“Questo libro non è una vera e propria apologia dell’egoismo, ma un invito a pensare di più a noi stessi. O se volete: a non farsi male ogni giorno più di quanto ne facciano a noi gli altri. In un mondo dove lo Stato ormai rapina i contribuenti con le tasse e non restituisce i servizi che i politici promettono durante le campagne elettorali (l’Italia insegna) e in cui le religioni predicano cose tanto belle ma con sempre maggior frequenza non offrono esempi edificanti, vale la pena riscoprire l’amor proprio. O, quanto meno, arrangiarsi per sopravvivere. Insomma, non lasciamoci schiacciare da questo o quello, perché nessuno alla fine ci ringrazierà. Le opere buone, dopo aver dato agli altri quel che è possibile, è giunto il tempo di compierle anche e soprattutto per noi. I periodi di crisi inducono alla legittima difesa. Poi penseremo meglio anche al prossimo. E faremo del bene.”
Tà eis héauton Alcuni cercano luoghi solitari, dimore tra i campi, sulle rive del mare, sui monti; anche tu eri solito desiderare vivamente queste cose. ma tutto ciò è stoltezza per e propria, in quanto è possibile ritirarsi in se stesso in ogni istante, quando lo si desidera. Oh! In nessun luogo più che nell'anima sua con maggiore tranquillità, con più facilità, un uomo può ritirarsi, soprattutto chi abbia dentro così pregiate cose che solo uno sguardo ivi rivolto dona la pace nel cuore. E con questa pace voglio intendere disposizione d'ordine perfetto. In conseguenza, elargisci a te stesso continuamente questo luogo di ritiro e rinnova la tua vita. Tà eis héauton - Marco Aurelio
Quel dedicarsi a se stessi che è indispensabile in ogni civiltà e tempo. Seneca, uno dei filosofi che meglio di ogni altro ha colto questa dimensione, ha scritto un'opera dal titolo "De Otio", che alcune volte è stata (giustamente) tradotta come "La vita ritirata". Anche se il piccolo scritto ci è giunto mutilo, contiene una preziosità sulla quale si dovrebbe riflettere. Il pensatore lo apre con un verbo raffinato, carico di interessi e di insegnamenti: secedere. Esprime, con una felice sintesi, l'idea del saggio che si rifugia in sé si stacca dalle folle. Leggiamo nelle prime righe: "Ammesso pure che noi non cerchiamo nient'altro che giovi alla nostra salute, sarà utile, tuttavia, di per se stesso tirarsi in disparte: soli, saremo migliori". Non si pensi ad una scelta antisociale, è un atteggiamento dettato soprattutto dalla prudenza. Del resto, il filosofo greco l'Epicuro, e trovò anche a Roma non pochi estimatori, aveva invitato il saggio - lo asserisce in un frammento pervenutoci - a non prendere parte alla vita dello Stato, "a meno che non intervenga qualche novità straordinaria". Seneca quasi puntualizza il consiglio per il salutare distacco: " se lo Stato è troppo corrotto perché lo si possa soccorrere, se è nelle mani dei malvagi, il saggio non si adopererà in mano e si sacrificherà senza poter essere minimamente utile." Conviene ripeterlo: secedere. Ritrovarsi. Staccarsi. Volersi bene ogni.
"Non est, crede mihi, sapientis dicere "Vivam"./ Sera niimis vita est crastina; vivi hodie" "Non è, credimi, cosa saggia dire: "Vivrò"/Troppo tardi è la vita che verrà: vivi oggi" Marziale