Matelda è il racconto della passione di una vita. La passione è quella per la poesia, e i protagonisti di questa storia d’amore, a metà strada tra autobiografia letteraria e uno “strambo memoriale”, come lo definisce l’autore, portano i nomi di Ungaretti, Montale, Penna, Betocchi, Caproni, Giotti e Luzi. Con Matelda, opera davvero unica nel panorama letterario di questo fine secolo, Cancogni disegna uno straordinario e ben preciso ritratto della nostra tradizione poetica, rovesciando il canone a favore di esperienze appartate, incrociando il giudizio di valore con la propria storia di uomo e di scrittore, raccontando se stesso e la storia d’amore che continua a segnare i suoi passi.
Una delle problematiche più frequentate (in modo più o meno esplicito) dell’opera di Cancogni è la Verità. E se da un lato Cancogni lavora su un giornalismo pungente, impegnato e controcorrente; dall’altro l’attività di scrittore diviene un’immersione nella storia dell’Italia del Novecento.
Del Cancogni giornalista, fece scalpore un articolo del 1945 in cui perorò la causa di un apprendimento basato sulla memoria e sul nozionismo. Da ricordare anche l’inchiesta svolta nel 1956 per un caso di rapporti troppo stretti tra Vaticano ed affari[3]. È costante nei suoi romanzi un'ironia che oscilla tra il drammatico e il grottesco, accanto a toni pacati e a una generale tendenza all’understatement. La sua opera lascia così intravedere gli eventi della sua epoca sotto una luce diversa e inusuale. La sua narrativa presta inoltre particolare attenzione alla dimensione quotidiana della vita e al senso della memoria. Risalta anche il gusto per il ritratto psicologico; il costante riproporsi di motivi autobiografici; la cura delle geometrie narrative.
Un tema ricorrente è la guerra sul fronte greco-albanese.
Negli anni ’60 pubblicò l’intervista a Bassani intitolata Perché ho scritto l’Airone?. La linea del Tomori è ambientato nell’Italia pre-bellica e nella guerra in Albania. Gli angeli neri narra la storia degli anarchici italiani. Il Mister è dedicato alla figura di Zdeněk Zeman.
Nel 1973 vinse il Premio Strega, per il romanzo Allegri, gioventù. Nel 1985 vinse il Premio Viareggio per Quella strana felicità.
È il vincitore dell'edizione 2010 del premio Pen Club Italiano. L'autore si è aggiudicato il primo posto con l'opera "La sorpresa", edita da Elliot ed ha presenziato allo spoglio dei voti durante la finale svoltasi a Compiano.