Ivan Illich alights on such topics as education, history, language, politics, and the church. The conversations range over the whole of Illich's published work and public career as a priest, vice-rector of a university, founder of the Centre for Intercultural Documentation in Cuernavaca, Mexico, and author of such classics as Tools for Conviviality, Medical Nemesis, and Deschooling Society.
Ivan Illich was an Austrian philosopher, Roman Catholic priest and critic of the institutions of contemporary western culture and their effects of the provenance and practice of education, medicine, work, energy use, and economic development.
This may be the best introduction into the thought of Ivan Illich. A series of interviews conducted by David Cayley, it proceeds chronologically through Illich's work from the '60s to the '80s. The interview format provides a good survey of Illich's biography, his written works, and allows for reflective thinking about the two. What I appreciate more than anything about Illich's thought/work is how he provides a new vantage point for looking at the world. He calls into question our underlying assumptions: what is school for? does our technology actually advance human satisfaction? do helping professions do more harm than good?
Illich is searching, cantankerous, whimsical, and thoughtfully (at time times defensively) reflective. Cayley presents the arc of his work, then admirably wrangles a series of interviews following that arc.
La casa editrice Elèuthera ripropone in una nuova edizione le Conversazioni con Ivan Illich, un’ottima chiave per entrare nell’opera di un intellettuale anti-accademico che merita più di una lettura. Gli scritti di Ivan Illich, caratterizzati da una pulsione cosmopolita e anti-istituzionale decisamente libertaria, rischiavano qualche anno fa di non trovare più posto nei cataloghi di quegli editori che negli anni settanta e ottanta avevano curato la prima traduzione italiana della sua opera.
Merito di Elèuthera è stato quello di individuare la rilevanza e l’attualità dell’opera di Illich, proponendo un testo che dopo una prima edizione nel 1994 viene adesso ristampato con una nuova veste editoriale.
Le “Conversazioni”, una veloce escursione sull’opera di Illich, sono il frutto di un dialogo impegnativo che il curatore David Cayley ha condotto per un periodo piuttosto lungo, armato di una discreta pazienza (Illich non amava le interviste e a lungo si è negato a ogni intervistatore). Intervistato e intervistatore dipanano i fili dell’opera e della vita di Illich, un viaggio attraverso paesi e lingue diverse, perlopiù fuori dall’accademia (Illich per anni ha diretto un centro di ricerche autogestito in Messico), inseguendo temi e ambiti di ricerca a volte assolutamente distanti tra loro: dalla critica della scuola a quella della medicina, dalla sociologia dei bisogni indotti all’ecologia dall’acqua, dalla teologia delle liberazione alla filologia medioevale, fino agli studi di genere: la traettoria di questo sorprendente “libero pensatore” è rimbalzata di paese in paese e di disciplina in disciplina. Sta proprio qui la cifra di Illich, quella di un libertario che si muove oltre i confini angusti dell’accademia e delle identità nazionali, capace di muoversi a suo agio in più lingue e su più argomenti, animato da un metodo critico che gli permette di affrontare coerentemente diverse questioni, lavorando sulla critica delle istituzioni autoritarie e su un nuovo mondo conviviale da mettere in cantiere. I suoi scritti oggi sono riscoperti in senso ecologista (Illich è molto citato negli scritti della Decrescita, ma purtroppo non mancano tentativi di recuperare la sua opera da parte di certa destra pseudo-ecologista) dopo un breve oblio, ma ci sono opere che per chi scrive queste recensione sono fondamentali sin da metà degli anni ottanta (ero adolescente quando incrociai i suoi scritti): da Descolarizzare la società (responsabile di molte mie assenze dai banchi scolastici) a La convivialità (letto dopo aver deciso che ogni idea metafisica di società era da gettare alle ortiche e che bisognava pensare a un mondo da ricostruire in senso solidale dal basso, senza istituzioni, in chiave antiautoritaria) fino a Nemesi medica (bruciato nelle notti in ospedale in cui vegliavo mio padre ammalato di un tumore). Per chi scrive, l’opera di Illich, pur a tratti non sempre condivisibile e ancora impastata di certo gergo evangelico, ha comunque rappresentato una compagna di strada nel corso di certi personali “riti di passaggio”. E’ un piacere ritrovarla ricapitolata in questa intervista, in cui i saggi sono “parlati” dall’autore.
Qualche riga va infine spesa sulla casa editrice che ha dato alle stampe l’intervista a Ivan Illich. Elèuthera è un’editrice libertaria con un pubblico di nicchia, che ha saputo negli anni sviluppare un catalogo che affianca opere ben inserite nel filone classico dell’anarchismo a fianco di opere radicali, a volte accademiche, lontane dall’autoreferenzialità “militante”. Antropologia, ecologia, pedagogia, architettura, estetica, urbanistica, architettura: da questi ambiti sono stati selezionati autori e opere che interrogano il presente in chiave critica. Nonostante la sua storia sia ormai più che ventennale, la piccola editrice naviga i mari dell’editoria italiana con lo spirito e la prassi, anche economica, di un collettivo alternativo, garantendo posti di lavoro e reddito a un gruppo di persone associate in un progetto politico antagonista. Un esempio di convivialità di cui Illich non avrebbe potuto che compiacersi.
This book is often recommended as a good way into Illich's thought. It reveals, though, Illich's own dissatisfaction with much of his earlier thought. He keeps noting how it was meant for a specific time. That might explain why it failed to grab me. Maybe we've already absorbed much of it, or it asked questions that have been superseded or taken over by others. Still, his contributions seem to be asking interesting questions without supplying any real development. He asks several similar questions as Jacques Ellul, but Ellul seems to provide more elaboration. In this book of interviews, Illich does show great humility, almost granting the sort of complaint here, worrying if, in his sixties, he's just babbling.
This was my first Ivan Illich book. Discovered his name through an interview with filmmaker Godfrey Reggio [Koyaanisqatsi] who considers Illich his mentor. Anyways, Ivan Illich wouldn't agree with any words I use here to describe my experience.
It was absolute fireworks! It's been a while that I've lost myself completely in a book: Losing my sense of time, taking notes. His ideas are very inspiring. This is a great one to get an overview and introduction of Illich' ideas and books, thanks to the conversational way it's written.
I only came across Illich recently and my interest was piqued immediately. This series of interviews (which Illich very rarely gave) is a good introduction to his thinking. Illich is not easy to understand and these interviews offer some insight so might be a good instruction. His principle polemics, on Education and Health are well worth checking out. Written some decades ago but even more pressingly relevant today.
Excellent dialogue with one of the outstanding thinkers of his time. Not a good introduction to his work, but great stuff for those who are already familiar and looking for insight into the man behind the ideas, the unifying core at the centre of a vast and wideranging ouevre.