Il libro incessante
“Realisti o fantastici i miei racconti appartengono a un solo libro. E la letteratura, a un solo intricato universo, quello reale, fatto di tanti mondi”.
I racconti di Abelardo Castillo sono caratterizzati da un'atmosfera immateriale, che si potrebbe definire attrazione del negativo. I suoi eroi sono personaggi falliti, distruttori, violenti e perturbanti: agiscono in un tempo di sospensione, tra dubbio e allucinazione, in un contesto assurdo e crudele, dove scrivono, viaggiano, amano, soffrono, tradiscono, uccidono, dimenticano. L'unità poetica di questi testi, per temi e stilemi, consegna al lettore un universo di ritratti e eventi che rappresentano intensamente e scenicamente l'ambivalenza dell'amore, la schiavitù della vendetta e della vergogna, l'inevitabilità dell'umiliazione e del disprezzo. Il narratore li ama questi soggetti negativi e opposti, si immedesima in loro e apre loro altre porte, ne è compreso, sedotto, affascinato. L'autore inventa luoghi e avvenimenti che si inseriscono rinnovandola nella tradizione cuentistica bonaerense e argentina: Cortàzar, Arlt, Borges; e prima come un'onda Quiroga e Lugones; da lì indietro verso il racconto europeo e americano degli emigrati nella Terra Argentea, che leggevano E.A.Poe, e poi Gogol, Maupassant, Dickens, Hoffmann. La sua imitazione dei maestri non teme sospetto di plagio, è ammirazione e intertestualità, è consapevolezza del debito e si stempera in una lingua sempre elegante e viva, semplice e precisa, fantasiosa e espressiva, che sublima in una coloritura unicamente portegna, di quel “voseo” tipico del Rio de la Plata, un linguaggio danzante e vertiginoso, come si apprende grazie alla preziosa cura della traduttrice Elisa Montanelli. Da cosa sono composte queste storie di “Mundos Reales”? Spesso sono storie del limite, di una soglia tra due dimensioni, reale e irreale, vero e finto, cosa e illusione, vita e morte. Lo specchio che trema, ospitando il riflesso di sé, che è duplicazione, sdoppiamento, dissociazione: si vede attraverso quel confine. Parlano di anima, dando voce a personaggi notturni e ubriachi: bestie cadute che non hanno diritto alla menzogna e alla speranza, vivi che si sentono già finiti, innamorati intrappolati nella tristezza, assassini ossessivi e feroci, donne che si liberano dei demoni, pazzi che sono preda del delirio, amici che parlano per rubarsi la vita, stanze che invecchiano disabitate. La solitudine cantata da Castillo è piena di orrore e insieme di stupore e incanto, è l'inferno quotidiano di ogni individuo che contiene la possibilità di un'estasi. Castillo è un talento vigoroso e molteplice, un pensatore prolifico e visionario, animatore di riviste letterarie (El escarabajo de oro, El Ornitorrinco), che si caratterizza per una nota di altera sfrontatezza e una voce arrochita da un irriducibile sete di risposte.
“I momenti più meravigliosi della vita reale sono i sogni. Per questo i miei libri si chiamano I mondi reali, perché immagino che i sogni prendano parte alla realtà”.