Ancora una volta Adelphi mi priva della soddisfazione di aver letto un Simenon non ancora tradotto da noi.. grazie a loro, infatti, questo romanzo breve del '40 è stato in effetti tradotto.. "solo" 62 anni dopo.
Non è forse strano che un autore che ha passato la vita a indagare gli aspetti più torbidi dell’animo umano abbia conservato un rispetto reverenziale per la purezza dell’infanzia, tanto rimpianta; e che i suoi protagonisti se ne facciano difensori, mostrando come i bambini sappiano vedere verità scomode che gli adulti preferirebbero nascondere, oppure intraprendere eroiche azioni in difesa di chi li ha amati.. Così in bei racconti come “Sept petits croix dans un carnet” (presente nel « Natale di Maigret”) o “Le témoignage de l’enfant de choeur” (in “Maigret et l’inspecteur malgracieux”), oltre che nei rimpianti di personaggi come il protagonista di “Les autres”.
In questo caso abbiamo un romanzo breve, o meglio forse un lungo racconto, data l’unità di luogo; e un bambino sognatore, tenuto in casa da una madre ansiosa che teme le epidemie, che si consola immaginandosi un’amicizia con un coetaneo, parimenti recluso, che osserva nella finestra dirimpetto. La recensione di Orsodimondo dice già quasi tutto quello che c’è da dire; vorrei aggiungere che in questo racconto del ’40 più che una satira della vita borghese (i genitori sono brave persone, per quanto sempre in affanno per il lavoro; lavoro che forse, a detta dell’acida zia possidente, porta più spese che guadagno..) c’è la scoperta del Male da parte del bambino che è sempre stato in casa a giocare con i suoi animaletti: il Male che non sono solo gli “anarchici che gettano le bombe e tagliano i garretti ai cavalli della polizia”, anzi: il bambino, una volta che avrà intuito il nascondiglio dell’anarchico ricercato, farà del suo meglio (che purtroppo non sarà un gran che, data l’età) per nasconderlo agli adulti; sia per simpatia verso il suo “amico” e la di lui nonna, parenti del ricercato; sia perchè forse ha intuito un anelito di libertà in quell’uomo braccato in tutta la Francia. No, il Male è altro: il Male è la malignità della zia del padre, installatasi in casa loro perchè la figlia adottiva l’ha scacciata di casa, e tollerata finchè c’è la speranza di ereditare da lei quella medesima casa.. la zia che distrugge i suoi giocattoli per rabbia, che parla male di tutti, che legge la cronaca nera con odio verso gli anarchici e godendo a spaventare il bambino; la zia che in bagno non si lava.. e che con una sua spiata rivela l’intuizione del bambino alla polizia (già allertata da un’altra spiata.. bello il mondo degli adulti!), portandoli alla definitiva cattura del ricercato.
Bella anche la cornice del racconto, narrato dallo stesso bambino da adulto, che discute con la madre dei loro ricordi di allora analizzando i meccanismi della memoria (c’è molto di autobiografico nella storia).
Nota di traduzione: il titolo italiano “Pioggia nera” è indubbiamente evocativo della storia, ma l’originale “Il pleut bergère”, titolo di una famosa aria di un’opera del 1780 poi diventato filastrocca infantile, poteva quindi essere tradotto “Piove, piove, la gatta non si muove”..