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Il grande Nilo. Esploratori, turisti e conquistatori nell'antico Egitto

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Il fascino del Nilo è antichissimo. Il mistero di questo fiume, capace di attraversare il deserto e di donare vita e fertilità con le sue piene a un ambiente ostile, ha nutrito miti e immaginario della millenaria civiltà egizia. Con il tramonto dell’Egitto faraonico, i successivi conquistatori stranieri hanno cominciato ad andare alla ricerca delle sorgenti di questo fiume immenso, motivati dalla volontà di scoperta e di conquista. Prima i Persiani, dopo due secoli i Macedoni, poi i Romani e infine, per breve durata, i Palmireni: tutti i dominatori di turno, o coloro che aspirarono a esserlo, si cimentarono in spedizioni verso i deserti della Nubia e le oasi dell’alto Nilo. I nomi dei protagonisti di queste avventure sono di assoluto primo piano: da Cambise ad Alessandro, da Tolomeo Filadelfo a Cesare, da Augusto a Germanico, fino, da ultimo, a Nerone. Una passione che si riaccenderà solo molti secoli dopo, a seguito della spedizione di Napoleone e dell’apertura del Canale di Suez. Dietro a questi viaggi e queste spedizioni si nascondevano interessi molto concreti: il desiderio di controllare lucrose vie carovaniere, il proposito di sfruttare i fantastici giacimenti di oro e di pietre preziose delle regioni nubiane. Ma su tutto domina, necessario accessorio della propria gloria, la volontà di toccare mete mai prima da alcuno raggiunte in un’esplorazione fluviale del Meridione dell’ecumene.

128 pages, Paperback

Published July 11, 2025

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Lorenzo Braccesi

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530 reviews99 followers
July 1, 2026
01/07/2026 (**)

Arrivo alla fine di questo breve saggio di agile e veloce lettura, scritto con modi affabili e colti, e non ho capito cosa l'autore abbia voluto dire, rappresentare, descrivere.

Richiami letterari a visite in Egitto - rispettivamente - di Cambise, Alessandro, Cesare, Augusto, Germanico; Nerone, in delega a suoi soldati; di sfuggita Zenobia (che l'Egittò, pur brevemente, lo conquistò, ma non risulta che lo visitò).

Dei tre grandi romani, l'esposizione espone soprattutto il tentativo - per motivi politici molto diversi - di imitatio Alexandri, cioè di assimilazione della figura del grande macedone alla propria, con particolare interesse alla figura di Germanico e al sogno suo e della moglie Agrippina (Maggiore) di abbandonare la finzione repubblicana voluta da Augusto per abbracciare la metamorfosi anche formale di Roma in monarchia assolutista di stampo ellenizzante: sogno svanito, forse fortunatamente, a causa della morte improvvisa dell'erede destinato a succedere a Tiberio.

Questione effettivamente interessante, ma che c'entra con il titolo? Così come poco o nulla c'entrano con il titolo gli altri estratti biografici riportati.

Confusione assoluta.
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