Opera prima di Santina Cosetta e che opera ragazzi. D’altronde da una professoressa di lettere non potevamo aspettarci di meno.
Scrittura magistrale, incredibilmente corale, con una Sicilia vera, poverissima e comunque magnifica. Leggendo, riesci a sentire i profumi e gli odori che accompagnano la vita della protagonista.
Bonus il lavoro enorme di anni che c’è dietro a questo romanzo per riuscire a recuperare quanti più dettagli possibili sulla vita della sua bisnonna e restituirle voce.
La protagonista è Mariannina, nata nel 1885. Non voluta dalla mamma perché femmina, considera inutile dalla società se non accanto a un marito, affidata alla zia che, a sua volta, l’abbandonerà per un uomo. Mariannina si riprende il suo posto nel mondo. Impara a cavarsela, a lasciarsi andare, ad amare con il terrore sempre a un passo di distanza. Spera, crede e, nonostante tutto, rimane in piedi. Una voce profondamente attuale. Ambientato nel 1900, ma perfettamente in linea, purtroppo mi viene da dire, con la realtà che le donne sono costrette ad affrontare quotidianamente. Ho pianto (per lo più), riso, il mio cuore ha preso il galoppo grazie a Mimì, poi Diego e, ancora, a Mimì. Avrei voglia di abbracciare Cosetta, anche se so che non se lo lascerebbe fare, e di restituirle una vita serena, la vita che si sarebbe meritata.
Questo libro mi ha lasciato con un profondo senso di nostalgia,un vuoto che solo i libri che ti cambiano la vita sanno lasciarti. Non è una storia felice; è tuttavia intercorsa da momenti di estrema felicità, accompagnati da dolcissimi biscotti.
Perché 4 stelle? - si preannuncia una saga familiare (che in generale odio😒). In questo caso potrebbe avere senso e c’è un mezzo finale aperto ma, onestamente, le altre storie non potranno mai essere equiparabili a quella di questa grande donna. Anche perché al figlio tirerei volentieri 10 colpi in testa e poi altri 10. - il finale: bellissimo perché estremamente realistico, con i personaggi che coesistono con le loro ipocrisie, il loro orgoglio e il loro modo di amare. Ma, cavolo, avrei voluto un po’ di felicità. Perché bruciare il quadro di Mimì? Perché ad averla vinta alla fine è Diego? Che ricostruisce un rapporto con il figlio e i nipoti e Marianna passa come un personaggio secondario. So che il senso del libro era anche questo ma, cavolo, quanto fa male. - il mezzo. Love bombing di Diego per tutta la parte centrale, metà libro e a Mimì, quel povero Cristiano, ingiustamente relegato a seconda scelta (anche se sappiamo tutt* benissimo che non è così).
Ora, alcune delle frasi che ho sottolineato e che mi hanno fatta sentire meno sola. Grazie Cosetta per la tua voce e per questa incredibile storia❤️🩹
“La chiamerò Cosetta, come il nome delle donne che restano sole e tirano avanti lo stesso”
“Io vorrei andare a scuola. Imparare bene a leggere. Capire tutto quello che c’è scritto nei giornali” “E a che ti serve, la scuola? Ti pare che un marito te lo scegli con l’alfabeto?” “Non voglio un marito. Voglio capire le cose” “E capirle per farne che? Le donne studiano solo se possono permetterselo. A tia aggiuva un tetto e un uomo che ti mantenga.” “E allora le femmine devono nascere mute secondo te?” “Cosuzza, non è colpa mia se il mondo è storto.”
“Un cavallo con le ali?” “Non è un cavallo. È un animale che scappa.” “Da dove?” “Da dove lo tengono legato.”
La scena delle scarpe che non racconterò perché bisogna viverla!!
“Le babbarie le fanno quelli che non hanno controllo.” “E voi invece?” “Io vedo una cosa e me la prendo” “E cosa vedete ora?” “Una che dice di non avere paura. Ma trema lo stesso”
Un libro a dir poco splendido, come l’animo dell’indomita e testarda Marianna, protagonista che non si dimentica. 5⭐️
Il libro viene presentato come una saga familiare, ma non lo è davvero. È la storia di una donna che non si è piegata alle convenzioni e che, nonostante la miseria in cui è nata e un soprannome che sembra fatto per sminuirla, Cosuzza, ha vissuto una vita grande e piena. Piena di amore e di tristezza, di rimpianti e di scelte coraggiose… una vita incredibilmente umana, ricca e complicata, ma proprio per questo bellissima.
I personaggi “secondari” non si limitano a fare da sfondo, ed è forse per questo che a tratti può essere definito un romanzo corale. Laura, da cui prendono il nome i biscotti di rinforzo che vengono sfornati per tutto il romanzo, con la sua magrezza e la sua sfacciataggine. Diego, che ha portato la musica nella vita di Marianna. Mimì, che ha saputo dipingere il giorno e scaldare le notti con il suo affetto smisurato e mai negato.
Santina Cosetta esordisce con un romanzo magistrale.
Genere: narrativa Tipologia: autoconclusivo Casa editrice: Giunti Autore: Santina Cosetta Data di uscita: 2026 Ambientazione: Sicilia, fine 800-inizio 900 Pagine: 479 Voto 4 Marianna viene al mondo ad Avola, un piccolo paesino della Sicilia di fine 800, senza essere stata voluta da nessuno. La madre depressa non la vuole, il padre non la riconosce e viene affidata a zia Lisetta, la strega del paese, che le insegna come usare le erbe per curare corpo e spirito. Ma poi anche Lisetta l’abbandona e Marianna finisce a servizio in una casa di nobili. Lì accadono tre cose che segneranno per sempre la sua vita: fa della cucina la sua passione e professione, stringe amicizia con Laura, la figlia dei padroni e sua coetanea, e inizia una travagliata storia d’amore con un giovane nobile, Diego, con tutti i problemi e le difficoltà connesse alla loro differenza di rango. Devo ammettere che, all’inizio, lo stile dell’autrice non mi ha conquistata: troppo poetico, troppo figurato, parlava per immagini e sensazioni piuttosto, descriveva gli effetti più che raccontare i fatti e si concentrava molto sulle reazioni e sui pensieri della protagonista. Che è indubbiamente Marianna, anche detta Cosuzza, storpiatura del suo cognome “Cosetta”; i capitoli sono tutti narrati dal suo punto di vista e il lettore l’accompagna nel suo percorso di crescita. La vediamo nascere, diventare bambina, poi ragazza, poi donna. La vediamo imparare a leggere in un mondo in cui neanche i maschi sapevano farlo, la vediamo imporsi con la sua volontà di ferro e testardaggine, la vediamo costruirsi il proprio futuro da sola, senza mai accettare aiuti esterni, a causa di un orgoglio che la porta molto spesso a prendere decisioni sbagliate. La vediamo innamorarsi e stringere amicizie che vanno oltre lo status sociale, la vediamo lottare per non omologarsi a una società maschilista e ignorante e trionfare. La sua è una vita costellata di abbandoni, di trasferimenti, di nuovi inizi, ma Marianna cade sempre in piedi e nulla l’abbatte. La sua testa dura, la sua determinazione e indipendenza fanno sì che, quando si trova di fronte un ostacolo, lo aggira per proseguire imperterrita nella sua strada. Marianna è un personaggio che puoi amare o odiare; io stessa ho provato spesso entrambi questi sentimenti, durante la lettura. La ammiro per la sua forza, ma ne depreco l’ostinazione e i modi freddi e controllati che usa con chiunque. Raramente esprime i suoi sentimenti, anche se non ha problemi a dire la sua quando si tratta di tenere testa a chi, invece, cerca di spingerla giù. Sembra indifferente e compassata, ma dentro brucia una fiamma che chiede solo di poter essere espressa. La sua figura è ispirata alla bisnonna dell’autrice e mi trovo a pensare che sia stata proprio una gran donna, in costante lotta contro i pregiudizi e i pettegolezzi, contro le regole della società e una morale che vuole la donna sottomessa al marito, ignorante, dedita esclusivamente alla casa e ai figli, obbediente e rispettosa. Marianna è tutto il contrario e per questo resterà per sempre impressa nel mio cuore. Unica nota, assolutamente personale: non amo i libri scritti in dialetto e, per una nordica come me, capire il siciliano è davvero dura. Se ci fossero state delle note di traduzione a più pagina sarebbe stato più semplice capire certi termini o dialoghi.
Non saprei neppure da dove partire a recensire questo libro, ha talmente tante sfaccettature e tematiche intense che temo di non riuscire a dargli il giusto peso. Posso però dire che per me è stato un capolavoro.
L'intensità dei sentimenti scolpiti all'interno è travolgente, la limpidità e la vividezza con cui colpiscono non possono che catturare il lettore nel mondo di Marianna - la protagonista - fino a sentire, essere Cosuzza.
Questa è la storia di una donna siciliana di fine ottocento che vediamo crescere in tre grandi atti: da bambina, a ragazza e infine donna, ma non solo: è la storia dell' Italia in quel periodo e di tutto ciò che comportava socialmente.
"Signorino Filippo, voi dite che alle femmine basta il pane. Ma il pane lo facciamo noi. E spesso manco lo mangiamo per prime."
Questa storia va a toccare i fantasmi della Storia, chi non aveva spazio perché vinto e lo rapporta al presente: la storia si ripete anche quando l'ambiente sembra totalmente cambiato.
"«Penso che chi parla di guerra di solito ha già pronto chi deve morire al posto suo.»"
Questa contestualizzazione la porta a toccare corde più profonde dell'animo umano, trascendendone il tempo.
Piccola nota che devo aggiungere: mi ha colpito molto il modo in cui Santina Cosetta sia riuscita a delineare il disturbo alimentare di Laura, un problema invisibile per tutto il libro ma allo stesso tempo sottinteso e tangibile - come nella realtà d'altronde.
"Non perché Laura fosse fragile, ma perché un corpo, quando smette di essere chiamato, impara a sparire"
Ecco un ulteriore segno della sensibilità, bravura e maestria di questa autrice.
La vita di Marianna è una continua conquista. É una figlia, bambina, e poi donna che lotta per avere il suo piccolo spazio nel mondo, e lo fa attraverso il suo amore per la cucina e per i dolci. Ambientato in Sicilia tra la fine del 1800 ed il dopo guerra, questo libro ti catapulta in una Sicilia che purtroppo non esiste più: senti tra le dita la polvere delle dimore storiche, il profumo della cucina, i giardini curatissimi. Lo stile di scrittura è semplice ma non banale, e con i capitoli molto brevi il libro é molto scorrevole e personalmente mi ha tenuta incollata. Di Marianna e del suo personaggio amo il fatto che sia vero: a volte é vittima degli eventi, altre volte sembra quasi privarsi di vivere sul serio. Il protagonista non é perfetto e può sbagliare. Per questo motivo lo reputo un libro da leggere e che ti lascia un segno nel cuore.
Un romanzo che si lascia leggere e amare, una protagonista fiera, testarda e orgogliosa, una storia che supera il tempo e resta sempre attuale.
Cosuzza mi è entrata nel cuore e leggere la sua storia mi ha commosso in più punti. Ha avuto sempre il coraggio di scegliere e, quando non è stata scelta, ha saputo reinventarsi. Il suo personaggio, così calato nell’Italia del ‘900, dovrebbe essere “studiato” dalle adolescenti di oggi, per diventare un esempio di autodeterminazione e forza.
Ho ritrovato nelle pagine echi di “Come l’arancio amaro” e “I leoni di Sicilia”, due romanzi che ho amato profondamente…sarà che quest’isola ti entra dentro e mette radici!
Bel romanzo ambientato nella Sicilia sud orientale tra fine 800 e prima metà del 900. Molto accurate le descrizioni ambientali e dei costumi sociali, coinvolgente la storia che mi ha riportato alla memoria piccoli flash dei racconti di mia nonna. Lettura piacevole.