Tradito dalla moglie, espulso dal movimento comunista, sopravvissuto a un tentato suicidio di coppia, l’autore scrisse questa sua prima raccolta come se fosse un testamento, con la morte ormai data per certa. Apre con l’epigrafe di Verlaine: «Dentro di me, vi era la scelta tra estasi e delirio.» Include racconti come Ricordi, che rievoca con intensa sensibilità la sua infanzia e adolescenza, e Il fiore del buffone, confessione radicale e stilisticamente audace degli eventi interiori vissuti attorno al tentato suicidio. La raccolta comprende in totale quindici racconti.
«Sono nato unicamente per scrivere questo libro» ― Gli ultimi anni non è solo la raccolta che segna la nascita dello scrittore noto come Dazai Osamu, ma è anche considerata il suo capolavoro. A partire da Foglie, che si apre come una prosa poetica, fino a Il fiore del buffone, primo esempio di quello che sarà definito uno stile verboso e fortemente autoconsapevole, l’opera rappresenta una delle vette della letteratura moderna giapponese.
Osamu DAZAI (native name: 太宰治, real name Shūji Tsushima) was a Japanese author who is considered one of the foremost fiction writers of 20th-century Japan. A number of his most popular works, such as Shayō (The Setting Sun) and Ningen Shikkaku (No Longer Human), are considered modern-day classics in Japan. With a semi-autobiographical style and transparency into his personal life, Dazai’s stories have intrigued the minds of many readers. His books also bring about awareness to a number of important topics such as human nature, mental illness, social relationships, and postwar Japan.
La raccolta inizia con prepotenza. "Foglie". «Non succederà, ma se mai dovessero erigere una statua in mio onore, [...] scrivete: "Qui giace un uomo. È nato ed è morto. Ha passato la vita a strappare manoscritti rovinati"». Il narratore che oscilla fra la prima e la terza persona, i nomi sconosciuti di persone che dovremmo conoscere, le unità tematiche disconnesse — non è un flusso di coscienza, ma il resoconto di una persona dalla psiche esausta e rovinata, che non riesce a dare ai suoi pensieri una struttura ordinata. L'ultimo racconto, "Note cieche", chiude la raccolta allo stesso modo, in un ciclo perpetuo. L'acqua delle piante di Dazai arriva a bagnare il viso dei lettori.
"Il passero" sono quattro o cinque brevi pagine in prosa poetica che mostrano quanto possano essere crudeli i bambini — non nati tali, ovviamente, ma non è questo il punto. Il punto è l'efficacia con cui le allegorie con la poesia mostrino l'effetto che l'esclusione ha sulla psiche, soprattutto in un'età in cui siamo così vulnerabili — l'infanzia. È il pianto di un bambino mai cresciuto.
Un interessante pezzo di metaletteratura è "Il giovane dal volto di scimmia". Si tratta ovviamente di mera supposizione, ma sento che c'è molto che emerge del rapporto di Dazai con la scrittura in questo racconto. E per citarlo indirettamente, il protagonista ha un cuore che si ribella al male e un cuore desideroso di affetto. Anche se tace, qualcuno lo sa di certo. È solo un po' debole.
In tre racconti differenti, le vite di Tarō, Jirobei e Saburō s'incontrano per caso in un'osteria, trovando fratellanza nella disgrazia. Il genere è simile agli sharebon scritti da Saburō stesso, al contempo comico e miserabile. I loro finali rendono amaro il divertimento che si trascinano dietro sin dalle prime righe.
In "Giocattoli" «Non abbiamo più motivo di sospettare dell'autore. Non vuole scrivere. Lui è reale, ma nessuno lo sa. Del resto non vale la pena parlare». Rimane incompiuto.
Concludo con un commento particolarmente personale. Ho letto Dazai per la prima volta nel 2020, e mi ha fatto avvicinare a un mondo dal quale non penso uscirò mai: quello della letteratura giapponese. È grazie a lui se fra un mese mi laureo in Lingue e Letterature moderne, se continuerò il percorso accademico con una laurea magistrale e, spero, con un dottorato di ricerca, ed è grazie a lui se oggi ho un sogno. Non penso lo realizzerò mai, perché penso semplicemente di non averne le capacità, ma mi piacerebbe insegnare letteratura e condividere la mia passione con persone più giovani di me, facendo conoscere loro un mondo che io ho scoperto per caso guardando un anime. Senza fare battute, Dazai ha dirottato la traiettoria della mia vita. Leggerlo nel 2026, in un'edizione tradotta direttamente dalla lingua originale che comprende racconti mai stati tradotti prima d'ora in occidente, è stata un'esperienza unica. Non pensavo avrei riprovato, per la seconda volta, gli stessi sentimenti provati sei anni fa. Sono pieno e contento.
«Se leggesse quel romanzo e dicesse: "Sono stato salvato dal tuo romanzo" non significherebbe forse che anch'io ho scritto un romanzo utile?»