Avete presente quando una storia vi scava così a fondo nell’anima da diventare impossibile non pensarci ogni giorno? Io ho vissuto questo con Bi e Haru: ho sperato, ho sofferto, ho amato e ho anche combattuto insieme a loro, pagina dopo pagina, senza mai riuscire davvero a restare distante. Bi è una protagonista che porta addosso un passato difficile, fatto di traumi, dolore e silenzi che fanno rumore; conoscerla é stato come entrare in una sofferenza profonda, difficile da sostenere a tratti, ma incredibilmente umana. E proprio per questo impossibile da ignorare; ho pianto con lei, ho sentito sulla pelle ogni sua paura, ogni suo crollo, ogni piccola crepa. E poi c’è Haru. Haru è uno di quei personaggi di cui non puoi fare a meno di innamorarti, e non solo per ciò che è, ma per ciò che rappresenta per Bi; è la sua ancora, il suo respiro, il primo spazio in cui lei riesce davvero a sentire qualcosa che non sia dolore puro. Con lui, Bi scopre emozioni nuove, intense, confuse, a volte devastanti, ma finalmente vive e questo rende il loro legame qualcosa che va oltre il semplice amore: è sopravvivenza, è salvezza, è luce che prova a farsi strada nel buio. In Kill Away ho visto nascere tutto questo, e in Kill Again ho sentito il peso ancora più forte di ciò che Bi si porta dentro; anche quando finalmente si apre uno spiraglio, quando il Giappone diventa scenario di una possibile rinascita, quando la primavera sembra davvero vicina, i suoi demoni non smettono di esistere; non spariscono, non si cancellano. E Haru, ancora una volta, resta lì. Presente. Instancabile. Pronto a fare tutto, davvero tutto, pur di non lasciarla affondare. Il loro rapporto è qualcosa di difficile da spiegare a parole, va sentito, vissuto, attraversato. È fatto di ferite e tentativi di guarigione, di cadute e di mani che si stringono anche quando tutto sembra perduto. Il colpo di scena mi ha sorpreso veramente tanto, non me lo aspettavo sinceramente, anche perché avevo una mia convinzione, e invece la Sophie riesce ancora una volta a ribaltare ogni aspettativa; i suoi intrecci sono imprevedibili, crea dei plot twist così assurdi che è impossibile non pensarci anche dopo aver chiuso il libro. The Kill Duet non è una lettura semplice. In Kill again abbiamo dei flashback di quello che purtroppo ha vissuto Bi quando era solo una bambina, come sempre vi consiglio di leggere bene i TW. Questa è una storia che pesa, che ferisce, che a tratti mette a disagio, ma proprio per questo è anche profondamente unica e soprattutto, è una storia che emoziona completamente, che ti resta addosso. The Kill Duet non è un libro che va letto, ma è un libro che va vissuto, perché inevitabilmente ti colpisce, ti attraversa, e poi resta. E alla fine, è proprio questo che lo rende indimenticabile. Grazie per aver dato loro una speranza, per aver dato un seguito a questi due personaggi, per aver creato una storia che resterà sempre dentro di noi e che non dimenticheremo mai.🖤🌸