"Partenopa“ Paola Sorentina nije samo priča o jednoj ženi, već raskošna i emotivna oda Napulju, gradu koji diše kroz svaku stranicu romana. U svom prepoznatljivom stilu, Paolo Sorentino u knjizi „Partenopa“ spaja melanholiju, humor i nostalgiju, vodeći čitaoca kroz lavirinte ljubavi, sećanja i propuštenih prilika. Kroz lik tajanstvene junakinje, „Partenopa“ istražuje neraskidivu vezu između čoveka i grada koji ga oblikuje, dok Paolo Sorentino još jednom potvrđuje zašto je jedan od najposebnijih savremenih pripovedača.
Paolo Sorrentino, regista e sceneggiatore, è nato a Napoli nel 1970. Nel 2001 realizza il suo primo lungometraggio, L’uomo in più, con Toni Servillo e Andrea Renzi. Il film, selezionato alla Mostra del Cinema di Venezia, viene candidato a tre David di Donatello, vince un Nastro d’Argento come miglior regista esordiente e due Grolle d’Oro. Nel 2004 porta a termine il suo secondo film Le conseguenze dell’amore. Unico italiano in concorso al Festival di Cannes, il film ottiene numerosi riconoscimenti tra cui cinque David di Donatello, quattro Nastri d’Argento e cinque Ciak d’Oro. Nel 2006 realizza il suo terzo film L’amico di famiglia, presentato in concorso al Festival di Cannes, partecipa a numerosi festival internazionali. Nel 2008 con Il divo, interpretato da Toni Servillo, Paolo Sorrentino torna in concorso per la terza volta al Festival di Cannes e ottiene il Prix du Jury. Il film si aggiudica poi sette David di Donatello, cinque Ciak d’Oro, cinque Nastri d’Argento ed una candidatura all’Oscar per il Make Up. Nel 2010 viene pubblicato da Feltrinelli il suo primo romanzo Hanno tutti ragione, favorevolmente accolto da pubblico e critica, il libro è finalista al Premio Strega. Nel 2011 This must be the place, segna l’esordio in lingua inglese di Sorrentino. Interpretato da Sean Penn e Frances McDormand il film viene presentato in Concorso al 64. Festival di Cannes. Ottiene numerosi riconoscimenti tra cui sei David di Donatello, tre Nastri d’Argento e quattro Ciak d’Oro. Nel 2012 Feltrinelli pubblica il suo secondo libro Tony Pagoda e i suoi amici. La grande bellezza, interpretato da Toni Servillo, Carlo Verdone e Sabrina Ferilli, porta, per la quinta volta, Paolo Sorrentino in Concorso al Festival di Cannes.
"La vita di un essere umano non è nitida, non è logica. È enorme, e ci si perde dappertutto. Noi proviamo a guardare la nostra vita. A mettere ordine. Ma è lei che non ci guarda. È sempre altrove. Ed è una condizione estenuante che ci rende dubbiosi. E misteriosi. E Parthenope, come tutti noi, è dubbiosa e misteriosa."
Un film controverso, che mi ha lasciata spaesata e più volte in balia di incredulità e incomprensione. Eppure a me la storia di Parthenope è piaciuta tantissimo, perché ha lasciato in me una tristezza e una malinconia al contempo indefinibili e familiari. Ciò che voglio dire è che, benché alcuni punti della narrazione non mi siano del tutto chiari, sento di essere riuscita comunque a coglierne il senso più profondo. Il bello è che, se me lo chiedeste, non saprei dirvelo, qual è questo senso. Me l'hanno trasmesso alcune frasi e alcune scene, tra cui il discorso di Greta Cool alla folla di napoletani, durante il quale si rende evidente il legame tra la ragazza Parthenope e la città che rappresenta. Un legame basato su una bellezza apparente che invece nasconde un senso tragico della vita, racchiuso nella consapevolezza di quanto essa sia effimera e dolorosa. E, soprattutto, priva di certezze.
"GRETA COOL Sei bella e indimenticabile, ma i tuoi occhi sono spenti."
"MAROTTA Ok. Lei sa tutto. Trenta. PARTHENOPE Io non so niente. Ma mi piace tutto."
"Tutti ci lasciamo morire e tutti ci lasciano morire. L'amore, per provare a sopravvivere, è stato un fallimento. O forse non è così!"
Tra parentesi, se c'è una bellezza di cui non si discute, è quella di Celeste Dalla Porta. Perfetta per questo ruolo.
Paolo Sorrentino, con il suo stile lirico e visionario, ci regala con Parthenope un romanzo che è un affresco esistenziale, un canto malinconico sulla bellezza, sull’identità e sulla disillusione del tempo. In bilico tra il mito e la realtà, tra il sacro e il profano, la protagonista Parthenope incarna il fascino e il tormento di una donna che attraversa la vita con una consapevolezza spietata e un’incessante ricerca di libertà. Il romanzo, scandito da salti temporali tra gli anni ‘50 e il 2023, è la storia di una donna, ma anche la storia di Napoli, città-madre e città-amante, teatro e spettatrice di vite che si consumano senza mai riuscire davvero a possedersi. L'autore ci fa riflettere su come la società percepisca la bellezza: come uno strumento di potere, ma anche come qualcosa di effimero, destinato a perdere valore con il tempo. Parthenope è libera, ma a quale prezzo? La sua indipendenza la porta a vivere una vita senza vincoli, senza compromessi, ma la condanna anche a una solitudine inevitabile. È il dilemma di chi sceglie di non appartenere a nessuno: si può davvero essere felici senza un legame profondo? Parthenope, con il suo desiderio di libertà e il suo terrore della dipendenza, è una protagonista incredibilmente contemporanea. È la donna che non vuole essere definita da un uomo, che rifiuta i ruoli imposti, che cerca un senso oltre l’amore romantico. Ma è anche la donna che, alla fine della vita, si interroga su cosa abbia realmente costruito. Dal punto di vista artistico, il romanzo è un ponte tra letteratura e cinema. Parthenope è un romanzo che ci ricorda che la letteratura, come il cinema, non serve solo a intrattenerci, ma a farci guardare dentro noi stessi. È un libro che parla di bellezza, ma non di quella perfetta e patinata di Instagram. Parla della bellezza che si sgretola, che si trasforma, che lascia dietro di sé il desiderio impossibile di fermare il tempo. Un libro malinconico, che ci lascia con un'unica, ineludibile domanda: amiamo troppo o troppo poco?