Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere pacifiche davanti a un caffè bollente. Non c’è nulla che Berthe, portinaia dai capelli di neve, non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha qualcosa non torna. Decisa a seguire l’istinto e la sua inarrestabile curiosità, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento al secondo piano dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce da sempre più di un segreto.
Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo, La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti.
«Allora, da dove iniziamo?», chiese lei impaziente, sistemando gli occhiali sul naso e aprendo con cura il quadernetto alla prima pagina. «Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».
Mi è proprio piaciuto, una trama semplice ma efficace, scritto in maniera leggera e scorrevole. Molto bello il colpo di scena finale, a cui si è arrivati con il tempo giusto. 5/5 meritate!
Se, come me, amate le atmosfere soffuse, i misteri di quartiere e quel pizzico di nostalgia tipicamente francese, il genere cozy crime ha una nuova serie pubblicata da Fazi. La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin, romanzo d'esordio di **Emma Cortesi, ci porta direttamente nel cuore pulsante di Montmartre, all'interno di un condominio che diventa il vero e proprio palcoscenico dell'intera vicenda.
La storia si dipana al numero 17 di Rue des Salules dove incontriamo i due protagonisti, Berthe, la perspicace portinaia dello stabile, e il commissario Lefèvre, un poliziotto ormai in pensione. A dare il via mistero è la rottura di una rigida routine quando un inquilino, da sempre metodico fino all'eccesso, non ritira il giornale quotidiano. Questo piccolo dettaglio accende il campanello d'allarme di Berthe che, con l'aiuto dell'ex commissario, decide di introdursi nell'appartamento. La scoperta è macabra, infatti l'uomo viene trovato privo di vita. Mentre per la polizia ufficiale si tratta di una banale morte accidentale, per l'improvvisato duo di investigatori le cose non quadrano affatto. Inizia così un'indagine "condominiale", racchiusa tra le mura dello stabile, alla scoperta dei segreti, delle abitudini e delle ipocrisie dei vari coinquilini.
Il punto di forza di questo esordio risiede nella sua struttura quasi teatrale, infatti leggere questo libro è come sedersi in platea, ogni capitolo si apre come una parentesi a sé stante, un frammento di vita o un incontro tra i personaggi che lo spettatore/lettore analizza fino a ricomporre l'intero puzzle. A fare da perfetta scenografia c'è un'ambientazione squisita e affascinante con il condominio di Rue des Soles che con le sue scale consumate, le caselle della posta vissute e la facciata un po' scrostata, viene dipinto dall’autrice come un angolo di Parigi immobile nel tempo, sospeso in un'atmosfera suggestiva e intima.
Trattandosi di un'opera prima, i margini di crescita sono evidenti, la trama gialla si sviluppa su binari molto semplici e la risoluzione del mistero risulta, agli occhi del lettore più allenato, abbastanza prevedibile. Manca ancora quel vigore narrativo, quella complessità nell'intreccio e quel ritmo serrato fatto di colpi di scena che un grande giallo richiede. Anche i personaggi, sebbene estremamente interessanti, trarrebbero grande beneficio da una caratterizzazione più profonda e sfaccettata.
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin è un esordio godibile, una lettura leggera che getta le basi per quella che potrebbe diventare un'ottima serie cozy. Il potenziale c'è ed è altissimo e alzando l'asticella della complessità del mistero e dando più spessore ai suoi protagonisti, la coppia Berthe-Lefèvre avrà sicuramente molto altro da raccontare. Una promessa che spero di veder fiorire nei prossimi volumi.
“La portinaia del 17” è l’esordio di Emma Cortesi: un giallo dal sapore francese ambientato nel cuore di Montmartre.
Al numero 17 di rue des Saules, nel Residence Vieux Moulin, la vita scorre tranquilla tra routine e chiacchiere tra vicini. Berthe, la portinaia dai capelli bianchi, conosce tutto di tutti. Quando Monsieur Gorin, inquilino metodico, non ritira il giornale per la prima volta in vent’anni, Berthe capisce subito che qualcosa non va.
Con l’aiuto dell’ex commissario Lefèvre, la coppia si improvvisa detective e inizia un’indagine “condominiale” tra vecchi diari, segreti del passato e misteri nascosti tra le scale del palazzo: i due sveleranno un passato affascinante e doloroso legato alla Parigi artistica e teatrale.
“Porto con me un’idea. Una possibilità. E la certezza che questo bambino, se nascerà, porterà dentro di sé il meglio di entrambi. La tua dolcezza feroce. La tua fame di parole. Il tuo modo di camminare, come se ogni passo fosse già un’idea. Mi addormenterò ogni notte pensando a te. Ti vedrò in ogni volto, in ogni ombra, in ogni teatro che attraverserò senza mai entrare. Mi mancherai con una costanza che mi consumerà piano, ma senza rimpianti. Perché io ti ho amato. Ti amo. Ti amerò sempre. Come si amano le cose che non si possono trattenere.”
Devo ammettere che sono rimasta un po’ delusa. Di solito per leggere libri così piccini ci metto una giornata, con questo ci ho messo 3 giorni, non avevo voglia di continuarlo. Partiamo dai punti di forza: i protagonisti. Due personaggi adorabili. Profondi e divertenti. Anche lo stile di scrittura mi è molto piaciuto. Ma le cose buone a mio parere si fermano qui. Il problema più grande è che non c’è intreccio, non c’è struttura. Viene commesso un omicidio e al primo giro di interrogatori l’assassino confessa e guarda caso (SPOILER!!) è anche l’ultima persona a venire interrogata. Fine. (FINE SPOILER). Se la struttura dei gialli fosse questa ne esisterebbe solo uno. Gli altri sarebbero di conseguenza prevedibili e noiosi. I flash back a mio parere sono risultati noiosi. Altro punto: Parigi. Sembra descritta da chi ci è andato in ferie una volta, non se ne percepisce la magia. Artisti di strada, pain aux chocolat… i soliti stereotipi. Insomma, una lettura molto leggera, dolce e divertente ma nulla di più.
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Esordio dell'autrice e si vede. Si potrebbe pensare che le lacune di un'esordiente vengano colmare dalla CE. Non è questo il caso! La trama gialla risulta banale e poco approfondita. Numerose scene assolutamente irrealistiche dal punto di vista procedurale degli inquirenti. (Ci si accontenta del parere del poliziotto che trova il cadavere SENZA disporre un'autopsia!). L'editing frettoloso e poco curato, ricco di ripetizioni ha fatto il resto.
Un cozy crime piacevole, dalla trama semplice e senza grossi colpi di scena che accompagna la lettura fino al finale piuttosto prevedibile. Soprattutto dalla metà del libro, sembra che manchi ritmo a causa di uno stile troppo impostato e frammentato, penalizzato da frasi brevi e parallelismi così ripetitivi che tolgono naturalezza alla narrazione (Lo schema “Non X. Non Y. Solo Z.” dopo un po’ anche basta…)
Mi dispiace dare una stella, ma ogni tanto bisogna anche avere il coraggio di andare contro l'hype.
Ho abbandonato il libro a metà e ringrazio sinceramente di non aver speso un euro per comprarlo. Il mistero è chiaro fin dalle prime pagine, ma evidentemente basta definirlo cozy crime perché diventi improvvisamente un pregio.
La scrittura mi è sembrata di una pochezza disarmante: dialoghi artificiosi, frasi ripetitive e uno stile così acerbo da farmi chiedere se qualcuno abbia davvero fatto editing prima della pubblicazione. L'ambientazione parigina? La Parigi di chi l'ha vista in cartolina, non certo di chi la conosce davvero.
La cosa che mi lascia più incredula è che un testo del genere esca con Fazi, una casa editrice da cui mi aspetto ben altro, e che sia già stata annunciata addirittura una serie. Capisco i progetti commerciali, capisco l'hype, ma la qualità dovrebbe restare il requisito minimo.
Un cozy crime dall’atmosfera decisamente autunnale, con una Montmartre romantica e poetica, fatta di baguette, pain au chocolat, caffè fumanti condivisi e piccoli scorci di quotidianità. È proprio l’ambientazione, insieme alla sensazione di comfort che riesce a trasmettere, l’aspetto che ho apprezzato maggiormente.
Peccato che, dietro questa bella cornice, la storia non sia riuscita a conquistarmi. Il palazzo aveva un enorme potenziale: una comunità di abitanti, segreti, relazioni e un mistero da sviluppare proprio tra quelle mura. Avrei voluto che questa dimensione avesse un ruolo più centrale, mentre la narrazione si sposta spesso altrove.
La trama è prevedibile, i dialoghi spesso banali e la scrittura ricorre a parecchi cliché e ripetizioni. Ho avuto inoltre la sensazione che il romanzo cercasse di ostentare una profondità che non possiede. Tanti elementi (arte, passato, relazioni, traumi) ma poco realmente approfondito. Persino l’idea di avere un palazzo popolato praticamente solo da artisti mi è sembrata artificiosa.
Una lettura scorrevole e piacevole, ma per me è soprattutto un’occasione mancata: aveva tutti gli ingredienti per essere molto più interessante di quanto sia riuscita a essere. E purtroppo, nemmeno il finale riesce a riscattare il resto.
Un giallo molto carino che definirei quasi “accogliente”. La storia è davvero scritta bene e fino agli ultimi capitoli continui a interrogarti su chi possa essere il colpevole. L’ambientazione poi è molto suggestiva, capace di trasportati al Vieux Moulin mentre leggi. Promosso!
Un mystery/giallo dal tono ironico e rétro, ambientato in una Parigi affascinante e piena di misteri. La scrittura è scorrevole e coinvolgente mentre i personaggi, simpatici e affascinanti, conquistano il lettore con le loro peripezie. È il primo romanzo di una serie dedicata allo storico edificio di rue des Saules! Una lettura fresca, piacevole e coinvolgente davvero imperdibile!
Un giallo elegante, ben costruito, con tanto spazio per entrare nella vita dei personaggi. Un detective in pensione e una portinaia a cui non scappa il minimo dettaglio. L'atmosfera di una Parigi bohemien del quartiere di Montmartre, casa degli artisti. E se l'inquilino del palazzo non è morto di infarto ma è stato assassinato? Spetta a questa insolita coppia svelare il mistero. Con garbo ed eleganza.
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin di Emma Cortesi è il primo libro di una serie gialla che vede protagonisti Berthe, portinaia del condominio, e l’ex commissario Lefevre. Un po’ Signora in giallo e un po’ Only murders in the building, questa simpatica e strana coppia si troverà a indagare su una morte sospetta avvenuta proprio nel loro palazzo. Scopriranno il colpevole? La portinaia del 17 è proprio un giallo delizioso: si legge facilmente in pochissimo tempo, non impegna la mente e non è un rompicapo impossibile. È un battesimo, sia per l’autrice che per la serie, che porta nelle nostre case personaggi a cui probabilmente ci affezioneremo sempre di più per i loro tratti e per il loro carattere: hanno proprio quelle caratteristiche che li rendono adorabili! Personalmente non ho respirato l’aria parigina che mi sarei aspettato di trovare ma essendo ambientato in un unico condominio penso che questo fosse quasi inevitabile. Il fatto però di essere a Parigi darà sicuramente spazio all’autrice per farci esplorare maggiormente la città della Tour Eiffel nelle future indagini. La portinaia del 17 è una lettura gradevole, adatta a chi non cerca qualcosa di complicato e che è psicologicamente pronto a imbarcarsi in una serialità, si spera per Cortesi, lunga.
La portinaia del 17. I segreti del Vieux Moulin è stata una lettura che mi ha regalato esattamente quello che cercavo: un piccolo giallo dalle atmosfere cozy, ambientato in una Parigi dal sapore rétro, dove dietro le porte di un apparentemente tranquillo condominio si nascondono segreti, vecchi rancori e storie che aspettano soltanto qualcuno abbastanza curioso da riportarle alla luce.
Al numero 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, tutti conoscono Berthe. Portinaia attenta, curiosa e con un occhio praticamente infallibile sulle abitudini degli inquilini, Berthe sa che c’è qualcosa di strano quando Monsieur Gorin, uomo estremamente metodico, per la prima volta dopo vent’anni non ritira il suo giornale. Un dettaglio apparentemente insignificante che, per lei, diventa immediatamente un campanello d’allarme. Insieme all’ex commissario Antoine Lefevre, decide così di capire cosa sia successo e quella che sembrava soltanto una stranezza si trasforma ben presto in un’indagine vera e propria.
Da quel momento il condominio diventa il centro di tutto: un piccolo microcosmo in cui ogni abitante ha le proprie abitudini, le proprie stranezze e, soprattutto, qualcosa da nascondere. Tra vecchi diari, fotografie, ricordi di una Parigi ormai lontana e una morte che nasconde molto più di quanto sembri, Berthe e Antoine iniziano a scavare nel passato di Gorin, finendo inevitabilmente per scoprire che conoscere davvero qualcuno è molto più difficile di quanto si possa pensare. E devo ammettere che, proprio per questa dinamica fatta di misteri, vicini sospetti e investigatori improvvisati, in alcuni momenti mi ha ricordato tantissimo Only Murders in the Building. C’è quella stessa piacevole sensazione di trovarsi davanti a un mistero che nasce proprio sotto casa, circondati da personaggi apparentemente innocui ma che, a ben guardare, custodiscono tutti qualche segreto.
Quello che ho apprezzato maggiormente è proprio l’atmosfera. Emma riesce a costruire un’ambientazione intima e piacevole, quasi fuori dal tempo. Nonostante la storia sia ambientata nella Parigi contemporanea, il palazzo di rue des Saules sembra appartenere a un’altra epoca: le sue scale, gli appartamenti, le piccole abitudini degli abitanti e le conversazioni davanti a una tazza di caffè contribuiscono a creare quella sensazione di familiarità che è fondamentale in un cozy crime. È come se, invece di limitarci a seguire un’indagine, ci sedessimo insieme agli abitanti del palazzo ad ascoltare le loro storie e a cercare di capire chi stia dicendo la verità.
E poi ci sono loro: Berthe e Antoine. Una coppia investigativa decisamente particolare, che mi ha strappato più di un sorriso. Il loro rapporto è caratterizzato da una bella complicità e da una vena ironica che alleggerisce anche i momenti più seri. Berthe, in particolare, è un personaggio che ho trovato molto simpatico: curiosa, intraprendente e assolutamente incapace di farsi gli affari propri quando sente odore di mistero. 😅
Il mistero, è costruito in maniera abbastanza classica. Non mi sono trovata davanti a un giallo particolarmente intricato o pieno di continui ribaltamenti e, soprattutto nella seconda parte, avevo iniziato a intuire dove volesse andare a parare la storia. Questo non ha però rovinato la lettura, perché il vero punto di forza del romanzo non è soltanto scoprire il colpevole, ma accompagnare Berthe e Antoine alla ricerca della verità e conoscere, poco alla volta, le persone che abitano quel palazzo.
Ho trovato interessante anche il modo in cui dietro all’indagine emerga una storia più umana e malinconica, legata ai rimpianti, alle occasioni perdute e a tutte quelle cose che spesso non abbiamo il coraggio di dire quando ne avremmo ancora la possibilità. È una componente che, personalmente, ho apprezzato molto perché dà al mistero una profondità maggiore e impedisce alla storia di essere soltanto una semplice caccia al colpevole.
La scrittura di Emma è scorrevole, semplice e piacevole, perfetta per il tipo di storia che vuole raccontare. È un romanzo che si lascia leggere velocemente e che non pretende di essere un giallo cervellotico o impossibile da risolvere. Al contrario, punta molto sulle atmosfere, sui personaggi e sulla curiosità di scoprire cosa si nasconda dietro le porte del numero 17.
Essendo un esordio, credo che ci siano sicuramente margini di crescita, soprattutto per quanto riguarda la complessità dell’indagine e la caratterizzazione di alcuni personaggi. Ma proprio perché questo è soltanto l’inizio, trovo che il potenziale per costruire una serie sempre più interessante ci sia eccome. E sono curiosa di vedere dove Emma Cortesi porterà Berthe e Antoine nelle prossime indagini.
La portinaia del 17 è quindi una lettura che consiglio soprattutto a chi ama i cozy crime, i piccoli misteri di paese o di quartiere, le coppie di investigatori un po’ improvvisate e, naturalmente, le ambientazioni francesi. Non aspettatevi un thriller adrenalinico o un giallo pieno di colpi di scena a ogni pagina: questo è un romanzo più tranquillo, che si prende il suo tempo e che trova la sua forza proprio nella quotidianità e nei segreti nascosti dietro le porte di un condominio.
Per me è stata una lettura piacevole, ironica e con quel pizzico di malinconia che non guasta mai. E adesso non mi resta che aspettare il prossimo caso al numero 17, perché sono proprio curiosa di tornare a trovare Berthe e Antoine. 🥐🔎🇫🇷
La portinaia del 17 – I segreti del Vieux Moulin è un romanzo giallo d’esordio della scrittrice Emma Cortesi, uscito per Fazi editore il mese scorso. Siamo a Parigi nel 2009, Berthe Marceau è la portinaia del numero 17 di Rue des Saules a Montmartre: la settantaquattrenne vive nel palazzo al piano terra e vi lavora come portinaia, occupandosi delle incombenze, di ritirare la posta, di custodire la pace degli inquilini. Ma qualcosa cambia quando una mattina Mathieu Gorin, inquilino del secondo piano, anziano e con una routine giornaliera ben collaudata, non scende a ritirare il giornale come di consueto alle 7 del mattino.
Berthe lavora nel palazzo da trent’anni e conosce Mathieu Gorin da parecchi anni; non è mai capitato che l’uomo tardasse. Probabilmente gli è successo qualcosa e ha un brutto presentimento: decide quindi di usare il mazzo delle chiavi di scorta per entrare nel suo appartamento e salendo le scale incappa in Antoine Lefevre, ex commissario di polizia in pensione e inquilino del condominio al terzo piano. Antoine decide di seguire Berthe nell’appartamento di Gorin e quando i due aprono la porta trovano un appartamento molto ordinato, che odora ancora di foglie di tè, una poltrona e Mathieu Gorin morto seduto su di essa. All’arrivo della polizia tutti pensano che l’uomo sia morto d’infarto; d’altronde era malato di cuore, era anziano, non c’è segno di effrazione nè tantomeno sembra ci sia stata una collutazione. Per la polizia il caso è chiuso.
Ma nella stanza c’è qualcosa di strano: intanto l’orologio da polso di Gorin ha il vetro spaccato ed è fermo alle 22.17, la tazza del tè che stava bevendo è a terra, probabilmente cadutagli di mano e il barattolo di miele artigianale che l’uomo riceveva ogni tre settimane è rimasto aperto sul tavolo, appena cominciato. Sembrerebbe che l’uomo sia caduto dalla poltrona e che sia stato rimesso seduto da qualcuno, ma da chi?
Berthe e Antoine iniziano a raccogliere le idee, armati di tanto coraggio, preoccupati che uno degli inquilini del palazzo possa essere un assassino. Mathieu Gorin era un compositore di opere teatrali sotto pseudonimo, Amos Bellini, e conosceva l’inquilino del piano terra, Guillaume La Roche, ex attore ottantenne con qualche fissa per lo spionaggio, i complotti e più di qualche rotella fuori posto.
I nostri due protagonisti iniziano così a fare domande agli inquilini, a cominciare da La Roche, salendo di piano e parlando con Camille Blanchet, che negli anni novanta aveva avuto una breve relazione con il defunto, con Luc Moreau, giovane che lavora in un bar e che passa mezza giornata a dormire, salendo ancora con i coniugi Duret e il loro cane Oscar, le due sorelle studentesse Martin e l’inquilina del solaio, pittrice di nature morte, Sophie Duval. Perseguendo le indagini i nostri moderni Sherlock Holmes e John Watson incappano nei diari di Mathieu Gorin e scoprono ben presto che niente è come sembra e che il miele artigianale arrivato con l’ultima consegna contiene tracce di aconito, un potente veleno. Chi ha ucciso Mathieu Gorin e perchè?
Emma Cortesi ha costruito un giallo di tipo classico, con una struttura che alterna il presente ad alcuni momenti della vita passata del defunto e delle persone che hanno fatto parte della sua cerchia: La Roche e una donna presto scomparsa, Clemence. Tutti i nodi vengono al pettine nella narrazione che risulta molto leggera, in alcuni punti poetica e che riesce a suggerire le immagini e le scene al lettore. I personaggi sono parecchi e ben delineati, in un romanzo che in meno di duecento pagine riesce a raccontare tanto e a comunicare anche una sorta di tristezza mescolata alla dolcezza e alla rabbia.
Esistono gialli che puntano tutto sull'azione, sui colpi di scena e sul ritmo serrato. E poi ci sono quelli che conquistano con l'atmosfera, con i personaggi e con quella sensazione di sentirsi a casa, anche mentre si indaga su un omicidio🔎
🏢Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre🇫🇷, la vita scorre tranquilla tra caffè fumanti, croissant🥐 appena sfornati e vicini che, volenti o nolenti, finiscono per conoscersi tutti. A vegliare sul palazzo c'è Berthe, una portinaia che conosce ogni abitudine degli inquilini. Così, quando Monsieur Gorin non ritira il giornale🗞️come fa ogni mattina da anni, capisce subito che qualcosa non va.
Insieme all'ex commissario Lefevre🕵🏻♀️decide di seguire il proprio istinto e quella che sembra una morte naturale si trasforma lentamente in un mistero fatto di ricordi, vecchi diari, fotografie dimenticate e segreti custoditi troppo a lungo🗝️📖
La cosa che colpisce di più è il tono del romanzo. #EmmaCortesi costruisce un'indagine elegante e delicata, senza mai rinunciare alla tensione. Ogni pagina trasmette calma, quasi come se il lettore fosse seduto accanto ai protagonisti con una tazza di tè tra le mani, osservando con loro ogni piccolo dettaglio🫖
Ma questo libro è molto più di un semplice giallo. Tra le righe emergono la solitudine, i silenzi, le occasioni perdute e tutto ciò che resta quando le parole non vengono dette nel momento giusto. È una storia che parla di persone prima ancora che di delitti, e proprio per questo riesce a lasciare il segno🥹
L'ambientazione parigina è un valore aggiunto: Montmartre diventa quasi un personaggio della storia, con i suoi vicoli, i teatri e quell'atmosfera romantica e malinconica che accompagna il lettore fino all'ultima pagina⚜️✨
Il finale lascia addosso una dolce amarezza, senza eccessi, con grande delicatezza ed eleganza. Un epilogo che emoziona più per ciò che suggerisce che per ciò che mostra.
Se amate i cozy mystery, i gialli classici alla Agatha Christie e le storie dove i personaggi contano quanto il mistero, questo romanzo potrebbe sorprendervi🩶
La portinaia del 17 I segreti di Vieux Moulin Emma Cortesi .. Un palazzo nel cuore di Montmartre, una portinaia e tanti condomini che lo abitano, questo è il luogo dove ha inizio la storia... Le abitudini sono dure a morire, ma quando è qualcuno a farlo, Berthe, la portinaia e Antoine, un ex commissario in pensione, uniranno menti e capacità per scoprire la verità dietro tutto questo. .. .. Ho letteralmente adorato questo libro, soprattutto per il modo così delizioso di scrivere dell'autrice, mi ha portato a vivere a pieno l'aria parigina e la vita della capitale Francese. Un romanzo che ho letto in un paio di giorni per la voglia di scoprire come andava a finire... Berthe e Antoine non si possono non amare e mi è piaciuto molto come l'autrice ha descritto ogni personaggio presente nella storia... Tutto si svolge in un unica via Rue des Sales n. 17, in un tipico palazzo parigino di tre piani e una mansarda, abitato da personaggi molto caratteristici che spiccano senza sovrastarsi gli uni con gli altri. .. .. Una lettura perfetta sia per le vacanze sotto l'ombrellone, ma anche per staccare un po' con la mente e godersi una storia ben scritta. Più che un thriller un poliziesco anomalo, dove una portinaia è una sorta di detective tra portoni da lucidare e posta da ritirare. .. .. Adorato. Un po' signora in giallo, un po' miss Marple?? .. ⭐⭐⭐⭐/5 ..
Libro scorrevole, mi è piaciuto tanto lo stile di scrittura: semplice, a tratti profondo e a tratti simpatico con qualche tocco di umorismo in stile “teatrale” (un po’ in stile Murders in the building). Leggendo ci si immerge appieno nell’atmosfera del palazzo Vieux Molin. I personaggi sono diversi ma non è difficile seguirli e tenere il passo, cosa che mi capita a volte in qualche romanzo.
Essendo una prima pubblicazione di un’autrice giovane, sono rimasta piacevolmente stupita!
Leggendo si arriva in maniera facile a dove andrà a parare la storia, leggendo diversi gialli e thriller facevo dei ragionamenti su come sarebbe potuta finire in modo tale da rimanere stupita ma in realtà il “colpo di scena” è abbastanza standard e a un lettore allenato appare semplice.
Nella mia fantasia speravo in uno sviluppo diverso e più “coerente” con le caratteristiche dell’inquilino che viene trovato morto.
giallo davvero carino e perfetto per questa stagione estiva per le sue cozy vibes! non ha troppe pretese, non vuole essere il giallo migliore di questo mondo, ma la scrittura di Emma Cortesi è scorrevole e piuttosto divertente in alcuni punti (le battutine autoironiche sull’essere vecchi dei due protagonisti🤭) una nota un po’ dolente è secondo me la presenza non totale di Berthe la portinaia che, leggendo il titolo, ti aspetti sia centrale nelle indagini, ma sempre accompagnata dall’ex commissionario Antoine che sembrava eclissarla qualche volta :( è stata comunque iconica ma la sua centralità doveva essere rivista secondo me. inoltre, avevo intuito già da un po’ l’andamento della storia e chi avesse delle colpe ma è stata comunque una lettura super piacevole, soprattutto per chi ama queste ambientazioni.
Confesso la mia ignoranza, grazie a questo romanzo ho scoperto il genere “cozy” ed in particolare il “cozy mistery”le cui peculiarità sono perfettamente considerate in questo libro. C’è ovviamente il morto e l’omicidio, ma senza traumi, sangue o violenza. Il ritmo è lento, le ambientazioni sono intime (nello specifico un edificio parigino abitato da personaggi più o meno pittoreschi), la portinaia intelligente e curiosa, la trama è semplice e lineare; l’indagine si svolge per piani (quelli fisici del palazzo) e per esclusione fino all’ultimo capitolo che risolve enigma e storia. In effetti, mi sono lasciato avvolgere dall’abbraccio delicato di questa lettura e solo alla fine ne ho realizzato l’eccessiva mielosa (cit.) dolcezza e mancanza di vero pathos.
Una lettura leggera, potrei dire anche "estiva"; nel complesso è una bella storia. Non è il mistero in sé ad essere interessante, bensì il percorso e l'interazione tra i personaggi. Potrebbe essere definito "cosy crime", anche se accostare i due termini potrebbe parere un ossimoro.
La coppia dei protagonisti è interessante, così come la loro età. Non è consuetudine, infatti, avere eroi non più nel fiore degli anni.
Aspetto il prossimo titolo della serie che, se ben strutturato, potrebbe avere molto da raccontare.
Questo titolo, intanto, lo consiglierei a qualcuno che vuole leggere qualcosa che non sia impegnativo ma che sia comunque scritto dignitosamente.
Romanzo scorrevole, ambientazione suggestiva, atmosfera ben costruita e personaggi credibili e ben caratterizzati, coppia di investigatori sui generis ma molto carina...ma finale che lascia l'amaro in bocca. Sophie sembra molto meticolosa nello studiare le abitudini della sua vittima ma non si accerta che sia veramente come lei pensa....come è possibile che non si sia posta la domanda fondamentale? Ovvero se suo padre era a conoscenza della sua presenza o meno. Finale un pò banale rispetto alle attese...
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Libro preso, letto e finito perché molto scorrevole anche se con una trama un po’ prevedibile però mi è piaciuto che siano stati descritti inizialmente tutti i personaggi e poi scoprire qualcosa in più delle loro personalità. Quello che mi è piaciuto un po’ meno sono i due signori che si improvvisano detective, un po’ alla bene e meglio e proprio non ho capito l’arrivo improvviso del commissario vero alla fine che aveva sempre sostenuto fosse morte naturale, boh!
Non male come esordio, speriamo in qualcosa di avvincente per i prossimi libri però c’è da dire che Fazi non delude mai
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Emma scrive veramente molto molto bene, ha un dono che vale la pena coltivare. Però il mio giudizio è di 4 stelle in quanto, secondo me, in alcuni punti le descrizioni sono un po' troppo lunghe e questo fa perdere leggermente il focus sulla trama principale. Delle volte ho fatto un po' fatica a immaginare le scene e i personaggi, quindi risulta meno immediato entrare completamente nella storia.
Essendo il suo primo libro parte già davvero molto bene quindi compliment!!!
Un bel 4 ⭐️ meritate per questo esordio. Mi ha tenuta incollata. Mi ha fatto vivere la familiarità di un condominio e dei suoi, a volte stravaganti, abitanti. Berthe e Antoine sono proprio i due classici pensionati che hanno grinta e spirito giovanile nonostante l’età. Un giallo che ci fa anche un po’ commuovere. L’epilogo mi ha lasciato veramente un segno nel cuore. Una scrittura che si divora. Spero di leggere altro di questa scrittrice.
Una scrittura scorrevole che attiva tutti i sensi del lettore Ambientato a Parigi negli anni 90 Si può sentire il profumo dei croissant Si può assaporare il profumo del tè delle 17 Si possono vedere tutti i tetti di monmatre in un giorno di pioggia E si può bussare alle porte degli inquilini del palazzo In un'atmosfera calda , polverosa Sussurrata che sa di casa Un giallo per tutti quelli che hanno bisogno di un'amicizia