Nella mia ignoranza sull'argomento, ho imparato molte cose che non conoscevo, alcune delle quali davvero sorprendenti ed emozionanti. Ad esempio, che gli alberi interagiscono tra loro non solo tramite il contatto delle radici, cosa scontata, ma anche a distanza. Non mi è piaciuto l'eccesso di umanizzazione degli alberi, cosa che ha fatto andare in bestia MoscO nella recensione qui sopra. Stavolta, insolitamente, sono stato più tollerante di lei!
Quando sono diventato guardia forestale nel mio paese, la Germania, il rapporto con la creazione ha preso forme molto concrete: ho imparato come si gestisce un bosco, come si pianta un seme, come si cura una pianta e come si raccoglie il legno a uso e consumo dell’industria. I primi dubbi sull’impostazione schematica appresa durante gli studi mi sono venuti già dopo pochi anni. Ho cominciato a guardarmi intorno per scoprire forme alternative di gestione. Alcuni colleghi che operavano in sintonia con la natura, rari nella grande massa di guardie forestali, mi hanno mostrato modi più dolci per interagire con gli alberi. Ho imparato a mantenere in vita alberi di generazioni diverse nella stessa area e a tenere in considerazione le loro interazioni «sociali». Dai risultati capivo che il bosco tirava un sospiro di sollievo, ma dentro di me sentivo che non avevo ancora fatto il grande salto. Solo quando nel mio distretto una vecchia faggeta è stata dichiarata area protetta, per farne un cimitero destinato alle urne delle persone cremate, è arrivata la svolta. Le persone che cercavano una tomba da queste parti hanno visto gli alberi per la prima volta con altri occhi. Bei tronchi lisci idonei per legno industriale? Non nteressava a nessuno. Rami nodosi sul fusto, una curvatura curiosa, picchi come subinquilini... era questo che cercavano gli acquirenti. E con loro ho imparato a osservare meglio e a considerare la realtà oltre i confini della silvicoltura. Il fenomeno dei vecchi ceppi che hanno tenuto in vita per anni degli alberi con cui avevano stabilito un rapporto di simbiosi, il fatto che esistano davvero esemplari più o meno coraggiosi (riconoscibili nel periodo di caduta delle foglie), la capacità infinita della discendenza di aspettare all’ombra della pianta madre... Ecco, da quel momento ho potuto osservare e imparare tutto questo.
Ma che palle! ffffffffff l'anno scorso ho letto un libro sugli alberi morti: sulla legna, come tagliarla, accatastarla, la differenza fra ascia e accetta, le stufe a legna... poteva essere la cosa più pallosa del mondo. E invece mi è piaciuto un mondo (questo: https://www.goodreads.com/book/show/3...) Questo invece, sugli alberi vivi, sulla loro biologia, crescita, malattie, sui boschi, su queste grandi e affascinanti creature fatico a finirlo. Mi addormento ogni pagina. Ma quello che sopporto a fatica è l'umanizzazione delle piante. Cioè, è leggibile una frase come questa, senza lanciare il libro dalla finestra?: il ciliegio è un vero allegrone: ama la bella temperatura, i posti soleggiati allegrone? oppure: a centinaia, raggruppati in vere e proprie scuole, devono imparare a crescere dritti, perché non appena un alberello crede di mettersi a fare il pagliaccio, piegando la cima di qua o di là, viene inesorabilmente punito.. Il pagliaccio? Mapperfavore! le betulle sono arroganti, alcuni alberi si comportano da cocciuti, un profluvio di frasi simili. E no, non è un libro per bambini. DI solito i libri li finisco, anche le pizze allucinanti, ma mi sto convertendo alla filosofia del mio amico di tastiera Ettore1207: chi diavolo me lo fa fare?
Ho molto apprezzato l’equilibrato mix di competenze tecnico-pratiche frutto di lunga esperienza professionale come guardiaboschi e di empatia anche un po’ poetica verso esseri viventi ai quali dobbiamo tutto senza nemmeno saperlo. L’unico limite - che non è ovviamente colpa dell’autore - è che le indicazioni più precise qui offerte riguardano la Germania e non sono sempre equiparabili alla realtà italiana. Vorrei conoscere un Wohlleben italiano
Non è un Grande libro: manca di grandezza letteraria e di rigore scientifico. Offre piccoli spunti scientifici ma spesso troppo scarni e imprecisi. Racconta il bosco e i suoi abitanti come un padre affezionato ma l'autore manca di grandi doti letterarie. Tuttavia va contro la narrazione comune degli alberi come esseri quasi inanimati e svela una piccola parte della grande, potente e complessisima vita del mondo vegetale con un accenno letterario che invoglia il lettore a informarsi maggiormente e a guardare la foresta con un occhio diverso.
Quanto possono vivere gli alberi? Possono comunicare tra loro? Provano dolore? A queste e tante altre domande La saggezza degli alberi prova a dare una risposta. Con un perfetto equilibrio tra nozioni di biologia, botanica, informazioni pratiche e aneddoti su varie specie di alberi, questo gradevolissimo libro non può mancare nella libreria dei frequentatori dei boschi. Dopo averlo letto, guarderete agli alberi con occhi diversi, e i mille piccoli dettagli che imparerete a cogliere vi potranno svelare storie incredibili capaci di risalire a molti secoli fa.
È un saggio sugli alberi veramente scorrevole, per la prima volta, pur non avendo il pollice verde, ho capito molte cose sulla vita di questi giganti centenari, e li ho visti come degli esseri viventi più simili agli animali rispetto a quanto pensavo prima. L'ho trovata una lettura interessante e istruttiva, con molti spunti di riflessione sul rapporto tra l'uomo e l'ambiente
Interessante manuale che ci introduce ad una visione concreta e meno convenzionale del mondo vegetale. Gli alberi, smessi di essere considerati oggetti, riacquistano la loro dignità di monumenti vivi e vitali, meritevoli di un rispetto troppo spesso trascurato.
Un acercamiento más amigable hacia los árboles que en el libro “La vida secreta de los árboles”. Aquí, Peter Wohlleben, toma una perspectiva humana más práctica que nos ayuda y enseña a colaborar con la naturaleza de una forma activa.
Da un po' di tempo mi sto appassionando a queste creature silenziose e tenaci e questo libro mi ha dato tante informazioni utili. Un mondo davvero affascinante.
Interessante per chi ama il bosco, la cura del giardino o la silvicoltura. Ha la capacità di far “vestire” al lettore i panni un albero, condividere la sua prospettiva e lo scorrere della sua vita. È molto accurato e scorrevole. Manca però la biografia, presente in altri libri dell’Autore e molto utile per fare approfondimenti e dare validità all’opera.