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Scrivo per restare umano
In una Gaza plasmata dalle bombe, dopo il 7 ottobre 2023, la famiglia dell'autore si ingegna in ogni modo per sopravvivere all'estrema ferocia del conflitto. Coi droni che affollano il cielo, la chiusura dei valichi e l'intensificarsi dei bombardamenti, la guerra si stringe intorno ai protagonisti come un anello di fuoco, e da questa costrizione progressiva nasce un canto di sofferenza, in cui risuona l'assoluta necessità di restare umani. Muhammad al-Zaqzouq condensa in questo diario mesi di patimenti e incertezza, dal 7 ottobre 2023 fino alla fine del 2024. Insieme alla moglie 'Ula e ai tre figli piccoli, fugge dalle bombe e dai carri armati, spostandosi da un capo all'altro di Gaza all'interno di una rete famigliare fitta e radicata nel territorio, in una serie apparentemente interminabile di sfollamenti. Il ritmo di questi spostamenti è dettato dagli ordini di evacuazione dell'esercito israeliano, che annuncia le sue incursioni e i suoi bombardamenti lanciando volantini dagli aerei. Cosí, il viaggio dell'autore diventa una panoramica della vita a Gaza, delle strategie messe in atto dagli abitanti per adattarsi a una realtà in cui l'unica certezza è la presenza della morte e del pericolo: è piú sicuro stare in una casa col tetto di cemento o di lamiera? Quanto dura una batteria portatile che deve alimentare un intero appartamento? Cosa si è disposti a bruciare per cuocere un po' di pane? Da queste pagine, impariamo che non c'è una risposta giusta, che certe decisioni vanno prese a intuito, ignorando i dubbi martellanti e l'angoscia costante di fare un passo falso. Mentre Gaza viene rasa al suolo a ritmo di marcia, la famiglia allargata dell'autore si riunisce e si disperde, si cerca tra le macerie e trova nel gruppo un senso di protezione ancestrale, mossa da una tenace e incrollabile volontà di sopravvivere. Allora, nei pochi momenti in cui il genocidio rallenta o si interrompe, non stupisce che la vita torni a mettere radici nelle città distrutte dalle bombe, che i negozi riaprano e che basti un telo a coprire una parete crollata e a ripopolare una casa. Preso nel «vortice della guerra», l'autore decide di ancorarsi alle parole, per non essere spazzato via insieme alla sua capacità di amare e di piangere per la devastazione che lo circonda. Attraverso la scrittura, cerca di risvegliare l'attenzione alla realtà, di trascendere il meccanismo animale della sopravvivenza che non lascia spazio al cordoglio e alla riflessione, e cosí facendo ci consegna un racconto straziante, traboccante di macerie materiali e metaforiche: una voce in lamento, che si leva dal cuore pulsante della guerra.
197 pages, Kindle Edition
Published May 26, 2026
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Community Reviews
Displaying 1 - 3 of 3 reviews
August 5, 2026
Libro davvero noioso, soprattutto per un tema così importante: non ci fa conoscere i personaggi, la moglie e i figli restano ombre, è tutto un elenco di spostamenti della famiglia in fuga e di scene raccapriccianti a cui lui assiste, non diversamente da quanto già letto nelle cronache.
Inoltre usa più volte il termine “guerra” per quello che è di fatto un genocidio, violenze su un popolo inerme lasciato morire di fame. Come se avvertire le persone di lasciare le proprie case prima di distruggerle, rendesse meno disumana la devastazione.
Peccato che non si senta l’umanità dei personaggi, i loro caratteri e le loro storie: sia lui che i suoi familiari e amici restano nomi che, come burattini, si muovono in un mondo devastato.
Inoltre usa più volte il termine “guerra” per quello che è di fatto un genocidio, violenze su un popolo inerme lasciato morire di fame. Come se avvertire le persone di lasciare le proprie case prima di distruggerle, rendesse meno disumana la devastazione.
Peccato che non si senta l’umanità dei personaggi, i loro caratteri e le loro storie: sia lui che i suoi familiari e amici restano nomi che, come burattini, si muovono in un mondo devastato.
June 25, 2026
[Sedetti in cima al declivio sabbioso, guardai verso il mare come se fosse la via d’uscita dall’inferno. Lui almeno non era cambiato. Era il mare della mia infanzia, delle giornate spensierate e delle notti senza meta piene di allegria. Non era cambiato affatto. Nulla di quel che ci era accaduto poteva turbarlo. Inspirai profondamente per sentirne l’odore, quell’odore di sale, di pesce e di alghe portate dalle onde, e mi sentii subito piú calmo. Come se la realtà sfumasse, si sciogliesse, come se la guerra stesse trattenendo il respiro. Nella brezza che spirava dal mare, sentivo la stanchezza abbandonarmi. Mi sdraiai e lasciai che il dolore colasse via, assorbito dalla sabbia.]
August 6, 2026
“Sedersi per strada significa sedersi nel bel mezzo della guerra, da dove si sentono infiniti suoni, e ogni suono è una storia che ti strappa il cuore e al suo poso pianta un seme di cordoglio.
✿ Leggetelo. Come tutti i libri che raccontano eventi nudi e crudi. Ti lascia senza parole e quelle poche che trovi sembrano ridicole.
✿ Leggetelo. Come tutti i libri che raccontano eventi nudi e crudi. Ti lascia senza parole e quelle poche che trovi sembrano ridicole.
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