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328 pages, Hardcover
First published November 10, 2015
Suggerisco percorsi per chiarire ciò che è meno evidente, anche se sta allo spettatore percorrerli. E se, nonostante ciò, l'opera di Rothko ci crea ancora disagio, forse non è la comodità che dovremmo cercare.
La Rothko Chapel mi ha chiarito che ciò che avevo imparato lì dentro è vero per tutti i dipinti di Rothko: restituiscono solo quello che noi ci mettiamo. "Funzionano" e parlano solo con il nostro mondo interiore, quando siamo pronti a ricevere il loro invito o le loro proposte. Infine, capire un dipinto di Rothko è capire quello che il dipinto ci fa vedere di noi stessi.
Come reagiamo e cosa ci dice di noi stessi il vuoto di rappresentazione nei dipinti di Rothko? Che cosa smuove dentro di noi l'astrazione per essere istintivamente negata? Questa pulsione (o è una fuga?) verso l'immagine cosa ci dice dei nostri bisogni, dei nostri desideri, delle nostre paure?
Senza dubbio un dipinto astratto è più impegnativo che un dipinto figurativo per lo spettatore. L'immagine che presenta richiede di essere capita invece di essere semplicemente riconosciuta. E non solo dobbiamo capire di cosa si tratta in quel dipinto ma anche il motivo per il quale il pittore l'ha fatto. Quando si guarda una marina di Turner c'è, anche nelle opere tarde, un certo grado di contenuto narrativo che ci dà un appiglio per capire il soggetto. Per di più, il mare e il cielo evocano una certa atmosfera che suggerisce qualcosa di simile a un viaggio dell'anima. Questi elementi innescano una crescita di emozioni fondate sull'esperienza vissuta oppure sulla mancanza di quell'esperienza, instillando, per esempio in chi è sempre stato a terra, il desiderio di acque sconosciute. E siamo anche colpiti dalle sfide tecniche dell'artista dal modo in cui l'oggetto potrebbe davvero essere, oppure immaginandolo in un modo tale da spingere la nostra fantasia oltre i limiti della scena dipinta. Lo stesso accade con un ritratto di Goya, dove la resa dei tratti sociali, anche a distanza di duecento anni e di un paio di oceani, ci fa capire qualcosa sulla posizione sociale e di corte della persona ritratta. Possiamo anche capire che dipendeva, da una parte, dal semplice fatto che si trattava di arte su commissione ed è così che Goya si guadagnava da vivere; dall'altra, però, bisogna anche riconoscere che Goya era fiero di rappresentare il risvolto culturale e psicologico dei personaggi sotto la superficie impeccabile della sua formidabile tecnica.

La rivoluzione del 1949 non riguardò principalmente le misure ma la mentalità e l'intenzione; dove la crescente fiducia dell'artista si rifletteva in una nuova chiarezza e semplicita dell'opera. Mio padre aveva trovato i mezzi per dire esattamente quello che voleva dire. Tutti questi fattori - quelli interni di mio padre e quelli che sono espressi direttamente sulla tela - sono attivi e strumentali, a prescindere dalle dimensioni dell'opera. Probabilmente la volontà di Rothko si esprime meglio nella declamazione del grande formato, ma quella potente distillazione di contenuto che si trova in un dipinto classico si trova anche nei dipinti piccoli. Quale sia stato il senso di liberazione che sentiva crescere insieme alla dimensione dei suoi dipinti nel momento più alto della sua carriera, non è un fatto attribuibile alla grandezza del dipinto. E infatti bisogna notare che i più piccoli tra i suoi dipinti classici sono datati al periodo trasformativo 1949-1951, ossia agli anni in cui ha dato forma al suo stile classico. E non si guardano per cercarci la bellezza, la forza o l'immediatezza della comunicazione (fig. 53).
Reagiamo diversamente davanti a questi quadri piccoli? Senza dubbio. Non impongono la loro attenzione gia da lontano e non ci coinvolgono immediatamente. Guardandoli da vicino ci sembrano però altrettanto umani ed evocativi quanto i quadri grandi. Se ne restiamo fuori, quel "fuori" non è poi così lontano. E quello che perdono in grandezza lo acquistano in equilibrio compositivo, rendendo più fluida la conversazione tra il dipinto e lo spettatore con la conseguenza di un maggiore impatto emotivo.
Se è vero che i dipinti di Rothko, in generale, crescono molto di misura durante il periodo classico, non vuol dire però che mio padre aveva semplicemente alzato il volume. La voce, come il colore, è intensa, ma non gridata. I colori di Rothko, saturi e non accesi, fanno cadere in profondità lo spettatore dentro il dipinto invece di sopraffarlo. Questi dipinti trasudano vitalità e libertà; la loro energia implosiva trasforma i contenuti in essenze. Quando diventano più grandi, invece di acquistare peso diventano più eterei, compensando con un senso di sollievo la densità e l'intensità del contenuto.