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Dall'inferno si ritorna

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Il 7 aprile del 1994 in Ruanda ha inizio uno dei massacri più atroci della il genocidio perpetrato dagli hutu contro i tutsi e gli hutu moderati. L’ultimo genocidio del XX secolo. In 101 giorni vengono assassinate un milione di persone, c’è un omicidio ogni dieci secondi, le violenze sono inenarrabili.
Il 13 aprile 1994 un gruppo armato hutu entra in casa di Bibi, a Kigali. Quando, molte ore dopo, Bibi si sveglia, non ricorda cosa è ha solo il desiderio di bere succo d’ananas e avverte un odore pungente nella stanza. Ha il braccio destro dilaniato, l’addome perforato dai proiettili, lesioni alla nuca e a un orecchio causate dai calci. Sparsi nella stanza i cadaveri della mamma, del fratellino, della zia e dei cuginetti.
Bibi è sopravvissuta. Oggi vive in Italia ed è una giovane studentessa di medicina all’università La Sapienza di Roma. Questa è la storia del suo viaggio infernale tra morte e desolazione, inaspettati gesti di coraggio e solidarietà, fino allo Zaire, insieme a un milione e duecentomila profughi come lei. La storia di chi convive con il senso di colpa per avercela fatta, sentendo ogni giorno il dolore dell’assenza.

244 pages, Kindle Edition

First published March 11, 2015

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Christiana Ruggeri

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Profile Image for Il Salotto Irriverente - G. Biondi.
141 reviews2 followers
September 17, 2019
Attraverso poco più di 240 pagine si racconta uno dei più sanguinosi massacri della storia contemporanea: il genocidio avvenuto nel Ruanda perpetrato da una frangia estremista dell’etnia degli hutu nei confronti della vicina etnia dei tutsi a causa di questioni socio-economiche.
A partire dal 7 Aprile del 1994, per 101 giorni, furono assassinate circa un milione di persone, un omicidio ogni dieci secondi. Una lotta all’ultimo sangue nata per tentare di sterminare un’intera etnia. Il tutto avvenne nella totale indifferenza delle potenze occidentali, le quali, nonostante le richieste di aiuto, intervennero solo per potare via i propri connazionali dal Ruanda al momento dell’eccidio.
La Ruggeri, in un libro coraggioso, crudo e straziante, racconta la storia vera di una bambina sopravvissuta alla violenza, alla crudeltà, ai massacri, agli stupri e al terrore che caratterizzarono quei tragici giorni di follia pura. La protagonista della storia è per l’appunto Berenice o Bibi, una bambina di soli 5 anni, che, dopo aver assistito allo sterminio della propria famiglia, riesce a scappare agli orrori che hanno devastato la sua terra. Bibi riesce a sopravvivere grazie alla bontà, al coraggio e alla solidarietà di gente incontrata per caso e anch’essa in fuga dalla morte e dalla desolazione.
La sua storia inizia il 13 Aprile 1994, quando un gruppo armato hutu entra nella sua casa a Kigali e trucida la sua famiglia. Tutto il suo mondo viene distrutto in quei pochi minuti di pazzia e lei, creduta morta, viene abbandonata in una pozza di sangue. Dopo il suo risveglio non troverà più la sua vita felice di bambina spensierata ma sarà costretta improvvisamente a diventare adulta. Inizierà così la sua lotta per la sopravvivenza dove vince chi è più furbo, scaltro e fortunato.

Durante il suo difficile viaggio verso la salvezza incontrerà tante persone che l’aiuteranno, dandole fiducia e speranza in momenti in cui questi sentimenti sembrano aver del tutto abbandonato il mondo in cui vive: Joseph e Marie Claire, la sua prima “famiglia”, dopo averla trovata in fin di vita la porteranno in ospedale per i primi soccorsi; Mama Lucy e la sua cova di bambini le faranno respirare, dopo tanto tempo, i primi attimi di normalità e l’aiuteranno a raggiungere il confine con lo Zaire; il bellissimo Gerard l’accoglierà come una sorellina; Astrelle, la “mamma numero quattro”, la tratterà al pari di una figlia vedendo in lei la gioia di vivere che caratterizzava la sua piccola prima che morisse nel grande lago Kivu; Le suore dell’orfanotrofio che da sempre rappresentavano un incubo per Bibi, diventeranno una famiglia.
La fuga infinita raccontata da Bibi è fatta di corse rocambolesche attraverso ospedali, tendopoli, foreste, paludi e orfanotrofi, di marce forzate e di fame, di incontri con persone che l’hanno amata e permesso fortunatamente di sopravvivere. Berenice sarà costretta addirittura a cambiare identità per sfuggire da una furia omicida alla quale non importa se sei uomo, donna, anziano o bambino.
Le parole del libro scorrono velocemente facendo palpare con mano l’alternarsi di vari sentimenti: La rabbia della piccola Bibi nei confronti dei carnefici della madre e di chi stava distruggendo il suo paese, diventa viva; La sua paura nel momento in cui cerca di eludere i nemici che volevano schiacciare gli appartenenti alla sua etnia come inyenzi, insetti, trasmette angoscia; La sensazione di abbandono poiché costretta dagli eventi a cambiare di continuo “famiglia”, infonde tristezza; La riconoscenza nei confronti di quelle persone che, grazie all’aiuto datole, hanno fatto in modo che potesse coronare i suoi sogni e avere una vita normale, dona un sorriso e infonde fiducia nei confronti del genere umano.

A rendere ancora più amaro il racconto, saranno la presenza di vecchi ricordi legati al passato. Un vissuto sereno e spensierato fatto di gite con il nonno e di semplici gesti quotidiani, come il fare colazione tutti insieme o andare a fare la spesa con la propria madre.
È incredibile pensare che la protagonista che ha vissuto tanto orrore sia una bambina di soli 5 anni ed è ancora più assurdo leggere nella sue parole la speranza e la voglia di vivere.
Il libro parla anche delle donne del Ruanda: racconta della mamma di Bibi, la quale, nel giorno in cui la piccola sarà costretta ad abbandonare l’ingenuità e la spensieratezza della sua infanzia, perderà la vita cercando di farle scudo con il proprio corpo nell’insensato inferno di proiettili; Elogia il loro valore e vuole essere una testimonianza di tutto quello che hanno passato mettendone in evidenza la loro forza e il loro coraggio:

“Le sopravvissute, abusate, mutilate, annientate prima nel fisico e poi nell’animo, hanno saputo andare oltre al proprio dolore individuale, di mogli violate, di madri a cui hanno strappato i figli, di donne a cui è stata prosciugata ogni goccia di dignità. Anche le donne uccise per salvare i propri figli non sono state dimenticate: quelle rimaste, tra le macerie delle case e dei ricordi, nonché di vite mai più tornate normali, non si sono fatte dividere. Hanno buttato alle ortiche quelle differenze etniche che volevano il Ruanda disintegrato sotto i suoi stessi machete. Hanno bruciato le carte d’identità, che con quei timbri avevano instillato per primi l’inchiostro velenoso dell’odio e delle differenze di razza, delle invidie e delle gelosie. […] Le donne sfuggite ai massacri, prima le tutsi e poi le hutu
moderate, per ironia mandata dal diavolo, hanno spesso subìto le stesse violenze fisiche […]. Con quel coraggio di cui mi parlava mia madre, quello che serve alle donne per dare la vita, questi fiori ruandesi non si sono appassiti. Si sono piegati ma non distrutti e con una forza che sono gli angeli possono donare, queste nemiche devastate hanno guardato avanti. Si sono alleate contro ogni logica umana di rivalsa e di vendetta. Insieme, in ginocchio e umilmente, hanno raccolto i resti di un meraviglioso paese quasi senza più uomini e con troppi cadaveri non seppelliti. Da quelle lacrime, dai loro sacrifici, la mia gente è risorta. Per la lungimiranza delle donne, il Ruanda oggi ha di nuovo i suoi tramonti senza sangue e la sua gente vive per ricostruire. Come un popolo solo.”

Ripone inoltre molta attenzione agli orrori che sono state costrette a subire, come ad esempio gli stupri utilizzati come arma di guerra e delle loro brutali conseguenze:

“Nei centouno giorno del genocidio gli stupri, come arma di guerra, erano all’ordine del giorno in Ruanda. E lo sono stati anche dopo. Non erano solo una brutale aggressione fisica, per sottomettere, possedere, devastare il corpo e l’anima di una donna. Quei gesti erano l’espressione di qualcosa di più basso e ferino: erano hutu senza cultura che si accoppiavano per vendetta e senza autorizzazione, con le donne tutsi più belle e più altere, quelle che li rifiutavano e mai, nella quotidianità, avrebbero potuto avere. È cominciato così, quel vortice di orribile follia etnica. E poi le violenze sessuali, in aggiunta alla piaga dell’Aids, si sono diffuse anche alle donne hutu ruandesi, risparmiandone poche. Dopo il genocidio, da quegli stupri sono nati mezzo milione di bambini: molti rifiutati, altri no. E quelle povere madri sopraffatte, malate, devastate, prima nemiche, si sarebbero alleate, per impedire al Ruanda di implodere e morire.”

Christiana Ruggeri dà prova di tutta la sua bravura in un racconto, a metà fra la denuncia e l’inchiesta giornalistica, e non si limita nel fornire solo un reportage di guerra ma racconta attraverso gli occhi di una bambina intelligente i sentimenti, a volte contrastanti, e i sensi di colpa che sono comuni a tutti i sopravvissuti. Spesso infatti, Bibi si chiederà: “Con che criterio Dio e gli Angeli hanno salvato me?”.
Nonostante tutto, abbiamo un lieto fine: Bibi oggi vive a Roma ed è una giovane e brillante studentessa di medicina. Il suo cuore è sempre nel Ruanda, dove spera di ritornare. Ha dimostrato di essere una donna già dalla tenera età di 5 anni, affrontando una vita dura e aggrappandosi ad essa con la forza e il coraggio di una donna matura.
Dall’inferno si ritorna rappresenta un grande ricordo, un urlo disperato. La storia sembra essere surreale, quasi fosse uscita fuori dalla mente contorta di un regista folle. Eppure non è così, Bibi esiste e le vicende che ha vissuto, hanno distrutto un paese florido e stroncato
la vita di moltissime persone. Ed è per questo che bisogna leggerlo: per ricordare! O come direbbe la sua protagonista:

“ Chi è tornato dall’inferno ha il dovere di raccontarlo, per gratitudine e perché la sua esperienza può aiutare chiunque: in ogni luogo, spazio e tempo. Il premio di vincere la morte non cade mai in prescrizione e contagia in energia vitale chi sta per essere inghiottito dal buio. Per questo ricordare è tutto. Io sono una di loro. E questa è la mia storia.”
Profile Image for Nubes 🌸.
269 reviews4 followers
April 23, 2024
Lo struggente racconto del genocidio che ha messo in ginocchio il Ruanda, raccontato dagli occhi innocenti di Bibi, sopravvissuta a 5 anni al massacro. Come tutte le storie vere, come si fa a recensirla, a dare un giudizio sulla vita di una persona, su un trauma così personale?

Le mie valutazioni sono sempre su come il libro mi ha fatta sentire, e questo in particolare l'ho trovato un po' infarcito di white saviourism, e penso si sia soffermato troppo poco sulle origini del genocidio, le radici che, come per buona parte dei conflitti che tutt'oggi infiammano alcuni stati africani, sono da ricercarsi nel processo coloniale e nelle colpe del nostro "civilizzato" occidente.

Mi ha particolarmente colpito la parte dedicata alla spiegazione dello stupro come arma di guerra, accurata, cruda, necessaria. E non ho potuto fare a meno di notare le somiglianze e i parallelismi con il genocidio palestinese, soprattutto quando ha parlato del linguaggio disumanizzante, del respingimento dei profughi, delle fosse comuni. La storia si ripete, il mondo resta a guardare, ed è un serpente che si morde la coda.

Inoltre, mi è dispiaciuto che conoscessimo la presente Bibi solamente nell'ultimo capitolo, anche perché la trama faceva intuire qualcosa di più.

Comunque ottima lettura, che con i dovuti trigger warnings, consiglio a chiunque non sappia da dove partire per informarsi sul genocidio del Ruanda. Un paese che sta ancora raccogliendo i cocci, soprattutto grazie alle sue cittadine, per seminare per un futuro di pace.
Profile Image for Giorgia Adler.
78 reviews1 follower
March 2, 2022
"I ricordi di quella mattina sono tornati col tempo. Piano, piano. Forte, forte.
Piano, perchè non volevo ricordare.
Forte, perchè ogni dettaglio che irrompeva nel mio cuore, nella mia mente, nell'anima era come una lama incandescente nel burro. "
In questo libro, Christiana Ruggeri, racconta , in maniera nuda e cruda,la storia di Bérénice, Bibi, una bimba che a soli cinque anni si è trovata coinvolta in uno dei più grandi massacri della storia, il genocidio che ha avuto luogo in Ruanda nel 1994, perpetrato dagli hutu estremisti contro i tutsi (l'etnia minoritaria) e gli hutu moderati . Centouno giorni, dal 7 aprile al 17 luglio, in cui ci fu un assassinio ogni dieci secondi, in aggiunta alle violenze sessuali e alla diffusione della piaga dell'Aids.
Il 13 aprile 1994, un gruppo armato di etnia hutu irrompe in casa di Bibi, a Kigali, uccidendo brutalmente tutta la sua famiglia.
Ma inaspettatamente Bibi rimane attaccata alla vita, nonostante le sue condizioni fossero disperate, con l'aiuto del suo vicino di casa riesce ad arrivare viva al primo ospedale.
Qui comincia il suo esodo verso la salvezza, fatto di bugie, di paura, di ospedali, esodi, fame, malattie, ma anche di amicizie e conoscenze che lentamente la portano lontano, fino all'Italia.
Un libro toccante, emozionante, dopo il quale vorrai leggere, studiare, capire, per non dimenticare.
"Ora mi chiedo : con che criterio Dio e gli angeli hanno salvato me e non il mio fratellino? Non l'ho mai capito. L'ho chiesto a tante persone, negli anni a venire. Ho ricevuto solo risposte diverse e confuse. Nessuna mi ha mai convinto. L'unica certezza è che io sono qui e lui, spero, in cielo.
Tutte queste domande e altre ancora sarebbero arrivate molto tempo più tardi. Prima ci furono anni di lacrime senza fine, paura e solitudine "

Profile Image for Cristina Lella.
54 reviews
March 8, 2020
Che dire di questo libro molto toccante. Ti racconta di una realtà completamente diversa dalla nostra, e ti domandi come ha fatto una ragazzina di 5 anni a sopravvivere al dolore di tutta la sua famiglia e vivere, diciamo a sopravvivere, da sola e con tutta la propria forza d'animo tutto il brutto momento che stava vivendo il suo paese. E stato veramente toccante, tosto e commovente allo stesso momento leggere questo libro.
Profile Image for Emanuele.
126 reviews9 followers
July 23, 2021
Una storia vera che gela il sangue ma scalda il cuore. Capolavoro
Profile Image for Jassi Ci.
519 reviews8 followers
January 30, 2021
Un libro da leggere. L’autrice raccoglie la testimonianza di una bimba che riesce a sopravvivere al genocidio del ruwanda. Libro toccante , coinvolgente e che riesce con naturalezza a parlare di un momento storico terribile e a dare un’idea di cose sia successo con più fedeltà rispetto a quello che io ero riuscita a sentire o a informarmi
492 reviews8 followers
June 25, 2015
Il 6 aprile del 1994 il Falcon del presidente del Ruanda, Juvenal Habyarimana, fu colpito da un missile a Kigali. Poche ore dopo la morte del presidente, in Ruanda iniziò uno dei genocidi più sanguinosi della storia: in poco più di cento giorni morirono quasi un milione di persone. L'incidente infatti fece esplodere definitivamente la tensione etnica tra Hutu, la parte più povera e popolosa della popolazione, e Tutsi, la minoranza più ricca. Quest'ultimi furono perseguitati e massacrati senza pietà dalle frange più estremiste dell'esercito ruandese: Interahamwe e Impuzamugambi.

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