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Autobiografia: Anatomia di una confessione

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132 pages, Kindle Edition

Published May 8, 2026

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Gianni Iotti

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8 reviews
June 25, 2026
Autobiografia. Anatomia di una confessione è un libro che non credo sia adatto a tutti. Fin dalle prime pagine mette alla prova il lettore, trascinandolo dentro una realtà dura, sporca, spesso difficile da sostenere. Non prova mai a rendersi semplice o rassicurante: ti prende e ti lascia lì. La storia si muove su due piani. Nel presente c’è una madre anziana ricoverata in una struttura assistenziale. Nel passato c’è tutto il resto: l’infanzia, la crescita, le relazioni, l’ambiente in cui il protagonista si forma. Ed è proprio questo ambiente che colpisce più di tutto, perché non resta sullo sfondo ma entra nelle cose, nelle persone, nei modi di stare al mondo. La violenza non è un evento: è quasi una lingua.
Il romanzo segue il protagonista dall’infanzia fino all’età adulta, ma non lo fa in modo lineare. È un continuo tornare indietro, ricostruire, cercare pezzi. Dentro questo percorso si intravedono anche possibilità diverse, strade che sembrano aprirsi per un attimo e poi si richiudono. E resta sempre quella sensazione: che forse non tutto è già scritto, ma non sempre si è disposti a vedere alternative possibili.
Nel presente, accanto alla madre ormai immobile, silenziosa e assente il protagonista ripercorre la propria vita. Non è solo un ricordo: sembra quasi un bisogno, come se restare lì, in quella stanza, lo costringesse a rimettere insieme ciò che è stato. Il rapporto tra madre e figlio diventa centrale proprio nel silenzio, in quello che non si dice più.
E il libro, piano piano, ti mette in una posizione strana. Non ti chiede di assolvere nessuno, non ti chiede di giudicare. Ti chiede di ascoltare. Ti lascia dentro una zona grigia continua, dove capisci e allo stesso tempo sai che non puoi stare fermo.
Alla fine resta questo: un romanzo che non racconta solo una storia, ma un modo di crescere dentro qualcosa che non si è scelto e che ti costringe a chiederti quanto di quello che siamo venga da fuori, e quanto invece da noi.
Il titolo, alla fine, dice già tutto senza dirlo davvero. Autobiografia. Anatomia di una confessione non è una dichiarazione — è un atto chirurgico. L’anatomia non racconta: espone, incide, mostra quello che sta sotto. E la confessione non assolve: resta aperta, sospesa, come le domande che il libro consegna al lettore senza risposta. C’è qualcosa di onesto in questo titolo, perché anche il romanzo funziona così: non ti dà una storia intera, ti dà i frammenti di un tentativo. E forse è proprio questo il punto: certe vite non si raccontano dall’inizio alla fine, si dissezionano. Pezzo per pezzo, tornando sempre sullo stesso punto, cercando qualcosa che forse non ha nome.
Rebe
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