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La portinaia del 17: I segreti del Vieux Moulin
Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere pacifiche davanti a un caffè bollente. Non c’è nulla che Berthe, portinaia dai capelli di neve, non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha qualcosa non torna. Decisa a seguire l’istinto e la sua inarrestabile curiosità, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento al secondo piano dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce da sempre più di un segreto.
Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo, La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti.
«Allora, da dove iniziamo?», chiese lei impaziente, sistemando gli occhiali sul naso e aprendo con cura il quadernetto alla prima pagina.
«Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».
Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo, La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti.
«Allora, da dove iniziamo?», chiese lei impaziente, sistemando gli occhiali sul naso e aprendo con cura il quadernetto alla prima pagina.
«Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».
201 pages, Kindle Edition
Published June 23, 2026
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Community Reviews
Displaying 1 - 30 of 67 reviews
July 19, 2026
Mi è proprio piaciuto, una trama semplice ma efficace, scritto in maniera leggera e scorrevole.
Molto bello il colpo di scena finale, a cui si è arrivati con il tempo giusto.
5/5 meritate!
Molto bello il colpo di scena finale, a cui si è arrivati con il tempo giusto.
5/5 meritate!
August 3, 2026
Mi dispiace dare una stella, ma ogni tanto bisogna anche avere il coraggio di andare contro l'hype.
Ho abbandonato il libro a metà e ringrazio sinceramente di non aver speso un euro per comprarlo. Il mistero è chiaro fin dalle prime pagine, ma evidentemente basta definirlo cozy crime perché diventi improvvisamente un pregio.
La scrittura mi è sembrata di una pochezza disarmante: dialoghi artificiosi, frasi ripetitive e uno stile così acerbo da farmi chiedere se qualcuno abbia davvero fatto editing prima della pubblicazione. L'ambientazione parigina? La Parigi di chi l'ha vista in cartolina, non certo di chi la conosce davvero.
La cosa che mi lascia più incredula è che un testo del genere esca con Fazi, una casa editrice da cui mi aspetto ben altro, e che sia già stata annunciata addirittura una serie. Capisco i progetti commerciali, capisco l'hype, ma la qualità dovrebbe restare il requisito minimo.
Ho abbandonato il libro a metà e ringrazio sinceramente di non aver speso un euro per comprarlo. Il mistero è chiaro fin dalle prime pagine, ma evidentemente basta definirlo cozy crime perché diventi improvvisamente un pregio.
La scrittura mi è sembrata di una pochezza disarmante: dialoghi artificiosi, frasi ripetitive e uno stile così acerbo da farmi chiedere se qualcuno abbia davvero fatto editing prima della pubblicazione. L'ambientazione parigina? La Parigi di chi l'ha vista in cartolina, non certo di chi la conosce davvero.
La cosa che mi lascia più incredula è che un testo del genere esca con Fazi, una casa editrice da cui mi aspetto ben altro, e che sia già stata annunciata addirittura una serie. Capisco i progetti commerciali, capisco l'hype, ma la qualità dovrebbe restare il requisito minimo.
July 12, 2026
“La portinaia del 17” è l’esordio di Emma Cortesi: un giallo dal sapore francese ambientato nel cuore di Montmartre.
Al numero 17 di rue des Saules, nel Residence Vieux Moulin, la vita scorre tranquilla tra routine e chiacchiere tra vicini. Berthe, la portinaia dai capelli bianchi, conosce tutto di tutti. Quando Monsieur Gorin, inquilino metodico, non ritira il giornale per la prima volta in vent’anni, Berthe capisce subito che qualcosa non va.
Con l’aiuto dell’ex commissario Lefèvre, la coppia si improvvisa detective e inizia un’indagine “condominiale” tra vecchi diari, segreti del passato e misteri nascosti tra le scale del palazzo: i due sveleranno un passato affascinante e doloroso legato alla Parigi artistica e teatrale.
“Porto con me un’idea. Una possibilità. E la certezza che questo bambino, se nascerà, porterà dentro di sé il meglio di entrambi. La tua dolcezza feroce. La tua fame di parole. Il tuo modo di camminare, come se ogni passo fosse già un’idea.
Mi addormenterò ogni notte pensando a te. Ti vedrò in ogni volto, in ogni ombra, in ogni teatro che attraverserò senza mai entrare. Mi mancherai con una costanza che mi consumerà piano, ma senza rimpianti. Perché io ti ho amato. Ti amo. Ti amerò sempre. Come si amano le cose che non si possono trattenere.”
Al numero 17 di rue des Saules, nel Residence Vieux Moulin, la vita scorre tranquilla tra routine e chiacchiere tra vicini. Berthe, la portinaia dai capelli bianchi, conosce tutto di tutti. Quando Monsieur Gorin, inquilino metodico, non ritira il giornale per la prima volta in vent’anni, Berthe capisce subito che qualcosa non va.
Con l’aiuto dell’ex commissario Lefèvre, la coppia si improvvisa detective e inizia un’indagine “condominiale” tra vecchi diari, segreti del passato e misteri nascosti tra le scale del palazzo: i due sveleranno un passato affascinante e doloroso legato alla Parigi artistica e teatrale.
“Porto con me un’idea. Una possibilità. E la certezza che questo bambino, se nascerà, porterà dentro di sé il meglio di entrambi. La tua dolcezza feroce. La tua fame di parole. Il tuo modo di camminare, come se ogni passo fosse già un’idea.
Mi addormenterò ogni notte pensando a te. Ti vedrò in ogni volto, in ogni ombra, in ogni teatro che attraverserò senza mai entrare. Mi mancherai con una costanza che mi consumerà piano, ma senza rimpianti. Perché io ti ho amato. Ti amo. Ti amerò sempre. Come si amano le cose che non si possono trattenere.”
July 19, 2026
Devo ammettere che sono rimasta un po’ delusa. Di solito per leggere libri così piccini ci metto una giornata, con questo ci ho messo 3 giorni, non avevo voglia di continuarlo. Partiamo dai punti di forza: i protagonisti. Due personaggi adorabili. Profondi e divertenti. Anche lo stile di scrittura mi è molto piaciuto. Ma le cose buone a mio parere si fermano qui. Il problema più grande è che non c’è intreccio, non c’è struttura. Viene commesso un omicidio e al primo giro di interrogatori l’assassino confessa e guarda caso (SPOILER!!) è anche l’ultima persona a venire interrogata. Fine. (FINE SPOILER). Se la struttura dei gialli fosse questa ne esisterebbe solo uno. Gli altri sarebbero di conseguenza prevedibili e noiosi. I flash back a mio parere sono risultati noiosi. Altro punto: Parigi. Sembra descritta da chi ci è andato in ferie una volta, non se ne percepisce la magia. Artisti di strada, pain aux chocolat… i soliti stereotipi. Insomma, una lettura molto leggera, dolce e divertente ma nulla di più.
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August 30, 2026
Una lettura leggera ma purtroppo non piacevole nè scorrevole.
La scrittura risulta decisamente artificiosa, piena di ripetizioni, dialoghi banali e pieni di elementi inseriti solo per sembrare più aulici.
I personaggi sono piuttosto banali e bidimensionali, dettaglio che rende la trama, semplice e già vista e rivista, ancora meno attraente.
La cosa che più mi ha delusa è stata l’ambientazione parigina, che è talmente vaga e abbozzata che, se non fosse stato per i nomi francesi e la costante ripetizione del fatto che ci troviamo a Parigi, avrei pensato di essere in un paese non meglio identificato.
Peccato
La scrittura risulta decisamente artificiosa, piena di ripetizioni, dialoghi banali e pieni di elementi inseriti solo per sembrare più aulici.
I personaggi sono piuttosto banali e bidimensionali, dettaglio che rende la trama, semplice e già vista e rivista, ancora meno attraente.
La cosa che più mi ha delusa è stata l’ambientazione parigina, che è talmente vaga e abbozzata che, se non fosse stato per i nomi francesi e la costante ripetizione del fatto che ci troviamo a Parigi, avrei pensato di essere in un paese non meglio identificato.
Peccato
September 24, 2026
Perché ambientarlo a Parigi, se poi Parigi non c’è
Epilogo superfluo, come se il lettore avesse bisogno di una ulteriore chiusura della storia.
Tolgo un’altra stella? Mah
Epilogo superfluo, come se il lettore avesse bisogno di una ulteriore chiusura della storia.
Tolgo un’altra stella? Mah
June 24, 2026
Se, come me, amate le atmosfere soffuse, i misteri di quartiere e quel pizzico di nostalgia tipicamente francese, il genere cozy crime ha una nuova serie pubblicata da Fazi. La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin, romanzo d'esordio di **Emma Cortesi, ci porta direttamente nel cuore pulsante di Montmartre, all'interno di un condominio che diventa il vero e proprio palcoscenico dell'intera vicenda.
La storia si dipana al numero 17 di Rue des Salules dove incontriamo i due protagonisti, Berthe, la perspicace portinaia dello stabile, e il commissario Lefèvre, un poliziotto ormai in pensione. A dare il via mistero è la rottura di una rigida routine quando un inquilino, da sempre metodico fino all'eccesso, non ritira il giornale quotidiano. Questo piccolo dettaglio accende il campanello d'allarme di Berthe che, con l'aiuto dell'ex commissario, decide di introdursi nell'appartamento. La scoperta è macabra, infatti l'uomo viene trovato privo di vita.
Mentre per la polizia ufficiale si tratta di una banale morte accidentale, per l'improvvisato duo di investigatori le cose non quadrano affatto. Inizia così un'indagine "condominiale", racchiusa tra le mura dello stabile, alla scoperta dei segreti, delle abitudini e delle ipocrisie dei vari coinquilini.
Il punto di forza di questo esordio risiede nella sua struttura quasi teatrale, infatti leggere questo libro è come sedersi in platea, ogni capitolo si apre come una parentesi a sé stante, un frammento di vita o un incontro tra i personaggi che lo spettatore/lettore analizza fino a ricomporre l'intero puzzle.
A fare da perfetta scenografia c'è un'ambientazione squisita e affascinante con il condominio di Rue des Soles che con le sue scale consumate, le caselle della posta vissute e la facciata un po' scrostata, viene dipinto dall’autrice come un angolo di Parigi immobile nel tempo, sospeso in un'atmosfera suggestiva e intima.
Trattandosi di un'opera prima, i margini di crescita sono evidenti, la trama gialla si sviluppa su binari molto semplici e la risoluzione del mistero risulta, agli occhi del lettore più allenato, abbastanza prevedibile. Manca ancora quel vigore narrativo, quella complessità nell'intreccio e quel ritmo serrato fatto di colpi di scena che un grande giallo richiede.
Anche i personaggi, sebbene estremamente interessanti, trarrebbero grande beneficio da una caratterizzazione più profonda e sfaccettata.
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin è un esordio godibile, una lettura leggera che getta le basi per quella che potrebbe diventare un'ottima serie cozy. Il potenziale c'è ed è altissimo e alzando l'asticella della complessità del mistero e dando più spessore ai suoi protagonisti, la coppia Berthe-Lefèvre avrà sicuramente molto altro da raccontare. Una promessa che spero di veder fiorire nei prossimi volumi.
La storia si dipana al numero 17 di Rue des Salules dove incontriamo i due protagonisti, Berthe, la perspicace portinaia dello stabile, e il commissario Lefèvre, un poliziotto ormai in pensione. A dare il via mistero è la rottura di una rigida routine quando un inquilino, da sempre metodico fino all'eccesso, non ritira il giornale quotidiano. Questo piccolo dettaglio accende il campanello d'allarme di Berthe che, con l'aiuto dell'ex commissario, decide di introdursi nell'appartamento. La scoperta è macabra, infatti l'uomo viene trovato privo di vita.
Mentre per la polizia ufficiale si tratta di una banale morte accidentale, per l'improvvisato duo di investigatori le cose non quadrano affatto. Inizia così un'indagine "condominiale", racchiusa tra le mura dello stabile, alla scoperta dei segreti, delle abitudini e delle ipocrisie dei vari coinquilini.
Il punto di forza di questo esordio risiede nella sua struttura quasi teatrale, infatti leggere questo libro è come sedersi in platea, ogni capitolo si apre come una parentesi a sé stante, un frammento di vita o un incontro tra i personaggi che lo spettatore/lettore analizza fino a ricomporre l'intero puzzle.
A fare da perfetta scenografia c'è un'ambientazione squisita e affascinante con il condominio di Rue des Soles che con le sue scale consumate, le caselle della posta vissute e la facciata un po' scrostata, viene dipinto dall’autrice come un angolo di Parigi immobile nel tempo, sospeso in un'atmosfera suggestiva e intima.
Trattandosi di un'opera prima, i margini di crescita sono evidenti, la trama gialla si sviluppa su binari molto semplici e la risoluzione del mistero risulta, agli occhi del lettore più allenato, abbastanza prevedibile. Manca ancora quel vigore narrativo, quella complessità nell'intreccio e quel ritmo serrato fatto di colpi di scena che un grande giallo richiede.
Anche i personaggi, sebbene estremamente interessanti, trarrebbero grande beneficio da una caratterizzazione più profonda e sfaccettata.
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin è un esordio godibile, una lettura leggera che getta le basi per quella che potrebbe diventare un'ottima serie cozy. Il potenziale c'è ed è altissimo e alzando l'asticella della complessità del mistero e dando più spessore ai suoi protagonisti, la coppia Berthe-Lefèvre avrà sicuramente molto altro da raccontare. Una promessa che spero di veder fiorire nei prossimi volumi.
July 24, 2026
Esordio dell'autrice e si vede. Si potrebbe pensare che le lacune di un'esordiente vengano colmare dalla CE. Non è questo il caso! La trama gialla risulta banale e poco approfondita. Numerose scene assolutamente irrealistiche dal punto di vista procedurale degli inquirenti. (Ci si accontenta del parere del poliziotto che trova il cadavere SENZA disporre un'autopsia!). L'editing frettoloso e poco curato, ricco di ripetizioni ha fatto il resto.
July 15, 2026
Un cozy crime piacevole, dalla trama semplice e senza grossi colpi di scena che accompagna la lettura fino al finale piuttosto prevedibile. Soprattutto dalla metà del libro, sembra che manchi ritmo a causa di uno stile troppo impostato e frammentato, penalizzato da frasi brevi e parallelismi così ripetitivi che tolgono naturalezza alla narrazione (Lo schema “Non X. Non Y. Solo Z.” dopo un po’ anche basta…)
September 26, 2026
Poco più di due
July 24, 2026
Banalissimo, capisci chi è l’assassino a pagina 3 e a ogni pagina successiva una conferma.
July 13, 2026
Siamo in un piccolo palazzo a Montmartre, abitato da poche famiglie. Un giorno il drammaturgo Mathieu Gorin non si reca al pianterreno per recuperare il giornale come fa ogni giorno
L’attentissima portinaia Berthe, acuta osservatrice delle abitudini dei condomini, reputa strano questo atteggiamento e decide di recarsi nell’appartamento del signor Gorin dove trova il suo corpo senza vita
La polizia archivia il caso come morte naturale ma, per fortuna, c’è una portinaia attempata e un commissario in pensione che faranno luce su questo caso
Raccontato così potrebbe sembrare quasi interessante ma, questo libro con fortissime vibes alla “Only murders in the building”, con una simpatica e attenta portinaia di 74 anni che conduce le indagini riuscendo a scoprire ciò che la polizia non aveva scoperto, mi ricorda tanto quelle serie TV nostrane dove personaggi poco qualificati e completamente estranei alle tecniche di investigazioni (ad esempio “Don Matteo” 😉) riescono a ottenere risultati incredibili molto prima della polizia…
L’odore del pain au chocolat o del pain aux raisins dovrebbe far sentire il lettore a Parigi e, invece, suggerisce solo qualche stereotipo da turista a Parigi per tre giorni. La ciliegina sulla torta è l’ambientazione del libro a Montmartre, quartiere noto anche a chi non è mai stato a Parigi…
Non vi descrivo il libro né vi svelo il finale (discutibile a mio parere) perché non voglio privarvi del gusto di leggerlo. Vi dico soltanto che nella vita reale accadono fatti ben peggiori e ben più banali ma, da un libro venduto nella collana Darkside, mi aspettavo una storia più di spessore
Voto 2⭐️/5. I personaggi sono simpatici e stereotipati allo sfinimento. Non è un thriller. Viene venduto come giallo ma, se in un giallo il primo sospettato è anche il colpevole, mi sa che dobbiamo rivedere i canoni del giallo. Il voto sarebbe stato 1⭐️ ma, visto che è in offerta a 10€ fino a fine mese, mi sembrava doveroso dargli una stella in più 😉
Non è più in offerta e il mio voto è adesso 1⭐️…
L’attentissima portinaia Berthe, acuta osservatrice delle abitudini dei condomini, reputa strano questo atteggiamento e decide di recarsi nell’appartamento del signor Gorin dove trova il suo corpo senza vita
La polizia archivia il caso come morte naturale ma, per fortuna, c’è una portinaia attempata e un commissario in pensione che faranno luce su questo caso
Raccontato così potrebbe sembrare quasi interessante ma, questo libro con fortissime vibes alla “Only murders in the building”, con una simpatica e attenta portinaia di 74 anni che conduce le indagini riuscendo a scoprire ciò che la polizia non aveva scoperto, mi ricorda tanto quelle serie TV nostrane dove personaggi poco qualificati e completamente estranei alle tecniche di investigazioni (ad esempio “Don Matteo” 😉) riescono a ottenere risultati incredibili molto prima della polizia…
L’odore del pain au chocolat o del pain aux raisins dovrebbe far sentire il lettore a Parigi e, invece, suggerisce solo qualche stereotipo da turista a Parigi per tre giorni. La ciliegina sulla torta è l’ambientazione del libro a Montmartre, quartiere noto anche a chi non è mai stato a Parigi…
Non vi descrivo il libro né vi svelo il finale (discutibile a mio parere) perché non voglio privarvi del gusto di leggerlo. Vi dico soltanto che nella vita reale accadono fatti ben peggiori e ben più banali ma, da un libro venduto nella collana Darkside, mi aspettavo una storia più di spessore
Voto 2⭐️/5. I personaggi sono simpatici e stereotipati allo sfinimento. Non è un thriller. Viene venduto come giallo ma, se in un giallo il primo sospettato è anche il colpevole, mi sa che dobbiamo rivedere i canoni del giallo. Il voto sarebbe stato 1⭐️ ma, visto che è in offerta a 10€ fino a fine mese, mi sembrava doveroso dargli una stella in più 😉
Non è più in offerta e il mio voto è adesso 1⭐️…
August 20, 2026
avete presente la signora in giallo?
ecco, allora leggete questo libro
ecco, allora leggete questo libro
August 27, 2026
Emma Cortesi: La portinaia del 17 - I segreti del Vieux Moulin - Fazi editore
Il Residence du Vieux Moulin è un vecchio palazzo costruito nel 1887 che occupa il 17 di Rue des Saules, a Montmartre; la sua facciata annerita, le persiane verde scuro scolorite e i balconcini in ferro battuto arrugginito, segni del tempo, non riescono del tutto a eliminare la sua antica bellezza.
Berthe Marceau è la sua custode e portinaia da ormai trent’anni. Lei, pur con qualche acciacco - soprattutto l’artrite, che la sta logorando - dice di non sentire affatto il peso dei suoi settantaquattro anni (e in effetti i suoi vispi occhietti azzurri sembrano darle ragione), eppure è proprio il gesto di prendere il suo posto nella portineria - la sua tana, piccola e accogliente - a farla sentire “ancora viva, ancora utile, ancora parte del quartiere”. C’è qualcosa di stonato però questa mattina: sono le 7:08 e la copia di “Le Parisien” spunta ancora dalla cassetta della posta di Monsieur Gorin, l’inquilino dell’appartamento a destra del secondo piano. Persona abitudinaria, Gorin: da vent’anni, alle sette in punto del mattino, scende, sempre impeccabile, si ferma giusto il tempo di scambiare due chiacchiere con lei, Berthe, ritira il suo quotidiano, rientra nel suo appartamento. Mentre l’orologio scandisce i minuti, nella mente della portinaia si affollano interrogativi e ipotesi. Fino a quando una sottile sensazione di paura inizia a farsi strada dentro di lei, e a spingerla a controllare di persona. Sale le rampe di scale, arriva alla porta dell’appartamento di Monsieur Gorin e vi appoggia l’orecchio: silenzio, solo silenzio sembra provenire da quella dimora. È in quel momento che qualcuno alle sue spalle la chiama per nome. Lei, spaventata, si gira: è Antoine Lefevre, inquilino del terzo piano, commissario di polizia in pensione, che, diretto alla boulangerie Lemoine, guidato dal pensiero di un goloso pain au chocolat per colazione, l’ha sorpresa ad origliare.
Il patto tra i due viene stretto: lui provvede a prendere un pain au chocolat in più, lei mette su il caffè. Berthe lo mette così al corrente dei suoi timori. Non resta che andare a verificare con i propri occhi.
Eccoli dunque di nuovo di fronte alla porta dell’appartamento. Nessun segno di forzatura, nota Lefevre, ma lo zerbino leggermente spostato verso sinistra stride con l’immagine di uomo metodico di Gorin. Berthe usa la chiave in suo possesso per aprire l’uscio. Tutto, in casa, è in ordine: le librerie, colme di volumi, la collezione di vinili perfettamente divisi in ordine alfabetico, ciascuno nella propria custodia di plastica, i quadri a olio alle pareti.
Gorin è seduto nella poltrona del salotto, accanto alla finestra. Ed è morto. L’unico elemento fuori posto è una tazza da tè rovesciata sul pavimento. Sul tavolino accanto alla poltrona ci sono ancora il vasetto di miele aperto, il piattino e il cucchiaino. L’ispettore capo Arnaud Delobel, inviato sul posto, non ha dubbi: le scatole di medicine per il cuore sulla credenza all’ingresso, e la prescrizione del medico che riporta la diagnosi di fibrillazione atriale indicano che il cuore ha giocato un brutto scherzo a Monsieur Gorin. Morte naturale, dunque. Eppure quella tazza rovesciata continua a inquietare Lefevre, a cui non è sfuggito un altro dettaglio: la crepa nel vetro dell’orologio al polso del defunto, e le lancette ferme alle 22:17…
Emma Cortesi - classe 2001, una laurea in Scienze Infermieristiche alle spalle - fa il suo esordio letterario con questo giallo di ambientazione parigina da cui traspare tutta la sua dichiarata passione per Agatha Christie. Tutto si svolge all’interno del Vieux Moulin, un vetusto condominio di Montmartre: la morte del solitario e abitudinario Monsieur Gorin appare un evento a prima vista legato a cause naturali, eppure bastano pochi dettagli per risvegliare l’istinto da investigatore di un altro inquilino, Antoine Lefevre, un commissario della polizia in pensione, opportunamente coadiuvato nell’indagine da Berthe Marceau, l’arzilla portinaia dello stabile. I due formano una coppia investigativa assolutamente affiatata e ben bilanciata, che, ne siamo certi, ritroveremo alle prese con ulteriori enigmi da risolvere.
La portinaia del 17 è un classico whodunnit (dall’inglese Who has done it?), in cui la cerchia dei sospettati è ristretta agli abitanti del palazzo. Nel corso delle 200 pagine del romanzo, l’autrice trova modo di esplorare le tematiche dell’abbandono, del ghosting, del rifiuto, senza per questo appesantire la trama, che resta ben equilibrata lungo il corso dei due piani temporali in cui si delinea la narrazione.
Il testo è sorretto da una scrittura fluida, con alcuni spunti intriganti: il racconto del passato della vittima, della sua carriera di autore di testi teatrali e del suo restare all’ombra di uno pseudonimo, svelati nella linea ambientata tra gli anni ’60 e ’70 - che avrebbe forse meritato qualche approfondimento in più - e l’arte pittorica di Sophie Duval, silenziosa abitante dell’ultimo piano. C’è forse un eccesso di cliché che danno alla Parigi immaginata dalla scrittrice l’aria di un bozzetto, più che di una città reale: lampioni, gatti, l’odore dei croissant e delle baguette appena sfornati che si mescola a quello “del vino versato nella notte sui tavolini dei caffè”, tazze sbeccate con la raffigurazione della tour Eiffel; nonostante qualche forzatura di troppo - tra cui qualche dialogo improbabile, come quello iniziale tra Berthe Marceau e Antoine Lefevre - e il fatto che la maggior parte dei personaggi resti solo tratteggiata, il romanzo procede senza scossoni fino al finale: tutto sommato una buona prova che lascia alla scrittrice ampi margini di crescita per esplorare, magari con un po’ più di coraggio, un genere in cui dimostra di essere a proprio agio.
Il Residence du Vieux Moulin è un vecchio palazzo costruito nel 1887 che occupa il 17 di Rue des Saules, a Montmartre; la sua facciata annerita, le persiane verde scuro scolorite e i balconcini in ferro battuto arrugginito, segni del tempo, non riescono del tutto a eliminare la sua antica bellezza.
Berthe Marceau è la sua custode e portinaia da ormai trent’anni. Lei, pur con qualche acciacco - soprattutto l’artrite, che la sta logorando - dice di non sentire affatto il peso dei suoi settantaquattro anni (e in effetti i suoi vispi occhietti azzurri sembrano darle ragione), eppure è proprio il gesto di prendere il suo posto nella portineria - la sua tana, piccola e accogliente - a farla sentire “ancora viva, ancora utile, ancora parte del quartiere”. C’è qualcosa di stonato però questa mattina: sono le 7:08 e la copia di “Le Parisien” spunta ancora dalla cassetta della posta di Monsieur Gorin, l’inquilino dell’appartamento a destra del secondo piano. Persona abitudinaria, Gorin: da vent’anni, alle sette in punto del mattino, scende, sempre impeccabile, si ferma giusto il tempo di scambiare due chiacchiere con lei, Berthe, ritira il suo quotidiano, rientra nel suo appartamento. Mentre l’orologio scandisce i minuti, nella mente della portinaia si affollano interrogativi e ipotesi. Fino a quando una sottile sensazione di paura inizia a farsi strada dentro di lei, e a spingerla a controllare di persona. Sale le rampe di scale, arriva alla porta dell’appartamento di Monsieur Gorin e vi appoggia l’orecchio: silenzio, solo silenzio sembra provenire da quella dimora. È in quel momento che qualcuno alle sue spalle la chiama per nome. Lei, spaventata, si gira: è Antoine Lefevre, inquilino del terzo piano, commissario di polizia in pensione, che, diretto alla boulangerie Lemoine, guidato dal pensiero di un goloso pain au chocolat per colazione, l’ha sorpresa ad origliare.
Il patto tra i due viene stretto: lui provvede a prendere un pain au chocolat in più, lei mette su il caffè. Berthe lo mette così al corrente dei suoi timori. Non resta che andare a verificare con i propri occhi.
Eccoli dunque di nuovo di fronte alla porta dell’appartamento. Nessun segno di forzatura, nota Lefevre, ma lo zerbino leggermente spostato verso sinistra stride con l’immagine di uomo metodico di Gorin. Berthe usa la chiave in suo possesso per aprire l’uscio. Tutto, in casa, è in ordine: le librerie, colme di volumi, la collezione di vinili perfettamente divisi in ordine alfabetico, ciascuno nella propria custodia di plastica, i quadri a olio alle pareti.
Gorin è seduto nella poltrona del salotto, accanto alla finestra. Ed è morto. L’unico elemento fuori posto è una tazza da tè rovesciata sul pavimento. Sul tavolino accanto alla poltrona ci sono ancora il vasetto di miele aperto, il piattino e il cucchiaino. L’ispettore capo Arnaud Delobel, inviato sul posto, non ha dubbi: le scatole di medicine per il cuore sulla credenza all’ingresso, e la prescrizione del medico che riporta la diagnosi di fibrillazione atriale indicano che il cuore ha giocato un brutto scherzo a Monsieur Gorin. Morte naturale, dunque. Eppure quella tazza rovesciata continua a inquietare Lefevre, a cui non è sfuggito un altro dettaglio: la crepa nel vetro dell’orologio al polso del defunto, e le lancette ferme alle 22:17…
Emma Cortesi - classe 2001, una laurea in Scienze Infermieristiche alle spalle - fa il suo esordio letterario con questo giallo di ambientazione parigina da cui traspare tutta la sua dichiarata passione per Agatha Christie. Tutto si svolge all’interno del Vieux Moulin, un vetusto condominio di Montmartre: la morte del solitario e abitudinario Monsieur Gorin appare un evento a prima vista legato a cause naturali, eppure bastano pochi dettagli per risvegliare l’istinto da investigatore di un altro inquilino, Antoine Lefevre, un commissario della polizia in pensione, opportunamente coadiuvato nell’indagine da Berthe Marceau, l’arzilla portinaia dello stabile. I due formano una coppia investigativa assolutamente affiatata e ben bilanciata, che, ne siamo certi, ritroveremo alle prese con ulteriori enigmi da risolvere.
La portinaia del 17 è un classico whodunnit (dall’inglese Who has done it?), in cui la cerchia dei sospettati è ristretta agli abitanti del palazzo. Nel corso delle 200 pagine del romanzo, l’autrice trova modo di esplorare le tematiche dell’abbandono, del ghosting, del rifiuto, senza per questo appesantire la trama, che resta ben equilibrata lungo il corso dei due piani temporali in cui si delinea la narrazione.
Il testo è sorretto da una scrittura fluida, con alcuni spunti intriganti: il racconto del passato della vittima, della sua carriera di autore di testi teatrali e del suo restare all’ombra di uno pseudonimo, svelati nella linea ambientata tra gli anni ’60 e ’70 - che avrebbe forse meritato qualche approfondimento in più - e l’arte pittorica di Sophie Duval, silenziosa abitante dell’ultimo piano. C’è forse un eccesso di cliché che danno alla Parigi immaginata dalla scrittrice l’aria di un bozzetto, più che di una città reale: lampioni, gatti, l’odore dei croissant e delle baguette appena sfornati che si mescola a quello “del vino versato nella notte sui tavolini dei caffè”, tazze sbeccate con la raffigurazione della tour Eiffel; nonostante qualche forzatura di troppo - tra cui qualche dialogo improbabile, come quello iniziale tra Berthe Marceau e Antoine Lefevre - e il fatto che la maggior parte dei personaggi resti solo tratteggiata, il romanzo procede senza scossoni fino al finale: tutto sommato una buona prova che lascia alla scrittrice ampi margini di crescita per esplorare, magari con un po’ più di coraggio, un genere in cui dimostra di essere a proprio agio.
August 9, 2026
⭐️⭐️ La portinaia del 17 — Emma Cortesi
Un cozy crime dall’atmosfera decisamente autunnale, con una Montmartre romantica e poetica, fatta di baguette, pain au chocolat, caffè fumanti condivisi e piccoli scorci di quotidianità. È proprio l’ambientazione, insieme alla sensazione di comfort che riesce a trasmettere, l’aspetto che ho apprezzato maggiormente.
Peccato che, dietro questa bella cornice, la storia non sia riuscita a conquistarmi. Il palazzo aveva un enorme potenziale: una comunità di abitanti, segreti, relazioni e un mistero da sviluppare proprio tra quelle mura. Avrei voluto che questa dimensione avesse un ruolo più centrale, mentre la narrazione si sposta spesso altrove.
La trama è prevedibile, i dialoghi spesso banali e la scrittura ricorre a parecchi cliché e ripetizioni. Ho avuto inoltre la sensazione che il romanzo cercasse di ostentare una profondità che non possiede. Tanti elementi (arte, passato, relazioni, traumi) ma poco realmente approfondito. Persino l’idea di avere un palazzo popolato praticamente solo da artisti mi è sembrata artificiosa.
Una lettura scorrevole e piacevole, ma per me è soprattutto un’occasione mancata: aveva tutti gli ingredienti per essere molto più interessante di quanto sia riuscita a essere. E purtroppo, nemmeno il finale riesce a riscattare il resto.
⭐️⭐️/5
Un cozy crime dall’atmosfera decisamente autunnale, con una Montmartre romantica e poetica, fatta di baguette, pain au chocolat, caffè fumanti condivisi e piccoli scorci di quotidianità. È proprio l’ambientazione, insieme alla sensazione di comfort che riesce a trasmettere, l’aspetto che ho apprezzato maggiormente.
Peccato che, dietro questa bella cornice, la storia non sia riuscita a conquistarmi. Il palazzo aveva un enorme potenziale: una comunità di abitanti, segreti, relazioni e un mistero da sviluppare proprio tra quelle mura. Avrei voluto che questa dimensione avesse un ruolo più centrale, mentre la narrazione si sposta spesso altrove.
La trama è prevedibile, i dialoghi spesso banali e la scrittura ricorre a parecchi cliché e ripetizioni. Ho avuto inoltre la sensazione che il romanzo cercasse di ostentare una profondità che non possiede. Tanti elementi (arte, passato, relazioni, traumi) ma poco realmente approfondito. Persino l’idea di avere un palazzo popolato praticamente solo da artisti mi è sembrata artificiosa.
Una lettura scorrevole e piacevole, ma per me è soprattutto un’occasione mancata: aveva tutti gli ingredienti per essere molto più interessante di quanto sia riuscita a essere. E purtroppo, nemmeno il finale riesce a riscattare il resto.
⭐️⭐️/5
August 19, 2026
Un giallo molto carino che definirei quasi “accogliente”.
La storia è davvero scritta bene e fino agli ultimi capitoli continui a interrogarti su chi possa essere il colpevole.
L’ambientazione poi è molto suggestiva, capace di trasportati al Vieux Moulin mentre leggi.
Promosso!
La storia è davvero scritta bene e fino agli ultimi capitoli continui a interrogarti su chi possa essere il colpevole.
L’ambientazione poi è molto suggestiva, capace di trasportati al Vieux Moulin mentre leggi.
Promosso!
August 14, 2026
Un mystery/giallo dal tono
ironico e rétro, ambientato in
una Parigi affascinante e piena
di misteri. La scrittura è
scorrevole e coinvolgente
mentre i personaggi, simpatici e
affascinanti, conquistano il
lettore con le loro peripezie.
È il primo romanzo di una serie
dedicata allo storico edificio di
rue des Saules!
Una lettura fresca, piacevole
e coinvolgente davvero imperdibile!
ironico e rétro, ambientato in
una Parigi affascinante e piena
di misteri. La scrittura è
scorrevole e coinvolgente
mentre i personaggi, simpatici e
affascinanti, conquistano il
lettore con le loro peripezie.
È il primo romanzo di una serie
dedicata allo storico edificio di
rue des Saules!
Una lettura fresca, piacevole
e coinvolgente davvero imperdibile!
July 11, 2026
Carino, non formidabile ma un giallo carino
..direi 3 stelle e mezzo
..direi 3 stelle e mezzo
August 18, 2026
Un' idea carina: una portinaia e un ex commissario in pensione indagano sulla morte di un vicino di casa che non lo convince. Le aspettative non sono state del tutto soddisfatte, come se si restasse in superficie nella linea della trama e nella personalità dei protagonisti. Ma è un' opera prima, quindi complimenti, comunque.
August 8, 2026
Un giallo elegante, ben costruito, con tanto spazio per entrare nella vita dei personaggi. Un detective in pensione e una portinaia a cui non scappa il minimo dettaglio. L'atmosfera di una Parigi bohemien del quartiere di Montmartre, casa degli artisti. E se l'inquilino del palazzo non è morto di infarto ma è stato assassinato? Spetta a questa insolita coppia svelare il mistero. Con garbo ed eleganza.
June 16, 2026
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin di Emma Cortesi è il primo libro di una serie gialla che vede protagonisti Berthe, portinaia del condominio, e l’ex commissario Lefevre.
Un po’ Signora in giallo e un po’ Only murders in the building, questa simpatica e strana coppia si troverà a indagare su una morte sospetta avvenuta proprio nel loro palazzo. Scopriranno il colpevole?
La portinaia del 17 è proprio un giallo delizioso: si legge facilmente in pochissimo tempo, non impegna la mente e non è un rompicapo impossibile. È un battesimo, sia per l’autrice che per la serie, che porta nelle nostre case personaggi a cui probabilmente ci affezioneremo sempre di più per i loro tratti e per il loro carattere: hanno proprio quelle caratteristiche che li rendono adorabili!
Personalmente non ho respirato l’aria parigina che mi sarei aspettato di trovare ma essendo ambientato in un unico condominio penso che questo fosse quasi inevitabile. Il fatto però di essere a Parigi darà sicuramente spazio all’autrice per farci esplorare maggiormente la città della Tour Eiffel nelle future indagini.
La portinaia del 17 è una lettura gradevole, adatta a chi non cerca qualcosa di complicato e che è psicologicamente pronto a imbarcarsi in una serialità, si spera per Cortesi, lunga.
Puoi trovare questa e altre recensioni sul mio profilo Instagram “I libri di Dede” www.instagram.com/ilibrididede o sul mio blog/sito www.ilibrididede.it 📚
Se non vuoi perderti neanche una recensione c’è anche il canale telegram: https://t.me/ilibrididede
Ho anche una newsletter gratuita! Puoi iscriverti qui: ilibrididede.substack.com/subscribe
Mi è stata inviata una copia gratuita di questo libro da parte della casa editrice che ringrazio.
Un po’ Signora in giallo e un po’ Only murders in the building, questa simpatica e strana coppia si troverà a indagare su una morte sospetta avvenuta proprio nel loro palazzo. Scopriranno il colpevole?
La portinaia del 17 è proprio un giallo delizioso: si legge facilmente in pochissimo tempo, non impegna la mente e non è un rompicapo impossibile. È un battesimo, sia per l’autrice che per la serie, che porta nelle nostre case personaggi a cui probabilmente ci affezioneremo sempre di più per i loro tratti e per il loro carattere: hanno proprio quelle caratteristiche che li rendono adorabili!
Personalmente non ho respirato l’aria parigina che mi sarei aspettato di trovare ma essendo ambientato in un unico condominio penso che questo fosse quasi inevitabile. Il fatto però di essere a Parigi darà sicuramente spazio all’autrice per farci esplorare maggiormente la città della Tour Eiffel nelle future indagini.
La portinaia del 17 è una lettura gradevole, adatta a chi non cerca qualcosa di complicato e che è psicologicamente pronto a imbarcarsi in una serialità, si spera per Cortesi, lunga.
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August 11, 2026
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin è stata una lettura che mi ha regalato esattamente quello che cercavo: un piccolo giallo dalle atmosfere cozy, ambientato in una Parigi dal sapore rétro, dove dietro le porte di un apparentemente tranquillo condominio si nascondono segreti, vecchi rancori e storie che aspettano soltanto qualcuno abbastanza curioso da riportarle alla luce.
Al numero 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, tutti conoscono Berthe. Portinaia attenta, curiosa e con un occhio praticamente infallibile sulle abitudini degli inquilini, Berthe sa che c’è qualcosa di strano quando Monsieur Gorin, uomo estremamente metodico, per la prima volta dopo vent’anni non ritira il suo giornale. Un dettaglio apparentemente insignificante che, per lei, diventa immediatamente un campanello d’allarme. Insieme all’ex commissario Antoine Lefevre, decide così di capire cosa sia successo e quella che sembrava soltanto una stranezza si trasforma ben presto in un’indagine vera e propria.
Da quel momento il condominio diventa il centro di tutto: un piccolo microcosmo in cui ogni abitante ha le proprie abitudini, le proprie stranezze e, soprattutto, qualcosa da nascondere. Tra vecchi diari, fotografie, ricordi di una Parigi ormai lontana e una morte che nasconde molto più di quanto sembri, Berthe e Antoine iniziano a scavare nel passato di Gorin, finendo inevitabilmente per scoprire che conoscere davvero qualcuno è molto più difficile di quanto si possa pensare. E devo ammettere che, proprio per questa dinamica fatta di misteri, vicini sospetti e investigatori improvvisati, in alcuni momenti mi ha ricordato tantissimo Only Murders in the Building. C’è quella stessa piacevole sensazione di trovarsi davanti a un mistero che nasce proprio sotto casa, circondati da personaggi apparentemente innocui ma che, a ben guardare, custodiscono tutti qualche segreto.
Quello che ho apprezzato maggiormente è proprio l’atmosfera. Emma riesce a costruire un’ambientazione intima e piacevole, quasi fuori dal tempo. Nonostante la storia sia ambientata nella Parigi contemporanea, il palazzo di rue des Saules sembra appartenere a un’altra epoca: le sue scale, gli appartamenti, le piccole abitudini degli abitanti e le conversazioni davanti a una tazza di caffè contribuiscono a creare quella sensazione di familiarità che è fondamentale in un cozy crime. È come se, invece di limitarci a seguire un’indagine, ci sedessimo insieme agli abitanti del palazzo ad ascoltare le loro storie e a cercare di capire chi stia dicendo la verità.
E poi ci sono loro: Berthe e Antoine. Una coppia investigativa decisamente particolare, che mi ha strappato più di un sorriso. Il loro rapporto è caratterizzato da una bella complicità e da una vena ironica che alleggerisce anche i momenti più seri. Berthe, in particolare, è un personaggio che ho trovato molto simpatico: curiosa, intraprendente e assolutamente incapace di farsi gli affari propri quando sente odore di mistero. 😅
Il mistero, è costruito in maniera abbastanza classica. Non mi sono trovata davanti a un giallo particolarmente intricato o pieno di continui ribaltamenti e, soprattutto nella seconda parte, avevo iniziato a intuire dove volesse andare a parare la storia. Questo non ha però rovinato la lettura, perché il vero punto di forza del romanzo non è soltanto scoprire il colpevole, ma accompagnare Berthe e Antoine alla ricerca della verità e conoscere, poco alla volta, le persone che abitano quel palazzo.
Ho trovato interessante anche il modo in cui dietro all’indagine emerga una storia più umana e malinconica, legata ai rimpianti, alle occasioni perdute e a tutte quelle cose che spesso non abbiamo il coraggio di dire quando ne avremmo ancora la possibilità. È una componente che, personalmente, ho apprezzato molto perché dà al mistero una profondità maggiore e impedisce alla storia di essere soltanto una semplice caccia al colpevole.
La scrittura di Emma è scorrevole, semplice e piacevole, perfetta per il tipo di storia che vuole raccontare. È un romanzo che si lascia leggere velocemente e che non pretende di essere un giallo cervellotico o impossibile da risolvere. Al contrario, punta molto sulle atmosfere, sui personaggi e sulla curiosità di scoprire cosa si nasconda dietro le porte del numero 17.
Essendo un esordio, credo che ci siano sicuramente margini di crescita, soprattutto per quanto riguarda la complessità dell’indagine e la caratterizzazione di alcuni personaggi. Ma proprio perché questo è soltanto l’inizio, trovo che il potenziale per costruire una serie sempre più interessante ci sia eccome. E sono curiosa di vedere dove Emma Cortesi porterà Berthe e Antoine nelle prossime indagini.
La portinaia del 17 è quindi una lettura che consiglio soprattutto a chi ama i cozy crime, i piccoli misteri di paese o di quartiere, le coppie di investigatori un po’ improvvisate e, naturalmente, le ambientazioni francesi. Non aspettatevi un thriller adrenalinico o un giallo pieno di colpi di scena a ogni pagina: questo è un romanzo più tranquillo, che si prende il suo tempo e che trova la sua forza proprio nella quotidianità e nei segreti nascosti dietro le porte di un condominio.
Per me è stata una lettura piacevole, ironica e con quel pizzico di malinconia che non guasta mai. E adesso non mi resta che aspettare il prossimo caso al numero 17, perché sono proprio curiosa di tornare a trovare Berthe e Antoine. 🥐🔎🇫🇷
3/5 ⭐️
Al numero 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, tutti conoscono Berthe. Portinaia attenta, curiosa e con un occhio praticamente infallibile sulle abitudini degli inquilini, Berthe sa che c’è qualcosa di strano quando Monsieur Gorin, uomo estremamente metodico, per la prima volta dopo vent’anni non ritira il suo giornale. Un dettaglio apparentemente insignificante che, per lei, diventa immediatamente un campanello d’allarme. Insieme all’ex commissario Antoine Lefevre, decide così di capire cosa sia successo e quella che sembrava soltanto una stranezza si trasforma ben presto in un’indagine vera e propria.
Da quel momento il condominio diventa il centro di tutto: un piccolo microcosmo in cui ogni abitante ha le proprie abitudini, le proprie stranezze e, soprattutto, qualcosa da nascondere. Tra vecchi diari, fotografie, ricordi di una Parigi ormai lontana e una morte che nasconde molto più di quanto sembri, Berthe e Antoine iniziano a scavare nel passato di Gorin, finendo inevitabilmente per scoprire che conoscere davvero qualcuno è molto più difficile di quanto si possa pensare. E devo ammettere che, proprio per questa dinamica fatta di misteri, vicini sospetti e investigatori improvvisati, in alcuni momenti mi ha ricordato tantissimo Only Murders in the Building. C’è quella stessa piacevole sensazione di trovarsi davanti a un mistero che nasce proprio sotto casa, circondati da personaggi apparentemente innocui ma che, a ben guardare, custodiscono tutti qualche segreto.
Quello che ho apprezzato maggiormente è proprio l’atmosfera. Emma riesce a costruire un’ambientazione intima e piacevole, quasi fuori dal tempo. Nonostante la storia sia ambientata nella Parigi contemporanea, il palazzo di rue des Saules sembra appartenere a un’altra epoca: le sue scale, gli appartamenti, le piccole abitudini degli abitanti e le conversazioni davanti a una tazza di caffè contribuiscono a creare quella sensazione di familiarità che è fondamentale in un cozy crime. È come se, invece di limitarci a seguire un’indagine, ci sedessimo insieme agli abitanti del palazzo ad ascoltare le loro storie e a cercare di capire chi stia dicendo la verità.
E poi ci sono loro: Berthe e Antoine. Una coppia investigativa decisamente particolare, che mi ha strappato più di un sorriso. Il loro rapporto è caratterizzato da una bella complicità e da una vena ironica che alleggerisce anche i momenti più seri. Berthe, in particolare, è un personaggio che ho trovato molto simpatico: curiosa, intraprendente e assolutamente incapace di farsi gli affari propri quando sente odore di mistero. 😅
Il mistero, è costruito in maniera abbastanza classica. Non mi sono trovata davanti a un giallo particolarmente intricato o pieno di continui ribaltamenti e, soprattutto nella seconda parte, avevo iniziato a intuire dove volesse andare a parare la storia. Questo non ha però rovinato la lettura, perché il vero punto di forza del romanzo non è soltanto scoprire il colpevole, ma accompagnare Berthe e Antoine alla ricerca della verità e conoscere, poco alla volta, le persone che abitano quel palazzo.
Ho trovato interessante anche il modo in cui dietro all’indagine emerga una storia più umana e malinconica, legata ai rimpianti, alle occasioni perdute e a tutte quelle cose che spesso non abbiamo il coraggio di dire quando ne avremmo ancora la possibilità. È una componente che, personalmente, ho apprezzato molto perché dà al mistero una profondità maggiore e impedisce alla storia di essere soltanto una semplice caccia al colpevole.
La scrittura di Emma è scorrevole, semplice e piacevole, perfetta per il tipo di storia che vuole raccontare. È un romanzo che si lascia leggere velocemente e che non pretende di essere un giallo cervellotico o impossibile da risolvere. Al contrario, punta molto sulle atmosfere, sui personaggi e sulla curiosità di scoprire cosa si nasconda dietro le porte del numero 17.
Essendo un esordio, credo che ci siano sicuramente margini di crescita, soprattutto per quanto riguarda la complessità dell’indagine e la caratterizzazione di alcuni personaggi. Ma proprio perché questo è soltanto l’inizio, trovo che il potenziale per costruire una serie sempre più interessante ci sia eccome. E sono curiosa di vedere dove Emma Cortesi porterà Berthe e Antoine nelle prossime indagini.
La portinaia del 17 è quindi una lettura che consiglio soprattutto a chi ama i cozy crime, i piccoli misteri di paese o di quartiere, le coppie di investigatori un po’ improvvisate e, naturalmente, le ambientazioni francesi. Non aspettatevi un thriller adrenalinico o un giallo pieno di colpi di scena a ogni pagina: questo è un romanzo più tranquillo, che si prende il suo tempo e che trova la sua forza proprio nella quotidianità e nei segreti nascosti dietro le porte di un condominio.
Per me è stata una lettura piacevole, ironica e con quel pizzico di malinconia che non guasta mai. E adesso non mi resta che aspettare il prossimo caso al numero 17, perché sono proprio curiosa di tornare a trovare Berthe e Antoine. 🥐🔎🇫🇷
3/5 ⭐️
July 13, 2026
La portinaia del 17 – I segreti del Vieux Moulin è un romanzo giallo d’esordio della scrittrice Emma Cortesi, uscito per Fazi editore il mese scorso.
Siamo a Parigi nel 2009, Berthe Marceau è la portinaia del numero 17 di Rue des Saules a Montmartre: la settantaquattrenne vive nel palazzo al piano terra e vi lavora come portinaia, occupandosi delle incombenze, di ritirare la posta, di custodire la pace degli inquilini. Ma qualcosa cambia quando una mattina Mathieu Gorin, inquilino del secondo piano, anziano e con una routine giornaliera ben collaudata, non scende a ritirare il giornale come di consueto alle 7 del mattino.
Berthe lavora nel palazzo da trent’anni e conosce Mathieu Gorin da parecchi anni; non è mai capitato che l’uomo tardasse. Probabilmente gli è successo qualcosa e ha un brutto presentimento: decide quindi di usare il mazzo delle chiavi di scorta per entrare nel suo appartamento e salendo le scale incappa in Antoine Lefevre, ex commissario di polizia in pensione e inquilino del condominio al terzo piano. Antoine decide di seguire Berthe nell’appartamento di Gorin e quando i due aprono la porta trovano un appartamento molto ordinato, che odora ancora di foglie di tè, una poltrona e Mathieu Gorin morto seduto su di essa. All’arrivo della polizia tutti pensano che l’uomo sia morto d’infarto; d’altronde era malato di cuore, era anziano, non c’è segno di effrazione nè tantomeno sembra ci sia stata una collutazione. Per la polizia il caso è chiuso.
Ma nella stanza c’è qualcosa di strano: intanto l’orologio da polso di Gorin ha il vetro spaccato ed è fermo alle 22.17, la tazza del tè che stava bevendo è a terra, probabilmente cadutagli di mano e il barattolo di miele artigianale che l’uomo riceveva ogni tre settimane è rimasto aperto sul tavolo, appena cominciato. Sembrerebbe che l’uomo sia caduto dalla poltrona e che sia stato rimesso seduto da qualcuno, ma da chi?
Berthe e Antoine iniziano a raccogliere le idee, armati di tanto coraggio, preoccupati che uno degli inquilini del palazzo possa essere un assassino. Mathieu Gorin era un compositore di opere teatrali sotto pseudonimo, Amos Bellini, e conosceva l’inquilino del piano terra, Guillaume La Roche, ex attore ottantenne con qualche fissa per lo spionaggio, i complotti e più di qualche rotella fuori posto.
I nostri due protagonisti iniziano così a fare domande agli inquilini, a cominciare da La Roche, salendo di piano e parlando con Camille Blanchet, che negli anni novanta aveva avuto una breve relazione con il defunto, con Luc Moreau, giovane che lavora in un bar e che passa mezza giornata a dormire, salendo ancora con i coniugi Duret e il loro cane Oscar, le due sorelle studentesse Martin e l’inquilina del solaio, pittrice di nature morte, Sophie Duval. Perseguendo le indagini i nostri moderni Sherlock Holmes e John Watson incappano nei diari di Mathieu Gorin e scoprono ben presto che niente è come sembra e che il miele artigianale arrivato con l’ultima consegna contiene tracce di aconito, un potente veleno. Chi ha ucciso Mathieu Gorin e perchè?
Emma Cortesi ha costruito un giallo di tipo classico, con una struttura che alterna il presente ad alcuni momenti della vita passata del defunto e delle persone che hanno fatto parte della sua cerchia: La Roche e una donna presto scomparsa, Clemence. Tutti i nodi vengono al pettine nella narrazione che risulta molto leggera, in alcuni punti poetica e che riesce a suggerire le immagini e le scene al lettore. I personaggi sono parecchi e ben delineati, in un romanzo che in meno di duecento pagine riesce a raccontare tanto e a comunicare anche una sorta di tristezza mescolata alla dolcezza e alla rabbia.
SCHEDA DEL LIBRO:
Editore: Fazi Editore
Pagine: 197
Prezzo: 17,00€
Voto: 9/10
Siamo a Parigi nel 2009, Berthe Marceau è la portinaia del numero 17 di Rue des Saules a Montmartre: la settantaquattrenne vive nel palazzo al piano terra e vi lavora come portinaia, occupandosi delle incombenze, di ritirare la posta, di custodire la pace degli inquilini. Ma qualcosa cambia quando una mattina Mathieu Gorin, inquilino del secondo piano, anziano e con una routine giornaliera ben collaudata, non scende a ritirare il giornale come di consueto alle 7 del mattino.
Berthe lavora nel palazzo da trent’anni e conosce Mathieu Gorin da parecchi anni; non è mai capitato che l’uomo tardasse. Probabilmente gli è successo qualcosa e ha un brutto presentimento: decide quindi di usare il mazzo delle chiavi di scorta per entrare nel suo appartamento e salendo le scale incappa in Antoine Lefevre, ex commissario di polizia in pensione e inquilino del condominio al terzo piano. Antoine decide di seguire Berthe nell’appartamento di Gorin e quando i due aprono la porta trovano un appartamento molto ordinato, che odora ancora di foglie di tè, una poltrona e Mathieu Gorin morto seduto su di essa. All’arrivo della polizia tutti pensano che l’uomo sia morto d’infarto; d’altronde era malato di cuore, era anziano, non c’è segno di effrazione nè tantomeno sembra ci sia stata una collutazione. Per la polizia il caso è chiuso.
Ma nella stanza c’è qualcosa di strano: intanto l’orologio da polso di Gorin ha il vetro spaccato ed è fermo alle 22.17, la tazza del tè che stava bevendo è a terra, probabilmente cadutagli di mano e il barattolo di miele artigianale che l’uomo riceveva ogni tre settimane è rimasto aperto sul tavolo, appena cominciato. Sembrerebbe che l’uomo sia caduto dalla poltrona e che sia stato rimesso seduto da qualcuno, ma da chi?
Berthe e Antoine iniziano a raccogliere le idee, armati di tanto coraggio, preoccupati che uno degli inquilini del palazzo possa essere un assassino. Mathieu Gorin era un compositore di opere teatrali sotto pseudonimo, Amos Bellini, e conosceva l’inquilino del piano terra, Guillaume La Roche, ex attore ottantenne con qualche fissa per lo spionaggio, i complotti e più di qualche rotella fuori posto.
I nostri due protagonisti iniziano così a fare domande agli inquilini, a cominciare da La Roche, salendo di piano e parlando con Camille Blanchet, che negli anni novanta aveva avuto una breve relazione con il defunto, con Luc Moreau, giovane che lavora in un bar e che passa mezza giornata a dormire, salendo ancora con i coniugi Duret e il loro cane Oscar, le due sorelle studentesse Martin e l’inquilina del solaio, pittrice di nature morte, Sophie Duval. Perseguendo le indagini i nostri moderni Sherlock Holmes e John Watson incappano nei diari di Mathieu Gorin e scoprono ben presto che niente è come sembra e che il miele artigianale arrivato con l’ultima consegna contiene tracce di aconito, un potente veleno. Chi ha ucciso Mathieu Gorin e perchè?
Emma Cortesi ha costruito un giallo di tipo classico, con una struttura che alterna il presente ad alcuni momenti della vita passata del defunto e delle persone che hanno fatto parte della sua cerchia: La Roche e una donna presto scomparsa, Clemence. Tutti i nodi vengono al pettine nella narrazione che risulta molto leggera, in alcuni punti poetica e che riesce a suggerire le immagini e le scene al lettore. I personaggi sono parecchi e ben delineati, in un romanzo che in meno di duecento pagine riesce a raccontare tanto e a comunicare anche una sorta di tristezza mescolata alla dolcezza e alla rabbia.
SCHEDA DEL LIBRO:
Editore: Fazi Editore
Pagine: 197
Prezzo: 17,00€
Voto: 9/10
July 24, 2026
Esistono gialli che puntano tutto sull'azione, sui colpi di scena e sul ritmo serrato. E poi ci sono quelli che conquistano con l'atmosfera, con i personaggi e con quella sensazione di sentirsi a casa, anche mentre si indaga su un omicidio🔎
🏢Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre🇫🇷, la vita scorre tranquilla tra caffè fumanti, croissant🥐 appena sfornati e vicini che, volenti o nolenti, finiscono per conoscersi tutti. A vegliare sul palazzo c'è Berthe, una portinaia che conosce ogni abitudine degli inquilini. Così, quando Monsieur Gorin non ritira il giornale🗞️come fa ogni mattina da anni, capisce subito che qualcosa non va.
Insieme all'ex commissario Lefevre🕵🏻♀️decide di seguire il proprio istinto e quella che sembra una morte naturale si trasforma lentamente in un mistero fatto di ricordi, vecchi diari, fotografie dimenticate e segreti custoditi troppo a lungo🗝️📖
La cosa che colpisce di più è il tono del romanzo. #EmmaCortesi costruisce un'indagine elegante e delicata, senza mai rinunciare alla tensione. Ogni pagina trasmette calma, quasi come se il lettore fosse seduto accanto ai protagonisti con una tazza di tè tra le mani, osservando con loro ogni piccolo dettaglio🫖
Ma questo libro è molto più di un semplice giallo. Tra le righe emergono la solitudine, i silenzi, le occasioni perdute e tutto ciò che resta quando le parole non vengono dette nel momento giusto. È una storia che parla di persone prima ancora che di delitti, e proprio per questo riesce a lasciare il segno🥹
L'ambientazione parigina è un valore aggiunto: Montmartre diventa quasi un personaggio della storia, con i suoi vicoli, i teatri e quell'atmosfera romantica e malinconica che accompagna il lettore fino all'ultima pagina⚜️✨
Il finale lascia addosso una dolce amarezza, senza eccessi, con grande delicatezza ed eleganza. Un epilogo che emoziona più per ciò che suggerisce che per ciò che mostra.
Se amate i cozy mystery, i gialli classici alla Agatha Christie e le storie dove i personaggi contano quanto il mistero, questo romanzo potrebbe sorprendervi🩶
🏢Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre🇫🇷, la vita scorre tranquilla tra caffè fumanti, croissant🥐 appena sfornati e vicini che, volenti o nolenti, finiscono per conoscersi tutti. A vegliare sul palazzo c'è Berthe, una portinaia che conosce ogni abitudine degli inquilini. Così, quando Monsieur Gorin non ritira il giornale🗞️come fa ogni mattina da anni, capisce subito che qualcosa non va.
Insieme all'ex commissario Lefevre🕵🏻♀️decide di seguire il proprio istinto e quella che sembra una morte naturale si trasforma lentamente in un mistero fatto di ricordi, vecchi diari, fotografie dimenticate e segreti custoditi troppo a lungo🗝️📖
La cosa che colpisce di più è il tono del romanzo. #EmmaCortesi costruisce un'indagine elegante e delicata, senza mai rinunciare alla tensione. Ogni pagina trasmette calma, quasi come se il lettore fosse seduto accanto ai protagonisti con una tazza di tè tra le mani, osservando con loro ogni piccolo dettaglio🫖
Ma questo libro è molto più di un semplice giallo. Tra le righe emergono la solitudine, i silenzi, le occasioni perdute e tutto ciò che resta quando le parole non vengono dette nel momento giusto. È una storia che parla di persone prima ancora che di delitti, e proprio per questo riesce a lasciare il segno🥹
L'ambientazione parigina è un valore aggiunto: Montmartre diventa quasi un personaggio della storia, con i suoi vicoli, i teatri e quell'atmosfera romantica e malinconica che accompagna il lettore fino all'ultima pagina⚜️✨
Il finale lascia addosso una dolce amarezza, senza eccessi, con grande delicatezza ed eleganza. Un epilogo che emoziona più per ciò che suggerisce che per ciò che mostra.
Se amate i cozy mystery, i gialli classici alla Agatha Christie e le storie dove i personaggi contano quanto il mistero, questo romanzo potrebbe sorprendervi🩶
July 4, 2026
La portinaia del 17
I segreti di Vieux Moulin
Emma Cortesi
..
Un palazzo nel cuore di Montmartre, una portinaia e tanti condomini che lo abitano, questo è il luogo dove ha inizio la storia...
Le abitudini sono dure a morire, ma quando è qualcuno a farlo, Berthe, la portinaia e Antoine, un ex commissario in pensione, uniranno menti e capacità per scoprire la verità dietro tutto questo.
..
..
Ho letteralmente adorato questo libro, soprattutto per il modo così delizioso di scrivere dell'autrice, mi ha portato a vivere a pieno l'aria parigina e la vita della capitale Francese. Un romanzo che ho letto in un paio di giorni per la voglia di scoprire come andava a finire...
Berthe e Antoine non si possono non amare e mi è piaciuto molto come l'autrice ha descritto ogni personaggio presente nella storia... Tutto si svolge in un unica via Rue des Sales n. 17, in un tipico palazzo parigino di tre piani e una mansarda, abitato da personaggi molto caratteristici che spiccano senza sovrastarsi gli uni con gli altri.
..
..
Una lettura perfetta sia per le vacanze sotto l'ombrellone, ma anche per staccare un po' con la mente e godersi una storia ben scritta.
Più che un thriller un poliziesco anomalo, dove una portinaia è una sorta di detective tra portoni da lucidare e posta da ritirare.
..
..
Adorato.
Un po' signora in giallo, un po' miss Marple??
..
⭐⭐⭐⭐/5
..
I segreti di Vieux Moulin
Emma Cortesi
..
Un palazzo nel cuore di Montmartre, una portinaia e tanti condomini che lo abitano, questo è il luogo dove ha inizio la storia...
Le abitudini sono dure a morire, ma quando è qualcuno a farlo, Berthe, la portinaia e Antoine, un ex commissario in pensione, uniranno menti e capacità per scoprire la verità dietro tutto questo.
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..
Ho letteralmente adorato questo libro, soprattutto per il modo così delizioso di scrivere dell'autrice, mi ha portato a vivere a pieno l'aria parigina e la vita della capitale Francese. Un romanzo che ho letto in un paio di giorni per la voglia di scoprire come andava a finire...
Berthe e Antoine non si possono non amare e mi è piaciuto molto come l'autrice ha descritto ogni personaggio presente nella storia... Tutto si svolge in un unica via Rue des Sales n. 17, in un tipico palazzo parigino di tre piani e una mansarda, abitato da personaggi molto caratteristici che spiccano senza sovrastarsi gli uni con gli altri.
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Una lettura perfetta sia per le vacanze sotto l'ombrellone, ma anche per staccare un po' con la mente e godersi una storia ben scritta.
Più che un thriller un poliziesco anomalo, dove una portinaia è una sorta di detective tra portoni da lucidare e posta da ritirare.
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..
Adorato.
Un po' signora in giallo, un po' miss Marple??
..
⭐⭐⭐⭐/5
..
August 20, 2026
Libro scorrevole, mi è piaciuto tanto lo stile di scrittura: semplice, a tratti profondo e a tratti simpatico con qualche tocco di umorismo in stile “teatrale” (un po’ in stile Murders in the building).
Leggendo ci si immerge appieno nell’atmosfera del palazzo Vieux Molin.
I personaggi sono diversi ma non è difficile seguirli e tenere il passo, cosa che mi capita a volte in qualche romanzo.
Essendo una prima pubblicazione di un’autrice giovane, sono rimasta piacevolmente stupita!
Leggendo si arriva in maniera facile a dove andrà a parare la storia, leggendo diversi gialli e thriller facevo dei ragionamenti su come sarebbe potuta finire in modo tale da rimanere stupita ma in realtà il “colpo di scena” è abbastanza standard e a un lettore allenato appare semplice.
Nella mia fantasia speravo in uno sviluppo diverso e più “coerente” con le caratteristiche dell’inquilino che viene trovato morto.
Commovente L’epilogo
Leggendo ci si immerge appieno nell’atmosfera del palazzo Vieux Molin.
I personaggi sono diversi ma non è difficile seguirli e tenere il passo, cosa che mi capita a volte in qualche romanzo.
Essendo una prima pubblicazione di un’autrice giovane, sono rimasta piacevolmente stupita!
Leggendo si arriva in maniera facile a dove andrà a parare la storia, leggendo diversi gialli e thriller facevo dei ragionamenti su come sarebbe potuta finire in modo tale da rimanere stupita ma in realtà il “colpo di scena” è abbastanza standard e a un lettore allenato appare semplice.
Nella mia fantasia speravo in uno sviluppo diverso e più “coerente” con le caratteristiche dell’inquilino che viene trovato morto.
Commovente L’epilogo
July 20, 2026
giallo davvero carino e perfetto per questa stagione estiva per le sue cozy vibes! non ha troppe pretese, non vuole essere il giallo migliore di questo mondo, ma la scrittura di Emma Cortesi è scorrevole e piuttosto divertente in alcuni punti (le battutine autoironiche sull’essere vecchi dei due protagonisti🤭)
una nota un po’ dolente è secondo me la presenza non totale di Berthe la portinaia che, leggendo il titolo, ti aspetti sia centrale nelle indagini, ma sempre accompagnata dall’ex commissionario Antoine che sembrava eclissarla qualche volta :( è stata comunque iconica ma la sua centralità doveva essere rivista secondo me. inoltre, avevo intuito già da un po’ l’andamento della storia e chi avesse delle colpe ma è stata comunque una lettura super piacevole, soprattutto per chi ama queste ambientazioni.
consigliato!!
una nota un po’ dolente è secondo me la presenza non totale di Berthe la portinaia che, leggendo il titolo, ti aspetti sia centrale nelle indagini, ma sempre accompagnata dall’ex commissionario Antoine che sembrava eclissarla qualche volta :( è stata comunque iconica ma la sua centralità doveva essere rivista secondo me. inoltre, avevo intuito già da un po’ l’andamento della storia e chi avesse delle colpe ma è stata comunque una lettura super piacevole, soprattutto per chi ama queste ambientazioni.
consigliato!!
August 18, 2026
Confesso la mia ignoranza, grazie a questo romanzo ho scoperto il genere “cozy” ed in particolare il “cozy mistery”le cui peculiarità sono perfettamente considerate in questo libro.
C’è ovviamente il morto e l’omicidio, ma senza traumi, sangue o violenza.
Il ritmo è lento, le ambientazioni sono intime (nello specifico un edificio parigino abitato da personaggi più o meno pittoreschi), la portinaia intelligente e curiosa, la trama è semplice e lineare; l’indagine si svolge per piani (quelli fisici del palazzo) e per esclusione fino all’ultimo capitolo che risolve enigma e storia.
In effetti, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio delicato di questa lettura e solo alla fine ne ho realizzato l’eccessiva mielosa (cit.) dolcezza e mancanza di vero pathos.
C’è ovviamente il morto e l’omicidio, ma senza traumi, sangue o violenza.
Il ritmo è lento, le ambientazioni sono intime (nello specifico un edificio parigino abitato da personaggi più o meno pittoreschi), la portinaia intelligente e curiosa, la trama è semplice e lineare; l’indagine si svolge per piani (quelli fisici del palazzo) e per esclusione fino all’ultimo capitolo che risolve enigma e storia.
In effetti, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio delicato di questa lettura e solo alla fine ne ho realizzato l’eccessiva mielosa (cit.) dolcezza e mancanza di vero pathos.
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