Il gioco - Valerio Marra Dimenticare a volte conviene, a volte é difficile.. La verità, spesso nascosta, lascia attoniti se si scopre. E poi ci sono i silenzi di chi non può parlare, di chi resta in disparte ed è discriminato. Quei silenzi sono pesanti ma spianano la strada, osservano, comprendono e attendono che si arrivi alla verità. Se poi c'è il dubbio la verità si sporca e la sua ricerca non è facile. A volte la verità è quella che decidono gli altri perché è più comodo. I silenzi di Gilda, il dubbio su Elia, due gemelli, tristi, legati da quel filo che da quando si concepiscono, ne costituiscono gli estremi. E loro condividevano la trama di una famiglia, una trama a buchi, un tessuto fragile anche di bugie. Elia e la sua "Cosa", logorante, sottile, in ogni spazio, presente lì, come un peccato, dentro un cerchio mobile di una moneta che fa il suo giro prima di atterrare. Un'offesa che pesa, la parola ' infame ' per uno che non è colpevole, ha solo il merito della percezione.. Del "sentire" più degli altri, la profondità in contrapposizione alla superficialità. Un silenzio che diventa sempre più grande e allarga le distanze, abbraccia il senso di colpa, lo ingloba. Un filo di ironia si insinua sul ruolo di un'autorità, della sua maschera sociale che cade di fronte alla voce crudele dell'Assemblea, pronta a condannare. Ogni figura nasconde un'ombra, se qualcuno decide di evidenziarla, neanche il buio la cancella; i dubbi, i sospetti, le verità nascoste sono il bersaglio di chi detiene la regìa. Spesso chi accusa porta un peso più grande. É una scrittura di sensazioni, di odori, di luoghi, essenziale, asciutta, d'effetto, senza superfluo. Ne consiglio la lettura, vi immergerete nel mondo di Elia e Gilda e ne uscirete sorpresi. ⭐⭐⭐⭐⭐
Quando ho aperto questo libro, mi sono ritrovata a Vallepiana, un piccolo paese toscano dove l’apparente quiete si spezza durante una processione, nel momento esatto in cui la statua del santo patrono cade a terra. Dopo questo incidente iniziano a circolare biglietti anonimi con indovinelli spietati, capaci di svelare i segreti più torbidi e inconfessabili degli abitanti. In mezzo a questo fango che riemerge dal passato, a ricatti e tradimenti, quello che mi ha davvero colpito è stato il modo in cui la storia si snoda attraverso gli occhi di due gemelli quattordicenni: Elia, tormentato da un profondo senso di colpa, e sua sorella Gilda, una ragazza fragile e silenziosa, considerata “diversa” dall’ottusità e dalla cattiveria del paese. Ed è qui che la mia percezione si è staccata completamente dalle etichette di genere. Questa storia non l’ho vissuta affatto come un thriller. Durante la lettura non ho provato l’ansia tipica della caccia al colpevole, né mi importava di scoprire chi fosse la mente dietro i biglietti anonimi. Per me, Il gioco è a tutti gli effetti un romanzo psicologico e sociale. Al centro di tutto non c’è un crimine, ma l’essere umano. L’aspetto che più mi ha fatto riflettere è la spaventosa facilità con cui una comunità di singoli individui possa spogliarsi dell’empatia per trasformarsi in una folla inferocita, unita solo dal cinismo e dalla fretta di giudicare e condannare il prossimo prima ancora di capire. Ho comunque amato questo libro perché mostra quanto sia fragile il velo di civiltà che ci circonda e quanto poco basti per far vincere i nostri mostri interiori. Consiglio la lettura 📖
Questo giovane autore riesce sempre a stupire. Questo romanzo ha diverse chiavi di lettura, ed ogni lettore ci trova la sua, ma è soprattutto una vicenda insolita e originale.