Cosa significa crescere in un contesto dove ti viene prima di tutto insegnato a non dare fastidio, dove si impara che per tirare avanti bisogna trovare un nascondiglio, farsi piccoli per non mettersi in imbarazzo o in pericolo? Dove si lavora, quando il lavoro c'è, ma un orizzonte comune sembra troppo distante, e le rivendicazioni di classe troppo complesse, apparentemente inimmaginabili anche se ovunque si mettono in atto piccole forme di resistenza. Crescere in luoghi in cui il tempo procede per frammenti difficili da ricomporre, in cui la politica condiziona le esistenze ma rimane spesso lontana, si fa altrove. Una condizione comune a molte persone nate dopo la fine degli anni Settanta, dopo la presunta fine della Storia.
E cosa significa sentire che in una tradizione familiare, fatta di remissività e di ostinati esercizi di fatalismo, si sta stretti? Sentire un vuoto viscoso da cui si vuole scappare per scoprire come riempirlo: spostarsi di città in città, sempre precari, sempre in bilico, rincorrendo la possibilità di una lotta che non sia soltanto individuale, di una realizzazione che non sia solo la propria. Finendo con lo scoprire invece che forse non si sarà mai abbastanza appagati, rimanendo stranieri a ogni luogo che si cerca di abitare, comprese le proprie memorie.
Giusi Palomba ci racconta questa storia fatta di conti che non tornano: conti economici, conti con se stesse, conti con un passato la cui vergogna è stata scritta da altri, nei corpi e nelle teste di chi si è abituato ad avere il peso del mondo sulle spalle evitando di farci caso.
Una storia personale ma anche collettiva, una storia di classe senza nulla di epico, nulla di cui, apparentemente, poter andare orgogliosi, ma della quale è necessario riappropriarsi, narrarla con le proprie parole. Una storia scritta per vendicare l'omertà e la rassegnazione, per restituirle dignità, giustizia e la possibilità di generare altre storie, altri desideri, altre lotte.
Giusi Palomba is originally from the area of Naples and lives in Glasgow, Scotland. She translates fiction and non-fiction, writes for various magazines and is involved in community organizing.
Tra memoir e analisi sociopolitica, l’autrice intreccia la storia personale, famigliare e di classe mettendo a confronto il proprio retroterra con quello di Glasgow e dintorni come terra di adozione. Ci sono molti punti di contatto con Melaconia di classe, di Cynthia Cruz, che viene esplicitamente citato assieme all’autrice. La classe considerata, quella di appartenenza, è quella subalterna, marginale, rimpolpata anche, in Gran Bretagna, dai resti della classe lavoratrice, costituita da operai e minatori, sconfitta dall’ondata neoliberista e disgregata, atomizzata, impaurita, che scivola nella xenofobia, nel razzismo, nella rete populista e reazionaria della destra. Situazione che si è estesa nel tempo a macchia d’olio e sta travolgendo anche noi. Giusi Palomba ne fa una disamina a partire dalla propria esperienza, dal proprio vissuto, lasciando emergere anche il disagio, la distanza che separa l’irrazionalità, il livore, la mancanza di cultura che, paradossalmente, non può essere curata con dosi di cultura e di razionalità somministrate con superiorità da una ”pedagogia” progressista. Se così è, e se c’è la necessità di prestare ascolto e attenzione innanzitutto, mi chiedo se si sia ancora in tempo ad evitare una catastrofe.
L'ho comprato al Salone del Libro in anteprima perché era da molto che l'aspettavo. La scrittura di Giusi apre porte su parti di se stesse che una neanche sapeva che potessero avere forma e nome. Una voce che sa davvero rendere il personale politico. Tira i fili della propria storia per tessere una coperta sotto cui un grande noi può trovare rifugio. Già La trama alternativa era stata una lettura che ti cambia la vita. Anche questa volta, per motivi diversi, riesce a toccare parti molto intime, di quelle che ci servono a rafforzare un'identità collettiva orientata alla liberazione. Lo consiglio come l'aria
È complicato, da maschio eterocis della piccola borghesia impoverita, confrontarsi con questo libro, perché ci si sente parte di un problema che Palomba fa emergere con pazienza (o con fatica?). Ma è indubbiamente una delle voci italiane più efficaci, e questa autobiografia politica e culturale ne è un ottimo esempio. Da leggere.
Si parla di letteratura working class, e lo si fa principalmente fra Cynthia Cruz e Alberto Prunetti (entrambi citati, per motivi diversi, nel libro, insieme ad altri autori più o meno noti), con spunti interessanti perché sinceri e condivisibili, ma senza una scrittura abbastanza incisiva e con una struttura che apre sentieri senza percorrerli fino in fondo, lasciando al lettore un senso di frammentazione e disorientamento.
Giusi Palomba escriu des de la tendresa i la ràbia, posant com a punt de partida la història de la seva família, i per tant també la seva per parlar de classe i cultura és clau col·lectiva.
Aquest són els discursos de cultura i de política que necessitem llegir.
Tant de bo els seus llibres es puguin traduir al català algun dia.
È molto bello, leggendo un libro, trovare dei passaggi che fanno esclamare "è proprio quello che pensavo!"; specie se quel pensiero è ancora in una fase magmatica, un sentire che non si è ancora incontrato con il linguaggio.
Frammenti di un discorso di classe per è un diario intimo insieme ad un saggio sulle differenze di classe, di provenienza e di appartenenza, e sulle conseguenze sui rapporti sociali e politici.
mi sento quasi fuori luogo a scrivere qualcosa di questo libro, perchè io sono cresciuto ed ho fatto parte di quella classe sociale di cui l'autrice si "lamenta" sia da ragazzino che nell'età adulta, e ne faccio parte ancora adesso. a che titolo quindi io potrei dire qualcosa? in teoria nessuno. Il libro è però troppo bello per non lasciarne traccia ed invogliare qualcuno a leggerlo. questo memoir/saggio politico mette in fila tutto ciò che viene giustamente criticato alla sinistra in ambito culturale, le sue ipocrisie, i suoi meccanismi e come una bomba nucleare tattica fa esplodere con grande precisione le critiche. Dato che l'autrice è però una persona molto educata ci arriva piano piano, partendo da un doppio binario di ricordi d'infanzia e di diario quotidiano della sua nuova vita all'estero (che se proprio devo trovare un difetto è la parte leggermente più debole). Ma poi nel finale spiega tutto molto chiaramente, per chi non ci fosse arrivato. "nessuno immagina libri per gente come mia madre. non sono soggetti per cui produrre racconti. senza elevare i libri a salvezza, che sarebbe stupido. i libri non salveranno nessunoo, non lo farà nemmeno la cosiddetta cultura. ma altra cultura esiste, ai margini dell'unica considerata tale". Entrate in una libreria qualsiasi, aprite un talk show qualsiasi sulle reti generaliste e ditemi che quell'ultima frase non corrisponde alla verità. "la lingua della politica è inaccessibile, il modo in cui la gente parla e vive sta al di fuori." leggete un qualsiasi giornale, post, reel, andate a un qualsiasi incontro, manifestazione, sentite un qualsiasi talk show in cui la politica, specialmente di sinistra che si erge a custode del sacro fuoco della cultura, e ditemi che questa frase non corrisponde ad assoluta verità? "esistono mondi interi fuori dai salotti rassicuranti dei discorsi colti, mondi che fanno fatica a farsi conoscere, perchè avvicinarli significa esporsi e rinunciare al senso della propria superiorità morale. forse quei soggetti indesiderabili sono diventati così lontani, i loro movimenti sono così inconcepibili, perchè prima ancora sono stati rimossi dal panorama. dai salotti non li vedono mai da nessuna parte, nè al bar, perchè ne frequentano di diversi, di migliori, nè sui social, perchè li hanno bannati tutti". Ditemi semplicemente che questa frase non è vera e sarò sicuro che siete dei bugiardi (o che siete quelli che descrive l'autrice). Ci guarda tutti senza giudicarci Giusi Palomba e sarebbe fin troppo facile dire che "i politici dovrebbero leggere questo blablablabla" se non lo han mai fatto finora (penso di leggere un libro in generale o uno che non sia estremamente di tendenza, forse perchè troppo impegnati a promuovere i loro, non dico scriverli perchè palesemente non lo fanno loro) non lo faranno nemmeno per questo. ci perdono loro, li renderebbe persone migliori prima che politici migliori. Ma alla fine siamo noi che li scegliamo, quindi un pochino forse ci rispecchiano ed allora le domande ce le dovremmo fare noi. un'ultima cosa, mentre leggevo i primi capitoli continuavo a pensare che fosse la versione real life de l'amica geniale per alcuni aspetti, per questo quando nel finale viene menzionato ed ha un ruolo ben specifico nella questione è stato molto "naturale". quanto è stato un game changer quell'opera e tutto quello che si è portata dietro (e quanto ha influenzato il dopo) non penso lo comprenderemo bene per altri anni.
Conosco (conoscevo?) qualcuno che amerebbe questo libro. Sciocco in realtà pensare che non lo abbia già letto in realtà (mi piacerebbe sapere cosa ne pensa, cosa ha provato leggendo la storia di Giusi).
Mi sento di dover ringraziare Giusi per aver condiviso questa parte così vulnerabile di se. Nonostante io non provenga da un contesto familiare sottoproletario, mi sono ritrovato in questo percorso di smarrimento e fuga, inciampato in una rotta che sto scoprendo sempre più collettiva. Mi ritrovo anche geloso della storia coerente che in realtà racconta, a cui può decidere o meno di appartenere, dati i suoi confini estremamente chiari. Io sono figlio del fallimento dello strano matrimonio tra il sogno comunista Italiano e lo yuppismo più becero, del crollo del sogno della classe media occidentale post 2008, del leggere si, ma come spazio performativo, sono il figlio delle conseguenze mortali che l'accontentarsi comporta. E quindi lontano dalla consolazione economica che la classe media assicurava, e ancor' più da un passato familiare fatto dai fumi della fabbrica e dai calli della terra, a cosa appartengo?
Ho cercato in queste pagine una direzione più chiara su dove andare, ma nonostante non l'abbia trovata, ho comunque accolto piacevolamente una mezza traccia. Perché "il vecchio mondo sta morendo, quello nuovo tarda a comparire, e in questo chiaroscuro nascono i mostri", e questo mostro siamo noi, che ci dobbiamo riappropriare di un discorso di classe più complesso, in modo da non sentirci alla deriva, isolati e frammentati, ma insieme, non scappando ma inseguendo una rotta precisa.
Palomba riesce a parlare di povertà e working class con una tale schiettezza e trasparenza da colpire a fondo. Non ha timore di mostrare le contraddizioni, le difficoltà taciute e i sentimenti di vergogna che caratterizzano una classe sociale ormai abbandonata dalla politica, che da una parte cavalca il populismo e dall'altro osanna la forza, l'orgoglio e la rabbia, ma a patto che siano contenute e che siano abbastanza idonee per impacchettare una storia di riscatto sociale pronta per un articoletto pseudo intellettuale, senza mai scendere davvero nel profondo dei vissuti, senza mai entrare in discussione. Inutile dire che le parti sul Sud Italia mi hanno stritolato il cuore, risuonavano come non mai.
Ci sono libri che raccontano delle storie e libri che, mentre li leggi, ti fanno sentire parte di una storia che esisteva già prima di te.
Per me "Frammenti di un discorso di classe" è stato questo.
Una delle emozioni più belle che si possano provare leggendo è riconoscersi in una storia che attraversa il tempo e lo spazio. Giusi tesse trame in cui soggettività molto diverse tra loro — per storia, geografia, classe, genere, razza — riescono a incontrarsi senza che le loro differenze vengano cancellate.
E' un libro che prende il discorso come lateralmente, con delicatezza racconta frammenti autobiografici attorno ai quali si coagula il discorso sulla classe: le differenze, la rabbia, la consapevolezza, l'attivismo, il modo di agire di chi si sente sempre fuori posto nei contesti culturali. E' stata una lettura molto appassionante e interessante, ricca di spunti di approfondimento a libri e pratiche di attivismo di cui in Italia si sa poco o niente. Leggerò altro di Giusi Palomba.
In perfetto equilibro tra delicato racconto biografico e saggio, questo secondo libro di Palomba è prezioso perché ci invita a riflettere su temi che consideriamo superati, eppure dovremmo sempre avere a mente che proprio quando manca la voce politica le persone diventano più facili da sfruttare.
“Il desiderio di appartenenza a un gruppo, a un quartiere, a una città, l’orgoglio di far parte di qualcosa, non e necessariamente deleterio […] va alimentato, ma facendo in modo che il nutrimento generi solidarietà e comunità, non il contrario”
Il racconto resta in equilibrio tra memoir e saggio, restituendo la delicatezza dell' esperienza personale e la forza del 'collettivo'. Ricco di spunti, non dà risposte preconfezionate ma ci invita ad indagare i temi trattati in maniera più profonda.