"Certe storie non passano come se niente fosse..."
... e questa lettura è proprio una di quelle storie, che rimangono, che sedimentano, su cui rimugini. Certe letture son quasi sedute di analisi!
La storia è abbastanza banale: c'è una moglie (Marika), della classe piccolo borghese, squattrinata, molto dolce e docile, c'è un marito (Peter), alta borghesia, ricco, un vero signore, e c'è una serva (Judith), bellissima, di una bellezza felina, poverissima, con il desiderio di emergere... Che cosa potrà mai succedere? :D
E qui viene la grandezza di Marai, nel modo che Marai ha trovato per raccontarci questa storia, 'vecchia' come la storia del mondo.
["Se ci deve essere un dramma , che sia bello fragoroso, pieno di grida, di lotte, di morti, con tanto di applausi e fischi finali."]
Dapprima il monologo di Marika e il suo modo di vedere le persone accanto a lei, la sua opinione sulle persone diventa pure anche la verità del lettore che pian piano (senza difficoltà di lettura) si fa un quadro della situazione. E qui mi viene una riflessione: incredibile come, quando ci facciamo un'opinione sugli altri, tanto ci mettiamo di noi stessi.
Nel suo monologo ci son passaggi meravigliosi: l'esposizione del concetto dell'amore per transitiva, ami un figlio perchè è il riflesso dell'uomo che ami, piuttosto che tutta la vicenda del nastro viola che non descrivo per non svelare.
Poi, il monologo di Peter, in cui il lettore comincia ad aprire gli occhi e la visione (decisamnte un po' ovattata, dei fatti e delle persone) di Marika, assume altre connotazioni.
Anche qui alcuni passaggi veramente meravigliosi, sulla solitudine, come condizione necessaria dell'uomo, sull'amore come dono totale di sè, sulla passione come leva che muove il mondo, sulla necessità di sovvertire l'ordine delle cose. Monologo magnifico!
Per finire (ma purtroppo così non è, e qui il motivo per cui non ho messo le cinque stelline), il monologo di Judith, che arricchisce e completa il quadro... Anche qui passaggi molto belli sulla impossibilità di comunicazione, sulla difficoltà di mettere in relazione due mondi (persone) culturalmente molto distanti (... lei stronza è stronza eh,... ma alla fine finisce proprio per fare pure un po' pena)
C'è anche un epilogo, per me assolutamente non necessario, anzi direi di troppo.
Tutto il racconto del triangolo è poi arricchito dallo sfondo storico relativo alla lotta di classe tra borghesia e proletariato, il contesto sociale in divenire, il decadimento della classe dominante, la voglia di emergere del proletariato, contesto, per l'appunto, in cui si muovono i personaggi e che pare quasi costituire la spinta che li anima.
"Che cosa conta allora?... La verità. Esattamente come nella letteratura e in ogni ambito umano: riuscire ad essere spontanei..."
Ma dove si trova la verità?
A me vien da rispondere (influenza pirandelliana) la verità è soggettiva, a ciascuno la sua!
Marai, Marai... un autore che crea dipendenza!