Ho letto questo libro su invito della nostra carissima comune amica e nostrasignora del forum Phra che, pur sapendo che non è assolutamente il mio genere, mi ha esortato a farlo per il buon motivo che la situazione in cui si trova Chiara è parzialmente la mia. Molte cose mi hanno colpito per la vicinanza anzi per le affinità, e allora ho ripensato al celebre incipit di Anna Karenina, perché io penso da sempre il contrario, specie riguardo alla famiglia, e cioè che tutte le famiglie felici si somigliano (nei motivi della loro felicità) e quelle infelici lo sono per le medesime cause (da qui le affinità).
Già, perché per il resto io e la Chiara del romanzo siamo distanti anni luce in tutto e per tutto.
Parliamoci chiaro: se io avessi tutto ciò che ha Chiara (sì lo so, lei non sa di averle, e qualcuno mi dirà che non lo so neppure io, ma fidatevi: so benissimo cosa ho e cosa non ho), non avrei neanche avuto bisogno dell'idea dei dieci minuti, perché l'idea di cimentarmi in cose che non avevo mai fatto e che mai, potenzialmente, farei, mi era venuta già da un bel po' di tempo, senza però la sistematicità dell'atto quotidiano o la brevità dei dieci minuti.
Allora Chiara:
- è una bella ragazza (non lo si dice ma lo si deduce, e poi se è abbastanza autobiografica, perché no? la Gamberale è una gran bella ragazza)
- ha una bella famiglia: genitori sani, che hanno sempre fatto tutto per lei, fratello riuscito
- non ha problemi economici, anzi
- fa un lavoro che coincide con la sua passione, una fortuna di e per pochi
- se manda un sms si presentano 89 persone il giorno di NATALE, tradizionalmente dedicato alla famiglia, e per soprammercato vengono da Torino, Milano, e quasi da Timbuctù.
- se chiede a qualcuno di fare qualsiasi cosa, costui la fa, ha sempre tempo per lei e risponde al suo richiamo (Pavlov, tu pensavi a Chiara, vero?)
- poverina, vive in centro a Roma e se ne lamenta in continuazione (ad un certo punto cita la libreria IBS di via Nazionale come la più grande del quartiere) perché agogna un ritorno al nido che neanche Pascoli con tutte le sue tragedie.
-eccetera eccetera.
Ha "solo" perso il marito. Mi rendo conto che è una cosa grave, ma succede lo stesso a me, solo che tutti i punti dell'elenco nel mio caso potete rovesciarli. Forse l'autrice non si rende conto di quello che ha scritto. Non si rende conto di quanto sia più semplice crescere (perché il guaio di Chiara è che ha 5 anni in un corpo di 36) in certe condizioni invece che in altre. E non prendiamoci in giro, le condizioni aiutano.
Un comune mortale non può permettersi di vegetare per giorni in casa senza andare al lavoro, tanto per dire. Anche per i dieci minuti al giorno, assicuro che bisogna avere davvero del tempo per mettere in pratica o cercare.
Capisco che sembro piena di invidia e livore, ma giuro di no: non è questo il punto, credo che di me si possa dir tutto tranne che sono invidiosa. È solo irritante il personaggio, disancorato dalla realtà.
Sullo stile stendiamo un velo pietoso. Notavo giorni fa come il mio diario della quinta elementare fosse scritto con frasi che avevano una o due subordinate in più di queste. Frammentato all'inverosimile, quello stile nominale che tanto ODIO e che è il motivo principale per cui aborro tanta letteratura contemporanea. Per qualcuno una prosa così facile è scorrevole: beato lui! Lui sì che l'invidio! (non sono sarcastica), io l'ho trovata difficile da leggere, ho letto lentamente, con sforzo. Un po' meglio la seconda parte.
Detto questo, alcuni momenti sono divertenti, alcune idee per i dieci minuti sono buone, l'idea di base è decisamente buona, e alcune riflessioni (due o tre) sono degne di nota. E non si capisce, ma non sono affatto scontenta di averlo letto. Gli ho dato anche tre stelle!
P.s. il marito di Chiara è un cretino integrale.