Quando era bambino, arrivato a Torino dal Sud, Michele era rimasto incantato dalla bambina che leggeva, seduta sul terrazzino di fronte. Quando era bambina, tormentata dai fratelli gemelli scatenati, Marta si rifugiava sul balcone per sognare le vite degli altri. Come una folata di vento che scompigli la quiete del grande cortile che li separa, ora la vita ha rimescolato le carte. Marta è una donna adulta, indipendente e sola, con un solo motto – bastare a se stessi, come i gatti – e un solo piacere segreto: spiare da dietro le tende, al buio, la finestra di fronte. È andata lontano, ha viaggiato e da poco è tornata a casa, in un condominio simile a quello dell'infanzia. Anche Michele si è spinto dove nessuno avrebbe pensato, e ogni giorno per mestiere vede gente che fugge e che torna: guida i Frecciarossa attraverso l'Italia, e in poche ore solca la penisola per poi rientrare nel suo nuovo appartamento e affacciarsi ancora una volta su un cortile. Fino a quando succede una cosa imprevista, anzi più d'una: di quelle che accelerano il corso dell'esistenza, che costringono a uscire dal guscio protettivo che ci costruiamo, a guardarsi negli occhi. A quanti di noi è capitato di abitare in un grande caseggiato, di quelli con un ampio cortile di giorno popolato di voci e la sera di luci che rivelano le vite degli altri? Margherita Oggero intesse con sapienza l'invisibile rete di sguardi e traiettorie, di significati e desideri nati tra quelle finestre e destinati a unire, separare, far danzare i suoi personaggi tra le quinte reali eppure poetiche della sua Torino. Queste pagine sono percorse da una sorta di "leggerezza dolente", da un'ironia che non è mai disgiunta dall'umanissima partecipazione alle sorti di persone autenticamente impegnate a trovare un senso ai propri giorni. La ragazza di fronte è uno splendido spaccato della storia sociale di una grande città italiana negli ultimi cinquant'anni e insieme una storia d'amore bellissima, veloce, sorprendente.
Margherita Oggero, ex insegnante di lettere, è nata e vive a Torino. Nel 2002 pubblica il suo primo romanzo, La collega tatuata, con Mondadori. L'anno successivo esce Una piccola bestia ferita, che ispira la serie televisiva "Provaci ancora, prof!" con Veronica Pivetti. La professoressa investigatrice Camilla Baudino è anche la protagonista dei romanzi L'amica americana (2005) e Qualcosa da tenere per sé (2007). I suoi ultimi libri, sempre con Mondadori, sono Risveglio a Parigi (2009), L'ora di pietra (2011) e Un colpo all'altezza del cuore (2012).
Bastare a se stessi è il motto di Marta, ma a volte, troppe volte, non è sufficiente. Nella sua Torino sabauda, la Torino che ama, Margherita Oggero pone l'accento su due modi di vivere che sono lo specchio della vita. Da un lato, Michele, un uomo che si è fatto da solo, che guida i Freccia Rossa, che fin da piccolo ama spiare "la ragazza di fronte", intenta a leggere, ovvero Marta, l'altra, che si perde nelle letture. Due esseri diversi che, dopo vari anni, la la vita, rimescolando le carte, fa rincontrare, dando loro la possibilità di amarsi e di trovarsi, come mai prima di ora è successo. Un romanzo scorrevole, una piacevole lettura che ci trasporta in un mondo traboccante di vita e di amore, ma anche di occasioni che si ripresentano in una nuova forma pronte ad essere accolte prima che sia troppo tardi e prima ancora che la vita rimescoli nuovamente le carte.
Scorrevole, interessante. Ma il finale? L'autrice aveva fretta? Allora sarebbe stato meglio finire anche prima, lasciando in sospeso il libro nel momento del primo appuntamento. Ero tentata di dare anche 2 stelle per la bruttezza del finale: affrettato, assurdo e altamente improbabile...
Molto, molto bello, una storia narrata tra passato e presente, due vite, quelle di Marta e di Michele, che il destino farà incontrare da piccoli ma che unirà solo molto più avanti, da adulti. Il racconto di tutto quello che succederà ai due protagonisti fino a quando le loro strade non si incroceranno di nuovo, una di fronte all’altra.
-Personaggi: 3 stelle, -Ambientazione: 3 stelle, -Scrittura: 2 stelle, non è il mio modo di scrivere preferito -Storia: 1 stelle, banale e scontata -Copertina: 1 stella, brutta orrenda!
Marta e Michele sono i protagonisti di questa storia.
Marta, un po' burbera, asociale, distaccata, vive da sola a Torino e fa l'archivista. Nata in famiglia benestante ma non di sentimenti: un fratello analista, un altro relegato sui monti come guardiano di una diga, un padre con cui la complicità è andata un po' sciamando e una madre con cui ha chiuso il rapporto non essendo mai stata particolarmente presente nella sua vita.
E poi Michele, cresciuto con il nonno che l'ha sempre trattato come un figlio andando contro a sua figlia naturale, la madre per assicurargli un futuro. Michele infatti è ingegnere ma guida i tav, la sua passione, non giudicate anzi siate invidiosi perchè si capisce proprio che ama il suo lavoro.
Le loro storie si incroceranno un po' per noia, un po' per destino: Michele si trasferirà nell'appartamento di fronte a quello di Marta in quanto il precedente inquilino, un infiltrato, viene fatto fuori.
Un po' di azione nella monotona vita di Marta che le porterà una piccola sorpresa,
Allora, partiamo dalla scrittura: sinceramente non l'ho amata particolarmente, un po' perchè non ho capito il filo fino a metà libro, un po' perchè le virgole sono un optional (almeno, nel mio ebook è così), non mi è piaciuta proprio.
Per quanto riguarda la storia: sì, carina ma niente di più, ho trovato il solito cliché e altri dettagli che non mi hanno molto convinto. Ho trovato dei dialoghi e delle situazioni (soprattutto di abbordaggio-marta) non veritiere e poco realistiche.
La storia in sé non mi è sembrata articolata bene, dei personaggi in qua e in là che sono marginali ma praticamente fondamentali (es. l'amico depresso di Michele, bah secondo me non ci stava a dire niente ma è quello che alla fine da una spinta a tutta la faccenda). Inoltre ho trovato tutto scritto secondo una giusta tempistica e poi puff! in 3 pagine è finito il libro, senza neanche un finale "finaloso": non so mi è sembrato lasciato lì, come se l'autrice non ne avesse più voglia. Mi sono rivista durante i temi a scuola "Camilla, il tema è buono, parte molto particolareggiato e ben scritto poi va a finire in modo frettoloso, non c'è equilibrio." Qui uguale, capisco che il grosso della faccenda è successo e il lettore si aspetta quello che è palese dal 20 % del libro ma curiamolo un po' di più sto finale, no?
Questa ovviamente è la mia opinione, questo libro mi ha lasciato l'amaro in bocca, ci sono proprio rimasta.. ero presissima alla fine, perchè, santissimo, diciamocelo, uno poi vuole arrivare in fondo e dire "ah, proprio quel che pensavo!" e invece, ho girato pagina ed era finito… ma noooo, non me lo sono gustato per niente purtroppo. ["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>["br"]>
"La ragazza di fronte" è stata una lettura un pò sofferta. Particolare, a tratti intensa e divertente ma sopratutto vaneggiante ed è la parte che ho mal sopportato di tutto. Ammetto che non avevo nemmeno letto la trama quando è stato proposto e quindi, l'ho iniziato con la mente apertissima, eppure... eppure Mara non mi piace. L'ho trovata una fortezza, un muro talmente tanto duro che il dolore delle sue perdite non mi sono entrate nel cuore. Il rancore per la madre, il dolore per il rifiuto del suo "grande amore".... piccolezze, robine insignificanti anche se poi, pensandoci a posteriori, non lo sono ma dette da lei, si. Ho apprezzato invece Michele ed il nonno. Una coppia d'amore puro, senza imperfezioni e che dura fino alla fine. Loro sono stati il motivo per cui non posso bocciare questa lettura. Loro sono le colonne portanti di un sentimento che insegna.
La storia è una sorta di corsa contro il tempo, verso un riavvicinamento di due anime che si erano già incontrate anni prima. Mara e Michele si sono conosciuti ed innamorati quando erano molto piccoli, anche se non si erano mai scambiati una parola. Una scintilla d'amore dolce e profondo che resiste nel tempo, che supera gli ostacoli che la vita mette sui loro cammini.
Di base mi piace l'idea. Sotto sotto sono romantica e sospiro durante certe letture ma come ho detto sopra, Mara è invalicabile e arida di sentimento. Nel senso.... pensa molto a se stessa, crogiolandosi nel sentimento dell'abbandono (il padre poco espansivo, la madre che li abbandona ma non del tutto, l'amore della vita che la molla dopo qualche mese) e non vede gli altri. Vede i suoi fratelli perfetti, senza pensare che magari, hanno anche loro dei problemi. Appena si confidano, sminuisce i loro problemi, pensando che sia solo lei a soffrire veramente... Mara è insopportabile.
Michele è invece un ragazzo che ha osato sfidare l'infelicità già da bambino e che continua a farlo nel tempo. L'ho apprezzato molto e l'attaccamento per il nonno, che l'ha cresciuto, è commovente e perfetto.
Il finale, da un lato scontato, mi lascia anche perplessa. Devo essermi persa ad un certo punto perchè nei vaneggiamenti interiori di Mara, non ho visto il maturamento dei suoi sentimenti. Prima passa dalla curiosità, poi dal nervosismo ed infine all'amore nel giro di due capitoli. Mentre per lui, l'amore è palese da subito, per lei è improvviso ma detto come se fosse sempre stato così. Bah.
Devo fare una piccola parentesi prima di recensire La ragazza di fronte. Ogni anno nel mio paese si tiene la Festa del Libro, che vuol sensibilizzare i paesani a leggere di più. E ogni anno Margherita Oggero viene presentata come ospite... e io non avevo mai e dico mai preso in mano un suo libro! Dopo questa vergognosa parentesi e aver fatto ammenda sui ceci, posso parlarvi di Marta e Michele.
Si tratta di un romanzo a due voci, il che non mi ha mai fatto troppo impazzire ma che in questo caso non mi è dispiaciuto. La voce femminile è quella di Marta, una ragazza schiva della Torino benestante che lavora in un'associazione come archivista mentre la voce maschile è quella di Michele, un napoli che guida i Frecciarossa. I due si "spiano" fin dall'infanzia e ora dopo anni si ritrovano ad essere nuovamente dirimpettai.
Al contrario di Michele, Marta ha avuto una vita più semplice grazie al lavoro del padre e al suo status di benestante. Michele però è il genere di uomo che io apprezzo. Radici umili ma che si è impegnato per diventare quello che è, anche se solo un autista di treni. Ovviamente intorno ai due girano una serie di personaggi che danno carattere alla storia come nonno Peppino che è partito dal sud ma che si esprime ancora con termini dialettali (un po' come mio nonno che comincia una frase in italiano e la finisce sempre in dialetto, perchè come spiega il dialetto una cosa non la spiega nessuno).
Ma i protagonisti restano in ogni caso Marta e Michele che continuano a spiarsi di nascosto finchè... sorpresa!
Per essere il primo libro preso in mano della Oggero ho trovato lo stile scorrevole. Da ormai ex insegnante si nota la sua padronanza della lingua italiana ma a mio avviso non stona per niente con la narrazione. Ogni frase e ogni espressione è ben ponderata e scritta con cognizione di causa. Ho deciso di leggere La ragazza di fronte principalmente per due motivi: il primo è che mi è stato in qualche modo consigliato dalle LGS e la trama non mi è sembrata terribile, il secondo è che quando sono andata ad acquistarlo perchè non ce l'avevo sono rimasta colpita dalla copertina. Non è eccessiva, non stona con il tono del racconto. Mi è sembrata una copertina perfetta per una ragazza che vuol bastare a se stessa.
La scrittura della Oggero mi ha proprio sorpreso: non mi aspettavo di scoprire un'autrice così abile a giocare con le parole e ad adattarle ad ogni sua esigenza. Purtroppo questo libro non mi ha coinvolto: sarà stata la trama, sarà stata (senza dubbio) la scelta di narrare al presente ed in terza persona, cosa che per quanto mi riguarda significa mettere un muro tra me e la storia che sto leggendo, ma sono rimasta sempre un po' troppo distaccata. Peccato ma non ho intenzione di farmi scoraggiare e leggerò senza dubbio altro di qursta scrittice.
Bastare a se stessi, come i gatti. Sforbiciare, sfrondare, sfoltire. Ecco, già dall'incipit ho capito che questo era il libro per me. È la mia prima esperienza con la Oggero; sicuramente non sarà l'ultima. Dopo aver letto questo splendido romanzo, mi sono informata un po' e ho scoperto i suoi "trascorsi televisivi", la sua propensione per i gialli soft, il suo essere persona concreta e di poche parole. Chissà perché, quest'ultima cosa, me la immaginavo; traspare, nel leggere questo libro, la concretezza che non diventa mai, però freddezza. La Oggero ci racconta i suoi personaggi (con la narrazione a capitoli alternati tra Marta e Michele) con toni leggeri, senza fronzoli, ma arrivando a farci capire la profondità del loro cuore, segnato da una vita all'apparenza banale, ma, in fondo in fondo, segnata da eventi emotivi che non l'hanno resa poi così semplice . Perché ognuno di noi vive i suoi traumi a suo modo, affrontandoli oppure nascondendosi da essi, come i gatti, ingabbiati "dentro alle proprie manie fragilità rivalse". "Quando dico che amo l'autunno e l'inverno perché sono stagioni raccolte-il piacere dell'intimità, i corpi non impietosamente esposti-ricevo occhiate incredule o proteste seccate". Sinceramente, pesavo, dallo stile, dai temi, che l'autrice fosse più giovane di quanto in realtà non sia, più acerba della vita; perché questo romanzo parla di giovani come ne scriverebbe un giovane. Evidentemente, la Oggero è brava nel calarsi nei suoi personaggi, come è brava nel farci sentire parte della sua storia. Nella semplice quotidianità di Marta io mi sono molto ritrovata, come nel suo nascondersi, nel suo sentirsi un po' estranea al mondo, al sicuro solo nel suo rifugio, nella sua cuccia, da cui osserva non il mondo (che, comunque, riesce a vivere), ma l'intimità di un'altra persona, da quella sua finestra, che è "il suo rito, la sua ossessione". Questo romanzo è una storia d'amore, ma non solo. È una storia di crescita interiore; ci racconta di due persone che cercano di affrontare quelle fragilità che si portano dietro dalla loro adolescenza, momento così critico per tutti noi "Ci sono delusioni, piccole o grandi, che si eternizzano, la cui cicatrice sbiadisce ma non scompare mai del tutto". Quelle insicurezze che viviamo da bambini e che, se non vengono affrontate, rimangono lì, ad appesantire il nostro presente “Ma lei, lei si ricorderà di me? Probabilmente no, anche se allora alzava spesso gli occhi, io me li sentivo addosso.”. E poi, al di là della storia in sé, questo è uno di quei romanzi in cui sottolineeresti una frase sì e una frase sì, perché c’è qualcosa di te, della tua vita, in ogni frase, in ogni pensiero dei protagonisti; o almeno, della mia, di vita…. È un romanzo intimo, profondo nella sua semplicità. “Ma quante persone diverse siamo stati?”. Questo libro si merita cinque stelle, perché, se quando stai per finire un libro, rallenti il ritmo di lettura e non vuoi finirlo, non puoi fare altro che dargli il massimo dei voti. Questo libro mi ha fatto sentire a casa, mi ha fatto sentire nella mia “cuccia”. E ringrazio chi me lo ha consigliato e chi lo ha scritto. “-cos’è che desideri in questo momento?- -un altro caffè e volerti bene per tutta la vita-“
Allora libro tutto sommato piacevole e scorrevole, lo consiglio per chi cerca una lettura non impegnativa ma che sia una buona compagnia
Per quanto riguarda la trama avrei qualcosa da dire:
- esperienze di vita e dinamiche familiari che potrebbero essere interessanti per la trama accennate e poi lasciate lì così, come uno che è appena stato lasciato sotto la pioggia;
- la protagonista che soffre per il suo ex che era già una red flag vivente appena ha iniziato a raccontare i primi minuti di relazione con lui. Tesoro ti ha mollata per la prima che ha incontrato e ancora ci pensi;
-dinamiche condominiali parecchio controverse. Ricordo che è ambientato a Torino e c’è un sistema di spionaggio tra vicini che manco il paese del sud da tremila abitanti in cui sono nata (e poi i pettegoli siamo noi meridionali, sisi)
- 200 pagine di stress su sti due che un po’ si guardano, un po’ no, poi si, poi no e in cui tu lettore ti aspetti che prima o poi si decidano (magari a metà libro?) e invece no! L’autrice dà il suo contentino solo nelle ultime due pagine dandoci finalmente il lieto fine (si spera eh, perché con sti due mai dire mai).
Che dire, un po’ contraddittorio dire che nella vita bisogna essere bastevoli a se stessi se poi la maggior parte del tempo lo passi a guardare le luci nelle case degli altri, no?
Detto ciò, anche se sembro polemica, mi è piaciuto 😂
This entire review has been hidden because of spoilers.
Nella mia personale challange di libri da leggere in questo 2020 avevo inserito “un libro ambientato nella tua regione” e spulciando in giro - onde evitare di ricadere su cose già lette e stra lette - ho trovato questo romanzo della Oggero. La trama era carina, ma non mi convinceva del tutto e invece... mi son dovuta ricredere, che è la cosa che più preferisco coi romanzi! Il libro è molto scorrevole, strutturato in tante “tessere”, ovvero pensieri visti da due punti di vista diversi che, lentamente, si avvicinano, quello di Marta e quello di Michele. È un libro che definirei “da sottolineare”, perché ricco di pensieri molto profondi, ma allo stesso tempo semplici, che segnano la vita dei due protagonisti. È stato bello trovare, nelle descrizioni, parti di Torino che conosco bene e posti nei quali ho letteralmente messo piede anche io. L’autrice riesce a dipingerla in modo molto poetico - così com’è questa città - senza però invadere troppo la narrazione. Forse, l’unica pecca, a mio avviso, è stato il finale: un po’ troppo rapido e irreale, quasi ad aver fretta di chiudere una storia che, invece, si stava snodando con il giusto ritmo in più di 200 pagine.
Lettuŕa di evasione. Ricordo il caldo di agosto, L'ho letto il giorno di rientro dalle mie ferie. Per me Margherita Oggero è una scrittrice del cuore usa parole semplici e storie di tutti i giorni. Io vivo a Torino, ed è stato facile immaginarsi i protagonisti dal balcone, mi ha fatto quasi tenerezza la descrizione del caffè sono quasi convinta si tratti di quello sotto casa mia. Dolcissima la storia.
I romanzi di Oggero sono brevi. Non esiste un vero e proprio "finale". L'autrice tesse trame parallele basate sui pensieri e le quotidianità dei protagonisti che spesso si incontrano. È il suo secondo libro che leggo. Il primo "Brava Gente" mi è piaciuto molto. Margherita Oggero riesce a dare dimensione ai personaggi con naturalezza, li rende umani, veri.
La storia è semplice e nemmeno tanto originale, ma sono coinvolgenti i pensieri, i ricordi, i nodi ancora da sciogliere dei protagonisti accomunati da un passato troppo condizionato da egoismi e solitudine.
L'idea e il ritmo del romanzo sono piacevoli, la trama, seppur un po' lenta, propone anche dei colpi di scena interessanti. Le tre stelline sono dovute soprattutto all'antipatia che mi ha suscitato fin dall'inizio la protagonista.
lettura scorrevole. Margherita Oggero sa descrivere bene le situazioni ed i personaggi. ti sembra di aver già incontrato i protagonisti da qualche parte a Torino dove è ambientato il libro. non mi ha fatto innamorare però.
La ragazza di fronte è un racconto a due voci. La voce di lei, Marta, borghese e con una grande sofferenza nel cuore per l’abbandono della mamma quando era una bambina e la voce di lui, Michele, uomo positivo, che grazie all’amore del nonno e al suo aiuto riesce a realizzare il sogno della sua vita, guidare il freccia rossa. Marta e Michele si erano già incontrati da bambini quando erano dirimpettai; lei abitava in un elegante palazzo e leggeva sulla sua sediolina azzurra fuori al terrazzo; lui abitava in un appartamento di poche stanze non di certo elegante e guardava la bimba dal suo balcone. Per Michele, Marta era il suo primo amore; non si erano mai parlati ma osservati da lontano. Il destino dopo anni fa un giro strano e li riporta di nuovo l’uno di fronte all’altro, dirimpettai ancora una volta, ancora una volta osservatori silenziosi. Sono cambiati rispetto a quando erano bambini. Marta è una donna inquieta, sofferente che ha deciso di “bastare a se stessa”. Michele invece è un ragazzo che ha realizzato il suo sogno ma consapevole che manca qualcosa nella sua vita. Scritto in modo semplice cattura il lettore e lo porta a sua volta a spiare i protagonisti e a sperare che qualcosa di bello possa succedere nelle loro vite. Vorresti allora essere la cameriera della pasticceria per invitarli a fare colazione insieme o il migliore amico di Michele per spronarlo ad invitare Marta. Un racconto pieno di poesia che mi ha accompagnato in un sabato pieno di sole e mi ha fatto un po’ sognare.
La scrittura di Margherita Oggero è sempre scorrevole e piacevole. Abbandoniamo per questo romanzo la professoressa Camilla Baudino ma rimaniamo nelle atmosfere sabude. La storia si snoda partendo dagli abitanti di due appartamenti con balcine che si affacciano l'uno verso l'altro. E' un cerchio che si chiude, Michele e Marta si sono visti e studiati nella loro infanzia e Marta ha influenzato più di quanto possa immaginare la vita di Michele. Ecco che sono cresciuti e in un lento ripercorrere le loro vite impariamo a conoscerli fino all'epilogo che li farà re-incontrare. Nella narrazione ci sono un paio di punti che lasciano perplessi (ma perchè mai l'ispettore Rustignoli si premura di raccontare a Marta di Michele?) e perchè lasciarsi sfuggire occasioni ghiotte (anche se forse scontate) per un incontro più o meno casuale ed invece far crollare la storia e l'aspettativa dell'ovvio incontro dal surreale svogliersi degli eventi delle ultime 10 pagine?
Il lettore sa già come andrà a finire la storia, non si apsetta colpi di scena ma, forse, dalla Oggero ci si aspetta un brivido in più, una soluzione vivace e brillante. Nulla di tutto questo. Il finale è quello che è ma tutto il romanzo con le sue descrizioni dei personagi e di un ambiente metropolitano si fa perdonare il finale. 4 stellette sono troppe ma 3 non sono sufficienti.
“La ragazza di fronte” è un romanzo ambientato a Torino, città magistralmente descritta dalla Oggero. Il ritmo del libro è scorrevole con un andamento variabile. I primi capitoli sono lo specchio di una situazione embrionale da cui nascerà l’evoluzione della storia che vede i due protagonisti, ancor giovanissimi, nelle proprie famiglie d’origine. Sia Marta che Michele affrontano i problemi che nascono dal quotidiano e lo fanno ognuno a modo suo.
[...]
“La ragazza di fronte” è un romanzo ben scritto, arricchito da una certa dose di suspense e intriso con una buona dose d’ironia. Io non sono una romantica ma avrei gradito una maggiore attenzione verso la relazione tra i due protagonisti il cui spettro ci accompagna per tutto il romanzo. Lui appare innamorato fin da piccolino, lei cambia i suoi sentimenti con una velocità sorprendente. Cosa accadrà? Riusciranno Michele e Marta a cancellare la distanza che separa i loro balconi per potersi guardare, finalmente, negli occhi senza più sotterfugi?
Solitamente evito i romanzi. E solitamente, se mi capita di leggerne uno, devo sforzarmi per arrivare alla fine. Per "La ragazza di fronte" ho fatto una piacevolissima eccezione. Certo, c'è sempre la tendenza ad allungare il brodo con fatti e considerazioni secondari che potrebbero essere tranquillamente evitati, ma in questo caso anche le digressioni più spinte servono comunque a delineare Marta e Michele in modo da arrivare alla fine praticamente immedesimati in uno dei due (se non in entrambi). I dialoghi del finale sono divertenti, e sebbene si immagini già come va a finire, le ultime pagine sono una liberazione di sentimenti e stati d'animo che si sono accumulati lungo tutto il libro. Non avevo mai letto nulla della Oggero. Credo di essermi perso qualcosa, ma rimedierò.
2.5 stelle Non avevo mai letto niente della Oggero. Ho trovato una scrittura artificiosa, colta con dialoghi a tratti artefatti e irreali. Un po' troppo snob per i miei gusti. L'uso della terza persona contribuisce a creare un forte distacco con il lettore, come una barriera. La trama e piatta e non è riuscita a coinvolgermi. La prima parte in particolare l'ho trovata davvero lenta e noiosa, poi mi sono lasciata abbastanza prendere dalla storia di Michele, soprattutto dal racconto della sua adolescenza e il rapporto con il nonno. Marta invece mi è stata antipatica dall'inizio alla fine. L'ho trovata, fredda, scostante, triste senza alternative. Il finale è scontato e prevedibile eppure neanche questo mi ha lasciato alcuna soddisfazione.
Un bel sorbetto tra portate più impegnative. Leggero e piacevole, soprattutto per l'affetto e la meticolosità con cui l'autrice descrive figure e gesti quotidiani. Per contro, un po' improbabile in alcune scelte narrative (per dirne una: vi risulta che un piemme possa rivelare informazioni riservate circa un suicidio a un testimone che nemmeno conosce?). Inoltre, dopo aver creato a poco a poco un alone di simpatia attorno ai due personaggi, il finale dissipa la loro storia in modo un po' affrettato. Chissà se c'è un seguito: lo leggerei comunque volentieri.
è il primo libro della Oggero che leggo e mi ha piacevolmente colpito. La definirei una storia gentile, la vita di due sconosciuti che si intreccia negli anni. Due bambini che crescono vicini, ma separati da classi sociali diverse, e che dopo anni si ritrovano a vivere di nuovo come dirimpettai, e dopo diverse vicissitudini e una invadente curiosità reciproca riescono a far incontrare i loro mondi. Ho trovato questo romanzo una piacevole lettura i personaggi sono ben rappresentati e ci svelano la loro vita e la loro storia pian piano, facendoci andare oltre la facciata delle loro vite.
La scrittura della Oggero mi piace molto e ricordo libri notevoli; in questo mi sembra che la scrittrice si sia fatta tentare da una storia troppo sdolcinata, scontata già dalle prime righe.
I protagonisti di questa storia sono Marta e Michele, due bambini che vivevano uno di fronte all'altro e che per pura coincidenza si ritrovano ad essere di nuovo dirimpettai. Marta, dopo l'ultima storia andata male, ha deciso di seguire la filosofia 'basta a te stesso'. Quando è a casa passa il suo tempo osservando chi le abita di fronte e raccogliendo notizie di poca importanza. Michele invece adesso fa il lavoro che gli piace, è molto legato al nonno fin da quando era un bambino e non si mette mai in gioco dal punto di vista sentimentale. Era il primo libro che leggevo di questa autrice, di cui però ho molto sentito parlare, e devo dire che mi è piaciuto abbastanza. In particolare mi è piaciuta la struttura narrativa, che alterna le parole e i pensieri di Marta a quelli di Michele. In questo modo possiamo avere entrambi i punti di vista dei due protagonisti ed avere una visione più completa delle vicende. Il personaggio che mi ha colpito di più è quello di Michele, un bambino che preferisce il nonno ai genitori e che crescendo continua a volergli bene come il primo giorno. Mi ha colpito anche perché è un uomo che non si mette in gioco veramente dal punto di vista sentimentale, ma questo probabilmente è dovuto alla prima delusione amorosa ricevuta. È un uomo che prova un'innata attrazione per quella bambina ormai diventata donna, con cui non hai mai scambiato neanche una parola. L'unica cosa che forse avrei voluto venisse dedicato più tempo all'ultima parte, cioè a quello che succede dopo che Marta e Michele si conoscono. Per il resto la consiglio assolutamente.