"I corpi sono quattro, crollati sotto i colpi di arma da fuoco in punti diversi di un appartamento piccolo borghese alla periferia ovest di Roma. Lì il ragioniere in pensione Maurizio Girola e sua moglie Elvira Toscano hanno trascorso la loro vita tra solidi mobili in stile arte povera e la carta da parati che il tempo ha scolorito. Solo alcune ore prima, i giovani vicini Alice Rosso e Samuel Galla, che hanno da poco traslocato nella palazzina, sono andati a trovarli: le due coppie hanno condiviso un caffè, qualche chiacchiera e gli ultimi attimi cruenti delle loro esistenze. Nel soffocante agosto cittadino Toni Montixi, commissario della Mobile, si ritrova catapultata in mezzo all’aria immobile e densa di quella casa, un’aria che sa “di ferro, di fuoco, di polvere e ossa”. La detective è sopravvissuta da bambina a un trauma che l’ha segnata nel profondo e che la risucchia a volte in una strana dimensione febbrile, in cui la sua mente si distacca dalla realtà sulla spinta di un’immaginazione compulsiva. Ma questa sorta di seconda vista è anche ciò che le permette di penetrare a fondo nelle cose… In compagnia della sua squadra investigativa, che la ammira e teme al tempo stesso, Toni cerca di dare un senso a una storia che sembra un classico tentativo di rapina finito male, ma si espande poi sui terreni ingannevoli e malsani del narcisismo patologico, della dipendenza affettiva e dell’abuso sessuale. Emanuela Cocco ha scritto un thriller contemporaneo che racconta la violenza del desiderio e il buio nascosto nelle relazioni umane, in una Roma assediata dall’afa e dalla brutalità, tra sobborghi degradati e quartieri eleganti che celano segreti crudeli."
aspettavo un nuovo libro di emanuela cocco da anni e non sono rimasto deluso. la prima volta che lessi il suo primo, Tu che eri ogni ragazza, rimasi sbalordito: non potevo credere di avere in mano una cosa del genere, ricorda ancora il contatto con la carta, il luogo dove lo stavo leggendo. stavolta cocco si misura con la struttura classica del noir, dimostrando di sapere montare le strutture narrative almeno quanto è capace a smontarle (anche perché smontarle è più difficile ma vabbè). Come ama il buio è costruito intorno alla figura del commissario Toni Montixi, ma non è la solita protagonista accentratrice: è come se fosse la regista di una troupe, di una squadra intera che lei si limita a dirigere. la vera protagonista è la vicenda gialla, che sa quando prendersi i suoi tempi, sa quando accelerare, con la consueta prosa sofisticata di cocco, ora piana, ora capace di impennate poetiche, soprattutto quando si entra nelle zone più oscure. la trama devo dire che mi ha fregato, pensavo di averla sgamata e invece mi ha proprio fregato, le ultime pagine me le sono d i v o r a t e
Come ama il buio si apre con un caso che conduce il commissario Toni Montixi a un'indagine destinata a toccare i lati più complessi delle relazioni umane, tra manipolazione, dipendenza affettiva e segreti. Fa da sfondo una Roma opprimente e corrotta, raccontata attraverso un'atmosfera cupa e decadente.
☁️ L'elemento che mi ha colpita di più è proprio Toni. Segnata da un trauma infantile, convive con il Maladaptive Daydreaming, una condizione che la porta a costruire mondi interiori così vividi da confondersi con la realtà. Emanuela Cocco non lo utilizza solo per caratterizzare la protagonista: lo trasforma nella chiave stessa della narrazione. Attraverso gli occhi di Toni, passato e presente si intrecciano, il tempo perde linearità e il lettore viene trascinato dentro le emozioni dei personaggi in modo quasi onirico. È un'idea davvero interessante ed è forse l'aspetto che ho apprezzato maggiormente. Per questo mi aspettavo che la dimensione psicologica avesse ancora più spazio. Invece il romanzo prende una direzione più marcatamente poliziesca, con un'impronta hard boiled che, per gusto personale, mi ha coinvolta meno. Avrei voluto conoscere più a fondo Toni e il suo passato, perché credo fosse proprio lì il cuore della storia.
Resta comunque una lettura ben costruita. Pur non avendo soddisfatto del tutto le mie aspettative, penso che chi apprezza i thriller investigativi con una sfumatura psicologica possa trovarvi una lettura coinvolgente, soprattutto durante l'estate. Personalmente, tra i romanzi dell’autrice, continuo a preferire Trofeo: breve, lucidissimo e intenso, capace di raccontare moltissimo in poche pagine.
Qualche impressione a caldo: ho apprezzato sia la trama che lo stile, molto convincente come romanzo poliziesco, i personaggi sono profondi e le indagini credibili e avvincenti. La cosa che mi ha catturata di più, però, è lo stile. Da molto tempo non mi capitava di leggere un romanzo "bello" anche solo per la prosa.