L’autore, Nelson Mandela, raccoglie qui i 30 racconti per lui più significativi e che meglio trasmettono lo spirito africano.
Sono racconti di vario genere, alcuni assomigliano alle favole, altri alle fiabe, altri ancora ai miti, ma sono in realtà abbastanza diversi da questi generi.
Sono diversi nei personaggi, com’è naturale che sia, ad esempio se si prendono in considerazione i racconti che hanno gli animali come protagonisti, si nota subito che molti sono quelli tipici africani come la iena, lo sciacallo, il leone, l’uccello del miele, altri invece sono i nostri stessi animali, come per esempio la lepre e il lupo, ma hanno caratteristiche diverse da quelli delle nostre favole, infatti la lepre qui è sempre furba, il lupo invece viene spesso gabbato per troppa ingenuità.
Anche nei racconti più vicini alle nostre fiabe si nota che i personaggi umani sono sempre molto pochi, lasciando più spazio agli animali o ad altri esseri come avviene nei racconti più simili ai miti greco-romani.
Ciò che mi ha colpito di tutte queste narrazioni, confrontandole con quelle della nostra tradizione culturale, è l’assenza di una morale: non sembrano cioè voler dare un insegnamento e non riesco ritrovarvi le funzioni di Propp, ma appaiono più che altro racconti fatti per allietare (o spaventare divertendo) chi li ascolta, senza nessun altro scopo se non quello meramente ludico; ciò a mio avviso lo si può anche capire dal fatto che dal punto di vista linguistico e sintattico ricalcano in toto il linguaggio parlato, alcuni nell’intreccio sono addirittura privi di una consequenzialità logica come se venissero inventati seduta stante, mentre si leggono/ascoltano.
Su tutti però prevale una certa allegria e gioia di vivere, anche con le poche cose che dà la natura senza pretendere troppo, perché impossibile da raggiungere, elemento che manca invece nelle nostre favole e fiabe.
Sicuramente queste “fiabe africane” sono piacevoli da leggere, sono ricche di colori e suoni tipici dell’Africa e secondo me sarebbero da far leggere ai bambini, mettendole anche in confronto con le nostre favole e fiabe più note, in modo da far cogliere loro la differenza o i punti di contatto, al fine di far capire quanto in realtà gli uomini siano uguali seppur nella loro differenza.