Tirare di coca e controllarsi allo specchio: è dominata da questi due impulsi la mente di Luca, fotomodello trentenne in declino che si tiene a galla tra spaccio e scambi di favori sessuali. Quando sulla fronte gli spunta un brufolo, quell'imperfezione da cui si sente deturpato diviene un'ossessione monomaniacale. Nel momento in cui scopre che la menomazione può ispirare un'adorazione che inseguendo la perfezione non ha mai ottenuto, Luca precipita in una spirale autodistruttiva che culminerà in un delirio mistico di blasfemia e ultraviolenza. "Prendete e mangiatene tutti" è una discesa in una psiche nerissima, l'apoteosi dello splatter e del body horror, una risata malata, un tripudio di dissacrazione, uno sbeffeggiamento della contemporaneità, un'estetica estatica del massacro. Ti invitiamo a un banchetto macabro al di là di ogni tua immaginazione: scatena la tua ferocia e serviti pure.
Mi piacciono molto i romanzi disturbanti, ma confesso che questo mi ha portato fuori dalla mia comfort zone: è una storia feroce, che non ha paura di portare il protagonista alle conseguenze estreme dei suoi gesti e accompagnarlo in una discesa da cui non c'è alcuna possibilità di risalita.
La scrittura di Valeria Biuso sa tenere agganciato il lettore anche quando si sprofonda negli abissi della psiche umana: la caratterizzazione del personaggio è eccellente, la sua parabola ha qualcosa di sacrale e mistico pur nell'accezione più oscura della blasfemia grazie alla prosa chirurgica dell'autrice.
Nonostante il genere extreme horror non sia il mio preferito, continuerò a seguire e a leggere l'autrice.
Prendete e mangiatene tutti è un extreme horror fatto e finito. Nelle sue 192 pagine racchiude la più perfetta e così felicemente riuscita forma di questo sottogenere dell'horror. Sì, 192 pagine, un numero bilanciato e congeniale. Né poche, né tante. E questo è uno dei grandi punti di forza del romanzo. Centinaia di pagine di putridate, ripetute come un copione smorto annullano il piacere e perdono di significato. Un po' come ripetere la parola tavolo o bozzo [cit.] "La ripetizione depotenzia, la scoperta eleva". Parole dell'autrice.
Un extreme vincente non ha la mole di Guerra e Pace. Ti aggancia già dalle prime pagine, è in grado di sviluppare un personaggio con poche e precise pennellate che ti lasciano sul picco di una montagna russa. Tu sei lì nel punto più alto e sotto di te uno strapiombo ripidissimo. La giostra si ferma per quello che sembrano un tempo infinito, ma sono pur sempre una manciata di minuti. Poi succede. Scendi a tutta velocità. Il cuore ti arriva in gola e lo stomaco si attorciglia. Te la stai facendo sotto, ma nel contempo sei euforico. Sei felice. E la magia è compiuta.
La voce di Valeria Biuso è originale, incisiva. Un delirio poetico fatto di parole sporche e crude, immagini disturbanti accompagnate da riflessioni elevate e pensieri psicotici. Un contenuto aberrante in una forma poetica. Cosa potreste volere di più?
Se cercate un libro con una trama corposa e intrigata cambiate aria. Le pagine di questo libro non sono il posto giusto. Ma se volete addentrarvi nelle più turpi delle vacuità, allora entrate ad occhi chiusi, non leggete nemmeno la sinossi. E chiudetevi bene la porta dietro.
Aguzzate la vista e riflettete sulle parole che state leggendo. Prendetevi del tempo per ritornare su frasi e concetti. L'inesorabile discesa nella mente di Luchino vi lascerà storditi ed estasiati. Lungi dall'essere un personaggio odioso, Luca rappresenta un pezzo di tutti noi. Un pezzo della società che ci impone la bellezza artificiale, che in un modo o nell'altro ci fa inseguire le luci della ribalta. Che non si accontenta più dell'amore e dell'amicizia. Che vuole di più, in un modo distorto e incancrenito dall'apparenza e dai social. Una dimensione parallela in cui individui si rifugiano dietro uno schermo e vogliono carne, sangue e mutilazioni. E la disgregazione di corpo e mente diventa l'unico modo di sentirsi parte del Mondo.