“Coloro che credono di amarci possono distruggerci.”
Fuoco è un thriller magnetico che fino all’ultimo deforma la verità. Tra le nuove voci più forti e credibili della crime fiction italiana, Livia Sambrotta sonda con lucida sensibilità gli abissi dell’animo umano, laddove i rapporti personali si trasformano in un labirinto e ogni certezza è destinata a bruciare.
A Venezia la luce accarezza le superfici e cancella le ombre. Tra le calli silenziose, tutto appare immobile, eterno. Ma basta un attimo perché qualcosa si incrini. Basta un incontro, uno sguardo, un dettaglio fuori posto e la città, come acqua mossa dal vento, cambia volto. Lara insegna lingua e cultura cinese alla Ca’ Foscari. È una donna colta, abituata a muoversi tra simboli e significati nascosti. Nel rituale del tè trova un una meccanica di gesti lenti e precisi che riflette il suo bisogno di ordine. Ma quando Adrian scompare nel nulla, tutto si spezza e Lara si ritrova sospesa tra due quella che credeva di conoscere e quella, molto più oscura, che sta iniziando a intravedere. La relazione tra i due è iniziata da pochi mesi, ma è stata travolgente come un incendio. Poi, il mistero si somma al mistero. Lara viene a conoscenza del suicidio di una giovane donna, una morte che sembra inspiegabile e che, invece, appare legata alla scomparsa di Adrian. Al centro di questo intrico di enigmi, c’è il Sanctuary Relais, lo splendido resort ricavato da un antico monastero su un’isola della laguna, il progetto più ambizioso di Adrian e del suo socio Marco. Il Sanctuary è avvolto dall’aura di un’ambigua bellezza. Mentre l’ispettore Trevisan conduce le indagini ufficiali, Lara decide di cercare la verità da sola. Accanto a lei ci sono Irene, l’amica a cui può confidare ogni paura, e una madre ingombrante e imprevedibile, capace di spingerla verso scelte inaspettate. Tra false identità, doppie vite e inattesi colpi di scena, Lara capisce che Adrian non era l’uomo che diceva di essere.
Nel romanzo “Fuoco” di Livia Sambrotta, edito da SEM 16/06/26 pagg. 352, l'ambientazione veneziana costituisce un elemento narrativo imprescindibile, uno spazio che condiziona ritmo, atmosfera, significato degli eventi e regala la costante sensazione di vivere in un luogo sospeso tra splendore e inquietudine, restituendo un'immagine profondamente evocativa della Serenissima
Lara, la protagonista, è docente di lingua e cultura cinese all'Università di Venezia, un personaggio la cui vita è scandita dai rituali del tè bianco e dalla passione per l’insegnamento, una trentacinquenne riflessiva e incline all'introspezione, destinata a vedere progressivamente sgretolarsi ogni certezza
La scomparsa improvvisa del fidanzato Adrian Faure è il punto di rottura del suo equilibrio. Adrian è una figura volutamente sfuggente e rappresenta il classico personaggio che conquista proprio grazie alle numerose zone d'ombra che lo circondano Quando scompare improvvisamente, Lara si rende conto di conoscere molto meno di quanto credesse dell'uomo con cui aveva condiviso gli ultimi mesi della propria vita L'indagine che Lara porta avanti, a fianco di quella ufficiale, è una sorta di doppio percorso: da un lato la ricerca sulla verità dei fatti, dall'altro quella assai più dolorosa, sulle proprie fragilità, sulla dipendenza affettiva, sul bisogno di credere alle apparenze e sulla difficoltà di distinguere le intuizioni valide dalle paure che la assalgono
Attorno alla protagonista si muove una galleria di personaggi ben caratterizzati. L'amica Irene rappresenta un saldo punto di riferimento emotivo, mentre la madre di Lara, con la sua personalità esuberante e protettiva fino all'eccesso, introduce nella narrazione momenti di imprevedibilità che arricchiscono ulteriormente il thriller
La costruzione della trama si basa su false identità, doppie vite, un suicidio dai contorni poco chiari e continui ribaltamenti di prospettiva che mantengono viva la curiosità del lettore. L'autrice dissemina numerosi indizi e piste alternative, nella quale ogni personaggio sembra custodire una parte della verità
La scrittura privilegia una prosa elegante, a tratti lirica, capace di soffermarsi sulle emozioni, sulle percezioni e sulle atmosfere con una sensibilità letteraria. Nei momenti dedicati al rapporto tra Lara e Adrian il racconto assume sfumature sentimentali intense che arricchiscono il coinvolgimento emotivo del lettore
Un romanzo che dimostra come il mistero possa nascere non soltanto dai delitti e dai segreti, ma anche dalle zone più oscure dell'animo umano e dalle illusioni che costruiamo sulle persone che crediamo di conoscere. Un thriller in cui Venezia assume il volto seducente dell'inganno
𝐹𝑢𝑜𝑐𝑜 è il quinto lavoro di Livia Sambrotta, edito da SEM, pubblicato il 16 giugno 2026. Lara, la protagonista del romanzo, insegna lingua e cultura cinese all'Università Ca' Foscari di Venezia. La sua è una vita tranquilla, che viene sconvolta dalla scomparsa di Adrian, l'uomo con il quale ha iniziato, da qualche mese, un'appassionata frequentazione.
Cercando di capire cosa sia successo, Lara scopre che Adrian conduceva una doppia vita. L'uomo che le sembrava di conoscere non esisteva. Le indagini si intrecciano con un altro misterioso caso: il suicidio di una giovane donna, Tessa. Entrambe le vicende, forse, potrebbero essere collegate l'una all'altra. All'interno di questo thriller psicologico troviamo una serie di temi, tra i quali: la manipolazione emotiva, le relazioni familiari e la ricerca della verità. Quanto è difficile conoscere chi abbiamo davanti?
La storia, oltre a essere scorrevole, si concentra sul rituale del the bianco cinese. Un momento salvifico per Lara, che sottolinea quanto sia importante fermarsi a respirare per sopravvivere alla velocità della vita e ai drammi che, a volte, la caratterizzano.