"La casa dei fiori" P. S. Buck: 5
È stato bello leggere questo libro per conoscere lo spaccato di vita americana degli anni '60. Anni nei quali il ruolo della donna era decorativo nell'ipotesi migliore o di sudditanza nella peggiore. Anni nei quali ad un marito veniva perdonato di default ogni pensiero, discorso o gesto. Nei quali la carriera lavorativa e l'ambizione femminile erano percepite come un futili capricci che il marito potesse concedere o meno in base alle proprie preferenze. Anni nei quali il concetto di unioni miste era ancora disdicevole.
Tanta strada è stata fatta, tanta ancora ne rimane da fare.
A me piace lo stile della Buck, ma ho provato talmente tanto fastidio nei confronti del protagonista e quasi nessun biasimo del suo operato da innervosirmi anche nei confronti dell'autrice che, così facendo, normalizza il suo comportamento. Detto ciò, questo libro è stato scritto nel 1968 quindi in un contesto ancora molto arretrato rispetto ai diritti ottenuti al giorno d'oggi e quindi è scorretto giudicarlo decontestualizzandolo dal suo tempo. Anzi, per l'epoca, era estremamente polemico e all'avanguardia parlando di:
- coppie senza figli (non per scelta, ma viene descritta una famiglia costituita da marito e moglie comunque felici e non ossessionati dalla mancata genitorialità)
- donne indipendenti, forti e intraprendenti; una intelligente e con un lavoro rischioso e specialistico come ricercatrice sul campo (Laura è una specie di ricercatrice farmaceutica che organizza e partecipa a immersioni per studiare forme di vita che possano avere applicazioni farmacologiche) l'altra come proprietaria e amministratrice di una casa di piacere (Sunia ha tirato su dal nulla con le sue sole forze, un neonato illegittimo e una vecchia madre a carico, una fiorente attività che le permette di mantenere la sua famiglia senza neanche disonorare sé stessa)
- l'isolamento e la solitudine provata dalle persone nate da unioni miste. L'autrice fa chiaramente capire la sua posizione a riguardo. Secondo lei questi esseri rappresentano una versione pro rispetto a quelle base, nella quale i pregi di entrambe le etnie si uniscono a creare una nuova versione migliorata.
- ultimo perché già trattato prima in altri libri, la fragilità dei soldati che, per trovare conforto e allontanare la paura della morte, cercano un contatto umano facendo crollare il mito dell'uomo forte in ogni occasione.
America - Corea 1952 - 1963 circa
Christopher Winters ha fatto il soldato nella guerra di Corea. Fresco fresco di matrimonio con la bella e intelligente Laura Witt, spinto dalla solitudine e dal continuo timore della morte, ha trovato consolazione tra le braccia di Sunia Kim, un'affascinante coreana giovane e innocente. Da brava merda non le dice di essere sposato e, appena lei partorisce il suo figlio illegittimo, lui la abbandona e se ne torna in America dalla mogliettina senza confessare nulla. Dodici anni dopo riceve una lettera da parte di suo figlio nella quale il bimbo gli chiede aiuto. In Corea infatti il figlio è responsabilità paterna e i bimbi illegittimi sono trattati demmerda, non hanno diritto a identità e istruzione. Christopher, messo alle strette, confessa tutto alla moglie e lei, per evitare scandali dato che lui è in piena campagna elettorale per diventare governatore repubblicano del proprio stato e, in futuro, presidente alla Casa Bianca, parte per la Corea per risolvere la situazione. Laura conosce l'affascinante Sunia e scopre che lei soffre ancora per l'abbandono di Christopher. Ha aperto una casa di piacere chiusa agli stranieri e tiene Chris nascosto dalla nascita per non compromettere la propria reputazione, ma il ragazzo sta iniziando a dare sempre più problemi perché vive demmerda escluso da tutto e tutti a causa delle origini di suo padre. Laura, mossa a compassione, paga Sunia per portare con sé il ragazzo in America e dargli la possibilità di costruirsi un futuro. Christopher, da buon repubblicano, lo chiude in collegio per non sfancularsi la campagna elettorale con la prova della propria infedeltà e successiva stronzaggine. Sotto forte spinta della mogliettina sottona (nonostante ella possa mangiargli in testa sotto ogni punto di vista) e vinte le elezioni, Christopher decide di rivelare al mondo la sua magnanimità adottando suo figlio mezzosangue coreano. Da buon politico riesce anche a girarla in modo da passare per fragile e umano in un periodo di guerra, ma anche abbastanza coraggioso da ammettere le proprie colpe e porvi rimedio. Cosa che non avrebbe assolutamente mai fatto se non ci si fosse trovato costretto da un bimbo e due frivole e deboli donne... Comunque alla fine tutto è bene quel che finisce bene e i tre iniziano la loro vita insieme come una felice famigliola moderna.