“Un buon politico dovrebbe alzarsi la mattina avendo in mente solo due bussole: demografia e progresso tecnologico, oltre naturalmente alla sana gestione dei conti pubblici”. A scriverlo sono Guido Ascari e Riccardo Trezzi in “Fotografia di un declino. Numeri contro le illusioni: dati, cause e meccanismi della stagnazione italiana”. Il volume è una sintesi formidabile dei problemi economici dell’Italia di oggi; problemi che si riverberano sulla società e sugli individui. A sostanziare gli argomenti dei due economisti ci sono i dati, dosati e spiegati con cura.
Alcuni aspetti del declino sono ben conosciuti, su tutti il debito pubblico e la spesa sociale. Altri, semplicemente, sono l’altra faccia della medaglia: per tenere sotto controllo debito e spesa, lo Stato prosciuga fiscalmente la parte più produttiva del Paese – lavoratori dipendenti e imprese – e vincola il bilancio, a scapito degli investimenti in ricerca e sviluppo. Sorge un circolo vizioso: le imprese non riescono a crescere abbastanza per realizzare economie di scala; mentre la forza lavoro resta impigliata in attività a basso valore aggiunto. Di conseguenza, la produttività non cresce, bloccando i margini e gli stipendi. Non basta nemmeno giocarsi la carta del turismo: quel settore, spiegano Ascari e Trezzi, è a basso valore aggiunto e la manodopera richiesta non è particolarmente qualificata.
Viene spontaneo, allora, chiedersi come il sistema economico italiano riesca comunque a reggersi in piedi. “L’Italia vanta eccellenze settoriali di livello mondiale, alcuni indicatori macroeconomici positivi e una qualità della vita invidiata in tutto il mondo”: lo scrivono i due autori, che nel capitolo “Il Bel Paese” ne riconoscono assai volentieri le potenzialità; in particolare, elogiano la manifattura (350 miliardi di dollari di valore aggiunto all’anno), seconda in Europa solo alla Germania e davanti a Francia e Regno Unito. A questi punti di forza si aggiungono il patrimonio culturale e la solidità del risparmio privato.
Libro pieno di dati e grafici che aiutano a spiegare il declino dell’Italia. Mentre molti dei problemi sono ormai noti, gli autori fanno un ottimo lavoro nel sintetizzare quale siano i problemi più importanti, e a discuterli dati alla mano. Quello che secondo me manca sono soluzioni attuabili. In loro difesa sono rimasti onesti al titolo, e hanno fotografato il declino. Mi auguro che il prossimo libro possa essere la fotografia di un rilancio.