Inedito in Italia, questo volume uscì nel 1971 in lingua inglese. In quegli anni il Giappone si apriva a una modernità nevroticamente contrapposta a una società dalle tradizioni millenarie. Per Fosco Maraini quella apparente contraddizione cela tuttavia una radicata continuità che contraddistingue la realtà giapponese. Nasce così "Giappone", un affascinante viaggio di scoperta attraverso fotografie e testi che mettono a confronto i segni di questa continuità nella natura e nella cultura, nel territorio e nell'architettura, nell'arte e nella calligrafia. Con uno scritto di Gian Carlo Calza.
(Source: wikipedia) Nacque il 15 novembre 1912 dallo scultore Antonio Maraini (1886-1963), di antica famiglia ticinese, e dalla scrittrice Yoï Crosse (1877-1944), di padre inglese e madre ungherese di origine polacca.
Bilingue italo-inglese fin dalla nascita, crebbe e si formò nell'ambiente intellettualmente vivace proprio del suo nucleo familiare e della Firenze degli anni 1920 - 1930. Nel 1934, spinto dalla sua immensa curiosità nei confronti dell'Oriente, si imbarcò sulla nave Amerigo Vespucci come insegnante di inglese, visitando l'Africa del Nord e l'Anatolia. Nel 1935 sposò la pittrice siciliana Topazia (n. 1913), dell'antica famiglia Alliata di Salaparuta, principi di Villafranca, da cui ebbe le tre figlie Dacia (Fiesole, 1936), Yuki (Sapporo, 1939 - Rieti, 1995) e Toni (Tokyo, 1941).
Maraini si laureò in Scienze Naturali e Antropologiche all'Università degli Studi di Firenze. Nel 1937 raggiunse l'orientalista maceratese Giuseppe Tucci, che conosceva assai bene sanscrito, tibetano, hindi, nepali, bengali e altre lingue asiatiche, in una spedizione in Tibet, alla quale ne sarebbe seguita un'altra undici anni più tardi, nel 1948. Da tale esperienza scaturì la grande passione che lo portò a dedicarsi allo studio delle culture e dell'etnologia orientale e a scrivere Segreto Tibet.
Prima della seconda guerra mondiale, Maraini si trasferì in Giappone, dapprima nel Hokkaidō, a Sapporo, e poi nel Kansai e a Kyōto, come lettore di lingua italiana per la celebre università locale. L' 8 settembre 1943 si trovava a Tokyo e rifiutò, assieme alla moglie, di aderire alla Repubblica di Salò. Venne quindi internato in un campo di concentramento a Nagoya con tutta la sua famiglia. Durante la prigionia compì un gesto d'alto significato simbolico per la cultura giapponese: alla presenza dei comandanti del campo di concentramento si tagliò il mignolo della mano sinistra con una scure. Non ottenne la libertà, ma una capretta ed un orticello permisero alla famiglia Maraini di sopravvivere. Finita la guerra tornò in Italia, per poi ripartire verso nuove mete quali il Tibet, Gerusalemme, il Giappone e la Corea.
Conosciuto per i suoi numerosi lavori fotografici in Tibet e in Giappone, Maraini fotografò le catene del Karakorum e dell'Hindu Kush, l'Asia centrale e l'Italia in generale; fu insegnante di lingua e letteratura giapponese all'Università di Firenze e uno dei massimi esperti di cultura delle popolazioni Ainu del Nord del Giappone.
Maraini si cimentò anche nella composizione poetica, utilizzando la tecnica da lui definita metasemantica, di cui è un esempio l'opera Gnosi delle fànfole.
Noto anche come alpinista, svolse la sua attività principalmente nelle Dolomiti, dove compì le sue prime ascensioni con Emilio Comici, Tita Piaz e Sandro del Torso. Partecipò inoltre ad alcune importanti spedizioni del Club Alpino Italiano: quella del 1958 al Gasherbrum IV (7980 m, nel Karakorum, Pakistan), guidata da Riccardo Cassin, e quella del 1959 organizzata dalla sezione di Roma del CAI al Saraghrar Peak (7350 m, nell'Hindu Kush, Pakistan), guidata da Franco Alletto e Paolo Consiglio. Su entrambe le spedizioni scrisse un libro: Gasherbrum 4, Baltoro, Karakorum e Paropamiso (vedi la sezione dedicata alle opere).
Dopo aver divorziato da Topazia Alliata, nel 1970 sposò in seconde nozze la giapponese Mieko Namiki con la quale visse a Firenze, nella villa paterna di Torre di Sopra, presso il Poggio Imperiale, lavorando alla sistemazione del suo archivio fotografico e dei suoi moltissimi libri rari.
È morto nel giugno del 2004, con la volontà di essere seppellito in un piccolo cimitero della Garfagnana.
Descrisse la prima parte della propria vita nell'autobiografia romanzata Case, amori, universi, pubblicata presso Mondadori nel 1999. I suoi libri più rari sono disponibili nella biblioteca del Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze.
Maraini sostiene che se il Giappone non esistesse bisognerebbe urgentemente inventarlo. Io aggiungerei che allo stesso modo se Maraini non fosse mai esistito bisognerebbe provvedere urgentemente ad inventarlo, la sua penna ci restituisce l'incanto imprestandoci il suo personalissimo ed inconfondibile sguardo di poeta e fine osservatore del mondo qual è. La sua prosa è poetica nel significato più primigeno del termine, ciò che il linguaggio poetico dovrebbe a mio modo rappresentare universalmente: un fluire di immagini ( corredate da suggestive fotografie che si intrecciano al testo ) talmente intrise di sentimento, talmente argute talvolta e sensoriali tal'altra, da farci dimenticare di star leggendo dal divano di casa e di non essere immersi nel brulicare di una metropoli, nella placida quiete di un paesaggio bucolico o persino trascinati materialmente nel passato, in un tempo che non esiste più. Il Novecento aveva bisogno di un Maraini che andasse a sbirciare nelle pieghe di un mondo in mutamento e ne raccontasse le contraddizioni ma anche le granitiche fondamenta che ancora i capricci della Storia non sono state in grado di sgretolare.
Un viaggio entusiasamante tra le pagine, un viaggio tra le parole per definire un luogo come il Giappone pieno di armonia e contraddizioni, dove natura e tecnologia si contendono lo spazio come tradizione e modernità, ricomponendosi e scindendosi in modi affascinanti e sempre diversi. Bellissima l'impostazione grafica del libro che completa insieme alle foto la magia del racconto.