“Perché in questa vicenda ho imparato che sono abbastanza coraggiosa da continuare a essere sensibile, da decidere che tutto ciò che vive mi interessa, che tutto ciò che vive è parte anche di me. E che non smetterò mai di ascoltare gli altri, chiunque essi siano.”
E mentre lo scoiattolo continua a delirare, io mi chiedo cosa ho fatto di male per essere diventata una calamita per piante e animali disagiati mentali. Forse il fatto che non mollo in asso nessuno. O forse la risposta è che fra fuori di testa ci si cerca e riconosce.
Gaetano Rosi, appena uscito di prigione, si rivolge all’Agenzia Cantoni per scoprire chi ha ucciso suo fratello Enrico, dato che gli inquirenti hanno archiviato il caso come un regolamento di conti fra bande rivali. Gaetano non rinnega il proprio passato di violenza e spaccio, ma con la stessa determinazione vuole difendere quello del Enrico si era sempre tenuto alla larga dal crimine e dai guai. Si è trattato di uno scambio di persona? Oppure qualcuno ha voluto colpire Gaetano infierendo su un innocente?
Come sempre di fronte ai casi persi in partenza, Anna sfida il parere del suo capo e, con l’immancabile aiuto di eccentrici testimoni dal regno animale e vegetale, decide di aiutare l’ex galeotto. Ma è proprio nel corso di questa indagine in ambienti criminali e destrorsi, tra vivai fin troppo ciarlieri e sospetti fin troppo taciturni, che riemerge una figura sconosciuta che sembra sapere su di lei cose che nemmeno lei ricorda. Affascinata e spaventata, Anna si ritrova ad affrontare una volta per tutte ciò che più teme al il dolore dei suoi cari. Fino a che punto ci si può spingere per proteggere chi si ama?
In questa quinta e ultima avventura degli Insospettabili, tra cani fifoni, gatti spocchiosi, scoiattoli schizofrenici pronti a conquistare il mondo e margherite con un’idea molto chiara su come sentirsi sempre dalla parte della ragione, Sarah Savioli snoda una doppia indagine che corre a rotta di collo verso una conclusione in cui ogni pezzo trova il suo posto, e i personaggi che amiamo trovano finalmente pace.
Sarah Savioli nasce nel 1974 in Sardegna. Laureatasi a Parma in Scienze naturali, consegue un master in Scienze Forensi e uno in Chimica analitica e per più di dieci anni lavora come perito tecnico scientifico forense, prima in collaborazione con il Dipartimento di Fisica dell’Università di Parma e con il ris dei Carabinieri, poi in libera professione. Gli insospettabili è il suo primo romanzo.
Tutto intorno a sé sente la vita della città che lo lambisce come l’acqua dei fiumi fa con i massi.
Non è cambiato nulla da allora, nulla cambia mai davvero.»
Le apparenze sono maschere affascinanti e ingannevoli. Quante volte ci siamo lasciati persuadere da uno sguardo, da una voce, da un passato che sembrava già aver scritto il destino di qualcuno? Quante volte abbiamo creduto di conoscere la verità prima ancora di sfiorarla? Eppure, proprio ciò che appare più evidente è spesso ciò che più facilmente ci conduce fuori strada.
All’Agenzia Cantoni, dove l’investigazione si intreccia con un pizzico di magia e con lo straordinario dono di Anna Melissari, capace di dialogare con piante e animali, arriva un incarico che nessuno vorrebbe accettare. Un caso che sembra gridare un’unica risposta: no.
A bussare alla loro porta è Gaetano Rosi, ex galeotto dal passato oscuro, un uomo il cui casellario giudiziario racconta anni di violenza, delitti ed errori. Da poco tornato in libertà, Gaetano non cerca vendetta né redenzione: cerca giustizia. Giustizia per suo fratello Enrico, morto per mano altrui.
Enrico era l’opposto di lui. Un uomo semplice, lontano dai guai, estraneo a quel mondo di ombre che aveva invece inghiottito Gaetano. Eppure la sua morte è stata archiviata in fretta, soffocata sotto una coltre di supposizioni, informazioni fuorvianti e accuse senza fondamento. Per Gaetano, quel verdetto frettoloso è un dolore impossibile da accettare.
In agenzia, la sua presenza suscita timore. Il suo aspetto, la sua fama, il peso del suo passato sembrano bastare a giudicarlo prima ancora di ascoltarlo. Tutti vorrebbero chiudergli la porta in faccia. Tutti tranne Anna.
C’è qualcosa che la inquieta nella ricostruzione della polizia. Qualcosa che non combacia. Nei suoi occhi non vede la rabbia di chi vuole farsi giustizia da sé, ma la disperazione sincera di un fratello che chiede la verità. E, più inspiegabilmente ancora, sente di essere legata a lui da un filo invisibile, antico, che non riesce a spezzare né a comprendere.
Chi è davvero Gaetano Rosi? Perché Anna avverte quel legame misterioso? E soprattutto, Enrico è stato ucciso per un tragico scambio di persona o è caduto vittima di un regolamento di conti destinato a suo fratello?
Quando l’Agenzia Cantoni decide infine di indagare, nessuno immagina che la verità nascosta dietro quella morte sia molto più complessa di quanto sembri. Un segreto dopo l’altro, le certezze inizieranno a sgretolarsi, le carte verranno mescolate ancora una volta e ciò che emergerà dalle ombre cambierà radicalmente ogni prospettiva.
Forse Gaetano si sbagliava su molte cose. Ma non su tutte. E forse, dietro il volto dell’uomo che tutti hanno imparato a temere, si nasconde una verità che nessuno aveva avuto il coraggio di vedere.
«Non siamo in un pantano di fango, siamo in una tempesta. E là dove c’è qualcosa che ancora si muove, c’è paura, insicurezza e quindi errori. E noi siamo pronti a non lasciarceli sfuggire.»
Con “La versione delle margherite”, Sarah Savioli regala ai lettori un romanzo che avvolge e cattura sin dalle prime pagine. Un intreccio raffinato, disseminato di misteri e colpi di scena, in cui ogni tassello trova il proprio posto con sorprendente naturalezza. La suspense accompagna il lettore fino all’ultima pagina, ma sarebbe riduttivo considerare questo libro unicamente un giallo.
Il vero incanto della narrazione risiede infatti nella sua anima più profonda ed emotiva. Sarah Savioli conduce il lettore lungo il racconto con una scrittura delicata e luminosa, una penna capace di accarezzare le fragilità umane e di trasformarle in occasioni di riflessione. Tra un’indagine e l’altra, emerge una storia che parla al cuore, invitando a soffermarsi sulle sfumature più autentiche dell’esistenza.
In queste pagine ritroviamo personaggi che abbiamo imparato ad amare e a sentire familiari. Li osserviamo cambiare, inciampare, crescere e confrontarsi con nuove sfide, mentre la vita svela loro inattese verità. Non evolve soltanto l’indagine, che si fa sempre più articolata e coinvolgente, ma anche il mondo interiore dei protagonisti, arricchito da nuove sfaccettature che ne ampliano profondità e complessità.
“La versione delle margherite” brilla inoltre per il suo equilibrio tra ironia, sensibilità e originalità. È un romanzo che sa far sorridere e commuovere, che sa ascoltare e farsi ascoltare. Una conclusione capace di rendere omaggio a una serie che, fin dal suo esordio, ha conquistato i lettori grazie alla sua autenticità e al suo calore umano.
Pur potendo essere letto come opera autonoma, questo romanzo rappresenta il naturale compimento di un percorso narrativo che merita di essere vissuto nella sua interezza. Perché quella creata da Sarah Savioli è una serie che sa regalare emozioni sincere, sorrisi spontanei e la piacevole sensazione di tornare ogni volta in un luogo del cuore.
«E la forza non sta nel non percepire il dolore, ma nello scegliere cosa farne. Se usarlo per costruire spesse corazze d’argilla che ci illudano di darci protezione e isolarci da tutto, se utilizzarlo per essere ricordati per aver dato fuoco a ogni cosa o invece accettare di passare come un soffio silenzioso attraverso il dolore, ma riuscendo a salvare almeno un germoglio.
E anche se vorrei scegliere quest’ultima strada, so che la vita è lunga, complessa e siamo tutti fragili e cercare di mantenere fede a questo proposito è solo una speranza. […] Non smetterò mai di ascoltare gli altri, chiunque essi siano.»
L’autrice evita con eleganza ogni eccesso o stravaganza fine a sé stessa e costruisce una protagonista straordinariamente empatica, capace di volgere lo sguardo verso ciò che troppo spesso passa inosservato. Anna ascolta ciò che gli altri ignorano, coglie le voci più silenziose e ci ricorda che il valore delle cose non dipende dalla loro appariscenza.
Ed è forse proprio qui che si cela il messaggio più bello del romanzo, racchiuso nel suo stesso titolo. Come le margherite che punteggiano i prati con la loro discreta meraviglia, ogni essere vivente custodisce una storia unica e preziosa. Tutto ciò che esiste desidera, in fondo, essere visto, compreso e ascoltato.
Cara Anna, mancherai come mancano gli amici incontrati tra le pagine di un libro speciale.
Cara Sarah, ci auguriamo di ritrovarti presto in libreria, pronta a regalarci nuove avventure, nuovi misteri e nuove emozioni da custodire nel cuore.
Ma bellino, bellino, bellino. Che, come tutti i libri che un po' pesano anche se sono leggeri leggeri da lasciare la testa libera, ti fanno pensare a cose ovvie che invece tendi a non ricordare... (oltre a farti sorridere o ridacchiare sotto i baffi!)
“A te mancano proprio le basi dell’istinto predatorio e pure quello incazzereccio degli animali selvaggi.” “Banzai, ti ricordo che sei nato in una scarpiera da una gatta che viveva nella bambagia, sei domestico da generazioni e quando si scende sotto i ventuno gradi rompi le scatole perché vuoi i termosifoni accesi.”
“Certo che voi umani siete strani,” miagola però Banzai accomodandosi sul tavolo. “Avete un’attenzione spasmodica per i cuccioli, non sia mai che abbiano freddo, non sia mai che abbiano caldo, non sia mai che si sbuccino un ginocchio, non sia mai. Li proteggete come fossero degli incapaci fino a età nelle quali i nostri sono già genitori da un pezzo e fate di tutto per togliere ogni ostacolo al loro passaggio. In compenso non gli accordate il diritto a ciò che di più banale e frequente possa capitare a chiunque.” “E cosa sarebbe questo qualcosa che non gli concediamo, Banzai?” “Il diritto di essere tristi, umana.”
Io stasera di spazio ed energia per la rabbia davvero non ne ho. Perché mio padre fece errori prima, li fece dopo, nonostante i cambiamenti restò sempre chiuso nella sua bolla, ma i santi non esistono, nemmeno i supereroi, non lo sono io di sicuro e non posso pretendere che lo sia o lo sia stato lui perché la realtà è che per tutti la vita è un luogo tremendamente complicato da abitare.
quinto libro della serie con protagonista Anna Melissari.
Una quarantenne come tante, perennemente in ritardo, sempre in affanno. Lotta contro il tempo, contro il traffico, giri infiniti per trovare parcheggio. Un marito con un lavoro che lo assorbe completamente, un figlio di cinque anni che quando non è indisposto va alla materna, un padre immusonito da accompagnare alle visite. Un gatto, due tartarughe, un ficus. Un ombrello stampato a fiori e gatti mezzo rotto.
Anna è un angelo arrabbiato, si lamenta ma va avanti imperterrita, si carico di tutto e alla fine è contenta così.
Lavora in una agenzia investigativa. Cantoni è il capo, burbero e di poche parole, ogni due per tre, minaccia di lasciarla a casa. Tonino il collega buono, sempre accomodante e paziente. E poi c’è Otto, un alano arlecchino timoroso e timido a dispetto dell’aspetto imponente e minaccioso.
Anna ha un dono, parla con piante e animali, una capacità che ha sviluppato a seguito di un incidente e questo la avvantaggia perché cani, gatti e compagnia bella sono testimoni importanti, hanno capacità che gli umani si sognano, sono ovunque, vedono e sentono tutto.
Gaetano Rosi, un brutto ceffo pluripregiudicato appena uscito di prigione ma affatto pentito delle sue azioni, si rivolge all’agenzia perché il fratello, qualche anno prima era stato ucciso. Il caso era stato archiviato quale regolamento di conti nell’ambito malavitoso ma Gaetano sostiene che il fratello era una brava persona, un lavoratore onesto e ora ne vuole riscattare la reputazione, dimostrarne l’innocenza.
E la nostra Annarè, già tediata da un passerotto intransigente ausiliario del traffico e da uno scoiattolo stravagante e scorbutico che le si incolla come una sanguisuga, si butta a testa bassa nei loschi affari della famiglia dell’ex moglie di Enrico. Interroga gatti pigri, margherite spocchiose, riottosi cagnolini e piante varie taciturne e riservate.
Per fare luce su due enigmi: perché Enrico è stato ucciso e da chi e come mai lei è personalmente coinvolta nel caso.
Un romanzo divertente, ironico, dietro l’apparente banalità del dare voce a piante e animali c’è l’importanza e il valore immenso dell’inclusività. In fondo siamo tutte creature di Dio, perfetti perché unici, bellissimi perché imperfetti.
Proviamo gli stessi sentimenti, abbiamo gli stessi difetti e le medesime debolezze. Uomini, animali e piante vivono in simbiosi e la città amplifica la difficoltà di vivere, ognuno sopravvive come meglio può.
Ambientato in una città senza nome, nella quale ognuno di noi si riconosce perché frenetica e trafficata come tante, il romanzo si prende gioco dell’uomo, lo obbliga a scendere dal piedestallo, non più onnipotente e saggio bensì piccolo e fragile.
Mi ha conquistata il personaggio di Anna che alla fine scoprirà qualcosa che riguarda la sua famiglia, un passaggio delicato e commuovente sulla fragilità e sulla salute mentale.
Mi trovo a condividere l’accezione che Anna dà alla parola cassetto: appoggio qui e poi metto a posto domani.
E niente, è una mia debolezza, la Savioli con la sua Annarella che risolve misteri parlando con piante ed animali dal pessimo carattere, e queste storie leggere e toste allo stesso tempo mi piacciono tanto. Letture che fanno piacere.
Mi è piaciuto davvero tantissimo! Un giallo leggero, con il solito mix vincente di ironia, mistero e un pizzico di poesia. Anna e il suo strampalato team investigativo sono sempre una garanzia di buonumore. Consigliatissimo!