Praga, 2025: se i Noctyria sono esseri superiori, spazzini della feccia dell’umanità, dotati di poteri speciali, tra cui quello di comunicare telepaticamente tra loro, cosa che li porta a non avere mai né conflitti né disaccordi, i Warden sono semplici umani addestrati al combattimento, incaricati di tenere sotto controllo l’operato Noctyria. È così che un Noctyria, soprannominato il Jolly, viene ritrovato dai Warden quasi privo di sensi all’interno di un magazzino, circondato da una dozzina di corpi umani accatastati, ormai morti per dissanguamento.
Soprannaturale e naturale. Immortali e mortali. Mostri e umani. Noctyria e Warden. Un equilibrio da mantenere. 𝒰𝓃 𝑒𝓆𝓊𝒾𝓁𝒾𝒷𝓇𝒾𝑜 𝒾𝓂𝓅𝑜𝓈𝓈𝒾𝒷𝒾𝓁𝑒.
Il Jolly, o più semplicemente Jo, è un Noctyria, sì, ma diverso, atipico, stranamente solo. Non vive con gli altri suo simili, la sua mente è inaccessibile agli appartenenti della sua stessa specie ed è marchiato come un asservito qualunque. Jo arrossisce, sanguina quando viene ferito, respira anche se non ne ha bisogno. Dall’altro lato, invece, c’è Lancelot: Warden diligente, dall’aria austera e dal temperamento razionale e flemmatico, il tutto contenuto, o meglio, 𝓉𝓇𝒶𝓉𝓉𝑒𝓃𝓊𝓉𝑜, all’interno di un ruolo impartitogli da anni di accademia e obbedienza al gruppo dei custodi.
L’incontro tra Jo e Lancelot inizia decisamente nel peggiore dei modi, poiché tra i Warden che ritrovano il corpo di Jo tra i cadaveri c’è proprio lo stesso Lancelot. Nemici per natura, faticano a comprendersi. Il Warden inizialmente non prende bene la capacità di Jo di insidiarsi nella sua mente, ma forse è proprio da questo avvicinamento forzato che parte il primo vero cambiamento. Lancelot percepisce fin da subito che Jo non è come tutti gli altri, che è diverso, più umano. Inoltre, l’aspetto a dir poco perfetto di Jo, smuove fin da subito nel giovane Warden reazioni del tutto impreviste.
Jo è un essere immortale tutt’altro che innocuo e questo dato di fatto stride terribilmente con la sua ingenuità e la sua scarsa conoscenza di quelle che lui chiama “le regole degli umani”. Regole che tenta disperatamente e faticosamente di rispettare, in modo tale da dimostrarsi correttamente inserito nella società. Tanto perfetto nell’aspetto quando imprevedibile nei modi di fare, Jo riesce subito a entrare nel cuore di chi legge e presto anche nel cuore di Lancelot, portandolo così ad ammettere prima a se stesso, e poi agli altri, quella che lui stesso definisce 𝓁’𝒾𝓂𝓅𝑒𝓇𝒻𝑒𝓏𝒾𝑜𝓃𝑒 𝒹𝑒𝓁𝓁𝒶 𝓅𝓇𝑜𝓅𝓇𝒾𝒶 𝓃𝒶𝓉𝓊𝓇𝒶, ovvero la propria omosessualità, e a fare i conti con quel senso di paranoia, ansia e inadeguatezza che il Warden si porta dietro da sempre.
Jo e Lancelot saranno essenzialmente, e reciprocamente, le esperienze più totalizzanti della loro vita. Se a prima vista possono sembrare tanto diversi nell’aspetto, ci si rende presto conto che ad accomunarli ci sono più cose di quanto possa sembrare inizialmente. Entrambi sono anime tormentate e inconsapevoli di esserlo, obbligate a vivere e comportarsi secondo ruoli prestabiliti dalla società, schiacciate dal peso delle etichette. Nonostante questa apparente staticità di ruoli, il loro incontro aprirà la strada a una nuova serie di cambiamenti, soprattutto emotivi. Ciò che per tutta la vita è stato percepito come un obbligo, se non addirittura fonte d’orgoglio, si trasformerà in una possibilità di scelta: Lancelot sceglierà di perdere il controllo, di 𝓋𝑒𝒹𝑒𝓇𝑒, mentre Jo sceglierà di lasciarsi addomesticare, di creare quel legame speciale che rende una persona unica e insostituibile rispetto a tutte le altre e per la quale varrà la pena mettersi contro tutto ciò che fino a quel momento era stato il centro del suo mondo: la sua famiglia Noctyria.
Se c’è una cosa a cui Ella ci ha ormai abituati è che anche i suoi personaggi secondari non sono mai scontati o banali. Non posso non citare il nonno di Jo, Malik, sempre calmo e posato. Malik è il Noctyria più antico, potente e pericoloso di tutti, capace di creare nuovi asserviti, che ha con Jo un rapporto basato sul controllo e sulla coercizione, inducendolo addirittura a prostituirsi in un club al solo scopo di facilitare i rapporti dei Noctyria con i Warden. Tuttavia, per quanto negativo, Malik rimane un personaggio ambiguo per la maggior parte del tempo, poiché, a modo suo, sembra quasi prendersi cura di Jo, e questa continua alternanza dà vita a un costante senso d’incertezza nel lettore.
Abbiamo poi Alec il giullare, l’ex di Jo, una presenza tanto aleatoria e misteriosa quanto impattante nella vita del bel Noctyria. Tuttavia, non vi dirò altro sul personaggio di Alec, altrimenti rischierei di fare spoiler. Se siete interessati a saperne di più, e da sapere vi assicuro che c’è molto, non vi rimane che leggere il libro.
Altro personaggio sicuramente di spicco è Karel. Karel è un collega di Lancelot ed è ciò che potremmo definire “un vero stronzo”. Questo suo caratteraccio è tuttavia consolidato dal fatto che, come Lancelot, ricopre una posizione in cui è obbligato a vedere e giudicare solo secondo il metro di misura dei Warden. Se a questo si aggiunge una gelosia nata dal rifiuto, viene spontaneo pensare a Karel come a un personaggio negativo, uno di quelli che si divertono a mettere i bastoni tra le ruote ai protagonisti. Vi sorprenderò dicendo che il nostro uomo grande e grosso non è affatto il villain che può sembrare all’inizio; anzi, ama fare il pane e i il film romantici anni ‘50 e nasconde un grande potenziale. Farete bene a non dimenticarlo né a relegarlo in un angolino buio e abbandonato della vostra mente… chissà!
Poker di Jolly è una storia che parla di seconde possibilità e di scelte, o meglio, della scelta di concedersi una seconda possibilità. Di accettare se stessi, le proprie debolezze, le proprie peculiarità e poi concedersi semplicemente di essere felici. Senza accettare prima se stessi non si potrà mai arrivare all’accettazione dell’altro, in particolare di ciò che ci è sempre stato mostrato come diverso, ma che non è necessariamente peggiore. Talvolta, il diverso, è anche ciò che più ci attrae, e questo spaventa. Spaventa molto. Ecco perché non si dovrebbe abbassare la testa davanti a imposizioni che percepiamo come sbagliate. Come nel caso di Lancelot, è invece necessario guardarsi dentro e fare affidamento sugli altri per riuscire ad affrontare e combattere quei demoni che, per una vita intera, abbiamo percepito come qualcosa di proveniente dall’esterno, quando invece si trattava principalmente di paure autoimposte, attribuite erroneamente a una fonte estrinseca che ha trovato terreno fertile nelle nostre insicurezze più infantili.
«𝒮𝒾𝒶𝓂𝑜 𝓈𝑜𝓁𝑜 𝓈𝑜𝓅𝓇𝒶𝓋𝓋𝒾𝓈𝓈𝓊𝓉𝒾 𝒸𝒽𝑒 𝒽𝒶𝓃𝓃𝑜 𝓈𝒸𝑒𝓁𝓉𝑜 𝒹𝒶 𝒸𝒽𝑒 𝓅𝒶𝓇𝓉𝑒 𝓈𝓉𝒶𝓇𝑒. 𝒯𝓇𝒶𝒹𝒾𝓇𝑒𝒾 𝓁𝒶 𝓂𝒾𝒶 𝓈𝓉𝑒𝓈𝓈𝒶 𝓇𝒶𝓏𝓏𝒶 𝒶𝓃𝒸𝑜𝓇𝒶, 𝑒 𝒶𝓃𝒸𝑜𝓇𝒶, 𝑒 𝒶𝓃𝒸𝑜𝓇𝒶.» Come dimostrano queste parole, per un asservito qualunque, è la paura a stabilire da quale parte schierarsi e quale razza tradire. Tuttavia, questo non vale più per Jo e Lancelot: due sopravvissuti, due anime scampate al destino, che hanno deciso da che parte stare in un mondo dove, per loro, la razza, non ha più valore.