Loro sono Nanni Moretti, Carlo Verdone, Roberto Benigni, Francesco Nuti e Massimo Troisi, e il ritratto appassionato che ne fa Giacomo Giossi mette a fuoco gli splendori, ma anche i limiti, di una stagione irripetibile. L'ultima, forse, in cui ridere di se stessi era il miglior antidoto - o inganno - contro la nostalgia.
Negli anni Ottanta si fa largo una nuova generazione di registi e attori che ridisegnerà il cinema italiano, facendo saltare ogni distinzione tra autoriale e popolare. Figli della ricostruzione, ma cresciuti in un Paese in rapido restringimento, hanno fatto i loro film mettendosi dietro e davanti alla macchina da presa in un tempo controvento, ostile alle novità. La loro cifra è stata un'ironia potentissima, estratta per ingegno e necessità da una violenza politica e sociale che in parte aveva trasformato le utopie della giovinezza in un dramma collettivo.