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La tigre nella gabbia

Mississippi, anni '60. Un giornalista bianco aiuta un uomo di colore che è stato arrestato durante una manifestazione per i diritti civili. Un gesto che lo condanna: la sua carriera viene messa a rischio, la sua reputazione distrutta, i suoi amici perduti.
In una comunità dove il razzismo è una legge non scritta, l'uomo diventa un traditore. Quando si innamora di una giovane attivista afroamericana, il conflitto esplode.
Con la sua penna affilata di cronista, Elliott Chaze firma un'opera cruda e fondamentale sul prezzo da pagare per ottenere la libertà.
La tigre nella gabbia fa risuonare ancora oggi il suo potente e coraggioso ruggito in difesa dei diritti civili.

354 pages, Kindle Edition

First published January 1, 1965

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About the author

Elliott Chaze

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Lewis Elliott Chaze (November 15, 1915 – November 11, 1990) was an American war veteran, journalist, and novelist. After nearly half a century, his "long lost" 1953 noir classic Black Wings Has My Angel (originally issued as One For The Money), a legend among noir buffs, was reissued in 2005, sparking new interest in this talented and prolific author.
Elliott Chaze was born to Lewis and Sue Chaze in Mamou, Louisiana. In 1932, Chaze graduated from Bolton High School in Alexandria, Louisiana. He attended Tulane University, Washington and Lee University, and graduated from the University of Oklahoma in 1937.
Chaze began his journalism career as a reporter for the New Orleans Bureau of the Associated Press.[2] During World War II, he served as a paratrooper and technical sergeant in the 11th Airborne Division of the U.S. Army. After hostilities ended, Chaze continued to serve for a time in the Occupation of Japan.
After the war, Chaze rejoined the Associated Press (AP) in New Orleans, then transferred to the APs Denver Bureau. In 1951, Chaze moved to Mississippi, began working as a reporter and became an award-winning columnist for the Hattiesburg American newspaper in the city of Hattiesburg. While at the Hattiesburg American, Chase received the Hal Boyle Memorial Award for the best personal newspaper column.
Chaze was married to Mary Vincent Armstrong with whom he had five children.
Chaze became City Editor of the Hattiesburg American in 1970 and remained in that position through 1980. Chaze wrote articles, essays, and short stories for popular magazines of the time, including Collier's, Cosmopolitan, Life, Reader's Digest, Redbook, and The New Yorker.
Chaze's works of fiction reflected many of his own experiences and were praised by reviewers as being authentic and filled with local color. The Stainless Steel Kimono, published in 1947, was Chaze's first novel. His most controversial novel, Tiger in the Honeysuckle, dealt with the civil rights struggle of the 1960s. He continued writing well into the 1980's with a series of Southern crime novels set in a newspaper office, but it is the newfound cult hit status of his Black Wings Has My Angel from 1953 that has finally brought him the literary acclaim and fame he so richly deserves.
In an interview regarding his motivation for writing fiction, Chaze is reported to have responded: “Primarily I have a simple desire to shine my ass — to show off a bit in print.” During his career, Chaze produced at least ten novels that were published.

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Displaying 1 - 2 of 2 reviews
Profile Image for Gianni.
432 reviews57 followers
July 22, 2026
Mi sembra che lo stile di Elliott Chaze sia inconfondibile e che segua molti cliché del genere noir americano, con anti-eroi protagonisti, dolenti, che bevono più del necessario, soli, per scelta o perché, come in questo caso, è morta la compagna, non più giovanissimi. Come in La fine di Wettermark il protagonista è un giornalista del sud degli Stati Uniti e l’ambientazione è la prima metà degli anni sessanta del novecento, durante la campagna per favorire la possibile della popolazione nera di registrarsi nelle liste elettorali; il focus non è tanto la questione razziale in sé, ma il suo riverbero pesante sulla popolazione bianca, che nasce e cresce in un retroterra permeato dal razzismo e intriso di violenza e che non accetta nessuna defezione da parte dei bianchi che devono sempre rendere conto da quale parte stanno. Prendere posizione e accettarne le conseguenze non sempre è un atto di eroismo, ma spesso, almeno, un atto di dignità.
Il racconto, quindi, si snoda tra molte divagazioni che dipingono la società dal punto di vista esteriore e da quello morale e psicologico interiore, ma che possono sembrare rallentare lo sviluppo della storia. Il perno è il capitolo 18, che può essere letto e ripensato anche in chiave attuale, dove la dignità, la moralità, l’onestà della popolazione afroamericana non è riconosciuta di per sé, ma è sempre una concessione della popolazione bianca.

”Sono d’accordo, il negro in molti casi è stato maltrattato, e sì, merita di progredire. Ma non si può risolvere tutto con la Corte Suprema o con le leggi. Il negro deve fare la stessa lunga e lenta strada che l’uomo bianco ha percorso nei secoli. Deve lavorare duro per guadagnarsi il rispetto degli altri, deve ripulirsi e comportarsi come si deve. Guarda i giapponesi, nessuno ci pensa più, molti dei nostri ragazzi li hanno sposati. C’è ne sono anche all’università, ma…”
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