L'Asinara non è solo un carcere, è un'isola fatta di vento e silenzi dove il mare decide chi resta e chi parte. Pietro è un agente della penitenziaria che si rifugia nell'ordine della divisa per fuggire dai fantasmi di una famiglia spezzata. Nikolaj è un detenuto straniero, fragile e magnetico, che porta sul corpo i segni di una violenza subita e inferta. In un mondo regolato da gerarchie rigide e sguardi di pietra, il loro incontro diventa un contatto proibito che scuote le fondamenta di entrambi. Tra la polvere delle diramazioni e l'azzurro accecante della costa, Pietro e Nikolaj scoprono una vulnerabilità condivisa che non ha bisogno di parole. Ma quando il caos travolge l'isola, la scelta tra il dovere e il desiderio diventa una ferita aperta. Un romanzo intenso sul peso della colpa e sulla possibilità, sofferta e bellissima, di riconoscersi simili oltre ogni recinto.
Sassari, 1987. Studio Arti Visive all'Università di Bologna. Vivo e lavoro a Berlino come fotografo, direttore creativo e del casting dal 2013. Nel 2019 mi trasferisco a Cagliari, dove continuo a lavorare in ambito artistico. E scrivo.
Tra queste pagine ci entri subito. Ti accolgono, le parole scorrono morbide, le pagine girano e nemmeno te ne accorgi, l’anima si stringe ad ogni capitolo. Anche i personaggi ti accolgono, con la giusta riservatezza: a volte si aprono, altre ti lasciano fuori a ricordarti che i confini sono un atto d’amore verso se stessi. Ho amato soprattutto Luisa: “Piè, non possiamo costringerci ad essere come non siamo. È troppo faticoso. È sbagliato”. Un inno al coraggio di essere liberi di mostrarci al mondo, anche quando il rischio è grande.
Una storia di bivi e di scelte, consumata in un fazzoletto aspro di terra circondata dal mare cristallino della Sardegna. Le scelte di chi, ligio a far rispettare le ferree leggi umane, incappa nelle leggi dell'amore, a cui non ci si può sottrarre. E le scelte di chi, abituato a fuggire e soffrire, trova un attimo di calore umano laddove forse meno se l'aspettava. Due vite che si incrociano, che si prendono e si lasciano e che per un attimo si ritrovano, fino alla scelta finale più grande: a volte lasciare andar via è la scelta più giusta sebbene la più dolorosa!
In un gioco di specchi e di identificazioni, Pietro e Nicolaj sono due vite parallele che si estendono nella stessa direzione di colpe, incubi e solitudine. Si guardano, si scambiano e si perdono, inseriti nella cornice dell’Asinara dalle tinte quasi gotiche. Provano a risolversi e a ritrovare ciò a cui negli anni hanno rinunciato, mentre l’autore, equilibrato e preciso, li porta alla vita. Un esordio brillante
Pietro e Nicolaj non potrebbero essere più diversi: non parlano la stessa lingua, il primo ha una vita all’insegna della routine il secondo sta a fatica cercando di crearsene una, ma soprattutto sono un agente e un detenuto all’interno di un penitenziario.
Il loro destino è già scritto in questi ruoli eppure bastano uno sguardo e un linguaggio fatto di gesti perché tra loro si rompa la barriera e si scoprano nuovi, ciascuno a modo proprio.
C’è una terza protagonista nella storia, è femmina ed è l’isola; l’Asinara è una presenza costante in questo racconto con i suoi venti, il mare e i luoghi che tuttora la abitano. Lucio Aru ce la racconta con grazia rendendola visibile a chi legge, a chi non l’ha mai visitata, ma soprattutto ci regala una storia di desiderio e di nuovi inizi.
Per ovvie ragioni questa non è una recensione, quanto più un invito a chiunque di voi voglia leggere questa storia. Mi farebbe molto piacere sapere che ne pensate 🤍 Anticipando un grazie, L
Finito di leggere praticamente in due giorni. Bello, coinvolgente e molto scorrevole. Mi ha incuriosito fin dalle prime pagine e mi ha tenuto incollato fino alla fine. È scritto davvero bene, con uno stile semplice ma mai banale.