Scopo dichiarato del saggio di John Gribbin (astrofisico di formazione e divulgatore scientifico di prim’ordine), è raccontare i passi che hanno portato Albert Einstein alla formulazione della versione più generale della teoria della relatività, considerata a buon diritto il suo “capolavoro” e l’acme della sua parabola di fisico e di scienziato. La carriera di Einstein, peraltro, è stata costellata da successi e risultati fondamentali, ottenuti durante un periodo di attività piuttosto lungo (dall’inizio del secolo fino a metà degli anni Trenta), insolito per un fisico così geniale. Nei libri di divulgazione si tende a limitare la discussione alla teoria ristretta della relatività, riguardante i sistemi di riferimento inerziali in assenza di gravità, considerata più semplice da comprendere e matematicamente più elementare. Riguardo alla teoria generale, molti libri per il grande pubblico non vanno al di là di vaghi riferimenti privi di supporto matematico.
Volendo riempire questa lacuna e approfittando dell’occasione offerta dal centenario della presentazione della teoria generale della relatività, risolta in una serie di conferenze e articoli presentati all’Accademia Prussiana delle Scienze tra la fine del 1915 e l’inizio del 1916, Gribbin ricostruisce il lungo e tortuoso percorso che portò Einstein a questo risultato. Partendo dal dato biografico, Gribbin esamina prima l’educazione del giovane Albert, la sua formazione piuttosto singolare e i suoi tentativi di inserirsi nel mondo accademico, non sempre coronati da successo. Raggiunta una certa stabilità economica, ecco che il suo talento fiorisce nel famoso annus mirabilis, il 1905, in cui Einstein produce tre articoli (la spiegazione dell’effetto fotoelettrico, l’interpretazione del moto browniano e la teoria ristretta della relatività) e una dissertazione (sulla determinazione delle dimensioni effettive degli atomi) che globalmente hanno cambiato la fisica del Novecento. La disamina di questi contributi, puntuale, efficace e molto dettagliata, è condotta in un linguaggio semplice ma rigoroso e ha il pregio di distinguere chiaramente tra il radicamento del lavoro einsteiniano nel tessuto connettivo della rivoluzione fisica del primo Novecento e la portata innovativa delle sue intuizioni.
Segue poi il racconto dei 10 anni che condussero Einstein a generalizzare la sua teoria ristretta. Gribbin sottolinea più volte che l’uso dei termini “speciale” (“ristretta”) dovrebbe più correttamente riferirsi alla teoria e non alla relatività, nonostante l’uso quasi esclusivo dei sintagmi “relatività speciale” e “relatività generale” nella prassi scientifica. Il racconto si fa avvincente in virtù della non linearità del percorso intellettuale e scientifico seguito da Einstein, come del resto non lineari sono le equazioni della relatività generale da lui ottenute a caro prezzo: l’approccio alle geometrie non euclidee, l’estensione ai sistemi di riferimento accelerati, la connessione tra spazio-tempo curvo e gravità, la costruzione del primo abbozzo e gli errori commessi (uno dei quali potenzialmente rischioso, se sottoposto a verifica sperimentale), la corsa con David Hilbert. Al sudato traguardo fanno eco le numerose applicazioni e le successive conferme sperimentali, che sono continuate fino agli anni Novante del secolo scorso, facendo della relatività generale una delle teorie più eleganti ed efficaci dal punto di vista della predicibilità sperimentale (insieme all’elettrodinamica quantistica). Molto efficace, a mio giudizio, è il quarto capitolo in cui si parla di buchi neri, di distorsioni spazio-temporali, di cosmologia, di onde gravitazionali e di espansione dell’universo. L’ultimo capitolo segna il trionfo dello scienziato, spiegando le ragioni per cui Einstein ha acquisito una dimensione iconica nell’ambito della memoria collettiva.
Il carattere umano di Einstein e le sue tormentate relazioni con le donne sono per Gribbin un elemento importante, anche se non fondamentale, per comprendere il personaggio: è soprattutto la sua condotta poco esemplare verso la prima moglie Mileva Marič, aspirante fisico in un mondo accademico declinato completamente al maschile, a colpire il lettore. Se da una parte Einstein aveva una spiccata tendenza a coltivare amicizie molto stabili e scientificamente fertili (con i matematici Marcel Grossmann e Michele Besso, con il fisico Hendrik Lorentz, con Niels Bohr), dall’altra gli affetti familiari erano in lui altalenanti, essendo subordinati alla sua attività scientifica. Per quanto amore potesse rivolgere alle compagne e ai figli, non sembrava provarne la mancanza quando era impegnato con la ricerca o anche quando le vicissitudini della vita lo privavano della loro compagnia.
L’unico difetto che mi sento di riconoscere nel saggio di Gribbin, scritto in collaborazione con la moglie Mary (che, immagino, sia responsabile dell’analisi puntuale dei rapporti di Einstein con le donne), sta forse nello spazio ridotto offerto alla formulazione conclusiva della teoria. Gribbin sceglie di non riportare le equazioni della teoria generale, forse per non spaventare i lettori non esperti ed evitare lunghe e complicate spiegazioni matematiche (potenzialmente non digeribili), ma i brevi accenni che fa alla teoria (pp. 112-116) lasciano una sensazione di vuoto nel lettore interessato e non timoroso della matematica, che ha gustato avidamente i numerosi antipasti serviti in precedenza. Penso che Gribbin avrebbe dovuto spendere qualche pagina in più sul significato delle equazioni di Einstein, anche in considerazione dello scopo che si era prefissato con questo saggio e dello spazio dedicato ai contributi precedenti.
Il saggio è scritto in modo scorrevole e limpido e si legge con facilità, anche senza possedere un’istruzione di livello universitario. L’uso delle fonti, debitamente elencate nella contenuta ma adeguata bibliografia, è impostato al minimo, per evitare di appesantire troppo la lettura.
Consigliato a chi tende a generalizzare.
Sconsigliato ai seguaci della teoria della Terra piatta.