Quando non sono quelli delle case, i muri sono quasi sempre «strumenti politici». L’esempio più noto è quello che incarnò la guerra fredda: il Muro di Berlino. Ma nella storia del mondo le barriere politiche esistono fin dai tempi più antichi, ed è abbastanza eloquente che non siano mai state tanto numerose come ai giorni nostri. Muri imperiali come la Grande Muraglia cinese o il Vallo di Adriano, muri di separazione come quello tra Israele e i Territori e la Striscia di Gaza, muri dei ghetti e di segregazione – quelli all’interno dei quali vivono i cittadini bianchi del Sudafrica, le peacelines di Belfast o il recente e criticatissimo muro «anticrimine» di via Anelli, a Padova –, muri «di contenimento» come quello che corre lungo il confine del Texas e del Messico, muri di difesa come la Linea Maginot o il Vallo Atlantico, muri commemorativi, e tantissimi altri. Una lunghissima serie di muri – per controllare, limitare, escludere, proibire – corre e s’interseca senza quasi soluzione di continuità lungo tutta la storia umana, e il libro di Claude Quétel ne ripercorre le origini e talvolta la fine – come dimenticare la notte berlinese del 9 novembre 1989 e le picconate di gioia che iniziarono a scalfire il Muro? –, ne ricostruisce minuziosamente le vicende, ne rileva puntualmente le conseguenze e talora le ferite dolorose, i danni insanabili, restituendoci con il suo sguardo una originale storia dell’umanità, consapevole che in attesa di un radioso avvenire senza barriere i muri hanno ancora, purtroppo, un brillante futuro.
Interessante lettura sulla storia dei muri, con capitolo centrale dedicato alla nascita e alla distruzione del Muro, il muro di Berlino, ma che inizia con la Grande Muraglia Cinese e il Limes romano e finisce con i muri delle residenze protette. I muri sono una risposta è la frase finale del libro. Risposta a un problema, o quantomeno a un problema percepito, e quindi non facilmente giudicabili moralmente se non spesso utilizzando banalità. Qualche volta la posizione apparentemente neutra è irritante, ma il libro è di sicuro interesse e di piacevole lettura. Scritto nel 2012, in alcuni punti risulta datato, ma è un difetto minore. Il muro più curioso di tutti, anche a dire dell'autore, è il muro di peperoncini costruito in Zambia per impedire che gli elefanti penetrassero nel villaggio e devastarlo. Pare cha abbia funzionato.
Il libro ha avuto una lettura lunghissima, essendo un libro di lavoro l’ho letto man mano che mi servivano delle cose.
Pregi. Un sacco di informazioni, non necessariamente mainstream. Difetti. È un libro molto datato, quindi le informazioni sui muri più recenti sono già vecchie e inutilizzabili.
Ottimo il capito.o sul limes romano, che mi ha fruttato una nuova idea di confine, su cui ho riflettuto e lavorato molto.