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Vedove di Camus

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Il 4 gennaio 1960, la Facel Vega guidata dal celebre editore Michel Gallimard sfreccia lungo una strada della Borgogna e va a schiantarsi contro un platano. Sul sedile del passeggero, Albert Camus, che solo tre anni prima era stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura, muore sul colpo. Mentre il mondo intero rimane attonito, orfano di uno dei più grandi intellettuali del Novecento, quattro donne si ritrovano all'improvviso "vedove" dell'uomo che la moglie Francine Faure, la brillante attrice Catherine Sellers, la giovane pittrice Mette Ivers, di origini danesi, e Maria Casarès, immensa interprete del teatro francese, che Camus stesso – fedele ai paradossi del sentimento – definiva «l'Unica». Con estro e rigore, Elena Rui indaga le vite e le voci di queste quattro figure femminili di fronte all'ineluttabilità della disgrazia. Si imbastisce così «un discorso sull'amore» che rifiuta viete certezze morali per restituire la trama sottile, contraddittoria e irriducibile degli affetti, offrendo a chi legge la libertà – e l'onere – di interrogarsi sui confini e sugli abissi dei rapporti umani.

180 pages, Paperback

Published May 23, 2025

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Elena Rui

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Displaying 1 - 30 of 83 reviews
Profile Image for Mighty Aphrodite.
736 reviews75 followers
December 24, 2025
Il quattro gennaio 1960 non si interrompe solo la vita di Camus. Per quello che sembra un attimo, destinato, però, a durare in eterno, la vita di quattro donne si ferma, il respiro si spezza in gola, urla di rabbia e di dolore si spandono nell’aria.

Un viaggio in macchina non programmato per tornare a Parigi pone fine all’esistenza dell’autore francese. Sua moglie lo scoprirà di ritorno da una mattinata di lezioni. I giornalisti assiepati sotto casa sua le avevano fatto pensare ai soliti appostamenti in Rue Madame, alla ricerca di un commento di Camus sulla guerra in Algeria. Presto, invece, scoprirà che suo marito è morto e questa informazione stagnerà in lei come qualcosa di incomprensibile.

Nella sua morte, però, Francine si sentirà finalmente sua moglie, l’unica donna legittimata a seguire la bara, a decidere dove il suo corpo deve essere sepolto, a gestire il suo lascito letterario, le sue carte, i suoi diari, il suo romanzo incompiuto. È lei la donna a cui si fanno le condoglianze, è lei la donna a cui si fa visita ufficialmente, che non ha bisogno di elemosinare ricordi.

Catherine Sellers, invece, è l’amante discreta, di cui nessuno sapeva nulla, o almeno così crede la ragazza con cui Camus aveva in comune la passione per il teatro. È giovane, vibrante, piena di gelosia inespressa. A un uomo che reclama la libertà, sempre in rivolta contro la vita, non si può chiedere nulla, soprattutto la fedeltà; si può solo accettare ciò che egli può darci, senza pretendere di più. Ma è difficile non mordere il freno quando si sente un amore totalizzante, capace di distruggerci con un’assenza e resuscitarci con una parola. E ora che Camus non c’è più, Catherine non saprà mai se l’ha amata veramente.

continua a leggere qui: https://parlaredilibri.wordpress.com/...
Profile Image for Tittirossa.
1,096 reviews367 followers
April 7, 2026
disclaimer: come ogni anno (siamo giunti alla V edizione!!) @krodi ci costringe a prendere atto che lo Strega esiste e lotta con/contro di noi :-) Cosicché mi metto diligentemente a ravanare l'elenco infinito dei candidati: a volte va bene, a volte va male, a volte va .... ma non si potevano risparmiare queste energie?! Questa volta, la terza.
Sarà che sono io ipercritica sul tema Camus (ho appena visto e per niente apprezzato il film di Ozon, Lo straniero - una trasposizione estetizzante del testo de L’étranger senza nessun tentativo di attualizzazione, se non la visione callipigia di Mersault) e sul tema biografie (capisco inventare, ma ormai si scambiano i riassuntoni di chatgpt con prompt “scrivi come se fosse un libro che parla del ruolo delle amanti ma senza offendere le moglie e/o le amanti!” per letteratura).
Prendiamo il titolo, mi trasmette due info “vedove” e “camus”. Partiamo dal secondo.
Cosa aggiunge il testo alla comprensione di Camus? Niente. Quando dico niente non è una sensazione, ma proprio le righe dedicate a Camus in quanto autore, se si tolgono un paio di riferimenti nella parte di Catherine (sul fatto che voleva partecipare alla mise-en-scene) e di Francine (sul grado di completezza del manoscritto inedito) rimane pochissimo di Camus autore, e altrettanto del Camus persona. Non so se ci sia andata coi piedi di piombo per paura di cause, ma qualche approfondimento in più non avrebbe guastato.
Solo che sembra completamente al di fuori dall'interesse dell'estensora del libro di analizzare o anche solo fare un digesto delle relazioni di Albert (la sua amicizia con Gallimard non è minimamente accennata, però riserva due righe a farci sapere che pure la moglie Janine è stata vittima consenziente del fascino nel Nostro), poichè l’unico intento dichiarato è di soffermarsi sulla moglie e su 3 delle (tante) frequentazioni amorose dello scrittore.
D’accordo, quindi vedremo la vita delle 4 donne in quanto “vedove”? Il prima e il dopo? Ni, con uno stile che ricorda quello del (da me vituperato) Le assaggiatrici, ci vengono propinati un po’ di fatterelli, qualche pensiero ipotizzato, qualche fatto evinto dalla corrispondenza, qualche cronaca ripresa da due documentari. Ho finito il libro (di lettura molto agevole, e breve) senza neanche avere la curiosità di cercare la faccia delle 4 signore (e l’elemento più curioso è che Mette poi ha sposato Sempé e insieme hanno concepito Inga, la designer dei cucchiai collo-alto di Alessi!), ma mettendo su gmaps Lourmarin, prossima tappa cimiteriale.
Quindi, se lo stile è quel che è (nullo), la storia un resumè che fa rimpiangere il livello di dettaglio di wikipedia, cosa rimane? un trattatello (aggiungerei gossiparo, ma non voglio offendere la sensibilità di chi l'ha trovato interessante) agile e snello, per non dire anemico, un quadretto beigiolino di vite che avrebbero avuto ancora tanto da dirci, ma sarà alla prossima.
Come sia finito nella rosa dei finalisti degli @stregati boh. Perchè, magari avesse l'approccio del voyeurismo, o un tentativo di imprimere uno stile definito; invece è un compitino con qualche svolazzante arabesco, politically correct, attentissimo a non far trapelare nessun dubbio su questa poligamia istituzionalizzata.
Profile Image for Gabril.
1,139 reviews285 followers
August 10, 2026
4 gennaio 1960. Il recente premio Nobel Albert Camus perde la vita in un incidente automobilistico.
Alla guida (incosciente e forsennata) il suo editore Michel Gallimard. Aveva insistito perché lo scrittore provasse l’ ebbrezza della velocità (appunto) a bordo della sua nuovissima, fiammante auto nuova. Che finì a schiantarsi addosso a un platano. Anzi due. Proprio come la vita di Camus e, poco dopo, anche quella di Gallimard.

A piangerne l’intimo lutto sono quattro donne, quel poker di regine che appare nella copertina del libro di Elena Rui: Francine Faure, la legittima consorte; Maria Casarès, storica amante, definita in plateale ossimoro da Albert l’Unica; Catherine Sollers, attrice preferita, e Mette Ivers, detta Mi, talentuosa pittrice che aveva allora vent’anni ed è ancora in vita.
L’inquieto, poliedrico Camus le amava tutte, di amore libero, esclusivo e perentorio.

Elena Rui, che si è rigorosamente documentata, racconta la storia di questo doloroso lutto assumendo via via il punto di vista di ciascuna dama e svelando così le diverse sfaccettature di uno scrittore dall’indiscusso valore letterario e dal discutibile comportamento umano.
Profile Image for Come Musica.
2,239 reviews695 followers
June 3, 2025
Villeblevin, 4 gennaio 1960: Albert Camus muore in un incidente stradale. Alla guida della Facel Vega fv3b c’era l’editore francese Michel Gallimard: la macchina, dopo aver zigzagato, si scontrò contro un albero:

“Nel tratto fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, la dipartimentale 606 è un banale rettilineo che solca campi monotoni, incastrato fra due file di platani che s’interrompono a intervalli irregolari, una volta a destra e una a sinistra; un non luogo che si attraversa senza prestarvi attenzione, per andare da un punto all’altro dell’atlante stradale.”

Chi pianse Albert Camus? Solo la moglie, oppure anche altre?
Elena Rui prova a rispondere a questa domanda, tracciando la vita sentimentale turbolenta del premio Nobel.

Apre questo poker di donne, la moglie Francine:
“Non piange Francine, in testa al corteo la mattina del 6 gennaio. Ha l’aria esausta ma compita e decorosa accanto al cognato Lucien, mentre qualche personalità locale e i calciatori della squadra di Lourmarin portano la bara di Camus dalla villa al cimitero.”


Altra donna in lutto è Catherine Sellers: “Come fa a non sentire che anche lei è in lutto? Che anche lei ha perso il suo uomo? Che sta impazzendo?”

La Sellers rimarrà nell’ombra e riuscirà a sopravvivere a quella perdita, aprendosi nuovamente all’amore.

Un’altra donna porta il suo lutto per Camus nel cuore: Mette Ivers

“Ricorda di aver annotato sulla tela a cui lavorava 04/01/1960. Sa di averla tolta dal cavalletto e adagiata contro la parete, di aver resistito all’impulso di sfondarla a calci. Ma aveva sentito il suo sguardo giudicante, protettore: rispettare il proprio lavoro, credere, contro ogni brutto presentimento, alla propria vocazione.”

E infine L’Unica, Maria Casarès. Anche Francine era a conoscenza della sua esistenza: l’amante ufficiale di Camus.

“Come Francine, Maria vive diverse ore del 4 gennaio del 1960 nell’ignoranza. È un’ossessione comune a chi subisce un lutto: quel tempo assurdo in cui manca la sola informazione che conti. Molti dei gesti del pomeriggio dovrebbero essere ammendati. Si rivelano, infatti, tutti privi di senso appena scopre di averli compiuti mentre Albert era intrappolato nella carcassa della Facel Vega di Michel Gallimard. Quel pomeriggio, Maria ha aspettato a lungo il suo turno per una registrazione alla Maison de la Radio, ed è rientrata un po’ frustrata, forse indispettita per il tempo perso a causa di uno sciopero di cui ignora tuttora le rivendicazioni. Che importanza possono avere, adesso, tre ore vuote nell’universo insensato in cui è stata catapultata? Che peso dare a una manciata di istanti sprecati, nel mondo violento che ha permesso che Albert Camus perdesse la vita a quarantasei anni?”

Elena Rui dà voce anche a un altro interrogativo. Perché quella macchina si è schiantata contro l’albero?

“Nelle prime settimane del 1960, a Villeblevin non si parlava d’altro che della morte di Albert Camus e Michel Gallimard. Circolavano varie teorie sulle cause e la dinamica dell’incidente: l’eccesso di velocità, il difetto di fabbricazione, l’esplosione di uno pneumatico, la stanchezza. Un testimone, che al momento dell’impatto era fermo a un incrocio, ha descritto decine di volte lo strano valzer abbozzato dalla Facel Vega prima di schiantarsi.”

Nel leggere questo romanzo ci sono stati dei pensieri ricorrenti da cui non sono riuscita a liberarmi: come si fa a sopravvivere a un dolore così forte? Come si fa ad accettare la morte di un uomo avvenuta per un tragico incidente?
Albert Camus è morto a quarantasei anni, in seguito a un tragico incidente, come mio padre.
Di lui, però, restano gli scritti che lo hanno reso immortale.

“Proverà un irrazionale senso di vuoto quando si lascerà dietro le spalle le indicazioni stradali per Villeblevin. Da là in poi il suo sguardo non coinciderà più con quello in cui ha cercato d’immedesimarsi per tutti quei chilometri e si sentirà pervadere dalla solitudine di fronte alla tenera indifferenza del mondo.”
Profile Image for 〽️onicae.
117 reviews6 followers
May 8, 2026
Lui non sarebbe stato d'accordo. Nessuno scrittore vorrebbe mai che un estraneo rendesse definitivo un testo incompiuto

E' come un puzzle questo libro ma l'immagine che risulta composta, dopo aver pazientemente incastrato tutti i tasselli, dipende dallo sguardo del lettore e forse anche dalla sua capacità di immedesimarsi nell'una o nell'altra voce narrante.

E sì perchè, in questo caso, Albert Camus, inteso come scrittore, intellettuale ma anche come uomo, è paradossalmente privato della sua voce. A parlare per lui - in questa interessante ricostruzione che l'autrice, in nota, definisce: un'opera di finzione basata sui fatti - sono le donne che ha amato.

Va detto che Elena Rui conduce la sua ricerca e dà voce alle quattro vedove con estremo garbo e rispetto. Ma non ho potuto non domandarmi, mentre sfogliavo le pagine, che cosa avrebbe pensato Camus di questa ricostruzione ma soprattutto di veder filtrato, attraverso lo sguardo altrui, il suo nucleo più intimo, più profondo. Quello stesso nucleo che ciascuno di noi custodisce in vita e che forse non arriviamo mai a conoscere del tutto.

E' la stessa domanda che mi pongo rispetto alle pubblicazioni postume: chissà cosa avrebbe pensato l'autore nel vedere aperti i propri cassetti, pubblicate parole magari destinate a essere cestinate o rimaneggiate o più semplicemente dimenticate.

Con la morte, quello che resta di noi, è affidato alla coscienza e alla sguardo altrui, così generando una moltitudine di re-visioni.

Provo a rimettere la palla in centro, affidandomi alle parole di Albert Camus che Elena Rui ha opportunamente riportato nella pagina introduttiva al libro:

Dovessi scrivere io un trattato di morale, avrebbe cento pagine, novantanove delle quali assolutamente bianche. Sull'ultima, poi, scriverei: "Conosco un solo dovere, ed è quello di amare". A tutto il resto dico no. Dico no con tutte le mie forze.

Albert Camus da Taccuini I, 1937.
Profile Image for Daniela Bussi.
154 reviews7 followers
June 1, 2026
Cosa aggiunge questo mio libro alla comprensione di Camus? Poco o nulla.
Diciamo che ho appresso qualche dettaglio sulla sua poco soddisfacente vita coniugale e sulle relazioni con le sue amanti. Se l'intento dell'autrice era quello ha raggiunto l'obiettivo, ma ha deluso ciò che cerco nei libri.
Profile Image for Ombretta.
229 reviews
April 6, 2026
Avrebbe potuto risolversi in un editoriale di tre colonne e allora avrebbe potuto essere anche interessante.
Profile Image for _nuovocapitolo_.
1,385 reviews39 followers
August 2, 2026
l 4 gennaio 1960 Albert Camus perde la vita in un incidente automobilistico mentre viaggia verso Parigi insieme al suo editore Michel Gallimard e alla sua famiglia, di ritorno dalla Borgogna. Nella tasca dello scrittore viene ritrovato un biglietto ferroviario mai utilizzato – un dettaglio che negli anni avrebbe assunto il valore quasi simbolico di un destino mancato – mentre ai suoi piedi giace il manoscritto incompiuto de Il primo uomo, il romanzo più autobiografico e irrisolto della sua produzione.
È da questa frattura improvvisa che prende avvio Vedove di Camus, il romanzo corale di Elena Rui, un racconto che attraversa il lutto, il desiderio e la memoria attraverso quattro figure femminili legate allo scrittore: la moglie Francine Faure, l’attrice Catherine Sellers, la pittrice Mette Ivers e Maria Casarès, compagna storica di Camus. Più che ricostruire la biografia del Nobel francese, Rui sceglie di seguire le tracce lasciate dalla sua assenza, nel tentativo di «proseguire un discorso d’amore iniziato in altri testi». Il romanzo è stato candidato al Premio Strega 2026 su proposta di Lisa Ginzburg, con la seguente motivazione:
Un libro che si legge d’un fiato grazie al perfetto dosaggio tra il vero e la sua reinvenzione letteraria. Un romanzo immaginato a partire dal tragico incidente dell’auto guidata dall’editore Gallimard in cui Camus trovò la morte il 4 gennaio 1960 […]. Una partitura a quattro voci che sa tratteggiare benissimo il mondo privato di un grande scrittore e intanto dirci cosa siano l’amore, la perdita, il lutto, la rinascita.

Rui sceglie di soffermarsi sulle esistenze rimaste ai margini del mito, raccontando cosa significhi sopravvivere a un uomo che, anche da morto, continua a occupare tutto lo spazio possibile. La struttura in quattro sezioni permette all’autrice di differenziare registri e atmosfere: il tono più composto e cronachistico della parte dedicata a Francine lascia spazio a una scrittura più passionale di Catherine Sellers, più malinconica di Mette Ivers e infine più riflessiva con Maria Casarès. È probabilmente questo il principale punto di forza del romanzo: la capacità di modulare la voce narrativa adattandola alla personalità delle protagoniste, restituendo quattro modi diversi di vivere l’amore, il desiderio e la perdita di un uomo che conosceva «un solo dovere, ed è quello di amare».


Dal testo emerge una domanda implicita: conoscere la vita privata di un autore aiuta davvero a comprendere meglio le sue opere, oppure risponde soprattutto al bisogno contemporaneo di rendere più accessibile una figura ormai canonizzata? Vedove di Camus sembra muoversi precisamente dentro questa tensione. Dell’autore emerge infatti soprattutto la costellazione sentimentale: l’opera letteraria rimane sullo sfondo, evocata attraverso pochi riferimenti al teatro o ai suoi numerosi taccuini. In questo senso, Vedove di Camus è romanzo sulle forme dell’amore e della dipendenza emotiva. Tolta la centralità simbolica dello scrittore francese, ciò che resta è soprattutto una riflessione sentimentale sulle contraddizioni del desiderio, sulla possibilità che una stessa persona ami più individui contemporaneamente e sulle inevitabili asimmetrie che questo produce. Sono proprio queste oscillazioni, tra libertà e bisogno di esclusività, presenza e sottrazione, gli aspetti che Rui riesce a rendere con maggiore efficacia.
Profile Image for Elalma.
959 reviews109 followers
May 4, 2026
Le biografie romanzate mi piacciono se danno degli spunti oltre le storie, come ad esempio il bell’Ersilia e le altre di Lucia Tancredi che a differenza di questo è stato escluso dalla dozzina dello Strega 2026. Questo invece mi pare un po’ sciapo, non mi ha destato interesse.
41 reviews
August 26, 2026
"Bisogna vivere per sapere come va a finire: vivere e smentire con nuove conquiste la cattiva sorte".
Profile Image for gallizio.
1,155 reviews54 followers
May 10, 2026
Te pensa se l’era mort el Carl Cudega!
Profile Image for sim ✪.
317 reviews7 followers
August 27, 2026
Albert Camus is seen from a new perspective for us readers who only know him through his top-tier books. It is the perspective of the women who loved him (and whom he loved) at the same time, from the moment of his fatal accident to the time of their own subsequent deaths. Elena Rui restores dignity to all of them, shedding light on all the negative sides of the famous French-Algerian novelist.

Was this truly necessary? Is it fair to judge negatively, through the lens of 21st-century Western society, a man born, raised, and educated in Algeria a century earlier? This is a topic close to my heart and one to which I am highly sensitive: the need for contextualization. Therefore, I personally cannot bring myself to demonize Albert Camus. He was a product of his time.

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Albert Camus visto sotto una prospettiva nuova per noi lettori che lo conosciamo solo per i suoi libri di altissimo livello. È la prospettiva delle donne che lo amavano (e che lui amava) contemporaneamente, dal momento della sua morte per incidente al momento della loro successiva morte. Elena Rui restituisce dignità a tutte loro e fa trasparire tutti i lati negativi del celebre romanziere franco-algerino.

Ce n'era bisogno? È giusto giudicare negativamente con gli occhi della società occidentale del ventunesimo secolo un uomo nato, cresciuto ed educato in Algeria un secolo prima? Questo è un tema a me caro ed al quale sono molto sensibile: la necessità di contestualizzare. E quindi personalmente non me la sento di demonizzare Albert Camus. Era figlio del suo tempo.
Profile Image for incipit mania.
3,079 reviews109 followers
Want to Read
May 6, 2026
Incipit
Nel tratto fra Champigny-sur-Yonne e Villeneuve-la-Guyard, la dipartimentale 606 è un banale rettilineo che solca campi monotoni, incastrato fra due file di platani che s’interrompono a intervalli irregolari, una volta a destra e una a sinistra; un non luogo che si attraversa senza prestarvi attenzione, per andare da un punto all’altro dell’atlante stradale.
Continua su IncipitMania
Profile Image for Sara.
79 reviews3 followers
June 18, 2026
Avevo alte aspettative per questo libro, anche perché l’argomento mi interessava particolarmente. Purtroppo non mi è piaciuto. Non mi ha lasciato nulla e, paradossalmente, il fatto che la scrittura sia così verosimile mi ha infastidita più che coinvolta.
Non riuscivo mai a capire dove finisse la realtà e dove iniziasse l’invenzione, e secondo me una narrazione di questo tipo avrebbe avuto senso solo raccontando fatti reali.
Profile Image for Telarak Amuna.
274 reviews5 followers
April 27, 2026
All’inizio, la reazione della moglie di Camus alla notizia della sua morte e poco dopo è estremamente convincente e ben descritta, peccato che sia tratta pari pari da L’anno del pensiero magico di Joan Didion. Per il resto la parte su Francine è proprio piatta e sembra solo una cronaca, quasi più saggistica che romanzesca, di chi doveva decidere dell’opera inedita di Camus e del cozzo tra prassi filologica (battitura a macchina del manoscritto del suo ultimo romanzo) e vita reale/memorie dell’esistenza passata insieme (filtrate nella pasta autobiografica dell’ultimo romanzo).
La seconda parte, incentrata su Catherine Sellers, cambia ritmo, diventa più intensa e passionale, seguendo il carattere della donna, ma nuovamente apporta ben poco, se non l’ennesima variazione sullo stato d’animo e i pensieri di un’amante (o di una donna innamorata di un uomo non esclusivamente suo), intrecciato ancora una volta ad aspetti più saggistici, sul Camus del teatro. L’unica riflessione che ho trovato interessante è quella inerente alla realtà che si riorganizza intorno ai dati nuovi, cancellando o riscrivendo i fatti precedenti. Il concetto infatti è tipicamente associato alla Storia, scritta dai vincitori ma soprattutto riscritta dal potere, ma molto meno spesso alle esistenze individuali, che tuttavia seguono la medesima regola quando si inseriscono nella storia quotidiana. Interessante, ma comunque presa da Proust, quando parla della menzogna di volere tenere Gilberte a distanza, poi diventata verità con il progressivo disinnamoramento.
La terza parte, su Mette Ivers, cambia di nuovo tono, sfiorando una patina più malinconica, ma è quella che sembra meno realistica, tra analisi approfondite di film e riflessioni sulle differenze tecnologiche e di costume di fine millennio rispetto a quando viveva Camus, lo stile sembra un po’ manierato e meno sincero il contenuto (ossia più programmatico, più esplicitamente teso a una riflessione).
La quarta parte, con l’ultima vedova, cambia per l’ultima volta tono (questo è sicuramente un aspetto stilistico che funziona), diventando più teso e pacatamente drammatico e portando forse l’unico spunto un po’ più originale, ossia la possibilità di una relazione amorosa non esclusiva, ma che riesce a evitare gelosie e esigenze di possesso (dopo una prima fase di disequilibrio) per continuare negli anni a essere un sostegno per entrambe le persone. Non mancano tuttavia i difetti delle altre parti e in più sembra talvolta un po’ forzato come la narrazione riporta il pensiero di Maria a Camus in occasioni che sembrano molto illustrative e quindi un po’ didascaliche.
L’epilogo è decisamente piatto, ma è utile nello svelare la spinta di questo romanzo: assorbire qualcosa in più di Camus, avvicinarvisi. D’altra parte tutte le pubblicazioni dei taccuini (che dubito Camus avrebbe mai voluto pubblicati) e le varie interviste alle vedove sono tutti tentativi di estrapolare tessere di vita e di esperienza dello scrittore per andarle a ritrovare negli scritti, come se questo procedimento aiutasse a capirli, quando invece riportano semplicemente una storia che può essere più generale al particolare, a Camus come uomo. Io trovo che questa sia proprio una spinta voyeuristica, che di fronte a un capolavoro vuole scoprire la vita di chi l’ha fatto, i suoi segreti, per riavvicinare il tutto a sé abbassandolo dalla sua eccezionalità, rendendolo più contemplabile perché ancorato alle stesse emozioni, alle stesse difficoltà. Scoprire che un grande artista è a dire il vero un essere umano esattamente come noi stupidamente ci consola, ci fa sembrare meno inadatti e lontani, ma questo solo per un nostro pregiudizio e per una retorica deleteria che ci devia da anni e che ha insistito a presentare gli e le artistə come esseri eccezionali, quando non lo sono, ma sono semplicemente persone portate a esprimere la realtà che le circonda e a rifletterci sopra con più facilità ed efficacia delle altre, rientrando poi per tutti gli altri aspetti in qualche tipo umano ben noto e che non stupisce (non sono ad esempio tuttə sensibili come ci si ostina a credere secondo uno stereotipo).
Il romanzo è viziato da vari problemi. Il primo è una scelta non abbastanza netta tra romanzo e saggio, con di conseguenza una mancanza di equilibrio tonale e di coerenza stilistica. Ai momenti nettamente romanzeschi si susseguono altri dove lo stile slitta verso l’accademico, si appiattisce e la narrazione si fa più saggistica, fino all’estremo delle conclusioni corsive sulla fine della vita di ciascuna protagonista molto da titoli di coda o, per come è scritta, da pagina di Wikipedia, con dunque un’abdicazione totale dal romanzo. Il secondo è il tema del libro: se si esclude per un attimo che in nucleo attorno a cui orbitano le protagoniste e la narrazione è Camus, siamo semplicemente di fronte a un romanzo sentimentale, che certo fornisce quattro diversi modi di amare e una riflessione sulle contraddizioni dell’amore e sulla possibilità che un solo soggetto possa provarla per più persone, con tutte le conseguenze interazionali e sociali del caso, nonché con i vari slittamenti di stato d’animo dovuti a un’attenzione non esclusiva (aspetti resi molto bene); tema già trattato da una miriade di altri romanzi. Cosa porta questo testo in più? Per me solo un certo gusto voyeuristico nella vita sentimentale di Camus, tra l’altro già soddisfabile con altri testi, che non porta una grande luce sull’interpretazione dei suoi testi. E infatti i vari stralci riportati, gli agganci che vengono fatti di volta in volta dalle protagoniste tra la vita privata di Camus e le sue opere, sono sempre assai banali e intuibili anche senza queste conoscenze (come dovrebbe essere per ogni vera opera letteraria). Basti l’esempio dell’intuizione di Camus sulla “tenera indifferenza del mondo” rispetto all’essere umano, a cui era già arrivato più di un secolo prima Leopardi nei suoi dialoghi. Se poi si vuole vedere nel romanzo il desiderio di far slittare il punto di vista, sottraendo all’ombra di Camus le sue “vedove”, per metterle sotto i riflettori e sottolineare il loro ruolo nell’opera dello scrittore, le loro influenze, questo aspetto passa decisamente in secondo piano rispetto al piano sentimentale. Le protagoniste risultano tutte magneticamente attratte da Camus e sentimentalmente soggiogate, nonostante la sofferenza creata dal suo poliamore, con una dipendenza ancora fortemente marcata dalla società patriarcale in cui si muovevano. Certo, questo le contestualizza, spiegando la loro condotta e i loro sentimenti, ma sembra che sia quasi uno scusarle retrospettivo, non so quanto davvero necessario. In questa direzione va anche la forte insistenza sul genere che attraversa il romanzo, con reiterate affermazioni sulla natura e il modo di comportarsi e sentirsi degli uomini, tutte in chiave patriarcale. La domanda quindi rimane: era davvero necessario questo romanzo per scoprire questi aspetti notissimi? Riportarli a Camus, tolta la trovata commerciale di appoggiarli a un nome celebre, apporta qualcosa in più? La mia risposta a entrambe le domande è no.
Profile Image for Maria Luisa.
427 reviews7 followers
October 25, 2026
Un'assenza che è presenza: Albert Camus, una figura troppo ingombrante per scomparire dai radar senza lasciare traccia. Peraltro con una morte così tragica e improvvisa che ricorda un film giallo. Ancora oggi si fanno elucubrazioni sulla stessa: servizi segreti, manomissione dell'auto... Ma quanto geniale Camus fosse nella scrittura, lo era anche nella sua vita sentimentale, sicuramente discutibile. Eppure riusciva a tener vive ben quattro relazioni amorose con altrettante donne innamorate e legate a lui da sentimenti molto forti. Sicuramente il suo fascino e la sua personalità facevano sì che ogni donna si ritenesse indispensabile e al centro della sua vita (ad eccezione della moglie). Rui descrive tutto ciò, senza dare giudizi, dopo aver fatto una profonda ricerca e senza schierarsi da una parte all'altra. Scrittura piatta e con pochi slanci.
Profile Image for Giulia - Divoratricedilibri2.0.
319 reviews240 followers
June 30, 2026
Secondo libro che finisco tra i finalisti dello strega

Vedove di Camus riesce bene in quello che era il suo intento iniziale, di raccontare di lutto e di donne in un’unica reazione. Davvero interessante e la narrazione che viene fatta è sublime e si ascolta meravigliosamente!
Profile Image for Carla.
49 reviews
June 23, 2026
Che voglia di (ri)leggere Camus...
117 reviews
May 11, 2026
Non sapendo niente di Camus, questo libro mi ha smosso la curiosità sulla sua vita.
Profile Image for Chiara.
7 reviews
June 25, 2026
“Albert sapeva creare una mitologia amorosa, rievocando con sapienza certi stati di grazia o ritualizzando fantasie sul futuro. L’amore è narrazione e la loro è stata talmente efficace che oggi non può fare a meno di pensare alle “nozze del 1973” e sorridere. Forse sono valide anche se uno dei due non ha potuto essere presente per forza maggiore”
56 reviews
June 14, 2026
Memoir delicato e preciso sugli amori conosciuti di Albert Camus. 4 donne: Francine la moglie. Catherine Sellers l’attrice giovane, Mette Ivers la pittrice e María Casarès l’Unica si alternano creando un quadro amoroso e intimo intorno allo scrittore morto prematuramente il 4 gennaio 1960. Tenero e fuori dai canoni l’intervento, anche qui, della figlia Catherine che non smette mai di adorare e ricercare la figura del padre più come uomo che come scrittore. Da leggere !!
Profile Image for Gio Pervinca.
221 reviews17 followers
September 29, 2026
Per me Elena Rui predilige Maria Casares! Spero di poterle domandare questa cosa prima o poi 😂

Seguitemi per altri commenti profondissimi sui libri che leggo! Ciao!
Profile Image for LaCiociara.
112 reviews1 follower
August 11, 2026
«Francine Faure è vedova da tre ore mentre attraversa i giardini di Lussemburgo, stretta in un lungo cappotto rosso. Sta raggiungendo il 29 di rue Madame, elegante e anonima traversa di rue de Vaugirard nel VI arrondissement. È lì che abita con i figli quattordicenni, i gemelli Catherine e Jean. Da qualche anno, invece, Albert risiede principalmente in un pied-à-terre in rue de Chanaleilles. Nessuno, quindi, si aspetta di vederlo comparire nell’appartamento verso cui si affretta infreddolita Francine. […] Ma dalle 13.54 di quel 4 gennaio del 1960 Albert Camus è solo un corpo, una cosa, carne vestita.»

Giunge un momento in cui ogni grande scrittore smette di appartenere a sé. Questo, in particolare, accade quando, dopo la morte, l’opera si separa dalla vita e la persona si rivela per quello che era il personaggio. È questa la linea di demarcazione tra il prima e il dopo, tra la persona e gli eredi simbolici, gli interpreti, i biografi, gli studiosi e gli ammiratori che ne ricostruiscono una immagine collettiva che trasforma l’esistenza in narrazione, in racconto.
Albert Camus non fa eccezione. L’autore de “Lo straniero” e de “La peste”, l’uomo e intellettuale in conflitto con Sartre, il premio Nobel ed ancora il pensatore dell’assurdo, è stato ricostruito in immagini che sono finite per il consolidarsi. Elena Rui con le “Vedove di Camus” – edito per L’Orma editore – non si accontenta di osservare la facciata del personaggio, vuole scavare, andare oltre all’immagine che ora è data dal “monumento”. Tutto parte da una domanda: cosa resta dell’uomo quando il mondo continua a parlare prevalentemente della sua leggenda? E chi meglio di quattro donne che hanno costellato la sua vita può offrire la risposta a questo quesito?
Non sono figure di contorno, satelliti che ruotano attorno alla sua persona. Sono quattro persone che hanno amato Camus e che dopo la sua improvvisa morte occorsa il 4 gennaio del 1960, hanno dovuto imparare a convivere con il vuoto dell’assenza.
Francine Faure, la moglie; Maria Casarès, la compagna forse più celebre; Catherine Sellers; e Mette Ivers, la più giovane e la meno nota delle protagoniste, ecco i nomi di quelle anime che ne hanno caratterizzato il vivere.

«Dovessi scrivere io un trattato di morale, avrebbe cento pagine, novantanove delle quali assolutamente bianche. Sull’ultima, poi, scriverei: ‘Conosco un solo dovere, ed è quello di amare’. A tutto il resto dico no. Dico no con tutte le mie forze.»

La scelta si rivela essere interessante non soltanto dal punto di vista narrativo e questo perché la Rui compie un'operazione che va contro una lunga tradizione biografica. Non è una novità nelle storie dediate ai grandi scrittori del Novecento che le donne finiscano con l’essere interpretate come strumenti di comprensione dell’autore quali ad esempio muse, testimoni privilegiate, figure di contorno utili a illuminare il protagonista. In “Vedove di Camus” questo rapporto si ribalta. Non a caso Camus continua a essere presente, ma come oggetto di memoria. Sono le donne a possedere uno spessore autonomo, e il libro si interroga su come ciascuna di loro rielabori una perdita che è insieme privata e pubblica.
Il punto di partenza non può che essere l'incidente automobilistico del 4 gennaio 1960. Ma, anziché trasformare quell'evento in una soglia drammatica verso la commemorazione dello scrittore, Rui lo utilizza come un detonatore narrativo. Da quel momento il problema non è più comprendere la vita di Camus, bensì osservare come la sua morte si propaghi nelle vite degli altri.
Particolarmente riuscita è la sezione dedicata a Francine Faure. Nella memoria pubblica, la moglie di Camus è rimasta spesso schiacciata dal peso delle relazioni extraconiugali del marito e soprattutto dall'ombra lunga di Maria Casarès. Rui prova a sottrarla a questo impianto. Chi è Francine per la Rui? Ella è prima di tutto una donna costretta a confrontarsi con la gestione concreta della morte, con il riconoscimento del corpo, con l'organizzazione delle esequie, con le questioni legate all'eredità materiale e simbolica dello scrittore. Qui emerge il fatto che anche i grandi autori, prima di diventare patrimonio culturale, siano persone la cui scomparsa produce problemi amministrativi, incomprensioni familiari, tensioni e silenzi.

«Albert, racconta Maria, sorvegliava con severità la propria indole possessiva, per essere sempre all’altezza dell’idea dell’amore che si era costruito»

Le “Vedove di Camus” trova il suo punto più originale nel modo in cui evita qualsiasi tentazione competitiva. In una vicenda sentimentale così complessa sarebbe stato facile costruire una gerarchia degli affetti o inseguire la domanda che da sempre affascina i lettori e cioè chi è stata davvero la donna della vita di Camus. La Rui non assegna medaglie sentimentali e non cerca vincitrici. Le sue protagoniste condividono invece una condizione comune; tutte hanno conosciuto un frammento di Camus, ma nessuna ne possiede l'immagine intera.
Da questo punto di vista, il titolo del libro è particolarmente significativo. Le "vedove" non sono soltanto donne unite da un lutto. Sono anche custodi involontarie di versioni differenti della stessa persona. Ognuna conserva un Camus diverso, e nessuno di questi può pretendere di coincidere con il Camus definitivo.
Il risultato è un testo che sfugge alle classificazioni tradizionali. Non è un romanzo nel senso stretto del termine, ma non è nemmeno una biografia o un saggio critico. La documentazione storica convive con l'immaginazione narrativa; i fatti verificabili si intrecciano a ipotesi, ricostruzioni psicologiche e monologhi interiori. Rui si muove in quello spazio ambiguo dove la letteratura prova a colmare ciò che gli archivi e i documenti non possono raccontare.
Naturalmente un'operazione del genere comporta dei rischi. Attribuire pensieri e parole a figure reali significa entrare in un territorio delicato, soprattutto quando si tratta di personaggi che appartengono alla storia culturale del Novecento. Tuttavia, il libro evita in larga misura l'effetto romanzesco più prevedibile. Non c'è alcuna volontà scandalistica, né il desiderio di smascherare il grande scrittore dietro il mito. Al contrario, la forza de “Vedove di Camus” risiede nella sua misura. Elena Rui sembra interessata meno ai segreti che alle conseguenze, meno alle rivelazioni che alle permanenze.
Alla fine della lettura si ha la sensazione che il libro parli soltanto in parte di Albert Camus. Il suo tema profondo è piuttosto il modo in cui le persone continuano a esistere nella memoria altrui. Ogni individuo lascia dietro di sé racconti incompleti, ricordi incompatibili, interpretazioni discordanti. Le vite non sopravvivono come fatti, ma come narrazioni.
È per questo motivo che “Vedove di Camus” incuriosisce e trattiene anche chi non possiede una conoscenza approfondita dell'opera camusiana. Elena Rui utilizza una figura celebre per affrontare una questione universale e cioè il rapporto tra amore, memoria e perdita. Camus resta sullo sfondo, immenso e inevitabile. Ma il vero centro del libro è tutto ciò che continua dopo di lui. E forse è proprio lì, nelle esistenze di chi resta, che una vita trova il suo significato più duraturo.
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