La prima parola che mi viene in mente per descrivere questo romanzo è particolare. Di solito non perdo tempo a spiegare a parole mie la trama, ma questa volta sento il bisogno di spendere un minuto per farlo, perché è la cosa che più mi è piaciuta - e forse l'unica - di Io sono Zero, romanzo che tra l'altro ha vinto il Premio Bancarellino di quest'anno. Le prime pagine, devo ammetterlo, non mi stavano prendendo per niente. La storia si apre con uno scenario difficile da inquadrare o comprendere, e anche se pagina dopo pagina diventa tutto chiaro avrei preferito un inizio più solido, che gettasse per bene le basi al resto del romanzo.
Nato e cresciuto in un ambiente protetto, senza aver mai avuto un solo contatto umano o visivo con un altro essere umano, Zero è il nostro protagonista, un ragazzino di quattordici anni addestrato a pilotare attraverso dei droni aerei che trasportano bombe, e altri tipi di armi, inconsapevole che al di fuori del suo appartamento accessoriato esiste un mondo intero. Ciò che ho adorato è il tentativo dell'autore di portarci a riflettere su quanto la tecnologia stia diventando potente, e su quanto sia importante l'utilizzo che decidiamo di farne. Senza saperlo, Zero è un soldato addestrato a distruggere e uccidere. Ogni missione portata a termine per lui non è altro che il livello di un videogioco superato. L'idea di base era davvero forte, poteva essere sfruttata per dare vita a un romanzo o una serie distopica con i fiocchi, è terribile immaginare uno scenario del genere, ma nella sua crudeltà c'è qualcosa di geniale. Un soldato che non sa che quello che sta facendo è reale è un soldato che non si farà mai domande, o sensi di colpa. Il bello arriva ovviamente quando, a causa di un guasto, la porta dell'appartamento del ragazzo si apre, scaraventandolo in un mondo fatto di odori, calore e sensazioni e, soprattutto, di sentimenti.
Un Mondo virtuale, fatto di obbiettivi, di prontezza, di addestramento. Una fuga involontaria, e l'incontro e lo scontro con il mondo reale.
Zero deve scegliere. Tornare indietro? Affrontare una nuova vita?
Qual è la cosa giusta? E Zero a quale mondo appartiene?
Pur essendo stata una lettura carina e veloce, il romanzo non mi ha preso come speravo. A tratti l'ho trovato un po' noioso, ma soprattutto troppo corto. Meno di 190 pagine sono una miseria per sviluppare una trama con questo potenziale, la rapidità dello svolgimento e del finale è quasi fastidioso, in questo romanzetto non c'è tempo per nulla: le descrizioni, la caratterizzazione, le spiegazioni. Viene tutto condensato in poche righe e questo non mi ha permesso di affezionarmi ai personaggi o di emozionarmi in alcun modo. Ho assistito a una storia interessante, che sembrava più il riassunto di sé stessa, niente di più. La cosa mi è dispiaciuta davvero tantissimo e fatico a capire la scelta dell'autore di dedicare così poche pagine a questo distopico per ragazzi, che avrebbe meritato almeno un bel volume corposo, se non addirittura più romanzi. Non sarebbero bastati un paio di capitoli in più a salvare la situazione, qui manca proprio l'anima del romanzo, quasi fosse andata in stampa la bozza, anziché la storia vera e propria.
Non ho apprezzato molto neanche la narrazione. Ho trovato l'uso della prima persona adatta al punto di vista di Zero, un po' per la sua giovane età e un po' perché ci permette di ascoltare quello che accade nella sua testa. Per tutto il romanzo infatti Zero intrattiene una conversazione con sé stesso: da una parte l'adolescente spaventato, dall'altra il soldato. Non mi sono invece piaciuti i capitoli dedicati a Stefania e Luca, rispettivamente pediatra e medico, coloro che soccorrono Zero dopo la sua fuga dall'ambiente protetto. Non ho trovato necessario dar voce anche al loro punto di vista, soprattutto con l'uso della prima persona.
Non mi ha infastidito la semplicità dello stile dell'autore o dell'intreccio della trama, Io sono Zero resta una lettura indirizzata ai più giovani, penso però che, sviluppato in questo modo, sia un romanzo troppo debole per appassionare davvero il lettore. Ho deciso a malincuore di bocciarlo, perché resta a modo suo una storia scorrevole piacevole, ma non riesco a togliermi dalla testa il capolavoro che avrebbe potuto essere, se sfruttata meglio la sua potenzialità. Peccato!