Jump to ratings and reviews
Rate this book

Dagbok 1984-1989

Rate this book
Den ungerske författaren Sándor Márai (1900-1989) förde dagbok hela sitt liv. Márai var en av nittonhundratalets mest uppburna europeiska intellektuella och en stor skildrare av humanismens skymning och de händelser som präglade europa under seklets första hälft. genom dagboksanteckningarna från hans sista år i livet får vi lära känna en gammal men slagkraftig man. Från exilen i San Diego skriver han om allt från personliga minnen och vardagliga ögonblicksbilder till sin syn på olika aktuella frågor och inte minst om läsande och skrivande. Och så det privata: sorgen efter hustruns död, ensamheten, sjukdomen, förberedelserna inför de sista dagarna. Det ger en oförställd skildring av en människa som var herre över sitt eget liv ända till dess slut.

Dagboken introduceras med ett förord av översättaren Ervin Rosenberg och följs av en essä av nobelpristagaren Imre Kertész.

Sándor Márai föddes år 1900 i dubbelmonarkin Österrike-Ungern. Efter det kommunistiska maktövertagandet som följde andra världskriget lämnade han hemlandet och levde resten av sitt liv i exil. Han skrev mer än femtio romaner och ett flertal diktsamlingar och dramer. Márais författarskap var länge bortglömt men fick en renässans efter hans död, och hans böcker har sedan 1990-talet översatts världen över. Flera av hans romaner är översatta till svenska, varav Glöd (1942, på svenska 2000) är den mest kända. Den 22 februari 1989 tog han sitt liv, bara nio månader innan det välde han avskydde så starkt föll samman.

Översättningen är gjord av Ervin Rosenberg (f. 1935), som är en av de mest etablerade översättarna från ungerska till svenska. Han har bland annat översatt Imre Kertész, Péter Nádas och Péter Esterházy. Han är själv född i Ungern, men har bott i Sverige sedan 1956.

254 pages, Hardcover

First published January 1, 1997

17 people are currently reading
343 people want to read

About the author

Sándor Márai

181 books1,244 followers
Sándor Márai (originally Sándor Károly Henrik Grosschmied de Mára) was a Hungarian writer and journalist.
He was born in the city of Kassa in Austria-Hungary (now Košice in Slovakia) to an old family of Saxon origin who had mixed with magyars through the centuries. Through his father he was a relative of the Ország-family. In his early years, Márai travelled to and lived in Frankfurt, Berlin, and Paris and briefly considered writing in German, but eventually chose his mother language, Hungarian, for his writings. He settled in Krisztinaváros, Budapest, in 1928. In the 1930s, he gained prominence with a precise and clear realist style. He was the first person to write reviews of the work of Kafka.
He wrote very enthusiastically about the Vienna Awards, in which Germany forced Czechoslovakia and Romania to give back part of the territories which Hungary lost in the Treaty of Trianon. Nevertheless, Márai was highly critical of the Nazis as such and was considered "profoundly antifascist," a dangerous position to take in wartime Hungary.
Marai authored forty-six books, mostly novels, and was considered by literary critics to be one of Hungary's most influential representatives of middle class literature between the two world wars. His 1942 book Embers (Hungarian title: A gyertyák csonkig égnek, meaning "The Candles Burn Down to the Stump") expresses a nostalgia for the bygone multi-ethnic, multicultural society of the Austro-Hungarian Empire, reminiscent of the works of Joseph Roth. In 2006 an adaptation of this novel for the stage, written by Christopher Hampton, was performed in London.
He also disliked the Communist regime that seized power after World War II, and left – or was driven away – in 1948. After living for some time in Italy, Márai settled in the city of San Diego, California, in the United States.
He continued to write in his native language, but was not published in English until the mid-1990s. Márai's Memoir of Hungary (1944-1948) provides an interesting glimpse of post World War II Hungary under Soviet occupation. Like other memoirs by Hungarian writers and statesmen, it was first published in the West, because it could not be published in the Hungary of the post-1956 Kádár era. The English version of the memoir was published posthumously in 1996. After his wife died, Márai retreated more and more into isolation. He committed suicide by a gunshot to his head in San Diego in 1989.
Largely forgotten outside of Hungary, his work (consisting of poems, novels, and diaries) has only been recently "rediscovered" and republished in French (starting in 1992), Polish, Catalan, Italian, English, German, Spanish, Portuguese, Czech, Danish, Icelandic, Korean, Dutch, and other languages too, and is now considered to be part of the European Twentieth Century literary canon.

Ratings & Reviews

What do you think?
Rate this book

Friends & Following

Create a free account to discover what your friends think of this book!

Community Reviews

5 stars
133 (50%)
4 stars
93 (35%)
3 stars
29 (10%)
2 stars
8 (3%)
1 star
1 (<1%)
Displaying 1 - 30 of 38 reviews
Profile Image for Roberto.
627 reviews1 follower
August 7, 2017

Ho compreso di non averti mai amato, la sola che io abbia amato è la mia passione

Questo libro è il diario in cui Sandor Marai scrive i pensieri dei suoi ultimi anni di vita, quasi interamente dedicati all’assistenza alla moglie Lola, gravemente malata e oramai quasi cieca. Marai ha gravi problemi di salute e alla vista, ma nonostante ciò non si stacca dal suo capezzale e continua a scrivere nel diario annotazioni commoventi principalmente dedicate a Lola.

Verso la fine della vita sopraggiunge una fase in cui tutte le esperienze acquisite nel corso di lunghi anni, tutte le cose in cui abbiamo riposto fiducia e speranza, diventano all'improvviso assurde e senza scopo. Una stagione simile è quella che sono costretto a fronteggiare adesso. Trascorrere tutte le giornate insieme a questa donna meravigliosa, che conosceva la mia vita dalla sponda opposta, dal lato più intimo, e assistere alla lenta e silenziosa decomposizione di questa nobile, adorata creatura - non sperare in nulla, non discutere con il dolore, fare - con un senso di impotenza - quel che si può fare in un dato momento: inciampando in un buio persistente, accompagnare una donna che ci è cara più di ogni altra cosa, aiutandola a uscire dalla vita; non so che cosa accadrà, ma ormai non ci penso più: mi limito ad affrontare, un giorno dopo l'altro, una notte dopo l'altra, questa discesa all'inferno.

Avrebbe desiderato come “ultimo dono” di potersene andare con lei:

Siamo coetanei, abbiamo vissuto una vita completa (ottantasei anni), se il destino avrà pietà di noi, ce ne andremo entrambi contemporaneamente: sarebbe l’ultimo dono“.

Deve invece vedere la morte di Lola e continuare a vivere un’esistenza ormai senza più senso per lui e costellata da lutti. Vede morire il fratello più giovane e il figlio adottivo e rimane completamente solo. Gli rimane solo il diario, nel quale svela i suoi pensieri, fa il bilancio della sua esistenza, riflette sulla vecchiaia, sull’uomo, sull’esilio, sulla malattia e la morte.

La vecchiaia. Occorre decidere cosa debba farsene l’uomo vecchio della solitudine. Cos’è più giusto: essere soli restandosene da soli oppure essere soli in compagnia? Io vivo ormai da più di un anno in una solitudine che coincide con lo starmene da solo. Non è facile, non è neanche «vita», tuttavia è più tollerabile della solitudine vissuta in compagnia.

Annota lucidamente tutti i segnali di decadenza del suo corpo e della sua mente:

Devo ancora mettere ordine nelle giornate come meglio posso, barcollando, mezzo cieco; ma la mia non è più vita, sono soltanto i preparativi per la partenza. E in questa condizione non vi è nulla di angoscioso: l’unica cosa che mi preoccupa è di riuscire a farla finita, prima che sia la situazione a finirmi”.

L'uomo è sempre cosciente della morte, la considera un naturale compimento del difficile e incomprensibile corso dell'esistenza, tuttavia si limita ad «averne coscienza», l'accetta. Arriva in fine il tempo in cui l'uomo acconsente a morire. Non è una sensazione tragica. Piuttosto un senso di sollievo, come quando, dopo aver lungamente riflettuto, si comprende qualcosa di incomprensibile.

Dopo la morte della moglie acquista una pistola e attende il momento in cui si sentirà “pronto”; momento che non arriverà subito, ma qualche mese dopo. Nelle ultime righe del diario scrive:

Aspetto la chiamata alle armi, non la sollecito, ma non la rinvio neppure. È giunto il momento”.

L’ultimo dono è un diario cupo, triste e struggente. Ma è una meravigliosa esperienza di lettura per le riflessioni estreme, limpide e lucide che vi sono contenute, scritte da un acutissimo osservatore della realtà quale è stato Sandor Marai.
Profile Image for Milly Cohen.
1,445 reviews514 followers
March 19, 2020
Uffffff

Sandor Marai es uno de mis favoritos. No he leído todos los que escribió pero con El último Encuentro y La mujer Justa es suficiente para amarlo tanto.

Acompañarlo en estos diarios, caminar a su lado por sus últimos 5 años antes de quitarse la vida, ha sido una dolorosa agonía (y deliciosa).

La vejez sin adornos, tan cruda como lo es.
Las lecturas que hizo, tan distintas a las que yo haría si me acercara a mi final.
El amor a su pareja (como el que le tengo yo a la mía).
El cansancio, la tristeza y la inmensa necesidad de terminar de una vez con su vida, pero redactado con tan deslumbrante lucidez, que quisieras decirle "tienes razón, hazlo ya".
Aunque sea terrible saber que si lo hizo.

Qué rico martirio leerlo así, tan desnudo, tan viejo, tan él.



Profile Image for Ana Castro.
339 reviews149 followers
March 15, 2019
Foi o primeiro livro que li dum escritor húngaro ..
E comecei pelos últimos 5 anos de vida de Sandor Marai .
Anos difíceis em que descreve a sua degradação física e a da sua querida mulher Lola .
Acaba por se suicidar pois não aguenta a solidão e a dependência de outros.
Um livro sofrido mas muito bonito .
Enquanto a sua mulher agoniza e tem forças continua a escrever este diário e lê Homero, Aristoteles, Shakespeare .... e sempre os poetas húngaros .
Emigrado durante 46 anos na Califórnia, continua a escrever na sua língua Natal.

A propósito de uma notícia que estava a ouvir na televisão sobre 2 astronautas que foram buscar um satélite desviado da sua rota, SM dizia : “Apesar das preocupações que me afligem penso que valeu a pena ter vivido neste século . “ (p. 51)
Isto em 1984.
O que diria ele se visse a facilidade com que comentamos os livros que lemos com o mundo através da internet e do Goodreads.....

...” A literatura de que eu fazia parte está também a morrer. Sou um espantalho , uma peça destinada às estantes dum museu, um insecto enclausurado em âmbar. “ (p. 58)

“ A vida é casual, não tem sentido nem utilidade nenhuma. A morte ė a consequência inevitável da casualidade, e também não tem sentido nem utilidade “. (P. 59)

“Às vezes sinto-me como uma recordação de mim mesmo “. (P.62)

A propósito dum livro do século. XVI que estava a ler sobre o duque de Sully e um massacre a que o duque assistiu na noite de São Bartolomeu Marai escreve : “ A mim também me aconteceu algo semelhante e também não guardo rancor nem desejo de vingança . Apenas um incomensurável desprezo e indiferença. “ (p. 75)

“ E a minha filosofia resume-se no seguinte: é muito menos perigoso um malvado do que um imbecil. E os imbecis abundam por todo o lado . Eles sim são perigosos. “ (pág. 111)

Morreu a sua mulher, os seus irmãos , o rapaz que tinha adoptado e seu único apoio no mundo do exílio .
Dizia ao seu diário nos últimos dias: “ já não é vida. Apenas existência “.

Gostei muito .
352 reviews14 followers
March 17, 2023
Me han parecido unos diarios muy buenos, que nos permiten acercarnos a este gran escritor. Quizás el final es muy triste porque su vida se puso complicada . Tiene muchas frases para recordar . Privilegiada cabeza.
Seguiré leyéndolo. Comparto frases 👇🏻

“Hay algo impertinente en vivir más de la cuenta. Es como cuando los anfitriones intercambian una mirada disimulada preguntándose cuándo se marcharán los invitados”.

“A veces resuena el eco de las palabras de aquel obispo moribundo : ‘ No me despido, sólo os adelanto ‘. “

“ No es bueno dejarse envejecer por la vejez .
Pero es peor mantenerse joven mediante artificios.”

“La compasión no exige correspondencia, no juzga. Es sencillamente piadosa, incondicional , momentánea, aunque quien la recibe no la ‘merezca’. “

“Llega el tiempo en que uno ya no espera respuestas, no discute con el destino, lo abraza. Hay que aceptar el destino. No existe otro modo de soportar la crueldad de la vida.”

“Según la compañía de seguros Medicare, la vejez es un ‘estado’ y por lo tanto no asume parte de los gastos.”


“Hay personas cuya realidad se descubre cuando ya se han ido.”

“El frío seco se nota en la piel, en la carne. El frío húmedo penetra en los órganos internos. La vejez se enfada con el frío como si fuera una ofensa, un mero accidente .”

“Los síntomas de la corrupción siempre han sido los mismos, en todas las épocas, sólo que hoy sabemos mas rápidamente de qué va la cosa.”

“Me acuerdo de un verso del poema Multiplicación: ‘ Hay palabras que duelen como una mordedura.’ Son palabras imposibles de perdonar u olvidar. Son venenosas como la picadura de serpiente qué arruinó la vida de Filoctetes.”

“Quietud si pienso en la muerte. Inquietud si pienso en el morir.”

“Parece que la civilización consiste en aplicar todo el ingenio del ser humano en idear torturas, cuanto más crueles mejor. “

“Para los supervivientes ‘la muerte inesperada ‘ es como un insulto .


Profile Image for Enrique.
613 reviews400 followers
November 27, 2021
Un libro durillo, hay que estar bien de ánimo para atacarlo.
Profile Image for Chiara Canu.
180 reviews8 followers
March 9, 2025
“Agonizzo tutti i giorni. Ormai non «vivo» più, sono entrato in agonia pian piano, comodamente, senza fretta. Ogni tanto sento la voce di L. quando aprì bocca per l’ultima volta, senza esserne cosciente, e disse: «Ma quanto ci metto a morire...»”.

È il 1984 e Sándor Márai si imbatte in una frammentata annotazione delle sue ultime memorie. Qualcosa nella sua vita ha smesso di ingranare, la vecchiaia non lascia spazio a nient’altro che non sia il pensiero a ciò che ancora resta o che, invece, è altrove. Tutto è “ultimo”: ultime letture, ultime notizie, ultime parole. Il vivere in America che non combacia con le proprie sinfonie, la testa a Pest così diversa, e la “legittimità della letteratura (oramai) senza scopo”. E poi quell’ingranaggio che sembra interrompere tutto: L., sua moglie, dapprima ha smesso di camminare, poi di vedere. È una decadenza a due dipinta dalle parole di Márai, in una prosa introspettiva in forma di schizzi svogliati quanto la stanchezza di esistere ancora, ma affilati quanto un talento che non muore. Ed è la morte, non solo come tema ma, soprattutto, come pensiero, a colmare le pagine di queste raccolte. Quando L. non ci sarà più, proprio all’inizio di un nuovo anno, incombe prepotente quello che affila maggiormente in questo libro: la morte non più come idea, pensiero e visione, ma come personale e intimo stato d’animo.

«La vicinanza della morte rafforza la coscienza più di quanto non la indebolisca.» ed è questo il guaio, lo sbocco. Parla l’animo incurvato di Márai, che nel corso di quegli anni ha visto andarsene i suoi legami più stretti - il figlio, due fratelli, il caro e (ancora) ultimo amico - e la scomparsa di L. è ciò che interrompe e al contempo ristabilisce il quadro di una volontà e di una decisione, irreversibile e ignota. E “l’ultimo dono” è tutto quello che sino alla fine ci è rimasto e che, con ultima pazienza, si è potuto guardare.

Provate a leggerlo in un parco alle 3 di una domenica pomeriggio. Oppure all’imbrunire nel silenzio della vostra stanza preferita: vedrete che “L’ultimo dono” è sentire, volersi tenere per mano e, con commozione e comprensione infinite, salutarsi.
Profile Image for Sandra.
659 reviews41 followers
December 24, 2013
Hubo un tiempo en el que Sándor Márai era para mí el hombre sabio que tenía respuestas para todo. Me atraían más sus diarios que sus novelas. Era uno de esos momentos que suelen darse cada cierto tiempo en la literatura actual. Una editorial se arriesga a traducir a un autor desconocido, tiene más éxito del esperado y en menos de dos años prácticamente toda la obra del escritor está en las librerías. Demasiada exposición. Aunque en mi caso y otra vez, más a las novelas que a los diarios.

Hace unas semanas, con intención de hablar aquí de ella, intenté releer La mujer justa. No lo conseguí. Decidí que mi recuerdo era más importante que una entrada en un blog. De algún modo se lo debía a Márai. La segunda opción fue releer sus diarios y empecé con el último, el que abarca los últimos seis años de su vida. Cuando terminé la primera vez me cabreé. No entendía cómo habían dejado morir solo a un hombre tan valioso. Con la típica inocencia de una aficionada, pensé que con once años yo podría haber estado a su lado, en San Diego, a miles de kilómetros. Esta vez ha sido diferente.

Antes de Gutenberg, el conocimiento en todas sus acepciones entrañaba un gran sacrificio, pues había que buscar incansablemente la materia que se deseaba aprender. En cambio, hoy en día la erudición ha dejado de representar un sacrificio; si uno no lo sabe todo acerca de lo que habla, es por simple pereza. La auténtica virtud reside en ofrecer algo nuevo y original a partir de estos conocimientos previos.


Empieza fuerte pero enseguida se desinfla. Muere su mujer. Fallece su hijo adoptivo con 46 años. Él es un anciano lúcido pero cansado. No tenía ganas de escribir. Apenas se movía. Estaba triste. Repite una y otra vez las palabras del delirio de su mujer: “qué lento muero”. Se compró una pistola y se pegó un tiro. No quería morir en un hospital. La última entrada está escrita a mano. Sigo queriendo estar con él. Necesita cariño. Pero ya no estoy cabreada, solo triste. Valía tanto.
Profile Image for Erwin Maack.
452 reviews17 followers
October 28, 2020
“La forma es un vacío sin contenido. El contenido es un vacío sin forma». Al parecer Confucio no sabía que la poesía puede ser una radiación, sin contenido ni forma.”



“Dos momentos míticos de la existencia: cuando en el óvulo fecundado empieza a manifestarse la vida, esa energía terrible e inabarcable, y cuando esa misma energía deja de activar las células, entregando el testigo a esa otra fuerza terrible e inabarcable, la muerte. Ésta es la realidad, todo lo demás son ilusiones triviales, repugnantes.”



Uma lucidez diante da vida passada. Doído e melancólico, resulta em uma experiência para nós, os remanescentes, aprendermos dela o valor relativo das coisas, e o mais impressionante : a descrição do processo da morte. Do nada ao nada é disso que trata o diário.
Profile Image for Asia Michałek.
3 reviews1 follower
March 24, 2019
"Fazy rozwoju literatury: najpierwh faza religijna, kiedy literatura chce coś powiedzieć ludziom o tamtym świecie. Następna, kiedy mówi coś światu o pisarzu. I wielka chwila, kiedy literatura nabiera w końcu świadomości i zmusza ludzi, by odkryli samych siebie". Mój egzemplarz utonął w kolorowych znacznikach.
Profile Image for Juanma .
341 reviews
August 9, 2021
• Llega el tiempo en que uno ya no espera respuestas, no discute con el destino, lo abraza. Hay que aceptar el destino. No existe otro modo de soportar la crueldad de la vida.
• Durante estas tres décadas y media nos han pasado muchas cosas, pero para mí la mayor satisfacción ha sido poder escribir sin autocensura durante toda una generación.
• Lo realmente arduo no es saber sobre qué escribir, sino saber, de una vez y para siempre, cómo escribir.
• La gente que piensa en planes quinquenales peca de optimista. Hay que trazar planes de cinco segundos.
• Me repugnan esas mentiras sobre la muerte. La vida eterna. La vida después de la muerte. Condena, esferas, cielos e infierno.
• Yo no sé nada. Entre mil millones de cuerpos celestes, innumerables, en un planeta se produce la reacción química que permite la vida. La conciencia se asienta en un organismo biológico. Lo demás son tonterías. Sin embargo, existe el «aura», la irradiación, la esencia de la personalidad.
• El océano está pacífico, como su nombre, de un gris plateado.
• Por la noche, en este lugar ajeno, me conforta pensar que en San Diego tengo un revólver en el cajón de la mesita de noche. No es la «desesperanza» lo que me insta a pensar en ello, sino la idea de que es la única vía, la única manera de huir de una situación vergonzosa. Esa situación vergonzosa es la vida, esta ilusión grotesca.
• Si el deterioro de mi ojo avanza a este ritmo, ¿seré capaz de encontrar la pistola en el cajón?
• Prefiero la soledad en solitario que la soledad en compañía. No deseo nada. Espero poder irme en silencio, sin necesidad de recurrir a la violencia.
• Para mí es un puñetazo en el pecho, un insulto. Todo lo que se cuenta de la muerte es mentira. La realidad es un insulto, y el pacto en su contra es un engaño. Detesto a los curas y las fábulas de las religiones.
• Dos momentos míticos de la existencia: cuando en el óvulo fecundado empieza a manifestarse la vida, esa energía terrible e inabarcable, y cuando esa misma energía deja de activar las células, entregando el testigo a esa otra fuerza terrible e inabarcable, la muerte. Ésta es la realidad, todo lo demás son ilusiones triviales, repugnantes.
• Lectura por la noche: Cervantes, Don Quijote, la novela más hermosa de la literatura mundial. Voltaire es más bien aburrido. Poemas de István Lakatos, entre ellos algunos emotivos.
• ¿La echo de menos? Tanto como echaría de menos el aire. Me la evocan las palabras, los objetos, todo. Incluso al aire le falta algo.
• Creo que se ha producido un cambio: he pasado de la preocupación, la inquietud y el sufrimiento confuso a cierta paz incomprensible; como si hubiera comprendido el horrible e inclemente caos de la vida.
• No acuso a Dios ni a los hombres, a nadie. No espero nada. He aceptado lo que ha pasado… he aceptado la crueldad.
• En esta existencia apagada, todo lo que me ha sido dado a lo largo de los años se me antoja absurdo, casi grotesco.
• A veces almuerzo a las tres de la madrugada, o también puede ocurrir que cene a las diez de la mañana. Vivo sin horarios, tranquilamente. No espero nada, ni bueno ni malo.
• Una noche en blanco. Un regusto amargo en la boca, como después de una juerga. No es posible huir, pero permanecer firme es muy difícil.
• El campanilleo navideño habitual, paz y amor bajo la fluorescencia del neón, últimas rebajas. Tras ochenta y cinco navidades, esta edulcorada parafernalia se me antoja grotesca, sin valor y sin sentido. Y no me duele, la realidad nunca «duele»; simplemente es realidad.
• Las palabras Dios, piedad, misericordia; todo lo que han dicho los curas y los filósofos es una completa mentira. No existe un «propósito» ni un «sentido». Sólo existen los hechos descarnados. Todo es un asco.
• Hace año y medio que no escribo nada. Me siento como quien ha pasado por una cura de desintoxicación; me da asco pensar en la «escritura», cháchara presuntuosa, demente.
• En el sobre grande encuentro otras misivas escritas por personas ya muertas. A veces me asalta la incómoda pregunta de si es ético sobrevivir a todo el mundo.
• El veredicto: cadena perpetua, celda de aislamiento. Paso semanas sin ver a nadie. Cada vez me cuesta más caminar. Apetito: me fuerzo a tomar unos bocados, que me asquean.
• Muy de mayor he llegado a no creer en nada, aunque tampoco descarto nada.
• La vida es casual, no tiene sentido ni utilidad alguna. La muerte es la consecuencia inevitable de la casualidad, y tampoco tiene sentido ni utilidad.
• Tiene que ser muy bonito morir sano.
• En la literatura no existe la democracia; sólo hay solistas. El escritor que decida cantar en un orfeón descubrirá que su voz no se distingue del coro.
• Y sigue siendo tan guapa a los ochenta y siete años como lo fue de joven; de otro modo, pero sigue siendo guapa. No sé hasta cuándo me aguantará el cuerpo, pero quiero estar con ella hasta el último momento, ayudarla y cuidarla.
• durante sesenta y dos años todo se lo he leído primero a ella, todos los escritos. Ya no tengo a quién hacerlo. La expresión escrita ha perdido todo atractivo para mí. Si ella se va, debo seguirla sin algaradas, sin hacer ruido.
• En el hospital. Paso hora y media junto a su lecho y le cojo la mano, en silencio. Inesperadamente me dice: «Qué lento muero». Después se queda callada, hasta que me voy.
• La agonía. El Ars moriendi. Cada día muero. Ya no vivo, sino que muero lenta y cómodamente, sin prisas.
• Literatura: ochenta por ciento de exhibicionismo. El resto es escritura al dictado.
• Como le dijo Mallarmé a un joven poeta: «Nunca preguntes qué es… Sólo qué significa».
• se ha acabado la vida que no me ha dado otra cosa que una vejez grotesca y una muerte absurda.
• Quedarme, ayudarla hasta el último momento, hasta que resistamos, ella o yo. Después estar atento para irme a tiempo.
• Ha muerto Borges a los ochenta y seis años; éramos de la misma quinta. Falleció de cáncer de hígado en Ginebra, donde según el periódico «había elegido morir». Fue un escritor genial, un talento original de este siglo. Ya no quedan muchos de esta cosecha; creo que Ernst Jünger aún sigue vivo.
• El hombre es despiadado sin remedio. Es despiadado porque no puede ser de otra forma.
Profile Image for Patricia G..
366 reviews19 followers
November 27, 2023
No me ha gustado nada. Aburrido, cansino y no aporta nada. No lo recomiendo.
Profile Image for Fany.
225 reviews41 followers
April 30, 2022
"Por primera vez en mi vida, un encuentro directo con un robot: el banco donde tengo mi cuenta corriente me ha enviado una tarjeta de plástico que se llama Versatel. Cuando quiero sacar dinero, tengo que introducir la tarjeta en una máquina incrustada en la pared del banco, y al cabo de unos segundos la cantidad solicitada cae en una bandeja metálica, en forma de billetes nuevos (...) Un milagro espectral y aterrador".

"Cojo un taxi y me dirijo a las afueras de la ciudad, donde en un campo de entrenamiento, por una tarifa en absoluta económica, la policía da clases de manejo de armas de fuego. Ya va tocando el viaje: no me siento bien y no quisiera que mi torpeza me impidiera poner coto a la impotencia y a la larga espera de la muerte".

"Hace año y medio que no escribo nada. Me siento como quien ha pasado por una cura de intoxicación; me da asco pensar en la escritura, cháchara presuntuosa, demente. Si me quedan fuerzas escribiré algo impublicable, que ni la imprenta sea capaz de soportar".
Profile Image for Verónica Gil franco.
91 reviews9 followers
May 10, 2023
"Antes de Gutenberg, el conocimiento en todas sus acepciones entrañaba un gran sacrificio, pues había que buscar incansablemente la materia que se deseaba aprender. En cambio, hoy en día la erudición ha dejado de representar un sacrificio; si uno no lo sabe todo acerca de lo que habla, es por simple pereza. La auténtica virtud reside en ofrecer algo nuevo y original a partir de estos conocimientos previos. Los tomos de las enciclopedias son ladrillos que tanto pueden servir para levantar presidios como catedrales. Ya no es difícil saber, pero crear algo nuevo a partir de los datos sigue siendo tan arduo hoy como lo ha sido siempre." 15

"Como dijo István Bethlen en un discurso parlamentario, dirigiéndose a los fascistas: 'Señores, ustedes creen que van hacia la derecha, pero en realidad están andando en círculo; de hecho llevan tanto tiempo caminando hacia la derecha que no tardarán en llegar a la extrema izquierda'. El comunismo es una tragedia, pero el enemigo real son siempre los hipócritas mezquinos, disfrazados de 'nacionalistas': la derecha." 43

"No cabe duda de que no sólo somos lo que somos, sino como nos ven los demás, y sobre todo lo que aparece en el espejo deformante." 44

"Camino, escribo, leo con dificultad. Sin embargo, al menos todavía camino, escribo y leo. No estoy convencido de la frase nietzscheiana 'Lo que no me mata me hace más fuerte'; de hecho, si uno no perece sólo puede ocurrir que se debilite cada vez más. Sin embargo, la prueba diaria de que aún me quedan fuerzas para existir, para pensar, para seguir consciente, confiere consistencia a mi propio ser, aunque sólo sea fugazmente." 47

"...la viuda del asesino dijo que su marido 'oía voces'. Es posible. A veces el diablo nos susurra al oído. No tenemos que buscarlo muy lejos: está en nosotros." 53

"La mezcla de las voces me remonta a la prehistoria. La lengua surgió como interjecciones, no como palabras, al igual que la música surgió en forma de ritmo, no como melodía." 68

"La crueldad es el punto de encuentro en que la humanidad actúa en armonía." 71

"Los muertos: hay tantos que ya no caben en la memoria. La superpoblación no es un problema exclusivo de los vivos; en el otro mundo también se apretujan las masas." 71

"No me opongo al hecho de irme, sólo me inquieta el modo. No queda más que confiar en el destino. Hemos vivido ya una vida entera." 78

"Y resulta que no soy más sabio. Mejor dicho, más bien intento retener a duras penas lo que sabía hace cuarenta y tres años, pero desde entonces lo voy perdiendo, se me olvida." 83

"Ancianos en sillas de ruedas, atados con una correa por la cintura, caídos hacia delante, con la lengua fuera. La gran prueba de la vida no es la muerte, sino el morir. Sin embargo, hay algo obsceno en la enfermedad y la muerte. El reverso de los corporal es lascivo y abominable." 114

"No es bueno dejarse envejecer por la vejez. Pero es peor mantenerse joven mediante artificios." 173

"El sexo es una energía magnífica y pura mientras el vigor físico nos acompaña; de no ser así es simple suciedad." 190

"La gente que piensa en planes quinquenales peca de optimista. Hay que trazar planes de cinco segundos." 204
Profile Image for Marta sans-H.
323 reviews
March 19, 2023
Czystopis umysłu BARDZO, bardzo poważnego pisarza „tradycyjnego” – białego, heteroseksualnego, zawsze pod ciasno zawiązanym krawatem, z pełnosprawnością, pochodzącego z określonej klasy społecznej i nawykłego do związanych z wymienionymi znacznikami przywilejów, i cóż, że z Węgier. Ci, którzy, jak tu podpisana, zagłębiają się w dzienniki z chęcią poznania „ploteczek” i codziennych zabrudzeń, powinni natychmiast dokonać odwrotu. Nic tu po nas, a jednak brnęłam przez te sześćset stronic, i to tylko wybór!, obserwując, chwilami nawet z podziwem, jak zwoje Máraia pracują na najwyższych obrotach. Raportują burzliwe ponad pół wieku i dokonują trafnych analiz socjopolitycznych. Niezmiennie pokrzepiające wiedzieć przy tym, jak człowiek słowa nad słowem się męczy. Za słuszne i czasami sprawiedliwe można uznać również spostrzeżenia Pisarza – oczywiście przez duże „p”! – odnośnie kondycji literatury w wieku XX. Jednak już kręcenie nosem na Joyce’a, Gertrude Stein i Kafkę oraz pełne adoracji, ale niepozbawione (dziś powiedzielibyśmy) ableizmu podejście do Prousta („Geniusz wybuch w tym niemal kalekim ciele z taką siłą, że starł po drodze wszystko, co było w nim chore, i zmuszał je do największego wysiłku umysłowego. Śmierć Prousta – to jakby umierał nieogolony anioł, który do ostatniej chwili przyciska do astmatycznej piersi harfę”) mówią mi, że nasze transformatory nadają na zagłuszających się częstotliwościach. Takich komentarzy na temat osób nie białych i nie sprawnych czy w ogóle innych niż on, czyli… (tu nastąpiłoby odniesienie do pierwszego zdania niniejszej notatki ->), znajdzie się w „Dziennikach” mnóstwo. Zazgrzytają znacząco. Kobiet nie ma; żona wychodzi z cienia dopiero, gdy zaczyna się jej rozkład, a i tak w wewnętrznym świecie małżonka nie urośnie ponad swoje inicjały. Zmiękczenie autora dokonuje się na nieodwołalną starość. Ta „słabość”, przed którą tak uciekał, co zresztą ostatecznie mu się udało – „kongraty!”, jest najczulszym i najbardziej przemawiającym do czytelnika wycinkiem zapisków.

Niewykluczone, że trudno (mi) było poznać prawdziwą esencję Máraia, a może zwyczajnie duma nie pozwoliła mu nigdy w pełni się odkryć.
Profile Image for Luis Le drac.
289 reviews61 followers
August 29, 2019
Maravilloso Márai como siempre. Los Diarios de 1984-1989 suponen un testimonio vital de lo que la vida ha podido ser y es.

Comencé la lectura de este tomo de sus diarios con cierta distancia veraniega. No sabía si había sido una buena elección este momento para su lectura. Las primeras páginas son un cúmulo de acontecimientos cotidianos que no maravillan por su expresividad. Más bien están tildados de cierto laconismo. Conforme van pasando los días en la vida de este autorazo, se va apreciando el verdadero interés: su mujer está muy grave, comienza a dejar de ser una realidad para convertirse en un recuerdo. La senilidad va alcanzando tanto su vida como la de su mujer. Todo viene envuelto por una atmósfera tanática que ahoga al escritor: el exilio, los recuerdos, el amor y la soledad son los temas que trazan los últimos días de Márai. Por encima de ellos, la muerte. Una muerte que nos alcanza a todos y que se convierte en recurrente en su (y nuestra) mente.

Estos diarios son un canto a la vida bien vivida, al saber poner un punto y aparte jalonando los recuerdos. Es un texto duro, un viaje que acaba en la laguna Estigia, pero es también una esperanza y un baño de amor y amistad. Dos sentencias, hay más, retumban varias veces por este libro: “ La vida imita el arte” y “qué lento muero”. Sus ojos nos servirán de lazarillo para entender ese momento finisecular que se comunica con el HOY.

No dejemos de leer a Márai, uno de los mejores escritores del siglo XX.
Profile Image for César Zeledón.
78 reviews3 followers
Read
October 26, 2025
Acabo de leer estos diarios de Sándor Márai y no puedo dejar de pensar en una de sus frases: No es la muerte lo que temo, sino el morir. Asistimos al final desolador de la vida de un hombre, de un escritor exiliado, muy culto, y a fuerza de tantos años de lucha, también cansado y cascarrabias. Es casi el final de una tradición, de un mundo; uno de los últimos miembros vivos de la extinta burguesía húngara de la primera mitad del siglo XX. Un anciano que envejece lejos y se impacienta ante la muerte que no llega y lo va dejando absolutamente solo (su esposa, familiares, amigos y finalmente, su hijo, todos mueren antes que él).

La última entrada antes de tomar la decisión definitiva es sobrecogedora: "Estoy esperando el llamamiento a filas; no me doy prisa, pero tampoco quiero aplazar nada por culpa de mis dudas. Ha llegado la hora."

No he leído nada más de Márai pero sin duda es un escritor potente, a veces magistral, honesto aun en sus horas últimas, alguien de quien leeré más libros sin duda.
Profile Image for Gil The Bright.
164 reviews36 followers
February 11, 2020
Diary 1984-1989

The last words of a dying man. That is the essence of this book. And not any man, one of, if not my favorite writer. Depressing. Sometimes a flash of light, a ton of irony or genius, but not for long. I do not want anyone to die this way, with his outside world dismissing, his brother, his wife and his son all dead. Alone left on a foreign continent, it is the worst punishment. Without fanfare, resigned, without bowing.
At times his diary entries were repetitive and the obscure references (on almost every page) and scientific speculations did not catch my interest. At times however, mostly when reminiscing about his life and life his true genius appears. Til the end with a sprinkle of self mockery and bitter irony.
That I say even tough I appreciate depressive and pessimistic books. This is different, total apathy. However, I had to read it, but I would not read it again.
At times repetitive
Profile Image for Silvia  Soledad Núñez.
29 reviews
October 18, 2022
✨Compré este libro sin conocer al autor , por el mero echo de ser un Diario ( me gustan los diarios desde que leí el de Ana Frank ) y también me gustan los libros de entrevistas , biográficos , entre otros . Ahora debo decir que quiero leer sus obras ,me genera mucha intriga , por lo general comienzo leyendo obras y después diarios o biografías del autor pero en este caso se dio de esta manera .

✨Es un Diario triste porque es sobre los últimos años de Sándor Márai , su vejez , sus últimos trabajos , su vida junto a su esposa . Desemboca en su ya conocido suicidio y es como leer una larga carta de despedida .

✨Me gustaría poder leer los otros diarios pero el único que está traducido al español es este . Los demás están publicados en su idioma original pero sin duda que si los encontrase en español en algún momento no dejo pasar la oportunidad de leerlos .

✨En definitiva me gusto bastante , lo dejo recomendado para quienes conocen y para quienes no al autor !!!
Profile Image for Theut.
1,886 reviews36 followers
July 22, 2020
L'ultimo dono che Marai chiede è una sorta di dichiarazione d'amore e di egoismo allo stesso tempo.
E' un uomo che sente pesantemente arrivare la morte (che avverrà solo dopo quella delle persone a lui più care, e proprio a "causa" dei suoi lutti) ma che continua a rimanere intellettualmente una montagna. Tanti spunti, riflessioni, letture... non basterebbe una vita a sviscerarli tutti. Resta il fatto incontrovertibile che di Marai leggerei con ardore anche la lista della spesa scarabocchiata su un fogliaccio (e sono sicura che avrebbe trovato il modo di renderla unica).
Profile Image for Maurizio Manco.
Author 7 books132 followers
October 3, 2017
"Se la vita di uno scrittore si protrae a lungo, ci si attende da lui una summa vitae, una sorta di sintesi filosofica. Non ho la minima idea di qualsivoglia summa vitae. Per riassumere, dirò soltanto che tutto sommato gli uomini, quando sono «malvagi», sono meno pericolosi di quando sono stupidi. E di uomini stupidi ce ne sono tantissimi. Sono loro a rappresentare un pericolo." (pp. 159, 160)
Profile Image for Lucía Noguera .
23 reviews2 followers
February 2, 2020
Una lectura tan intensa como difícil, en la que Sándor Márai relata el ocaso de su vida, unos últimos años en los que descubre que, en efecto, vivir no ha de ser nunca una imposición. Citas tan desgarradoras como "Qué lento muero" o "No le temo a la muerte, sino al morir" demuestran la clarividencia que el escritor húngaro mantuvo hasta sus últimos días.
Profile Image for Gabor Seprenyi.
58 reviews1 follower
June 24, 2025
A true masterpiece by the old writer. Beautiful, wise, heartbreaking. The descrition of his love to his wife is the most touching. A marriage built on the strong foundation of true love, a relationship, which is an alliance for life and which evolves throughout time where the two persons become one body unble to exist without each other.
Profile Image for galilea.
108 reviews9 followers
November 15, 2025
Vida, personas, trabajo, literatura, todo se ha acabado. Hastío y vergüenza, si pienso en la escritura. Escribía para L., todo era por ella. Ya no tengo a quien escribir. Me cuesta creerlo.

en la última obra autobiográfica de márai, nos regala los últimos suspiros de su existencia. el duelo, el exilio y la soledad son temas cotidianos para él; y de que forma tan bella los relata
Profile Image for Iñaki Echarte.
67 reviews
July 22, 2025
Dolorosos y reveladores diarios de los últimos años del escritor Sandor Marai. Cada vez más solo y descontento con el mundo que le rodea el escritor húngaro toma una difícil decisión.
Muy recomendable.
Profile Image for Pascal Bateman.
103 reviews78 followers
March 3, 2024
Guy gets old. Everyone dies. He shoots himself. Death by natural causes.
Profile Image for Ari.
35 reviews2 followers
July 10, 2022
Hace ya muchos años llegó a mis manos La extraña, también de Márai. Recuerdo que intenté leerlo, pero no hubo caso, ni siquiera recuerdo por qué.

Ahora, no sé por qué, decidí intentarlo nuevamente, esta vez con este libro. Y es tremendamente doloroso, e igual de bello.

Fueron los últimos años de Márai, que falleció en 1989 a los 89 años.

En él habla de sus recuerdos de su querida Hungría, que abandonó en 1948 después de haber sobrevivido la 2a Guerra Mundial, debido al país en que la vio convertirse tras la ocupación soviética. Nunca regresó. Habla de sus 41 años de exilio en diversos países hasta asentarse definitivamente en EEUU en 1952 y en San Diego, California, en 1980 hasta el día de su muerte. Y habla especialmente de sus últimos años junto a su mujer hasta su muerte, y de sus últimos años solo.


«Si la muerte nos llegara a la vez, juntos, sería el mayor regalo para los dos. Este año se me han ido los últimos conocidos que me quedaban. No me opongo al hecho de irme, solo me inquieta el modo. No queda más que confiar en el destino. Hemos vivido ya una vida entera».
Profile Image for Maria Azpiroz.
402 reviews11 followers
August 13, 2024


Durísimo pero maravilloso. No leía algo tan impactante desde "La muerte de Iván Ilich" de Tolstói. Es un golpe bajo el libro. Leí que estos son los únicos diarios de Márai editados en español. No entiendo por qué no se han editado todos los anteriores, ya que escribió prácticamente durante toda su vida. ES que no se venden? No entiendo. Tendré que conseguirlos en francés o en inglés. Estos diarios expresan la enorme soledad de Márai, el fallecimiento de su esposa y de su hijo adoptivo, y el avance de su deterioro físico y emocional. Aun así, hay observaciones sobre la vida que se te quedan grabadas, comentarios literarios y ácidos sobre el mundo, la historia y la modernidad e incluso en el horror, destellos de humor. Bellísimo.
Profile Image for Barbara.
397 reviews26 followers
February 20, 2011
Dziennik to moje drugie spotkanie z węgierskim pisarzem, Sándorem Máraim. Z twórczością Márai’ego spotkałam się po raz pierwszy w 2009 roku, bowiem wtedy na spotkaniu DKK omawialiśmy książkę Zbuntowani tegoż autora. Dlatego też z ogromną przyjemnością zabrałam się za lekturę Dziennika, ponieważ wiedziałam, że czeka mnie prawdziwa uczta literacka. I nie zawiodłam się.

Sándor Márai rozpoczął pisanie swojego dziennika w 1943 roku, kiedy to poważnie zachorował i zaczął inaczej spoglądać na swoje dotychczasowe życie. Ostatnie wpisy pochodzą z roku 1989, gdyż właśnie wtedy Márai ostatecznie zakończył swoje ziemskie sprawy i był gotów pożegnać się ze światem. W Polsce wydane zostały wybrane fragmenty jego zapisków. Według tłumaczki, która także dokonała wyboru, są to fragmenty najciekawsze, najbardziej intrygujące i najlepiej oddające złożoność charakteru Sándora Márai’ego.

W początkowych latach autor skupia się głównie na wojnie, na życiu w Budapeszcie oraz nad tym, w jaką stronę zmierza świat. Obserwuje go i wyciąga trafne wnioski, jednocześnie stara się unikać opowiadania o swoim życiu prywatnym. Zmienia się to dopiero w części późniejszej, gdyż po śmierci autora jego wydawca postanowił nie edytować zapisków i wydał je wszystkie.

Dziennik nie jest lekturą odpowiednią dla każdego, bowiem wymaga skupienia. Zastanowienia się nad treścią oraz przesłaniem autora. W książce odnajdziemy także wiele dygresji dotyczących literatury, sztuki oraz kultury, co nie każdego może zainteresować. Jest to książka, zmuszająca czytelnika do myślenia, do wysnuwania własnych wniosków. A podczas lektury warto przygotować sobie coś do pisania, gdyż wiele z zawartych w Dzienniku myśli, zasługuje na wynotowanie, a co najważniejsze na zapamiętanie.

Jak już wspomniałam wcześniej, dopiero ostatnia część zapisków nabiera bardziej osobistego charakteru. Autor opisuje zmagania z własną chorobą, ale także z nagłym pogorszeniem się stanu zdrowia swojej ukochanej żony. Myśli wyrażone w krótkich, prostych zdaniach są pełne bólu, cierpienia, ale też i nadziei, spowodowanej pogodzeniem się z losem. Podczas czytania niejednokrotnie miałam łzy w oczach i wręcz czułam fizyczny ból. Nawet Smutek C. S. Lewisa nie potrafił wywołać we mnie takich emocji.

Podsumowując, gorąco polecam wszystkim lekturę Dziennika, bowiem jest to książka niezwykła, do której można powracać wielokrotnie. Ukazuje nam nowe oblicze pisarza i po odkryciu go, nie spojrzymy już tak samo na twórczość Sándora Márai’ego. Warto!
45 reviews1 follower
November 14, 2010
L'ultimo dono di un grande scrittore, ormai vecchio e stanco, che vede il proprio mondo e i propri affetti spegnersi intorno a se.
In un fisico ormai debilitato dagli anni c'è ancora una mente lucida, che ripensa con consapevolezza e occhio disincantato ai cambiamenti che avvengono intorno a lui, ai dolorosi distacchi da persone, cose, passioni che lo hanno sempre accompagnato.
Displaying 1 - 30 of 38 reviews

Can't find what you're looking for?

Get help and learn more about the design.