Teresa, insieme al marito Giorgio, si trasferisce nella casa di famiglia per occuparsi del padre Saverio, astrofisico in pensione. Quella che sembra una malattia senile si rivela un sapere capace di incrinare la realtà. Saverio legge nel passaggio della cometa di Vernonbach il segno di una catastrofe. Un nome antico, Vesta, rovescerà la stabilità che la stessa parola evoca. Dopo pochi giorni, Giorgio scompare e una promessa torna a esigere compimento. All’esterno, il clima collassa: nevicate fuori stagione, caldo anomalo, piogge violente; dentro l’abitazione si addensano presenze, fotografie, ricordi fantasmatici della madre, libri e film che premono per emergere, mentre il tempo perde la sua linearità.
Vesta – in dialogo con Walter Benjamin e le visioni di Mark Fisher – si muove tra ciò che deve ancora accadere e ciò che è andato smarrito, con una scrittura ipnotica capace di fondere realismo domestico e tensione metafisica.