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Le avvelenatrici

236 pages, Kindle Edition

Published July 17, 2026

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Silvana La Spina

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September 2, 2026
Siamo nella Palermo del 1783, un’epoca storica affascinante e contradditoria. L'autrice, oltre a tessere un giallo storico, esplora dinamiche umane universali: paura, isolamento, sete di potere, odio, sopraffazione; specchi preziosi nei quali guardare da una prospettiva diversa qualcosa che forse appartiene a ogni epoca

Nei giorni che precedono il Natale, tra l’opulenza dei salotti aristocratici e il vocio cupo dei vicoli popolari, una serie di m0rti sospette scuote Palermo. Le voci si rincorrono senza sosta: c'è chi parla di preghiere capaci di provocare malattie e m0rte, chi sussurra di pratiche segrete e chi è disposto a pagare somme enormi pur di eliminare un nemico

Le morti di fra' Gerlando e di un nobile locale presentano gli stessi terribili sintomi da avvelenamento. La scena del ritrovamento del frate, con il volto deformato e la schiuma alla bocca, trasmette un senso di inquietudine che si propaga ben oltre il luogo del delitto. Ma è il ritrovamento di una lista di nomi a trasformare i sospetti in un incubo: dietro questi delitti c'è un disegno preciso che le autorità devono decifrare prima che sia troppo tardi

A condurre l'indagine è Maurizio Belmonte, fiduciario del Viceré e uomo profondamente legato agli ideali illuministi. Egli rifiuta qualsiasi spiegazione magica ed è persuaso che la logica possa sciogliere anche il mistero più oscuro. Eppure, il suo più grande avversario sembra essere proprio Palermo: una città viva, rumorosa e pulsante, sospesa tra superstizione, privilegi nobiliari e miseria popolare.
Quando una mano invisibile colpisce Sofia Schulz, giovane e bellissima pittrice, nonché sua fidanzata, l'indagine smette di essere solo un caso da risolvere e diventa una drammatica questione personale. La ricerca della verità condurrà Belmonte fin dentro le mura di un convento, dove una monaca di alto lignaggio, appassionata di scienze, si rivelerà una figura decisiva nello sviluppo della storia

Uno degli aspetti che ho apprezzato maggiormente del libro è lo stile di Silvana La Spina. La sua prosa è fluida, elegante e alcuni modi di dire siciliani si inseriscono nella narrazione senza appesantire il testo, mentre un ricco tessuto di dialoghi restituisce ritmo e vivacità a personaggi credibili. Ma oltre all'intreccio investigativo, "Le avvelenatrici" offre numerosi spunti di riflessione. Ed è proprio qui che, a mio parere, il romanzo continua a parlarci anche dopo averne concluso la lettura

Vi propongo alcuni temi che mi hanno fatto riflettere

Logica contro emotività: Di fronte all'inspiegabile, Belmonte non nega la paura, ma l’affronta cercando di comprenderne l'origine. E questo mi ha fatto pensare a come, quando non abbiamo risposte, tendiamo a riempire il vuoto con le nostre paure invece che con delle domande. Vi è mai capitato? Belmonte, invece, percorre la strada opposta: osserva, formula ipotesi e trasforma il senso di impotenza in ricerca della verità

L'isolamento e le sue forme: Il confronto tra suor Adelaide e Sofia Schulz mette in scena due donne accomunate dalla solitudine, ma capaci di viverla in modo completamente diversa. Per una, l'isolamento diventa terreno fertile per il rancore, l'odio e il desiderio di controllo; per l'altra rappresenta invece lo spazio nel quale costruire autonomia, conoscenza e identità. Una riflessione su come non sia la solitudine in sé a definirci, ma il modo in cui scegliamo di attraversarla

Il rapporto con la morte e la memoria: Fare i conti con i limiti dell'esistenza e con la perdita non è mai semplice. Sofia, attraverso la sua arte, dipinge i defunti e li sottrae all'oblio grazie a un gesto creativo che assume un significato profondamente simbolico. La morte non viene raccontata soltanto come lutto, ma anche come memoria e bisogno di conservare ciò che abbiamo amato

Ragione e superstizione: La Palermo del romanzo vive in bilico tra il pensiero illuminista e il bisogno di attribuire all'ignoto una causa soprannaturale. È uno scontro che appartiene al Settecento, ma che forse è sempre attuale. In fondo il romanzo ci pone una domanda sempre valida: quando abbiamo paura, quanto siamo davvero disposti a mettere in discussione ciò in cui crediamo?

Perché leggere “Le avvelenatrici”?
L'immersione nella Palermo del Settecento è intensa, quasi materica: si percepiscono gli odori, i rumori dei vicoli, l'atmosfera dei palazzi nobiliari e quella più oscura di chi trama. È un romanzo che permette di evadere dai pensieri quotidiani senza mai essere superficiale, perché mentre seguiamo un'indagine ricca di tensione, ci confrontiamo con grandi interrogativi sulla libertà, sulla vendetta, sulla memoria e sulla ricerca della verità

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