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La memoria delle foglie
Nascosto tra i palazzi della periferia di Napoli c'è un vivaio che sembra trattenere il respiro. Lorenzo ci rimette piede dopo tanti anni, in un momento in cui la sua vita si misura soltanto su ciò che non c'è piú. Lí trova Renato, che senza volere nulla in cambio gli offre le due cose di cui ha piú lavoro e amicizia. Tra gerani, bonsai, edere, begonie e orchidee, Lorenzo scopre che uno stelo tagliato non torna com'era, ma ne conserva memoria, e proprio da quei tagli può ripartire la vita. Anche la sua.
Gianni Solla sa raccontare le crepe dell'età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d'inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo.
Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l'infanzia, un luogo sospeso nell'ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre - capatosta, janare, scurnose - che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c'è un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio - interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere - diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l'amicizia con Renato - fatta di molti gesti e non pochi silenzi - si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.
Gianni Solla sa raccontare le crepe dell'età adulta come varchi da attraversare, e le occasioni inaspettate come fiori che germogliano d'inverno. Perché la cura (delle piante, delle parole e degli altri) può diventare un modo nuovo di stare al mondo.
Quando Lorenzo capita per caso nel vivaio in cui ha trascorso l'infanzia, un luogo sospeso nell'ex periferia industriale di Napoli, la sua vita sembra un inventario di ciò che ha il padre, la moglie Arianna che lo ha lasciato con i figli ancora piccoli, il lavoro, la giovinezza. Sotto le serre e nelle corsie verdi non è cambiato nulla, e i pochi clienti chiamano ancora le piante con i nomi inventati da suo padre - capatosta, janare, scurnose - che nel dialetto trovava una lingua capace di parlare con la terra. Oggi a gestire il vivaio c'è un uomo stanco e paziente che non rinuncia mai alla battuta, con un passato di cui forse dovrebbe raccontare. Lavorare con lui, per Lorenzo, somiglia piú a un gesto inevitabile che a una scelta. Ogni giornata al vivaio - interrotta solo dalle pause per il nuoto nella piscina del quartiere - diventa una lezione di attenzione e misura, dove non basta la occorre reimparare quello che già si sapeva, accogliere azioni e parole nuove, ammettere che qualcosa, ma non tutto, dipende da noi. E mentre l'amicizia con Renato - fatta di molti gesti e non pochi silenzi - si concretizza nel progetto di espansione del vivaio, cosí come lo aveva sognato suo padre, Lorenzo vede riaffiorare intorno a sé le radici sottilissime che lo legano agli alla figlia Roberta, assistente universitaria dalla carriera ben avviata, con la quale comunica sempre meno; al figlio Tommy, scrittore emergente intrappolato nella sua adolescenza; e anche a Ester, la donna che insegna nuoto alle ragazzine immigrate nella piscina del quartiere. Perché le storie di certe famiglie si sviluppano come piante rampicanti, pervicaci, intrecciandosi in modi sorprendenti. Gianni Solla è capace di dare i nomi alle cose e di raccontare le sfumature. I suoi sono personaggi pieni di una malinconia bella, di una grazia discreta. Soprattutto hanno la tenacia di coltivare lí dove tutti dicono che non crescerà mai nulla.
Kindle Edition
Published June 2, 2026
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Displaying 1 - 7 of 7 reviews
June 2, 2026
“Secondo me stai andando a picco ma l’effetto è cosí lento che non te ne stai accorgendo. Il tuo andare a fondo è come la curvatura terrestre. C’è, ma è difficile distinguerla.”
Gianni Solla, torna in libreria oggi con La memoria delle foglie, un libro intimo, malinconico e pieno di grazia che racconta il ritorno alle radici e il tentativo di dare senso ai frammenti di una vita.
A Lorenzo, protagonista del romanzo, dopo la morte della moglie, con i suoi due figli, Barbara e Tommaso, comincia a vivere in apnea. Lo fanno per non affrontare il dolore, quel vuoto lasciato dall’assenza improvvisa della moglie e della madre
“L’iceberg è immerso per i suoi sette ottavi. Quello che vediamo è solo l’ottavo che emerge, ma ogni cosa che è contenuta nella parte emersa dipende da quella sommersa. Che è molto, molto piú grande, solo che noi non lo sappiamo. E vale anche per le persone. Conosciamo solo la parte che affiora in superficie, ma tutto quello che veramente conta resta sott’acqua. Tommy l’ha detta meglio, però. Ah, e sai come si fa a vedere la parte sommersa? – No, – rispondo, ed è quello che vuole sentirsi dire per arrivare al finale che si è preparata. – Bisogna riempire di aria i polmoni e andare sotto.”
E per riemergere e ritornare a vivere, da qualche parte Lorenzo deve partire. E lo fa grazie alle piante del vivaio di Renato e attraverso Ester
“Mi piace la lentezza con la quale cresce l’orchidea. È una pianta che è legata al tempo in una forma piú intima di quanto lo siamo noi. La sua fragilità e la sua bellezza sono collegate.“
E come le piante, che con le loro radici suggono la linfa vitale, per ergersi verso il cielo, Lorenzo nel curarle, comincia a prendersi cura di sé, ritornando a “nuotare” insieme agli altri, e non più da solo: Lorenzo impara a coltivare la memoria come qualcosa di vivo, che si conserva nelle foglie, nei gesti e nei luoghi, e la possibilità di curare le ferite attraverso il ritorno e la cura.
“Sento la fine della gara avvicinarsi. Spingo ancora. Voglio aumentare il distacco dagli altri. Non ho mai gareggiato ma adesso sento l’ebbrezza. Il cuore e i muscoli spingono fino al limite. È un conto alla rovescia. Eccomi, ci sono, tocco il bordo. Sono arrivato. Mi volto indietro per vedere gli altri nuotatori ma dietro di me non c’è nessuno. Dagli spalti continuano a urlare il mio nome. Sono l’ultimo, ma sono arrivato.”
Gianni Solla, torna in libreria oggi con La memoria delle foglie, un libro intimo, malinconico e pieno di grazia che racconta il ritorno alle radici e il tentativo di dare senso ai frammenti di una vita.
A Lorenzo, protagonista del romanzo, dopo la morte della moglie, con i suoi due figli, Barbara e Tommaso, comincia a vivere in apnea. Lo fanno per non affrontare il dolore, quel vuoto lasciato dall’assenza improvvisa della moglie e della madre
“L’iceberg è immerso per i suoi sette ottavi. Quello che vediamo è solo l’ottavo che emerge, ma ogni cosa che è contenuta nella parte emersa dipende da quella sommersa. Che è molto, molto piú grande, solo che noi non lo sappiamo. E vale anche per le persone. Conosciamo solo la parte che affiora in superficie, ma tutto quello che veramente conta resta sott’acqua. Tommy l’ha detta meglio, però. Ah, e sai come si fa a vedere la parte sommersa? – No, – rispondo, ed è quello che vuole sentirsi dire per arrivare al finale che si è preparata. – Bisogna riempire di aria i polmoni e andare sotto.”
E per riemergere e ritornare a vivere, da qualche parte Lorenzo deve partire. E lo fa grazie alle piante del vivaio di Renato e attraverso Ester
“Mi piace la lentezza con la quale cresce l’orchidea. È una pianta che è legata al tempo in una forma piú intima di quanto lo siamo noi. La sua fragilità e la sua bellezza sono collegate.“
E come le piante, che con le loro radici suggono la linfa vitale, per ergersi verso il cielo, Lorenzo nel curarle, comincia a prendersi cura di sé, ritornando a “nuotare” insieme agli altri, e non più da solo: Lorenzo impara a coltivare la memoria come qualcosa di vivo, che si conserva nelle foglie, nei gesti e nei luoghi, e la possibilità di curare le ferite attraverso il ritorno e la cura.
“Sento la fine della gara avvicinarsi. Spingo ancora. Voglio aumentare il distacco dagli altri. Non ho mai gareggiato ma adesso sento l’ebbrezza. Il cuore e i muscoli spingono fino al limite. È un conto alla rovescia. Eccomi, ci sono, tocco il bordo. Sono arrivato. Mi volto indietro per vedere gli altri nuotatori ma dietro di me non c’è nessuno. Dagli spalti continuano a urlare il mio nome. Sono l’ultimo, ma sono arrivato.”
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June 5, 2026Incipit
Sull’insegna c’è scritto «Oasi Eden», ma il nome è Oasi Edena
Continua su IncipitMania
Sull’insegna c’è scritto «Oasi Eden», ma il nome è Oasi Edena
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August 1, 2026
Come ogni libro di Gianni Solla, anche questo l’ho praticamente divorato.
Che dire? La sua scrittura, semplice ma efficace, da tempo è la sua cifra; arriva dritta non solo al cuore ma anche all’anima e lancia, continuamente, segnali che diventano riflessioni ma anche ricerca dentro se stessi.
Le parole, scelte con cura, mai troppo banali né troppo complesse immergono il lettore nel racconto e lo collocano in un piano mai troppo distante dalla scena: sembra sempre di esservi immersi e di osservare i personaggi da un punto di vista privilegiato.
La storia di Lorenzo e di come torna alla vita racconta che tutto è possibile, basta lasciarsi guidare dalle persone che ci amano, da quelle che incontriamo per caso ( ma il caso non esiste) e dalla capacità di tornare.
Ritorno è la parola del mondo intero ma è anche la mia, lo è in assoluto.
Il capitolo che ho letteralmente adorato è stato proprio quello, quello delle parole.
Quando le persone rinunciano alle parole rinunciano a vivere e Solla ci dimostra che non è possibile fare tale scelta . Alla fine, tutti i suoi personaggi tornano sempre alla vita, lo fanno come atto unico di sopravvivenza e come scelta consapevole.
Che dire? La sua scrittura, semplice ma efficace, da tempo è la sua cifra; arriva dritta non solo al cuore ma anche all’anima e lancia, continuamente, segnali che diventano riflessioni ma anche ricerca dentro se stessi.
Le parole, scelte con cura, mai troppo banali né troppo complesse immergono il lettore nel racconto e lo collocano in un piano mai troppo distante dalla scena: sembra sempre di esservi immersi e di osservare i personaggi da un punto di vista privilegiato.
La storia di Lorenzo e di come torna alla vita racconta che tutto è possibile, basta lasciarsi guidare dalle persone che ci amano, da quelle che incontriamo per caso ( ma il caso non esiste) e dalla capacità di tornare.
Ritorno è la parola del mondo intero ma è anche la mia, lo è in assoluto.
Il capitolo che ho letteralmente adorato è stato proprio quello, quello delle parole.
Quando le persone rinunciano alle parole rinunciano a vivere e Solla ci dimostra che non è possibile fare tale scelta . Alla fine, tutti i suoi personaggi tornano sempre alla vita, lo fanno come atto unico di sopravvivenza e come scelta consapevole.
June 4, 2026
Ho letto La memoria delle foglie tutto di seguito, senza fermarmi: l'ho iniziato e l'ho concluso, dal pomeriggio fino a notte; forse è stato l'incanto che emette.
Gianni Solla sa realizzare un arazzo con le parole: sono fili di seta colorati che intreccia con delicatezza; alcuni chiari e luminosi, altri scuri, altri color pastello. Uniti, formano un disegno che si vede bene quando lo si guarda tutto insieme, e toglie il fiato, emoziona, e ti costringe a fermarti a respirare.
Lui lo racconta: succede anche ai clienti del vivaio quando vedono i terrari che prendono forma "Restano a guardarmi mentre lo faccio. A volte è un po' imbarazzante, ma osservare nei loro occhi lo stupore mentre la composizione prende forma è impagabile. Quando poso l'ultimo sassolino a loro quasi manca il fiato".
Questo libro mi ha parlato di come si rompono le persone; di come si sentono quando sono rotte, e di come provano ad aggiustarsi; e di come rinascono come rami nuovi, dove c'è il taglio della potatura. E mi ha parlato della cura, e della pazienza, e della disponibilità a farsi aggiustare. E dello spazio, nuovo e inedito che serve a lasciarsi ricostruire e del tempo che ci vuole.
Questo mi ha ricordato quante persone ho conosciuto con dei danni profondi che sono state prese in carico, con competenza e con la delicatezza dell'attesa; accolte in una "serra" tiepida e luminosa affinchè i germogli trovassero la strada per sbocciare. Anche se "resteranno i segni, queste ferite non guariscono mai. Anche le foglie hanno memoria".
Questo libro è luminoso, pieno di dolore e di speranza; e la certezza della speranza è che per fermarsi a risentire il sole sulla faccia, seduti su una spiaggia di sabbia nera, con la stessa gioia di quando si è innocenti, si debba accettare che il mondo si può salvare, ma spesso è necessario salvarlo "una stanza per volta".
Con la fiducia delle foglie, che ritroveranno dentro la propria mappa genetica la strada per guarire.
libr-ida-leggere 📚
Gianni Solla sa realizzare un arazzo con le parole: sono fili di seta colorati che intreccia con delicatezza; alcuni chiari e luminosi, altri scuri, altri color pastello. Uniti, formano un disegno che si vede bene quando lo si guarda tutto insieme, e toglie il fiato, emoziona, e ti costringe a fermarti a respirare.
Lui lo racconta: succede anche ai clienti del vivaio quando vedono i terrari che prendono forma "Restano a guardarmi mentre lo faccio. A volte è un po' imbarazzante, ma osservare nei loro occhi lo stupore mentre la composizione prende forma è impagabile. Quando poso l'ultimo sassolino a loro quasi manca il fiato".
Questo libro mi ha parlato di come si rompono le persone; di come si sentono quando sono rotte, e di come provano ad aggiustarsi; e di come rinascono come rami nuovi, dove c'è il taglio della potatura. E mi ha parlato della cura, e della pazienza, e della disponibilità a farsi aggiustare. E dello spazio, nuovo e inedito che serve a lasciarsi ricostruire e del tempo che ci vuole.
Questo mi ha ricordato quante persone ho conosciuto con dei danni profondi che sono state prese in carico, con competenza e con la delicatezza dell'attesa; accolte in una "serra" tiepida e luminosa affinchè i germogli trovassero la strada per sbocciare. Anche se "resteranno i segni, queste ferite non guariscono mai. Anche le foglie hanno memoria".
Questo libro è luminoso, pieno di dolore e di speranza; e la certezza della speranza è che per fermarsi a risentire il sole sulla faccia, seduti su una spiaggia di sabbia nera, con la stessa gioia di quando si è innocenti, si debba accettare che il mondo si può salvare, ma spesso è necessario salvarlo "una stanza per volta".
Con la fiducia delle foglie, che ritroveranno dentro la propria mappa genetica la strada per guarire.
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August 5, 2026
molto bello, un piccolo racconto di vita. trovo molto affascinante il contrasto tra scrittura (che risulta estremamente semplice, leggera) e i temi affrontati (il significato delle cose che ci circondano, i ricordi, salvare, salvarsi, connessioni umane, appartenenza)
June 18, 2026
“Di ogni parola impara il suo opposto perché le userai entrambe. Camminerai sul filo che le unisce un mucchio di volte.”
(Citazione)
(Citazione)
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