Idealisti usciti sconfitti da una rivoluzione fallita, romantici perduti dietro un amore impossibile, balordi in fuga dalla giustizia, affamati in cerca di un lavoro e di uno la Legione straniera è tutto questo, un miscuglio di uomini diversi per motivazioni e provenienze, ma tutti ugualmente irrequieti, malinconici, feroci. Sin da quando venne costituita nel 1831 da re Luigi Filippo «Égalité», la Legione è stata lo specchio delle turbolenze del un reparto di volontari sradicati dalle proprie origini, senza famiglia e senza patria. Non dei semplici mercenari, ma soldati che nella mistica combattentistica e nello spirito di corpo ritrovano un'identità. Impiegati nelle «guerre sporche» dell'impero coloniale francese, dall'Algeria al Marocco, al Madagascar, all'Indocina, i legionari hanno scritto pagine drammatiche di storia militare, dove la violenza inflitta o subita ha assunto toni quella di Algeri non è che la più nota di molte battaglie condotte senza pietà e senza tregua. Dietro le rappresaglie brutali ci sono però storie insospettabili di uomini sconfitti alla ricerca di riscatto. Gianni Oliva ne ripercorre le tracce, e ricostruisce le loro vicende come in un grande romanzo epico. Sono storie di barricate e di passione, come quella risorgimentale di Carlo Pisacane, l'eroe biondo della spedizione di Sapri; di vitalismo irrequieto, come quella del veneziano Francesco Zola, futuro padre di Émile, ingegnere in cerca di nuove sfide professionali e ladro per amore, e di Curzio Malaparte, eclettico intellettuale, che partì volontario nel 1914. E ancora storie di ribellione, come quella del principe reale Aage, che lascia la corte di Copenaghen per combattere con il képi bianco in Marocco; di fuga, come quella di Giuseppe Bottai, per vent'anni deputato e ministro fascista, e dopo il 1943 soldato semplice protetto dall'anonimato della Legione; di sfida e redenzione, come quella di Simon Murray, prima volontario in Algeria, poi finanziere ai vertici di una multinazionale. Il legionario dannato, infelice e generoso, impersonato da celebri attori come Jean Gabin e Gary Cooper, ritrova in questo saggio i contorni storici entro i quali è maturata un'esperienza militare unica nel suo genere. Oggi, chiusa l'epoca dell'impero coloniale francese, della Legione straniera, sotto il profilo militare, rimane ben i suoi 7200 volontari operano come soldati professionali, impegnati nelle missioni multinazionali di peace enforcing e di peace keeping. A spingerli all'arruolamento, forse ancora una volta l'immagine-simbolo del legionario in marcia sotto il sole del deserto, sferzato dal vento che leviga le rocce e i ricordi.
C’è stato un periodo in cui “mollo tutto e mi arruolo nella Legione Straniera” era espressione entrata nel linguaggio comune (non nel mio, amo il caldo ma non resisterei trentasei secondi di addestramento, e la Feltrinelli più vicina è a 4.000 chilometri). Gianni Oliva, che ha il dono di una penna dalla fluidità invidiabile e che in genere mi cattura parecchio, ci aiuta ad immergerci nell’universo di un corpo armato del tutto atipico, e non solo per la possibilità di arruolamento sotto “identità fittizia”, regolarmente codificata.
“Fra i dannati della terra” non è solo una cronaca storica, ma – per l’argomento trattato, le storie affrontate – il saggio si fa quasi romanzo, storico od epico a seconda del coinvolgimento e del punto di vista: il racconto di uomini provenienti da ogni angolo del mondo, partiti da storie e biografie distantissime fra loro ma dal destino comune, non può che affascinare, e quanto sono affascinanti le parabole di persone diversissime da me, lontane, quasi irraggiungibili. Superata la storia della Legione, le sue tappe più importanti dalle guerre coloniali che la videro sorgere fino alle battaglie mondiali e ai più recenti schieramenti in operazioni di peacekeeping, quello che colpisce in questo testo di Gianni oliva è la profonda umanità di biografie di ribellione o redenzione, idealismo od opportunità.
Certo, forse si soprassiede un po’ sugli aspetti più oscuri della storia dei legionari (e non che siano mancati, come è inevitabile) e si insiste un filo troppo su una organizzazione apparentemente apertissima, in cui “Ogni legionario è tuo fratello d’armi qualunque sia la sua nazionalità, la sua razza, la sua religione”, ma la lettura è comunque gradevole e per gli appassionati del genere siamo dalle parti – insieme al Danilo Pagliaro di Mai avere paura – del “must have”.