LES MILLORS OBRES DE LA LITERATURA UNIERSAL SEGLE XX, numero 05, primera edicion julio 1986,237 paginas, texto en catalan, tapa bladna, en estado aceptable
Boris Pilnyak (Russian: Борис Пильняк; October 11, 1894 in Mozhaysk – April 21, 1938 in Moscow) was a Russian author.
He was Born Boris Andreyevich Vogau (Russian: Борис Андреевич Вогау) in Mozhaysk. His father was a doctor of German descent, and his mother came from an old merchant family from Saratov. Boris first became interested in writing at the age of nine. Among his early influences were Andrei Bely, Aleksey Remizov, and Yevgeny Zamyatin.
He was a major supporter of anti-urbanism and a critic of mechanized society. These views often brought him into disfavor with Communist critics. His most famous works are The Naked Year, Mahogany, and The Volga Falls into the Caspian Sea, all novels concerning revolutionary and post-revolutionary Russia. Another of his well-known works is OK, an unflattering travelogue of his 1931 visit to the United States.
In Artists in Uniform, Max Eastman wrote a chapter about him called "The Humiliation of Boris Pilnyak."
On October 28, 1937, he was arrested on charges of counter-revolutionary activities, spying and terrorism. One report alleged that "he held secret meetings with (André) Gide, and supplied him with information about the situation in the USSR. There is no doubt that Gide used this information in this book attacking the USSR." Pilnyak was tried on April 21, 1938. In the proceeding that lasted 15 minutes, he was condemned to death. A small yellow slip of paper attached to his file read: "Sentence carried out."
Un autor no todo lo conocido que se merece, porque si bien es cierto que a veces es excesivamente barroco, su prosa tiene una gran belleza. Además nos proporciona un retrato único de un momento único.
2,5 stars, really! Con questo romanzo Boris Pil'njak tenta di riabilitarsi di fronte al regime dopo i trascorsi burrascosi e le accuse di tradimento degli ideali socialisti, rivoltegli da più parti (il c.d. "pilnjakismo"). L'autore getta il cuore oltre l'ostacolo e, tra il '29 e il '30 sforna un esemplare (quasi) perfetto di "realismo socialista", cioè un libro (questo libro) come lo voleva il sistema e come verrà di lì a poco codificato nel 1934. Del resto, è ormai evidente che non si possono pubblicare testi che non si pongano in linea con i dettami del verbo comunista, incarnato nello stato sovietico. E proprio per questo, per il fatto cioè che si tratta di un'opera volutamente "dentro il recinto dell'omologazione", si tratta del lavoro meno interessante e significativo dell'autore. Tra l'altro, va ricordato che la riabilitazione cui lui mira è solo illusoria e passeggera. Semplicemente, una notte del '37 alcuni agenti del NKVD lo prelevano da casa (di notte, ovvio) e di Pil'njak si perdono per sempre le tracce. C'è chi dice abbia finito i suoi giorni in Siberia (magari alla Kolyma, chissà), chi sostiene che non sia nemmeno mai uscito vivo dalla Lubjanka. Probabilmente, non lo sapremo mai. Ritornando al romanzo in commento: vi si esaltano le opere grandiose del piano quinquennale, in particolare la deviazione di interi fiumi con grandi progetti ingegneristici (dighe e sbarramenti). Ingegneri e operai rivolgono lo sforzo collettivo verso l'unico obiettivo. Le forze positive della Russia mirano allo svecchiamento e al nuovo ordine. E ci riusciranno, riusciranno a sconfiggere i sabotatori, quegli "insetti" parassiti, individualisti, immorali ed egoisti, che - sia pure marci nell'anima e disorganizzati - cercano di opporre una resistenza impossibile e di far saltare la diga con l'esplosivo. Verranno "smascherati", ça va sans dire. La parte bella di questo romanzo, che poi ha tutte le caratteristiche stilistiche del nostro (flusso di coscienza, complessa articolazione tra pensieri e descrizioni ecc.), è quella che è stata rimaneggiata dal romanzo breve "Mogano", apparso qualche anno prima, questo sì una delle migliori cose di Pil'njak.