo di amici siciliani e soprattutto il gran bell’istruttore di Kickboxing, Dmitrij, la faranno tornare a vivere e sorridere, la faranno sentire apprezzata e protetta..almeno finchè la manipolazione non arriva a vette più alte, a controlli più astuti.
Questo romanzo è il primo per Ludovica Vitali, ma la profondità e la dolcezza con cui vengono trattati temi importanti e profondi la rendono pari se non superiore a scrittrici già avviate. Il modo con cui l’autrice parla del dolore della protagonista, con cui, da un dettaglio del presente, torna al passato attraverso i flashback, rende le scene tangibili e reali, lasciando immedesimare il lettore perfettamente e vivere quella stessa realtà che Bianca ha vissuto, immersa in un dolore lancinante, fisico ed emotivo. Scene di violenza fisica non sono quasi mai troppo crude ma l’incedere della narrazione fa percepire chiaramente l’ansia del vissuto ed il modo in cui si è frammentato il suo animo, troppo difficile da ricomporre. Nella scena della costrizione al cambio d'abito ci ho visto talmente tanta "naturale verità", di quelle che si sentono al tg o - ahimè - si ascolta dal racconto di un'amica, che mi ha fatto perdere un battito. Ludovica ha avuto il dono di farlo apparire un racconto normale, anche se di normale, una violenza, non ha proprio niente, ed è questo che porta il lettore a riflettere, analizzare, colpevolizzare. Esistono tanti tipi di violenza. Esiste la violenza fisica, quella tangibile, quella che si vede. I lividi. I segni rossi sulla pelle. I capelli strappati a ciocche. E c'è la violenza psicologica. Quella più subdola. Che si manifesta serpeggiando tra i meandri del silenzio. Quella inconsistente, ma che pesa come un macigno. È la violenza fatta di parole manifestamente dolorose, che puntano a ferire e far versare lacrime, e quella che trova la sua forza nella manipolazione. Non ci sono segni visibili sul corpo, ma è forse ancora più letale. Più pericolosa. I lividi inflitti sulla pelle spariscono, le ferite si rimarginano. I graffi dell'anima, no. E corrodono da dentro senza far accorgere di quanto le parole fungano da tarli. Non serve per forza urlare cattiverie per fare male. Come Daniele, che ha, con il sorriso e la passione, circuito Silvia, facendo leva sulla forza del suo manifestato amore nei suoi confronti per estorcerle informazioni. Silvia è una povera vittima tanto quanto Bianca. Manipolata da una faccia d’angelo che si nasconde nel corpo di un diavolo. Daniele è l’unico carnefice di questa storia. Far sentire Bianca sbagliata. Farla sentire colpevole di qualcosa che non ha commesso. Farla dubitare di se stessa. Questa è stata, oltre alle percosse fisiche e lo stalking, il suo aggravante. Ha fatto leva sulla sua buona fede, sul suo amore per intrappolarla, per non farla parlare, per non aprirsi con chi le voleva bene. Dall’altro lato della medaglia c’è Dmitrij, il bello e dannato, che ha sicuramente tanto altro da raccontare. L’istruttore dalla differente possessività, quella che fa sentire vivi, protetti, testimone di dolcezza ed emotività. Il lentissimo slowburn che si manifesta nella storia con lui fa realmente bramare ogni contatto, ma non è per nulla pesante. C’è attesa e fermento fino al raggiungimento del tanto sospirato bacio, nella parte finale del romanzo. Le frecciatine, la naturale ed ottimamente descritta tensione sessuale, fa realmente desiderare di arrivare all’ultima pagina, con il desiderio di sapere come va a finire.
Questo romanzo getta le basi per il secondo, in arrivo in Autunno. Il finale apertissimo fa rimanere il lettore con il fiato sospeso e l’attesa – dilaniante – di voler sapere cosa succederà. Attendiamo con ansia che Ludovica ci faccia sapere il seguito nella speranza che questi mesi volino velocemente.
Amari - Vento di scirocco è il romanzo d’esordio di Ludovica Vitali, uno sport romance intenso ed emotivo che riesce a parlare di trauma, dolore, crescita personale e amore senza risultare mai banale.
La protagonista, Bianca, è una ragazza delle superiori profondamente segnata da una relazione tossica che le ha lasciato ferite difficili da superare. Per cercare di ricominciare decide di lasciare Bergamo e trasferirsi in Sicilia, dove prova lentamente a costruirsi una nuova vita. Qui incontra Dmitrij, un ragazzo altrettanto ferito dal proprio passato sentimentale: dopo una relazione finita male, ha smesso di credere nell’amore e preferisce vivere rapporti superficiali senza lasciarsi coinvolgere davvero.
Tra i due nasce subito un rapporto complicato, fatto di frecciatine, incomprensioni e continui scontri. Si odiano fin dal primo giorno a causa di una banalissima incomprensione, ma è evidente che sotto quell’odio ci sia molto di più. Lo slow burn è costruito benissimo, il lettore continua ad aspettare il momento in cui finalmente riusciranno davvero ad incontrarsi emotivamente, ma qualcosa sembra sempre separarli. Questo rende la lettura ancora più coinvolgente.
Bianca è senza dubbio il personaggio che mi ha colpita di più. Nonostante il dolore che si porta addosso e le colpe di cui continua a caricarsi pur non essendo sue, trova piano piano la forza di rialzarsi. La sua crescita nel corso del libro è una delle cose più belle della storia: da ragazza spaventata e bloccata dal trauma, diventa lentamente più consapevole, forte e sicura di sé. Anche quando il passato torna a bussare alla sua porta, cerca comunque di reagire.
Anche Dmitrij è un personaggio molto interessante. Non è il classico bad boy, nonostante gli piaccia spassarsela con ragazze diverse ogni notte. In realtà è buono, altruista, protettivo e sempre pronto a difendere i più deboli o ad aiutare quei combina guai due suoi migliori amici. Però, anche lui, porta dentro di sé ferite che ancora devono rimarginarsi. Dietro il suo atteggiamento superficiale si nasconde qualcuno che ha paura di soffrire ancora. Quando incontra Bianca capisce subito che lei è diversa dalle altre, ma entrambi fanno di tutto per convincersi che il loro sia odio e non attrazione.
Un altro punto forte del romanzo sono sicuramente i personaggi secondari e gli antagonisti. Entrambi estremamente ben caratterizzati e scritti in modo molto realistico. Silvia, che dovrebbe essere la migliore amica di Bianca, è probabilmente il personaggio che mi ha fatto più arrabbiare. Inizialmente sembra una presenza importante nella vita della protagonista, ma si rivela presto una persona invidiosa, egoista e meschina, capace di voltarle le spalle proprio nel momento del bisogno. È uno di quei personaggi che fanno innervosire talmente tanto da rendere la storia ancora più coinvolgente e credibile.
Ho apprezzato molto anche l’ambientazione siciliana, descritta così bene da farti sentire davvero dentro la storia. Inoltre è sempre bello leggere romance ambientati in Italia, cosa non così frequente.
La scrittura è estremamente scorrevole e coinvolgente. Riesce a farti immedesimare nei personaggi e nelle loro emozioni senza risultare pesante. Anche il found family presente nel romanzo è costruito molto bene e contribuisce a rendere tutto ancora più autentico.
Il finale poi è inaspettato ma perfettamente in linea con le dinamiche della storia, si chiude con un cliffhanger totalmente inatteso che lascia con l’urgenza di leggere subito il secondo volume. Peccato che bisognerà aspettare l’autunno.
Ammari è una storia piena di tensione emotiva e personaggi imperfetti ma reali. Parla di dolore, guarigione e sopratutto rinascita. È un piccolo gioiellino che merita di essere scoperto.
Ringrazio ancora l’autrice per avermi dato la possibilità di conoscere questa storia e di leggerla in anteprima. Non vedo l’ora sia autunno per tornare da Bianca e Dmitrij.
Ci sono storie che non si limitano a raccontarti qualcosa… ma ti entrano dentro, ti scavano e ti restano addosso. Questo libro è esattamente così.
Bianca scappa da un passato che lascia segni profondi, invisibili ma impossibili da ignorare. I suoi traumi si riflettono in ogni gesto, in ogni interazione, e l’autrice riesce a trasmettere tutto in modo così reale da farti sentire ogni sua paura, ogni attacco di panico, ogni passo avanti.
E poi c’è Dmitrij… ferito, disilluso, convinto che l’amore non sia più qualcosa per lui. Ma sapete quando un personaggio vi conquista senza chiedere il permesso? Ecco. Lui è così: un golden boy con un cuore enorme, impossibile da non amare.
La loro è una di quelle relazioni che non nascono, ma si costruiscono. Dall’odio alla conoscenza, dall’amicizia a qualcosa di molto più profondo… uno slow burn fatto come si deve, di quelli che ti tengono incollata alle pagine e ti fanno sentire ogni singola emozione.
🔥 La chimica tra loro? Fuoco puro. Ogni interazione è tensione, è attesa, è battito accelerato.
Ma la cosa che mi ha colpita di più è la delicatezza e allo stesso tempo la forza con cui viene trattato il tema della violenza. Ci sono momenti che fanno male, che stringono lo stomaco… ma sono proprio quelli che rendono questa storia così vera, così importante.
💔 Una scena in particolare mi ha spezzata: quando Bianca racconta ciò che ha vissuto. Non stai solo leggendo… lo stai sentendo sulla pelle.
✨ Punti di forza: emozioni fortissime, scrittura coinvolgente, tensione perfetta e una crescita dei personaggi che ti resta nel cuore. ⚠️ Punto debole: dover aspettare il seguito. (E sì, pesa 😭)
⭐ Voto: 4,8/5
Consiglio questa lettura a chi vuole sentire, non solo leggere. A chi ama gli slow burn intensi, carichi di tensione ed emozione. A chi ha bisogno di una storia che faccia male… ma che allo stesso tempo sappia anche guarire. ❤️.
Recensione: Ammari - Vento di Scirocco è uno di quei libri che ti entrano dentro piano, come il vento caldo che descrive, e poi ti travolgono senza lasciarti scampo. Essendo una collaborazione in anteprima, non sapevo bene cosa aspettarmi... ma mi ha completamente conquistata. Bianca è una protagonista che colpisce nel profondo: spezzata, spaventata, ma con una forza silenziosa che cresce pagina dopo pagina. Il suo percorso di rinascita è autentico, doloroso e incredibilmente reale. Ho sentito ogni sua esitazione, ogni piccolo passo avanti, come se fossi li con lei, tra il mare di Marsala e quel vento di Scirocco che sembra portarsi via e allo stesso tempo restituire tutto. E poi c'è Dmitrij... uno di quei personaggi difficili da decifrare. All'inizio è freddo, distante, quasi respingente, e sì l'ho anche odiato un po. Ma andando avanti ho iniziato a intravedere le sue crepe, le ferite che cerca di nascondere. È uno di quei protagonisti che ti fanno cambiare idea continuamente, che ti confondono e ti tengono incollata alle pagine. Il loro rapporto è un vero hate-to-love: fatto di attrazione, incomprensioni e muri difficili da abbattere. Non è una storia semplice né perfetta, ma proprio per questo funziona così bene. E intensa, fragile e piena di crescita. La fiducia qui non è scontata: è qualcosa che si costruisce lentamente, con fatica. La scrittura è scorrevole e coinvolgente, capace di trasmettere emozioni forti senza risultare mai pesante. Alcune scene mi sono rimaste addosso e certe frasi le ho rilette più volte, perché arrivano dritte al cuore. Consiglio questo libro a chi ama le storie di rinascita, i personaggi segnati dal passato e le relazioni complesse, quelle che fanno male ma insegnano anche a guarire. Mi ha emozionata, fatta riflettere e mi ha lasciato con una voglia enorme di leggere il seguito. Merita assolutamente tutte le stelle ✨
"«Forza sokrovishche, ci aspettano», mi sorride mentre la sua voce baritonale mi fa vibrare l'anima."
In estremo ritardo, perché dopo il betaggio avevo intenzione di rileggerlo, ma il tempo è sempre tiranno, arrivo adesso che sta per arrivare il seguito 👀
Ci sono davvero molte cose che vorrei dire, e trovare un'ordine è quasi impossibile (ho il cuore a mille). Ho voluto betarlo perché ambientato a marsala (la cotta di mio nonno) e ad ogni pagina ritrovare il mare, l'ambiente siciliano, è stata una coccola. I personaggi: i protagonisti si amano. bianca con la sua dolcezza, le sue paure e la sua insicurezza che nascondono "una grinta" straordinaria e una voglia di continuare a vivere nonostante un passato fatto di violenza. I sensi di colpa per la sua famiglia, controbilanciata da una famiglia meravigliosa. Dima d'altra, ferito dall'amore (e da una str**a), che cerca in ogni modo di proteggersi. Un ragazzo però leale alla famiglia e agli amici. Quegli amici che ho imparato ad amare insieme a Bianca, un gruppo con passati e ferite diverse, ma con i legame meraviglioso, con segreti rispettati, che restano lì ma non cambiano l'amore che li circonda. Lo slow burn è fatto molto bene, la tensione si sente, e i momenti di tenerezza non mancano. Altro punto bene fatto sono le scene di violenza subita da Bianca: reali come un pugno nello stomaco, o nel viso..insomma le senti addosso. Ma la forza che fa continuare è quello che succede dopo, il sostegno di chi è intorno a Bianca, dei suoi genitori meravigliosi. Disturbano? Senza dubbio non sono facili da riferire. Ma, sono fatte bene, con cura. Ammari è una storia di rinascita e crescita personale, prima di essere un romance. Una storia che urla "Non è colpa tua". Mi è entrata nel cuore e, anche se non lo ho ancora riletto, è rimasta lì.
Ammari è una storia che parla di caduta, rinascita e di quanto le persone giuste possano cambiarti la vita nel momento più difficile. Affronta temi molto delicati, ma lo fa con sensibilità, senza mai diventare pesante.
Bianca è costretta a lasciare tutto e ricominciare da capo a Marsala. Tra il mare, la terapia, lo sport e nuove amicizie, prova a rimettere insieme i pezzi di sé. Ma guarire non è lineare, e il libro racconta molto bene anche le ricadute, i ricordi che tornano e i momenti in cui sembra di fare un passo indietro.
E poi c’è lui: Dima. Uno slow burn che mi è piaciuto tantissimo, fatto di attrito, incomprensioni e sentimenti che cambiano piano piano. Nessuna storia perfetta, nessun personaggio perfetto, ed è proprio questo che rende tutto così vero.
Le tre cose che ho amato di più:
* la scrittura di Ludovica, diretta ma delicata * il percorso di rinascita di Bianca, intenso e realistico * il rapporto tra Bianca e Dima, che cresce senza forzature
Complimenti! È semplicemente meraviglioso, scritto bene con storia fluida e coinvolgente, la chimica che coinvolge i protagonisti è come una calamita che ti tiene incollata alle pagine cercando di scoprire cosa succederà in quella successiva. Non vedo l'ora di immergermi fra le pagine del secondo volume😍, spero presto!
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Ammari è il viaggio di rinascita di una giovane donna che torna finalmente ad essere protagonista della propria vita. Questo libro mi è piaciuto tantissimo: la scrittura è scorrevole, intensa, e le descrizioni sono così suggestive che sembrava quasi di sentire il profumo del mare di Marsala. È il primo di una duologia, non vedo l'ora di leggere il seguito.