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Doppio Sguardo: Cinema e arte contemporanea (Studi Bompiani)

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Il rapporto tra cinema e arti visive è stato sovente interpretato come un educato scambio di cortesie – o in termini di citazione reciproca, oppure come un confronto fra dispositivi differenti. Ma, se si osserva che il vero partner storico del cinema non è tanto l’“arte” come tale, con la sua vicenda millenaria, ma la più o meno coeva “arte contemporanea” (la Biennale di Venezia è nata nel 1895, lo stesso anno dell’invenzione del cinematografo!) – allora si capisce che le cose stanno diversamente. In realtà, il rapporto fra cinema e arte è una vera relazione di odio-amore, una autentica dialettica che comprende momenti di rivalità, di passione, di rapimento, coronati, talvolta, da un riscatto finale. Se all’inizio era il cinema che cercava di sottrarre all’arte il primato estetico, ricreandone filmicamente le atmosfere e le immagini, a un certo punto è avvenuto il contrario, e il cinema è divenuto il “repertorio visivo” dell’arte contemporanea. La novità è che oggi entrambe queste “figure”, pur conservando la loro rispettiva autonomia, si rispecchiano l’una nell’altra in una nuova dimensione riflessiva della cultura. Ed è con questa dimensione che tutti – appassionati cinefili o fruitori d’arte, o anche semplici spettatori – siamo chiamati a misurarci.

413 pages, Kindle Edition

First published October 6, 2010

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About the author

Marco Senaldi

21 books
Marco Senaldi (Gallarate, 1960), filosofo, curatore e teorico d’arte contemporanea, ha insegnato estetica e arte contemporanea in varie istituzioni accademiche tra cui Università di Milano Bicocca, IULM di Milano e Accademia di Brera. Ha curato mostre internazionali fra cui "Critical Quest" (1993), "Cover Theory" (2003), "Il marmo e la celluloide" (2006), "Fuori Fuoco – visioni video" (2012). Ha pubblicato numerosi saggi mettendo a confronto filosofia, cinema e arte, tra cui "Enjoy! Il godimento estetico" (2003, 2006 II ed.), "Doppio sguardo. Cinema e arte contemporanea" (2008), "Arte e Televisione. Da Andy Warhol a Grande Fratello" (2009), "Definitively Unfinished. Filosofia dell’arte contemporanea" (2012), "Obversione. Media e disidentità" (2014) e recentemente "Duchamp.La scienza dell’arte" (2019). È autore televisivo di programmi culturali per Canale 5, Italia Uno e RAI Tre e sta realizzando il programma a puntate "Genio & Sregolatezza su arte e storia in Italia" per RAI Storia; suoi articoli sono apparsi su il manifesto, Corriere della Sera, D-donna – la Repubblica, Interni, Alfabeta2 ; collabora dagli Anni Novanta con Flash Art; firma la rubrica “In fondo in fondo” su Artribune.

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Profile Image for Tyrone_Slothrop (ex-MB).
865 reviews117 followers
June 12, 2018
C'è speranza per la settima arte

Saggio denso e complesso che tenta di analizzare lo stato delle arti visive qui e ora.
E' sicuramente necessario un bagaglio filosofico e culturale non indifferente per apprezzare in pieno questo libro (e mi rammarico delle mie enormi lacune su Lacan, Deleuze e Barthes) - però se si riescono a superare le pagine più ostiche, si viene ripagati con una visione completa ed intelligente sull'arte e sul cinema nel XXI secolo. Ed è un sollievo per la mente, perchè ci si libera di tutte le stupidaggini, le banalità, l'ignoranza e le velleità che si trovano (quasi) dappertutto dove si scriva di cinema e arte.
Molto interessanti le parti sulla videoarte e le videoinstallazioni (di cui sapevo davvero poco), dove si può cogliere il motivo per cui l'arte contemporanea sia divenuta così riflessiva, nel senso di ripiegata ad esplorare se stessa ed il proprio senso, il proprio spazio e i propri limiti (e quindi forse divenendo sempre meta-arte?).
Convincente e valida anche la parte sul cinema, dedicata ai nomi attesi come Lynch, Greenaway, Van Sant, Haneke, ma con alcune novità (almeno per me) come Douglas Gordon (con Zidane, un ritratto del XXI secolo), Rehberger (On Otto) e Routson (Bootlegs).
Resta sospesa la domanda sulla possibilità di un cinema senza narrazione, ad almeno non soggetto alla completa dittatura di questo elemento, libero così come libera è la videoarte e l'arte contemporanea in generale...

In ogni caso mi ha fatto molto piacere avere una conferma autorevole su un mio pensiero fisso di questi tempi:
...“In effetti, l’idea che sussista un rapporto di un qualche tipo tra l’immagine riprodotta e la realtà che l’ha generata è dura a morire,”


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