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324 pages, Kindle Edition
First published April 1, 2015
«Mi piacerebbe crederci anch’io», continuo allora, attorcigliando una ciocca di capelli intorno alle dita. «Voglio dire, credere a quella cosa della vita meravigliosa. Vorrei avere le idee chiare, invece c’è un tale casino nella mia testa… I miei amici, per esempio, sono convinti che non me ne freghi di niente e di nessuno, e che per questo motivo sia coraggiosa. Ma comincio a pensare che forse non mi conoscono abbastanza, perché si sbagliano di grosso. Chi ha paura non può essere coraggioso.»
Chino il capo. È successo un’altra volta, proprio come la sera della nostra prima esibizione per il Black Night Contest, quando feci quella specie di confessione a Iacopo, la copia spiccicata di Brandon Lee. Ho lasciato all’istinto e ai sentimenti la libertà di parola, solo che forse non dovrei più permettere che accada. Insomma, confidarsi è un conto, ci sta se trovi la persona giusta, ma rendersi vulnerabili davanti agli occhi di un perfetto sconosciuto non porta che guai.
Apro bocca, decisa a deviare la conversazione su qualche altro argomento, quando il professore volta la testa dalla mia parte e mi incatena a sé con uno sguardo profondo e comprensivo.
«Invece siete voi che vi sbagliate, figliola», dice.
«Che?»
«L’uomo più coraggioso in assoluto è quello che ha paura.»
Sarà che questa situazione è decisamente fuori dal comune ma qualcosa mi sfugge. «Io non… non capisco.»
Sorride. «Vedete, per essere intrepidi nella vita c’è bisogno di avere degli ostacoli da superare, dei venti contrari. Questi ostacoli altro non sono che le nostre paure più cupe e recondite, che attendono il giorno in cui verranno affrontate. Perciò non siate così severa con voi stessa, possedete molto più di ciò che credete. Io l’ho visto, e il professor Otto Lidenbrock vede sempre giusto.» Lascia andare un sospiro. Mi sembra di sentir parlare zia Rebecca. «Bene, ora credo che sia giunto il momento di mettersi a dormire. Fuori sembrerò anche un giovinotto, ma dentro sono un ammasso di ferri arrugginiti. Fate buon sonno, signorina Suzie. Domani ci aspetta un’altra grande giornata. Sono felice che vi siate unita a noi.»
Mi sorride un’ultima volta, poi si avvolge nella coperta e chiude gli occhi.
«Grazie», sussurro, anche se sono sicura che stia già dormendo. «Lo sono anch’io.»