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Il bevitore di tè

Richard Parnasi, lobbista con solidi legami nei palazzi del potere italiano, arriva in Marocco per negoziare un accordo destinato a cambiare gli equilibri economici una tecnologia rivoluzionaria in grado di garantire accesso illimitato alle terre rare, le materie prime strategiche su cui si combatte la nuova guerra fredda globale. Ma mentre Roma, Rabat e le grandi potenze si muovono dietro canali diplomatici invisibili, qualcuno ha deciso che quell’accordo non deve essere firmato. Un aristocratico andaluso con interessi nei traffici del Mediterraneo, un oligarca russo legato al settore energetico di Mosca e una donna dal passato indecifrabile orchestrano una manovra clandestina capace di destabilizzare governi e mercati. Quando sua moglie Anna scompare nel cuore della medina di Marrakech, Parnasi capisce di essere entrato in un gioco molto più grande di lui. Tradito da uomini delle istituzioni e braccato da servizi segreti paralleli, dovrà muoversi fra intelligence, finanza e potere dove ogni alleanza nasconde un doppio fondo. Tra il Marocco, San Pietroburgo e l’Andalusia, si combatte una guerra silenziosa per il controllo delle risorse che decideranno il dominio del XXI secolo. E quando tutto sembrerà perduto, dal passato riemergerà un uomo che conosce le regole invisibili di quel mondo. Un uomo che beve solo tè.

339 pages, Kindle Edition

Published June 19, 2026

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September 8, 2026
La trama è interessante ed effettivamente lo sviluppo lo è altrettanto (anche se noiosamente lento). Ogni personaggio ha una storia diversa che si intreccia con quella degli altri in qualche modo ma poi nel presente del racconto non sono molto distinti tra loro. Il problema è tutto il resto: descrizioni particolareggiate con sfilze di aggettivi ed avverbi per rendere la prosa di un “diplomatic thriller” più “letteraria” (è necessario?), refusi di battitura / dell’editore (mancano punti, virgole, maiuscole, a volte distraendo la lettura), ma soprattutto un finale affrettato di 20/30 pagine dopo 300 lunghe pagine di sviluppo. Inoltre, alcuni punti della trama mi sono sembrati particolarmente inverosimili, come la faccenda della firma del contratto (la quale fa sembrare la burocrazia italiana un thriller dentro un altro thriller) e l’apparente agilità dei personaggi (tra cui un diplomatico non particolarmente ginnico e sua moglie sull’orlo dell’ipotermia) ad uscire dalla tenuta di uno dei magnati più importanti della Spagna dopo aver assassinato il proprietario e non essersi fatti vedere dalle guardie militari che presidiano l’ampio territorio.
Non un’esperienza del tutto negativa ma nemmeno una bella lettura, tenteró con un altro romanzo di Fioroni.
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